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04/12/2003

Dov'è la Farnesina

Mica facile osservare e raccontare la Farnesina . Il brutto palazzone bianco vicino allo stadio Olimpico, Olimpico, quello non si è ancora mosso. Ma il Ministero degli Esteri, oggi, in Italia, dove sta? Proviamo una prima carrellata, salvo tornarci sopra nei prossimi numeri. Non è certo un segreto che a Palazzo Chigi, degli Esteri, ne hanno traslocato un bel pezzo e non certo con il nobile scopo di tornare a quella che - fino agli anni '50 - fu la sede storica della diplomazia italiana, poi 'deportata' sulle rive del Tevere nella prevista megastruttura del Partito nazionale fascista. Il 'pezzo' traslocato è ovviamente quello delle decisioni di fondo (nel senso dei fondali azzurri da megavertice), delle scelte strategiche (nel senso della guerra in Irak), insomma di una politica estera che, in fondo, sembra non aver bisogno né di strutture, né tanto meno di continuità. Insomma se l'Ufficio studi della diplomazia italiana - il 'Policy Planning' - è ubicato nel salotto ai Parioli di Gianni De Michelis ed i centri decisionali tra Piazza Colonna e Via XX Settembre, alla Farnesina di Ponte Milvio (la 'tomba del Faraone', dal nuovo viale d'accesso 'art deco' e imperiale) non resta che la collezione d'arte contemporanea: Balla, Boccioni ma anche Burri fino a Schifano e oltre. Finalmente affrancati dalla politica estera, i diplomatici - in attesa di essere riciclati nel 'catering' e nel 'merchandising' della costituenda Galleria contemporanea dedicata al genio italico - possono dedicarsi al favorito totonomine: in gioco la nomina del successore del Segretario Generale Baldocci il cui collocamento a riposo (come neo Consigliere di Stato) è stato accelerato, più varie altre posizioni in palio a Roma e all'estero. Per la Segreteria Generale gli allibratori danno in quotazioni ancora volatili il Rapresentante a Bruxelles ed ex Segretario Umberto Vattani (il Ritorno!), Gianni Castellaneta ovvero il Consigliere diplomatico di Berlusconi, poi due tipici prodotti dell'establishment interno, Amedeo De Franchis (Madrid) e Maurizio Moreno (NATO), ovvero Gabriele Menegatti appena passato da Tokio a Pechino e poi chissà chi altri. Su tutto grava naturalmente l'ipoteca rimpasto e le aspirazioni del Vice Premier di assicurarsi con il portafogli degli Esteri una stabile visibilità internazionale, peraltro già' concessagli da Ariel Sharon. Insomma si vedrà. Per la gestione quotidiana della reale politica estera, ecco invece una breve rassegna di 'espropriazioni' e 'saldi di collezione'. Italiani all'estero. Ovvero il regno di Tremaglia; nelle questioni che riguardano i nostri connazionali decide solo il vecchio repubblichino, nella realizzazione del 'sogno' di una vita. Tremaglia sembra abbia già pronto un progetto di legge per portarsi via, non solo metaforicamente, mezza Farnesina (uomini, risorse, strutture) e crearsi il suo Ministero sull'altra sponda del Tevere. Magari all'EUR, che fa pure ventennio... ('male assoluto'). E' del resto questione di coerenza: i Consolati italiani già li gestisce direttamente lui, in barba a competenze e norme di legge. Relazioni culturali (sic). Qui l'appalto è a Baccini, il sottosegretario sempre sull'orlo di una crisi di dimissioni. Sue le memorabili operazioni di spoil-system all'italiana: un ex tecnico di telecomunicazioni inviato Direttore dell'Istituto di Cultura a Madrid; un'organizzatrice di mostre spedita Direttrice a Mosca (nonostante vecchie ruggini proprio con i russi...); almeno un paio di cause in tribunale per le nomine dei Direttori a Berlino e Bruxelles. Di Baccini anche il grande evento mediatico della Presidenza italiana dell'Unione Europea: una manifestazione culturale che ha fatto il giro del mondo, intitolata 'La mia seconda Patria'. Detto così, uno pensa all'integrazione degli stranieri in Italia, e non capisce. In realtà, si celebrano i 25 anni di pontificato del Papa, di cui non è chiaro il nesso con la promozione della cultura italiana. Cooperazione allo sviluppo. Qui il neo-Direttore Deodato (diplomatico in quota Alleanza Nazionale) si distingue - con il sostegno del Sottosegretario Mantica (AN) - per una variante della smobilitazione, archiviando a chissà quando la troppo attesa riforma ed elimina (con la scusa dell'efficienza') controlli e concertazioni, che soli potrebbero recuperare alla cooperazione una dimensione più alta dell'attuale. Intanto se ne va l'Istituto Agronomico d'Oltremare, onorevole e prestigiosa istituzione vecchia di cento anni, che da eccellente strumento di cooperazione e centro di alta formazione i fervidi consulenti del Ministro vorrebbero trasformare in qualcosa d'altro, più facilmente controllabile. Anche a costo di sfasciare tutto, ovviamente. E per questa volta ci fermiamo qui. Di Marzano e Urso, del Ministero delle Attività Produttive e dell'ICE (il famoso pilastrino della 'riforma' Berlusconi per il 'sistema Italia') parleremo nella prossima puntata, naturalmente se alla Farnesina ci sarà rimasto qualcosa, con buona pace di un Ministro per il quale le malelingue della Farnesina richiamano il detto dell'Aretino: 'di tutti parlò male fuorché di Cristo, scusandosi col dir non lo conosco!'

Di Il Cosmopolita il 04/12/2003 alle 00:00