TEMI

Pace e guerra

PACE E GUERRA

Il coraggio di rifiutare l'occupazione
L'obiezione di coscienza al servizio militare in Israele

di Neta Ziv*

Quando Laura Milo si stabili' in Israele con suo padre e sua sorella provenendo dalla Francia nel 1997 non poteva immaginare che pochi anni più tardi sarebbe stata arrestata in un carcere militare per il rifiuto di prestare il servizio militare nell'esercito israeliano. Laura è una Sionista, una umanista ed un soggetto di forte coscienza sociale. Dopo aver terminato il corso di studi superiori a Tel Aviv passò un anno nella città di Yeruham (Sud Israele) lavorando in favore dei giovani disabili. Quando le fu intimato di entrare nelle forze armate al pari di tutti gli uomini e donne del suo paese Laura chiese di essere esentata a causa dei suoi problemi di coscienza.

Nella sua richiesta di esenzione affermava che fino a quando Israele avesse occupato i Territori palestinesi, dominando la vita di oltre un milione e mezzo di cittadini e impegnandosi ad aggravare la violazione dei diritti umani avrebbe rifiutato di prendere parte all'azione militare del suo paese. Le forze armate israeliane non accettarono la sua richiesta e decisero che il fondamento del suo rifiuto non era addebitabile a "problemi di coscienza" ma piuttosto per "la presenza dell'esercito israeliano nei territori". Laura fu mandata al confine militare.

Il caso di Laura è quello di un crescente - sebbene ancora marginale - fenomeno di rifiuto in Israele. Dal 2002 la gioventù israeliana ha iniziato a rifiutare la registrazione nelle liste militari per la continuata oppressione dei palestinesi che vivono nei territori occupati.
Il 4 Gennaio 2004 cinque giovani sono stati giudicati da una corte militare di Tel Aviv ad un anno di prigione per il loro rifiuto di servire nell'esercito israeliano. I 5 - Matam Kaminer, Noam Bahat, Shimri Tsameret, Adam Maor e Hagai Matar - hanno rifiutato di registrarsi a causa dell'occupazione dei territori da parte delle forze armate israeliane. I cinque giovani non sono dei "pacifisti". Il loro rifiuto si basa sulla profonda convinzione che non si può, e non si dovrà, essere parte di una macchina militare che opera come principale strumento per mantenere, trincerare e rafforzare l'occupazione sotto la quale il popolo palestinese si è visto negato i suoi fondamentali diritti umani per oltre 37 anni.

Durante il processo Matan Kaminer ha spiegato il suo punto di vista "I soldati di un esercito di occupazione si trovano in una situazione impossibile. Ci sono uomini di guerra addestrati per confrontarsi con altri uomini di guerra…..Come uomini di guerra usano strumenti per loro conosciuti: gli ordini, la distanza emozionale, la minaccia, il fucile. Quando diventano sadici, non lo diventano per una loro dannazione interna che era già dentro di loro in precedenza ma a causa della loro mancanza di libertà come soldati occupanti per minacciare la gente tra la gente……Io non ho deciso di rifiutarmi di partecipare in un giorno. Sono stato scelto nelle prime selezioni militari credendo di poter trovare una maniera di partecipare direttamente nella sporca macchina dell'occupazione….Ma con il tempo, con l'indurimento della pratica di oppressione nei Territori e la perdita degli orizzonti di pace durante l'Intifada ho iniziato a comprendere che la mia coscienza non mi avrebbe consentito di partecipare, anche solo indirettamente, nella attività di occupazione".

Shimri Tsameret descrive il suo rifiuto con una diversa angolazione: "I miei compagni di scuola stanno ora combattendo nei territori occupati. Stanno controllando Netzarim e Hebron. Non c'è ragione per rischiare li' la loro vita. Io rifiuto di andare nelle forze armate, da allora mi rifiuto di sostenere una politica che causa le loro morti. Sento che andare nelle forze armate è come ucciderli con le mie proprie mani".

I cinque giovani vogliono realizzare il servizio civile invece che l'obbligo militare (ed alcuni lo avevano già assolto prima di essere richiamati). Tuttavia il governo e l'esercito israeliano negano che questa situazione possa essere equiparata all'obiezione di coscienza: piuttosto la classificano come "obiezione politica". Questo tipo di obiezione - secondo le forze armate israeliane - è differente dal pacifismo che, almeno in teoria, viene accettato dall'esercito.
Ma le forze armate non sono pronte a riconoscere nemmeno il pacifismo. Per almeno un anno e mezzo due giovani Yoni Ben Artzi e Dror Boymel - riconosciuti pacifisti - erano detenuti da tempo e prima ancora che l'esercito si accordasse di liberarli dal servizio militare. Ma se il pacifismo viene ufficialmente riconosciuto come motivazione di esenzione dal servizio militare, per coloro i quali chiedono l'esonero per la loro profonda obiezione di coscienza all'occupazione militare israeliana non hanno diritto ad essere esonerati - al contrario sono rinchiusi in carcere.

Tale ruvida scelta politica per se stessa fa infuriare, ma essa risulta oltremodo oltraggiosa solamente se ricordiamo come soldati israeliani che hanno ferito o perfino ucciso innocenti palestinesi durante i loro servizi di pattugliamento nei territori occupati difficilmente sono stati portati davanti alla giustizia, non sono stati puniti. Inoltre giovani uomini e donne che rifiutano di prendere parte all'occupazione sono rinchiusi in prigione come se fossero una reale minaccia per la società israeliana e l'ordine sociale.

Può essere che il governo israeliano sia innervosito dal fenomeno del rifiuto al servizio militare. Nell'ultimo anno le forze armate israeliane hanno dovuto confrontarsi con altri tipi di rifiuto al servizio che ha fatto crescere il malcontento nei ranghi dell'esercito. Nel 2002 un gruppo di soldati della riserva, molti dei quali hanno servito nei territori occupati per anni (gli uomini israeliani sono richiamati per servizi di sicurezza una volta l'anno per la durata di alcune settimane) hanno dichiarato che avrebbero rifiutato di servire il servizio di riserva se fossero stati impiegati nei territori occupati. Molti di loro sono stati condannati al carcere militare per alcune settimane.

Durante l'estate del 2003 un gruppo di piloti dell'Aviazione israeliana (di riserva) firmarono una petizione che dichiarava che essi non avrebbero più preso parte alle missioni militari di bombardamento aereo nei Territori Occupati. I piloti furono citati in giudizio dall'Alto Comando dell'Aereonautica Militare Israelita ed espulsi dal corpo militare. Alcune settimane più tardi alcuni militari in riserva di uno dei corpi scelti dell'esercito israeliano dichiararono il loro rifiuto a missioni militari nei Territori Occupati. Anche loro furono immediatamente espulsi dalle loro unità.

Adesso è il turno delle donne. Fino al 2004 le forze armate israeliane esoneravano le giovani donne che rifiutavano di prestare servizio militare senza distinzioni tra chi era pacifista e chi sosteneva l'obiezione di coscienza basato sul rifiuto dell'occupazione. Tuttavia, sin dall'inizio di quest'anno, ed a seguito del "Processo ai cinque" tale politica è cambiata. L'esercito israeliano ha già spedito al confine militare quattro giovani donne in quanto si erano rifiutate di partecipare al servizio militare sulla base dei personali valori, responsabilità e coscienza.

Prese insieme queste posizioni di rifiuto pongono una minaccia nei confronti dell'esercito e del governo israeliani. Risulta chiaro come la capacità di Israele di continuare le sue politiche nei territori occupati deve dipendere dalla buona volontà dell'esercito di eseguire le volontà del governo. Oltre a ciò il governo ha la necessità di mantenere il livello di consenso pubblico e di sostegno alle sue scelte politiche. L'audace e l'esplicito rifiuto del tipo descritto in questo articolo, segnala - a voce alta e chiara - che il governo sta perdendo le basi di legittimazione per i suoi atti.

Il movimento di rifiuto è ancora marginale nella società israeliana. Non gode di un ampio sostegno pubblico. Tuttavia è un segnale di luce in un momento di buio. Chi compie un atto di rifiuto assume rischi personali. Giovani uomini e donne stanno pagando prezzi alti per sostenere i propri valori e le proprie convinzioni. Hanno bisogno del più grande sostegno che possono ottenere.

Informazioni sul "Movimento del Rifiuto" in Israele:
http://www.refuz.org.il (The trial of the Five)
http://www.seruv.org.il/english/default.asp (Reserve Soldiers Refuse)
http://www.tayasim.org.il (Pilots letter of refusal)


(6 aprile 2004)

* Professoressa di Diritto presso la Facoltà di Legge dell'Università di Tel Aviv e membro del "Movimento del Rifiuto" in Israele

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in Israele:

The trial of the Five
Reserve Soldiers Refuse

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