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27/01/2005

Al servizio del Paese o a servizio della maggioranza

Ben tre pagine de “Il Velino” – agenzia assai nota alla Farnesina per le sue caratteristiche “inside” ed il taglio rigorosamente di destra, quasi una reminiscenza de “Lo Specchio” di Nelson Page negli anni della guerra fredda – vengono dedicate ad un nostro editoriale intorno al neo-Ministro degli Esteri Fini. Così come qualche giorno addietro il quotidiano “Libero” (“La CGIL a sorpresa fa i complimenti al Ministro Fini”) “Il Velino” riesce nel lungo pezzo a non citare il punto principale ovvero che la nostra “sorprendente” presa di posizione è uscita su “IlCosmopolita” – rivista on-line promossa dalla CGIL Esteri ma ben distinta dal sito informativo del sindacato;con questa prima assai poco professionale svista oltre dare per scontato il giudizio sindacale sul nuovo responsabile della Farnesina, ancora inespresso giacché a tuttoggi non ha neppure incontrato i Sindacati confederali, “Il Velino”, invece di riconoscere nel forte impianto critico del nostro editoriale (…e quattro) l’assenza di scontate posizioni preconcette costruisce, un teorema così infondato e pretestuoso da essere perfino divertente nella sua un po’ scalmanata illogicità. “Nipotini di Togliatti”, “sinedrio catto-comunista” e via fanfalucando si arriva poi al vero punto che turba gli ispiratori dell’articolo e della lettera da esso riportato, ovvero l’intollerabile pretesa de “IlCosmopolita” di parametrare l’approccio “istituzionale” del neo-Ministro sul rispetto che egli vorrà fare delle norme di legge e degli obiettivi valori professionali rispetto a rinnovate pretese predatorie motivate magari con avere gli uomini giusti in vista delle prossime scadenze elettorali, quasi che la diplomazia rappresentasse le maggioranze (o anzi un solo partito) e non il Paese che li paga. Se poi si volesse adottare lo stile “dietrista” de “Il Velino”, due piccole note andrebbero aggiunte. La prima riguarda taluni ambiziosi progetti personali – familiari – per il raggiungimento di un “en plein” di sedi e assegnazioni senza precedenti in un secolo e mezzo di diplomazia unitaria in una Farnesina dalla stampa definita “maison” aggiungendovi nome e cognome del titolare. Emblematica da questo punto di vista la difesa (richiesta? graziosamente offerta?) del due volte Segretario Generale Vattani di fronte alla nostra constatazione – di per sé nient’affatto offensiva – delle consonanze politiche dell’eminente funzionario, peraltro chiamato alla carica a suo tempo dal Governo di centro-sinistra nell’ambito di scelte - che qualcuno rispetta e qualcun altro no – di professionalità. La seconda riguarda gli appetiti insaziabili del drappello di diplomatici un tempo di estrema destra ed ora autotargatisi Alleanza Nazionale; non spetta a noi dirlo ma forse il Ministro Fini potrebbe più utilmente – per sé e per la proiezione internazionale dell’Italia – o più “istituzionalmente” avvalersi di funzionari di ben più comprovata professionalità: “istituzionalità” non può coincidere con un assembramento alla Farnesina (Istituzione massimamente rappresentativa degli interessi permanenti e unitari del Paese) di politici e funzionari tutti di una precisa parte politica. Infine, anche se suona quasi ridicolo un richiamo di questo genere di questi tempi, il servizio diplomatico italiano ha conosciuto lunghi periodi di successi nella difesa degli interessi nazionali - pur con risorse modestissime - perché ha saputo bilanciare il pieno rispetto delle contingenti istruzioni governative con la rappresentanza unitaria e pluralista dell’Italia: è ciò che fanno tutte le diplomazie degne di questo nome mentre, fuori di questo, c’è solo lo sbracato arrembaggio dei gruppi di potere personali. Faccia, dunque, il Ministro le sue scelte.

Di Il Cosmopolita il 27/01/2005 alle 00:00