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Post di aprile

18/04/2005

Piccola Italia e grande Europa

Salutato con superficiale trionfalismo dal Capo del Governo italiano e subito utilizzato (invero senza alcun effetto) come strumento di polemica elettorale in funzione anti-prodiana, l’ultimo Vertice di Bruxelles. ha segnato una tappa critica e preoccupante per l’Unione Europea. A fronte di un problema serio e reale, ovvero come dotare l’Europa di un Governo economico della Moneta Unica al servizio della crescita, della occupazione e della coesione sociale, i Capi di Stato o di Governo hanno optato per una revisione del Patto di Stabilità i cui principali effetti saranno l’indebolimento dei poteri della Commissione, una maggiore autonomia dei bilanci nazionali, il delinearsi di una conflittualità tra Consiglio e BCE che indurrà quest’ultima ad utilizzare in avvenire i tassi di interesse come arma contro il temuto lassismo dei Governi. Invece di puntare su politiche di rilancio coerenti con la Strategia di Lisbona, si è preferita la scorciatoia di un apparente allentamento della disciplina fiscale che rischia di ridurre la stabilità dell’EURO senza avviare un effettivo rilancio dell’economia continentale. Il lungo negoziato sulle categorie di spese da scorporare ai fini del computo dei disavanzi non ha toccato la questione chiave delle Grandi Reti Infrastrutturali Transeuropee per concentrarsi su argomenti di interesse dei singoli Stati membri (ad esempio il problema dei Lander orientali della Germania). La revisione fallita del Patto di Stabilità si accompagna ad un negoziato sulle future Prospettive Finanziarie dell’Unione, pure interamente ispirato a priorità contabili e ad egoismi nazionali senza alcuna visione di insieme ovvero individuazione di politiche ed azioni comuni. Ne emerge un quadro decisamente allarmante sulle prospettive del processo di integrazione al quale si aggiungono le difficoltà di ratifica del Trattato costituzionale (che verrebbe sostanzialmente affossato da un No francese). E’ del resto comprensibile che le pubbliche opinioni manifestino disorientamento nell’assistere allo stridente contrasto tra il grande disegno di una Unione a base costituzionale e decisioni concrete di segno regressivo. Il ripiegamento tedesco verso priorità nazionali (di cui la vicenda del seggio permanente nel CDS delle Nazioni Unite con buona pace della PESC è ulteriore manifestazione) e l’attuale impotenza francese determinata dall’incerto esito del referendum sulla Costituzione lasciano ampio spazio all’azione diluitoria del Regno Unito ed alla sua visione di un’Europa ridotta a libero mercato e a partner fedele ed ubbidiente degli Stati Uniti. E l’Italia? Completata la ratifica del Trattato costituzionale con ampie e trasversali maggioranze sia alla Camera che al Senato (malgrado le pietose resistenze leghiste e la sorda avversione del Presidente Pera), il nostro Paese avrebbe in teoria le carte in regola per svolgere un ruolo di impulso nel rilancio dell’Unione incalzando soprattutto il nucleo dei Paesi fondatori e la Spagna. Ma all’attuale Governo ( e soprattutto al suo leader) mancano drammaticamente visione, volontà, cultura europee. Berlusconi ha salutato con enfasi la revisione del Patto di Stabilità nella speranza (illusoria) di poter servire una Finanziaria pre-elettorale di ulteriori tagli fiscali ai ricchi e spese allegre per tutti (una versione del keynesismo alla vaccinara dei Governi DC dell’epoca ante Maastricht). Ma l’ormai imminente avvio di una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti del nostro Paese da cui nessuna revisione del Patto di Stabilità può salvarci a fronte di una finanza pubblica allo sbando fa giustizia degli ultimi illusionismi governativi. Ridare all’Italia autorevolezza e prestigio in sede europea alla vigilia di un biennio di scadenze delicatissime (oltre ai negoziati finanziari ed alla ratifica costituzionale, si avvicina l’avvio delle trattative di adesione con la Turchia) dovrebbe rappresentare una delle massima priorità dell’opposizione in vista delle prossime elezioni. Saprà il centro-sinistra italiano scegliere tra le forze della Sinistra autenticamente europeista (da Zapatero a Fischer) o preferirà le fallimentari sirene del blairismo?

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 18/04/2005 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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