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26/07/2004

Conferenza fuori tema

Con un imbarazzante spot a 'Uno mattina' consacrato a due 'giovani' (ultracinquantenni) Ambasciatori d'Italia - uno in Georgia e l'altra in Nuova Zelanda - si è ufficialmente aperta la campagna autopromozionale denominata 'Quinta Conferenza degli Ambasciatori d'Italia'. Dal 27 al 29 luglio riprende dunque - dopo l'interruzione bellica dello scorso anno - un'iniziativa praticata da molti anni da tutte le diplomazie occidentali come strumento operativo e di aggiornamento della propria rete internazionale e dalla Farnesina impostata fin dalla sua prima edizione come kermesse di rappresentanza ad alto livello, insomma un ingessato salotto buono aperto a tutto il meglio delle istituzioni e della politica nazionale salvo che a quel dibattito ed approfondimento che permetterebbero poi di svolgere l'azione che il Paese si aspetta e di cui abbisogna dai propri rappresentanti pubblici e professionali all'estero. Dopo l'indimenticabile exploit di due anni or sono dell'allora Ministro degli Esteri ad interim Silvio Berlusconi fatto di plenarie-fiume, di barzellette-apologhi, di emulazioni di cortigiani (incluso quel diplomatico che minacciò il Premier di ricorso a Tremonti!), di impegni tonitruanti, ci si aspetta nei prossimi giorni una più contenuta solennità consona sia al look adottato dal Ministro Frattini per il suo passaggio alla Farnesina che alla reincarnazione come Segretario Generale dell'Ambasciatore Vattani da poco insolentemente definito da un settimanale nazionale come 'diplomatico a gas metano' peraltro senza riferimento al noto attivismo quanto piuttosto alla sua peculiare concezione della difesa del 'made in Italy' Da parte nostra, preso atto della ingessatura del programma (paragonabile ai lavori del Comitato Centrale del PCUS dei tempi migliori) possiamo solo augurarci che la stampa e l'opinione pubblica nazionale siano in condizione di trarre due semplici indicazioni di impegno futuro: una rivolta ad un monitoraggio approfondito e continuo della politica estera del Paese e dei suoi strumenti con l'evidente intento di non cadere nella trappola di identificare il ruolo dell'Italia nel mondo con la presenza a Nassirya, la seconda di capire che la centralità della politica internazionale (che non è prerogativa della campagna presidenziale statunitense ma realtà di ogni Paese nel terzo millennio) e ancora dei suoi strumenti è tale da non poter essere delegata in bianco ai capi di una corporazione di funzionari e a saltuari dibattiti parlamentari. Che la direzione da intraprendere sia opposta a quella in programma nei prossimi giorni intorno al retorico ed onnicomprensivo tema 'L'Italia e l'Europa di fronte alle sfide di fine decennio: sicurezza, solidarietà, competitività' è dimostrato dal grave degrado in cui si trova attualmente il Ministero degli Esteri e la rete diplomatico-consolare che - lungi dal vedere l'annunciato completamento della parziale riforma di pochi anni or sono - hanno conosciuto una lottizzazione, una assenza di trasparenza e funzionalità, una sclerosi analitica e progettuale senza precedenti (si pensi solo alla cooperazione o alle relazioni culturali), insomma una involuzione da burocrazia - sia pure obsoleta - ma comunque al servizio del Paese ad apparato di servizio per le esibizioni governative e/o di qualche potente di turno (incluse le rivincite senili del Ministro per gli Italiani nel mondo a surrogare l'insipienza su problemi emigratori/immigratori serissimi) comprovata peraltro dalla recente proposta di 'misure per l'internazionalizzazione delle imprese' che toglie alle Ambasciate il ruolo di coordinamento fin qui previsto. Dunque, più appropriato - e utile - tema per la Conferenza degli Ambasciatori sarebbe stato 'Come realmente riformare il Ministero degli Esteri italiano, come dirigerlo politicamente, come controllarlo per via parlamentare e d'opinione nell'ambito di una politica estera multilaterale e prioritariamente pacifica nonché pubblicamente dibattuta e definita negli orientamenti di fondo' e infine - perchè no? - affrontare a margine non già le personali carriere di questi o quello quanto il tema di risorse pateticamente inferiori a quelle di tutti gli altri Paesi proprio quando quelle di presenza internazionale militare hanno raggiunto un enorme, ancorché strisciante, adeguamento agli standard maggiori (Inghilterra, Francia).

Di Il Cosmopolita il 26/07/2004 alle 00:00