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Post di marzo

11/03/2005

Moralizzatori e semplificazione (o mistificatori e semplicismo?)

Puntuale come era una volta il ritorno primaverile delle rondini, è apparso su “Il Giornale” una “documentata” inchiesta sugli sprechi alla Farnesina, dal suggestivo titolo di “un usciere pagato 8.000 Euro al mese”. La categoria direttamente interessata, quella degli uscieri – specie peraltro in via di estinzione nel bianco palazzo del Foro Italico – ha sperato che l’arrivo del nuovo Ministro, che è anche Vice Presidente del Consiglio, avesse automaticamente comportato l’equiparazione dei loro salari a quelli dei colleghi di Palazzo Chigi o, meglio ancora del Quirinale, di Palazzo Madama e della Camera (per tacere degli uscieri della Corte Costituzionale e della Banca d’Italia). La delusione è stata enorme allorché i malcapitati hanno avuto conferma dagli statini degli stipendi di fine febbraio che l’unico incremento era dovuto alle nuove aliquote fiscali introdotte dal Governo Berlusconi: un aumento, riservato peraltro solo a pochi fortunati, di ben 3,53 Euro rispetto all’anno precedente. L’importo della retribuzione risultava peraltro soltanto un decimo degli ottomila Euro citati dal vigile quotidiano milanese. Una lettura più attenta dell’articolo ha consentito di svelare il mistero: il titolo si riferiva a sprechi nel settore della cooperazione alla sviluppo segnalati da un dossier dell’indimenticabile fustigatore della Pubblica Amministrazione, al secolo l’Onorevole Raffaele Costa. Mettendo insieme “generi diversi”, “Il Giornale” attirava l’attenzione dei suoi lettori su una questione (le retribuzioni del personale del Ministero in servizio all’estero) che nulla ha a che vedere con gli sprechi della cooperazione, vecchi – come quelli segnalati dall’On. Costa – e nuovi, come può verificare – qualora lo desideri - il vertice politico del Ministero con la lettura delle spese per lavori di manutenzione frequenti e poco consoni alle attuale restrizioni di bilancio. In merito alla questione delle retribuzioni degli uscieri all’estero chiediamo ai solerti giornalisti milanesi poche cose: eliminare l’omissis incluso nella citazione di una valutazione della Corte dei Conti per rendere più comprensibile il testo; precisare se l’autista citato è di sesso maschile o femminile per evitare problemi di apostrofo; citare esplicitamente le sperequazioni rispetto ad altro personale statale all’estero. In presenza di tali chiarimenti sarà possibile sviluppare una discussione seria e meditata, centrata peraltro non sulla questione della retribuzione dell’usciere bensì su un quesito del tutto diverso: è utile inviare personale dall’Italia per lo svolgimento di tali funzioni presso le nostre rappresentanze diplomatiche e consolari? Se la risposta sarà affermativa dovremo allora prevedere l’invio di personale con retribuzioni adeguate che comprendano alcuni elementi essenziali quali il canone di locazione di un appartamento, l’assicurazione medica e le spese scolastiche per i figli.

ARCHIVIATO IN Farnesina

Di Il Cosmopolita il 11/03/2005 alle 00:00 | Non ci sono commenti

11/03/2005

Comunicato della CGIL Esteri

Al termine dell’incontro tra il Ministro Fini e le rappresentanze sindacali, avvenuto il 28 febbario, il Coordinamento Esteri della CGIL ha diramato un comunicato che riportiamo integralmente. “Ministro Fini: dopo l’incontro del 28/2 ci aspettiamo che alle parole seguano i fatti… CENTRALITÀ DEL MAE: mentre la politica estera ha assunto un ruolo sempre più preminente nel nostro Paese, il MAE, che ne è lo strumento operativo, ha perso centralità e competenze. I vertici dell’Amministrazione, privati di ferma direzione politica, non hanno saputo arrestare questo degrado e addirittura il Segretario Generale ha recentemente proposto la cessione di importanti competenze ad altre Amministrazioni. Abbiamo ribadito che il Ministero proprio nel momento in cui si affacciano in campo internazionale regioni e Ministeri tecnici deve mantenere e rafforzare la propria centralità, il ruolo di coordinamento e assicurare servizi adeguati ai connazionali. Il Ministro Fini ha confermato il proprio impegno in tal senso. BILANCIO: abbiamo denunciato i recenti tagli al bilancio (le nostre sedi hanno subito tagli del 50%) e insistito sulla necessità di intervenire sugli sprechi (ad es. l’ISDI, che ha speso oltre il 50% delle risorse per la formazione di 70 persone della carriera diplomatica e per contributi alle scuole di preparazione al concorso diplomatico, e la DGCS per lavori faraonici relativi ad un’ennesima ristrutturazione del V piano) e sull’urgenza di reperire risorse per la sicurezza delle sedi all’estero. RETRIBUZIONI METROPOLITANE: di fronte alle ripetute richieste di perequazione degli stipendi delle AA.FF. il Ministro ha informato di aver ottenuto 3 milioni di euro di integrazione del FUA che riportano le risorse al livello del 2003. Abbiamo sollevato il problema dell'Unità di Crisi che dovrà essere risolto con urgenti stanziamenti appositi. Il Ministro ha convenuto sulla necessità di stabilizzare un meccanismo di adeguato incremento del FUA e manifestato l’intenzione, in sede di assestamento di bilancio, di chiedere 20 mln. di euro da destinare in particolare alla sicurezza, all’Unità di Crisi, alle spese di trasferimento del personale, alle missioni, alla manutenzione delle sedi e all’ informatizzazione. FUNZIONAMENTO DEL MINISTERO: abbiamo sottolineato l’importanza di intervenire sull’organizzazione del lavoro, rendendola più razionale ed efficiente, di ridurre il numero dei funzionari alle dirette dipendenze senza incarichi specifici, di applicare le normative in vigore nel rispetto dei compiti e delle funzioni delle varie carriere e ridefinendo il ruolo degli esterni. ORGANICI: Il Ministro ha informato di aver ottenuto per il 2005 la deroga ad assumere 182 unità di personale (concorso diplomatico, vincitori dei concorsi esterni C1 ed una parte degli idonei, concorso esterno C1 APC). Riteniamo del tutto insufficiente quanto proposto e abbiamo chiesto che non venga bandito il concorso diplomatico anche ad evitare che ai giovani vengano attribuite funzioni non proprie del grado. CARRIERA DIPLOMATICA: abbiamo chiesto l’avvio del negoziato per il rinnovo contrattuale e presentato un promemoria sulle imminenti promozioni in cui chiediamo la rigorosa applicazione dei parametri di legge e criteri di valutazione che evitino i personalismi e le “cordate”degli ultimi anni. ESPERTI DGCS: con un documento unitario abbiamo chiesto l’adeguamento stipendiale degli esperti DGCS, fermo dall’1989. Riteniamo assai grave che il Ministro abbia espresso una netta opposizione motivandola con la necessità di una riflessione più generale sulla cooperazione. CONTRATTISTI: abbiamo chiesto, per i contrattisti locali, il perfezionamento del sistema delle tutele per le questioni disciplinari e i licenziamenti e, per i contrattisti a legge italiana, il calcolo dei 45 giorni di malattia su base annuale e non triennale. Il Ministro, sottolineando il poco tempo che resta alla fine della legislatura, ha chiesto di ricevere richieste concrete che peraltro riteniamo aver già fornito, oralmente e per iscritto, nel corso dell’incontro. Aspettiamo quindi dal Ministro risposte “concrete” in relazione ai punti urgenti e operativi sollevati e un reale impegno per un aumento effettivo delle risorse di bilancio e per un adeguamento delle retribuzioni del personale delle aree

ARCHIVIATO IN Sindacale

Di Il Cosmopolita il 11/03/2005 alle 00:00 | Non ci sono commenti

11/03/2005

La ratifica lenta

I cittadini spagnoli hanno approvato ad una schiacciante maggioranza il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa nel referendum del 20 febbraio u.s. Il Paese che, ai tempi del Governo Aznar aveva bloccato il negoziato costituzionale (con il sostegno polacco e l’ambigua complicità di Berlusconi e del fronte “filo-Bush” all’interno dell’Unione), ha clamorosamente smentito il mito dell’Europa dei tecnocrati dimostrando che l’opinione pubblica, se correttamente informata in un regime di stampa libera e pluralista – può fornire indicazioni più avanzate ed aperte rispetto agli attendismi di dirigenze impegnate in miseri calcoli di politica interna. La Spagna sarà quindi il primo tra gli Stati membri di maggiore peso democratico a ratificare il Trattato costituzionale ed il suo esempio potrà avere un positivo effetto di trascinamento sull’imminente referendum in Francia ove peraltro la consultazione interna al Partito socialista ha già segnato l’inequivoca sconfitta dell’opportunistico anto-europeismo di Fabius e dei suoi accoliti. L’Italia aveva baldanzosamente avviato la sua procedura di ratifica il giorno stesso della firma del Testo costituzionale a Roma nel tripudio della macchina propagandistica berlusconiana. Nel pomeriggio del 29 ottobre 2004, il Governo aveva trasmesso il DDL di ratifica del Trattato costituzionale al Parlamento con il dichiarato obiettivo di essere il primo Paese a completare la procedura di adozione. Ma l’entusiasmo è presto svanito: tra ricatti leghisti, “segnali” vaticani, euroscetticismi d’Oltre Atlantico, tormentoni della Finanziaria, strumentali cavilli di Associazioni di azzeccagarbugli sui libri paga del Capo, la Camera dei Deputati ha approvato il DDL solo a fine gennaio, a maggioranza schiacciante ma al termine di un dibattito piuttosto povero. Il provvedimento è ora al Senato ove il Presidente Pera non pare avere intenzione di accelerarne l’esame: le Regionali approssimano e non si vuole evidentemente infastidire il partitino padano che – dieci anni fa minacciava la scissione se l’Italia non fosse entrata nell’EURO per colpa dei parassiti meridionali – e che ora rimpiange la liretta delle svalutazioni, invoca dazi contro la Cina, recita rosari in funzione anti-turca e paventa matrimoni omosessuali e multiculturalismi a trazione bruxellese. Intanto tra una tirata di Buttiglione contro il pedofilo Cohn- Bendit ed una polemica sull’uso dell’italiano a Bruxelles, il dibattito politico nazionale diventa ogni giorno più angusto e provinciale e neppure l’opposizione fa molto per rianimarlo e collocarlo in una prospettiva autenticamente europea ed internazionale.

ARCHIVIATO IN Unione Europea

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11/03/2005

Questioni di fiducia

Il recente accordo tra Fiat e General Motors per un divorzio consensuale è stato visto dalla maggior parte degli osservatori come un risultato positivo, che porterà denaro fresco nelle esangui casse della casa automobilistica italiana. Dovrebbe invece costituire un segnale allarmante, per la stessa Fiat ma, più in generale, per il nostro Paese. Appare infatti evidente che la più grande impresa automobilistica del mondo (che fra poco sarà però superata dalla Toyota) considera più remunerativo sborsare una considerevole cifra di denaro piuttosto che imbarcarsi in un’impresa considerata, evidentemente, poco redditizia nel medio – lungo periodo. Alla base di tale pessimistica valutazione vi saranno certamente giudizi negativi sullo stato di salute della Fiat ma una componente determinante nelle analisi dei dirigenti di Detroit è rappresentata anche da considerazioni di carattere generale sul sistema economico italiano nel suo complesso. Gli scandali Cirio e Parmalat – solo per citare i più importanti – la crisi dell’Alitalia, la promessa – sino ad ora non mantenuta – di incisive misure del Governo per favorire la ripresa economica e le nebbiose disposizioni in tema di bilanci aziendali rappresentano elementi negativi per gli investitori internazionali, che non includono pertanto l’Italia nel gruppo dei Paesi con migliori prospettive di remunerazione degli investimenti e di elevata affidabilità per quanto riguarda l’ambiente economico – imprenditoriale. Non si tratta in questo caso di catastrofismo spicciolo quanto piuttosto di cogliere per tempo i segnali che ci vengono inviati dall’estero. E’ il problema principale che dovranno affrontare (da soli?) i nuovi Ambasciatori di impronta berlusconiana: con le loro cartellette sotto braccio, zeppe – ahimè – di dati in gran parte negativi per quanto riguarda le nostre esportazioni; con le ingenti risorse disponibili (poche migliaia di Euro per le Sedi più fortunate) dovranno presentare il sistema Italia nel mondo e cercare risollevare le sorti del Paese attirando nuovi investimenti. Non c’è bisogno di augurare l’abituale intervento delle stellone italico in favore dei nostri Rappresentanti diplomatici all’estero?

ARCHIVIATO IN Sistema Italia

Di Il Cosmopolita il 11/03/2005 alle 00:00 | Non ci sono commenti

11/03/2005

Identikit del soujorner

Siamo noi i soujoner, tutti coloro che per lavoro si recano all’estero per un periodo determinato, diplomatici, militari, dipendenti di organismi internazionali e di multinazionali, dipendenti del Mae, una moltitudine di persone motivate, ben retribuite, nuovi soggetti di un’economia globalizzata in cui, sovente, la monetizzazione del disagio è insufficiente a lenire ansie, affanni e difficoltà d’inserimento nel Paese ospitante. E’ grazie all’interessante tesi sperimentale di laurea, discussa dalla dott.ssa Mezzullo presso l’università di Urbino che i connotati della categoria cui sembriamo appartenere, emergono con chiarezza. Il professor Achotegui dell’Università di Barcellona ha analizzato lo stress dell’immigrante, definendolo “sindrome di Ulisse.” Secondo la scuola di pensiero del professore spagnolo i migranti e i soujorner presentano alcune caratteristiche simili, interessanti da approfondire. Pari a quello del migrante è lo shock culturale che il soujorner affronta nel periodo di permanenza all’estero. L’adattamento socio culturale infatti non è del tutto scontato, il risolvere problemi quotidiani relativi al lavoro alla famiglia ai figli richiede impegno ed energia, le nuove relazione sociali nel paese ospitante sono difficili e non sempre si creano automaticamente. Il soggiorno del migrante transitorio si tinge dunque di ansia provocata dalla perdita dei segni e simboli delle relazioni sociali a lui familiari, appresi nel corso del proprio sviluppo e caratteristici della propria cultura che, spesso, agiscono in maniera automatica, quali punti fermi in risposta agli stimoli esterni. Quando si entra in contatto con una cultura straniera, il bagaglio culturale appreso può risultare non adeguato alle nuove situazioni, provocando frustrazione e una prima risposta di rifiuto dell’ambiente che causa tale disagio, rispondendo con sintomi somatoformi e dissociativi Secondo il modello elaborato dall’antropologo Oberg, generalmente il nuovo incarico suscita euforia, la nuova cultura rappresenta una continua ed eccitante scoperta. Segue poi una fase di crisi che coincide con l’insorgere dei primi problemi lavorativi o d’inserimento nel contesto socio economico, con sensazioni di isolamento e forte nostalgia per le abitudini della cultura di origine. Si tende a frequentare i propri connazionali, complici di un acuito ipercriticismo difensivo, sprezzante della realtà circostante. La fase di crisi rappresenta un momento significativo perchè determinante per la permanenza nel Paese ospitante o per un rientro anticipato. Finalmente la fase di adattamento permette al soujorner il riconoscimento delle differenze culturali in maniera positiva. Non è l’ambiente a cambiare ma il proprio modo d’interagire nella società ospitante. Con il rientro in patria, dopo un determinato periodo, il sojourner affronta di nuovo il distacco dal contesto sociale in cui a fatica si è inserito e sovente trova una realtà politica sociale ed economica cambiata, rispetto a quanto ha lasciato e a cui deve nuovamente adeguarsi. Un grazie dunque alla dott.ssa Mezzullo per aver affrontato tematiche a noi familiari e stimolato i docenti della facoltà di Psicologia dell’università di Urbino a studiare in maniera approfondita azioni e reazioni di noi, semplici soujorner.

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11/03/2005

Una storia dall’Uttar Pradesh

Un giovane indiano di appena 17 anni, originario di uno sperduto villaggio dell’Uttar Pradesh, ha partecipato alla selezione per una posizione alla NASA, alla quale hanno partecipato oltre duecentomila concorrenti provenienti da tutto il mondo. Non sapeva cosa fosse l’Agenzia Spaziale Americana prima di leggere l'annuncio e si è sobbarcato un lungo percorso a piedi ogni giorno al fine di trovare un punto dove l'elettricità fosse disponibile. Ora si dedicherà alla scienza ed alla ricerca - come ha comunicato ai giornalisti che lo hanno intervistato - aggiungendo che dopo una tale esperienza rientrerà nel suo paese. Fin qui la notizia, ripresa in poche righe da molti giornali, anche in Italia. Negli stessi giorni sui nostri quotidiani comparivano anche altre notizie, non direttamente collegate a questo caso ma certamente significative per il modo di intendere la questione della concorrenza e della ricerca dei migliori candidati. In una regione del Nord - si sottolinea del Nord - è stato bandito un concorso riservato ai figli (o forse anche ad altre categorie di parenti) dei consiglieri regionali; la decisione, assunta - a quanto è stato riportato dalla stampa - con il consenso di tutte le forze politiche presenti in consiglio, illustra in maniera significativa la strada italiana alla competizione, in gran parte ancora fondata su collegamenti familiari o di “conoscenze”. E difficile, se non impossibile, calcolare quanto questo approccio danneggi in termini economici il nostro sistema, introducendo distorsioni significative nella selezione del personale. Vi è certamente un danno per l’efficienza complessiva del sistema, oltre a quello di immagine che, soprattutto all’estero, permette agli osservatori stranieri di continuare a descrivere l’Italia come il Paese dei clan e delle grandi famiglie. D'altra parte numerosi altri significativi esempi vengono, sempre da ambienti del Nord da sempre portati ad esempio quali settori con spiccate attitudini imprenditoriali ed aperti alla concorrenza: il capo della segreteria particolare di un sottosegretario si Stato è la figlia, mentre parenti di un importante leader del partito che ha fatto una bandiera della lotta alle pratiche della capitale ' ladrona' sono stati assunti in qualità di assistenti da parlamentari europei “amici”. Molto probabilmente sono soltanto gli esempi più noti di un malcostume razionale profondamente radicato nella nostra società, dove i vincoli di parentela e di amicizia e in senso ampio prevalgono rispetto a criteri di selezione imparziale basata su parametri trasparenti. Una riflessione su questi temi sarebbe interessante perché permetterebbe di evidenziare il costo, in termini di inefficienza e di progressiva emarginazione dei più capaci, che un tale meccanismo comporta; favorendo infatti l’applicazione su vasta scala della famosa legge che prevede l'avanzamento in carriera sino al conseguimento di una posizione per la quale si è certamente non competenti.

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Di Il Cosmopolita il 11/03/2005 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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