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Post di giugno

30/06/2004

La politica cambia rotta, la Farnesina no

Mentre i commentatori si interrogano sui fattori che hanno determinato la caduta elettorale di Forza Italia confermata dai ballottaggi del 26/27 giugno, più precisi sono i giudizi, e paradossalmente univoci sul resto dell'arco politico con l'eccezione appunto di quello che si conferma come un non partito (partito-azienda, partito virtuale) nel confermare il ritorno alla politica e alla partecipazione: ciò spiega affermazioni e/o conferme registrate sia a destra che al centro e a sinistra. Vince cioè chi ha - o riesce a far credere di avere - una proposta politica e tanto più vince se riesce a catalizzare presenze ed impegni. Nel centro-sinistra è esemplare il plebiscito ottenuto a Bologna da Sergio Cofferati attraverso un onesto e paziente lavoro di consultazione e concertazione. Allo stesso modo - sempre stando ai commenti più accreditati la conferma senza avanzata dell'Ulivo pone la questione se la prossima scadenza delle elezioni politiche (accorpate o meno alle regionali) possa essere vinta con il solo ricorso a candidature mediatiche e nell'ambito di soluzioni pianificate ai vertici delle nomenclature politiche. Ugualmente irrisolto rimane il nodo - che a 'Il Cosmopolita' interessa prioritariamente - del fattore 'politica internazionale' nel determinare gli esiti della vicenda politica. Certo l'approccio seguito maggioritariamente negli ultimi mesi a rimorchio e in contrappunto degli eventi nonché degli equilibrismi governativi non appare all'altezza delle esigenze del Paese, né delle sue aspettative: l'Italia si muove su linee di politica estera che - al di là del mediatismo, dei menu tricolori, delle 'balle' a uso interno - sono del tutto differenti da quelle tradizionali e ciò avviene senza che, a quanto ci consti, sia avvenuto un adeguato dibattito nazionale e, allora, sarà bene vincere convergenti resistenze e dedicare i mesi che vengono ad impostarlo e a portarlo avanti facendone esplicitamente un 'issue' della consultazione elettorale. Possibilmente fuori del finto dilemma pacifisti/realisti o di quello 'partir'/'restar'. Nel frattempo alla Farnesina luogo tecnico deputato della politica estera - e a quanto ci risulta le forze sindacali sono già in attesa di audizioni parlamentari ad hoc - regna il massimo della confusione, accompagnato dal massimo di opportunismo. Archiviati (compreso quello che avevano di sensato come il ricentramento delle risorse dell'Ice nella rete diplomatica) le fantasie e i proclami neo-riformatori si prosegue alacremente in una lottizzazione di destra ormai senza remore e senza freni: i pudori dei precedenti Governi di centro-sinistra di fronte ad una Amministrazione da essi confusa con i 'grand commis' francesi e viceversa lottizzata e politicizzata fin dalla metà degli anni '60 (prima vigeva il classismo separatista dell'aristocrazia diplomatica) hanno predisposto un terreno fertile per gli attuali arrembaggi che qualcuno vorrebbe intensificare in questi che si annunciano come gli ultimi giorni di regno. La scandalosa vicenda delle ultime nomine a Ministro e quella dei due (di numero) Ambasciatori di grado porta in misura preoccupante il segno della destra più estrema e più incurante di professionalità, capacità e anzianità al servizio del Paese: uno 'spoil system' all'italiana fatto proprio dal centro-destra (ma non ereditato dal centro-sinistra) con alcune patetiche foglie di fico dovute più che altro all'assenza di funzionari minimamente all'altezza di dossier complessi come - ad esempio - quelli comunitari. Il quadro dirigente è poi quello che è: al Segretario Generale di cui ben si conoscono gli orientamenti è stato affiancato un Segretario Generale aggiunto distintosi per la firma - come Ambasciatore d'Italia in Israele - di una petizione per il Ministro Tremaglia già combattente di Salò come Senatore a vita. Tutto ciò, unito ad uno sfiancamento propositivo, ad una assuefazione senza precedenti alla politica estera personalistica del Primo Ministro e a un degrado funzionale e di malgestione del personale immascherabile con i De Chirico e i Balla appesi alle pareti fa sì che è bene reclamare da subito il massimo dell'attenzione parlamentare e d'opinione per evitare che - all'indomani del cambio di rotta ormai evidente nel Paese - ci si trovi di fatto privi dello strumento principe nell'articolazione degli interessi esterni dell'Italia. Altro che difesa del 'made in Italy' e 'per un Italia che conta in Europa e nel mondo', nel Palazzo edificato per ospitare il Partito nazionale fascista il punto d'oggi è limitare il numero dei cavalli fatti senatori.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 30/06/2004 alle 00:00 | Non ci sono commenti

17/06/2004

Il voto italiano

Allorchè, qualche mese fa, 'Il Cosmopolita' aveva parlato di 'elezioni anti-europee' questa era apparsa a noi stessi più una boutade rivolta agli anti-europeisti di comodo così massicciamente presenti nell'attuale Governo italiano, che un'intuizione sul pesante esito dello scorso weekend elettorale. Viceversa tutte le più negative premonizioni sul versante europeo - peraltro ben saldamente intrecciate a scelte e prospettive della politica internazionale italiana - si sono realizzate oltre misura e sarà difficile circoscriverle ad una supposta delusione nelle opinioni pubbliche per il mancato accordo di fine dicembre sulla 'Costituzione europea'. Ma su tutto ciò torneremo successivamente mentre ora ci limiteremo ad una rapida disamina delle elezioni di 'casa nostra', di quanto su di esse abbiano influito fattori e comportamenti di politica estera e di come si prospetta la stagione politica che ci attende soprattutto per quanto attiene questi temi. Il ridimensionamento oggettivo del centro-destra (anche se in un contesto in cui gli Italiani rimangono i soli Europei vischiosamente riluttanti a sanzionare il Governo padre-padrone) e soprattutto di Forza Italia ha una dimensione difficilmente ascrivibile ai soli temi di politica internazionale che pure hanno probabilmente costituito un fattore forte nell'affermazione del centro-sinistra e anche della sinistra ad impronta 'pacifista'. Certamente - nel quadro dell'eclissi crescente dell'irreality show' berlusconiano - uno degli slogan più negativamente gettonati è quello 'di politica estera' ovvero 'per un'Italia che conta di più nell'Europa e nel mondo', una circostanza questa credibile soltanto per i cultori di 'photo opportunity' o per chi identifichi le lente e complesse evoluzioni della realtà internazionale con i banchetti degli 'happy few'. Con analoga certezza può affermarsi che il tentativo di anestetizzare con varie forme di retorica 'patriottica' (incluso l'uso della ambigua vicenda degli ostaggi italiani assurti - professione inclusa - ad emblemi nazionali) il tenace ed amplissimo movimento per la pace come il diffuso malessere legato alla difficile situazione economica che colpisce strati sempre più vasti del popolo italiano, è solo parzialmente riuscito. Inoltre il marcato successo nelle elezioni locali delle forze progressiste si spiega con l'evidente ripresa dei valori di partecipazione alla quale il sindacato e i movimenti della società civile hanno attivamente contribuito e con le più ampie alleanze che in sede locali è stato possibile formare. A nostro avviso occorrerà un sovrappiù di informazione, di analisi e di tentativi di comprensione in un quadro appunto partecipativo stabile e non subalterno alla manipolazione delle congiunture, tanto più necessario di fronte alla complessità internazionale che non è fatta soltanto di 'formati' o di eventi variamente traumatici quale il terrorismo o l'aggressività produttiva cinese bensì di riorientamenti, evoluzioni e processi aggregativi. Per quanto gli compete 'Il Cosmopolita', che è nato su impulso di un Sindacato che crede alla partecipazione, tenterà di fare la propria parte.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 17/06/2004 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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