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Post di maggio

26/05/2005

La proiezione internazionale dell’Italia in declino

Che lo scacchiere internazionale – in Europa e nel mondo – registri in queste settimane una relativa stabilità ovvero che gli eventi si snodino con mutazioni meno traumatiche e tutto sommato fisiologiche (conferma di Blair, sconfitta di Schroeder) non oscura ma anzi permette di leggere con maggior chiarezza la difficilissima situazione in cui si trova il nostro Paese e tutto quanto attiene alla sua proiezione internazionale. Evidentemente non era necessario attendere l’”Economist” (“L’Italia malato d’Europa” come già un tempo il fatiscente Impero ottomano”) e forse neppure i drammatici dati rilasciati dall’OCSE (il disavanzo record, la stagnazione produttiva, il declino del Pil, ecc.) per avere un’idea della caduta in atto, delle difficoltà di una pur prevista inversione di tendenza, dell’impatto che un peso ridotto comporta sul piano internazionale, nel rapporto tra “noi” e “loro”. Già la protratta contrazione dell’export italiano aveva rappresentato anche agli ottimisti ad oltranza – e a quelli prezzolati – l’evidenza di un Paese non soltanto privo di una chiave strutturale capace di farlo uscire dalla spirale di crisi ma anche chiamato a pagare i conti ultimi di una deindustrializzazione scriteriata e di un sistematico sperpero delle proprie risorse, non ultime quelle umane: crisi strutturale dunque, e non congiunturale, e addio alla logora illusione del sorpasso su Francia e Inghilterra. Al contrario nella nuova geografia allargata a vari Paesi extra-europei (non soltanto la Cina e l’India, ma anche il Brasile e altri) che si disegna a velocità crescente, l’Italia scende e scende nella colpevole compiacenza dei dazi protettivi, delle consolazioni auto-assolutorie, di una “cartolarizzazione” autofagica di tutto ciò che è vendibile sul territorio nazionale, del tributo a miti e ricatti di ogni genere dalla “devolution” all’investitura perpetua del Governatore della cosiddetta Banca d’Italia. E poco importa che non esistano più i settori strategici del vero “made in Italy” e non se ne vedano all’orizzonte altri alternativi, neppure quelli turistici messi a loro volta in crisi non solo dai competitori ma anche dall’assenza di politiche e di strutture, e si potrebbe continuare all’infinito verificando che la crisi del settore e della direzione pubblici si accompagna con pari inefficienza in quello privato (salvo i profitti più speculativi e improduttivi di benessere collettivo). Così il grande panorama – la “big picture” – ma se scendiamo al microcosmo da cui muove “IlCosmopolita”, il quadro non è meno sconfortante: il Paese che sognava – e sogna - una riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che tenga conto delle aspirazioni italiane continua a depauperare l’Amministrazione preposta a conquistare i consensi necessari a tali aspirazioni. Il Ministero degli Esteri è da anni in corso di svuotamento nonostante la prova provata che tutti i nostri Partner europei spendano da sempre il triplo o il quadruplo per “essere nel mondo”; si pensi che svuotamento a breve e a medio termine vanno di pari passo: Ambasciatori senza soldi per andare a presentarsi negli Stati (minori certo, ma membri delle Nazioni Unite) presso i quali rappresenterebbero l’Italia, ovvero la malaccorta introduzione di una doppia rete di “diplomazia economica” varata dal Parlamento ed affidata ad un “mix” di “esperti” privati, ministeriali delle Attività produttive e dell’Istituto del Commercio Estero. E ciò che avviene nell’economia non è dissimile in altri settori vitali per la proiezione esterna del Paese – dalla cooperazione allo sviluppo, alla cultura, ai movimenti e diritti di cittadini e di stranieri – in un quadro di dispersione, miopia, clientelismo, assenza di prospettiva strategica. Ed è su questi temi – o meglio sull’evidenziazione degli stessi nella direzione della nuova lunga campagna elettorale per le prossime elezioni politiche – che “IlCosmpolita” terrà il prossimo 17 giugno una Conferenza stampa aperta al confronto e al dibattito presso l’Associazione della Stampa Estera in Italia.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 26/05/2005 alle 00:00 | Non ci sono commenti

26/05/2005

Diritto negato

La Legge 459 del 2001 ha introdotto la possibilità per i cittadini italiani residenti all’estero di esercitare il diritto di voto per il tramite delle Rappresentanze diplomatico-consolari. La legge nulla prevede però per il personale MAE in servizio all’estero il quale , non essendo iscritto all’AIRE - e non potendo esserlo giuridicamente - si trova quindi escluso dalla possibilità di esprimere il voto all’estero. Analogamente anche i familiari a carico, coniugi e figli maggiorenni, che vivono all’estero con il dipendente, si trovano nella stessa situazione. Parliamo quindi di numeri non trascurabili: qualche migliaio di persone. Ma questo non è tutto: essendo impegnati nelle operazioni di voto i colleghi non possono neppure rientrare in Italia per esercitare il proprio diritto. Siamo quindi di fronte ad un paradosso: coloro che sono impegnati a garantire agli italiani residenti all’estero il diritto di voto, sono di fatto esclusi dall’esercizio. Al rovescio, per assurdo, ove si consentisse a tutto il personale impegnato nelle operazioni di voto di rientrare in Italia per votare, verrebbe di fatto negato il diritto dei cittadini all’estero di esprimere il proprio voto. La questione, palesemente incostituzionale, è stata più volte e vanamente segnalata dai Sindacati della Farnesina ai Presidenti della Camera e del Senato e ai Ministri degli Esteri e degli Italiani nel Mondo. In occasione dell’ultimo Referendum, che ha visto per la prima volta l’applicazione della legge 459, sono stati inoltrati i primi ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, altri sicuramente ne seguiranno in vista del prossimo Referendum sulla procreazione assistita. Giacciono alla Camera dal 2001 (senza alcuna speranza di essere esaminate) due proposte di legge - la 809 (d’iniziativa Ramponi) e la 880 (d’iniziativa Spini e Angioni) - per regolamentare l’esercizio del diritto di voto all’estero delle categorie (il personale degli Esteri, della Difesa, tutti i residenti temporanei) non contemplate dalla legge 459. All’esercizio di questo sacrosanto diritto si frappongono problemi di natura tecnico-politica: per chi e come votare. Sarebbe quantomeno “bizzarro” che il nostro personale in missione all’estero votasse per la circoscrizione estera cioè per candidati che rappresentano gli italiani immigrati. Sarebbe normale che il voto riguardasse i candidati delle rispettive circoscrizioni di appartenenza sulla base del comune di residenza. Ma in questo caso come stampare e far pervenire in tempo le schede elettorali relative a tutti i collegi di riferimento? come consentire ai candidati di far giungere la loro propaganda anche a questo gruppo di persone, sparuto ma non troppo dovendosi anche calcolare i familiari a carico che anch’essi non possono iscriversi all’AIRE? Come far pervenire in tempo per lo spoglio la scheda votata ai rispettivi comuni e seggi elettorali? Questi sono alcuni dei problemi sollevati : sono tali da giustificare il venir meno del diritto costituzionalmente garantito di manifestare il proprio voto? Inoltre i problemi sollevati non si riscontrano per quanto riguarda la partecipazione ai referendum. Le schede per le votazioni sono uniche e tutte confluiscono per lo stesso “risultato”. Perché allora non cominciare almeno a garantire il diritto di voto dei dipendenti del MAE all’estero in occasione del referendum?

ARCHIVIATO IN Sindacale

Di Il Cosmopolita il 26/05/2005 alle 00:00 | Non ci sono commenti

26/05/2005

Conferenza dei direttori degli Istituti di Cultura: una vetrina sul nulla.

Sulla Conferenza dei direttori degli Istituti di Cultura CGIL, CISL e UIL della Farnesina hanno distribuito un volantino unitario che pubblichiamo integralmente Dal 26 al 28 maggio si celebra alla Farnesina la III Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura, sotto l’”attenta” regia del Segretario Generale uscente che ha voluto controllare personalmente ogni minimo dettaglio dell'organizzazione, relegando la Direzione Generale competente ad un ruolo meramente esecutivo. In tempi come questi, quando agli Istituti mancano fondi e anche la cancelleria viene lesinata in nome dei tagli alla spesa pubblica, era legittimo aspettarsi che questa attesa Conferenza – già due volte rinviata – fosse strutturata come un incontro di lavoro, nell’ambito del quale avviare una riflessione necessaria e da lungo auspicata sullo stato della promozione della cultura italiana all’estero, si è dato invece vita ad una kermesse autocelebrativa fondata sul nulla. Di cosa parleranno i Direttori che raggiungeranno Roma a spese degli Istituti e vi soggiorneranno a spese del Ministero? Di niente. Primo, perché non saranno loro gli attori. Anche se un loro curriculum verrà distribuito agli intervenuti, in una elegante cartellina il cui contenuto rappresenta tutto ciò si vuole far credere sia la nostra “diplomazia culturale”, e non è. Certo, ognuno di loro ha inviato un contributo che, rivisto ed elaborato, sarà “base di discussione” per le tavole rotonde. Certo, alle tavole rotonde ognuno di loro avrà occasione di esporre idee, problemi, proposte. Peccato che, a quanto risulta, le sale che le ospiteranno, per problemi di spazio, non potranno ospitare pubblico! Secondo, perché non c'è nulla di nuovo: bloccata la tanto annunciata riforma della L. 401, restano solo le vecchie, note magagne che, con il tempo e una gestione anche della normalità che fa acqua da tutte le parti, sono diventate baratri. Ma ai 320 invitati - tra i quali 17 rappresentanti del mondo della politica, 41 delle amministrazioni dello stato, 30 personalità del mondo accademico, 109 personalità operanti nel settore della cultura, 8 personalità del mondo scientifico, 22 rappresentanti degli organi di stampa, 3 del Club “Diplomatia”, 12 invitati del Sen. Bettamio -saranno presentati dati, statistiche, resoconti accuratamente confezionati con lo scopo di presentare una immagine positiva che è ben lontana dalla situazione di fatto, negli Istituti come al Ministero. Osservazioni a margine: gli Addetti alla promozione culturale in servizio presso il Ministero - alcuni di loro potenzialmente futuri Direttori -non solo non sono stati invitati alla Conferenza, ma non potranno nemmeno parteciparvi “in sordina” a causa della mancanza di spazio. Stessa sorte è stata riservata ai Sindacati. Eppure ci sarebbe molto da dire ma, si sa, ai mozzi non è necessario far sapere che la nave sta per affondare… Agli Addetti alla promozione culturale, personale specializzato per formazione professionale o accademica, vengono tendenzialmente assegnate mansioni di carattere esecutivo e comunque – salvo poche eccezioni – non finalizzate ad acquisire o approfondire il tipo di professionalità che sarà poi richiesta all’estero. Inesistente, tra l’altro, qualsiasi forma di serio aggiornamento. Anche negli IIC la situazione è grave: attualmente il personale in servizio all’estero è di circa 150 unità, fra Direttori e addetti: ciò significa una media poco superiore a una persona e mezza per Istituto, con oltre 20 Istituti – quasi il 25% del totale – dove opera una sola persona di ruolo; inoltre, al termine delle nuove assegnazioni, risulteranno vacanti 8 posti di Direttore e 47 di Addetto. La mancata copertura dei posti è determinata dalle necessità di contenimento della spesa pubblica? Solo in teoria, perché a fronte di tale situazione sembra aver preso definitivamente piede il ricorso alla nomina di 'esperti' – sono attualmente 14, con assegno di sede sensibilmente più sostanzioso rispetto a quello degli addetti e nessuna possibilità di verifica sui criteri di scelta relativi alla professionalità dei cosiddetti 'esperti' nonché alla necessità e legittimità della loro nomina, affidata alla discrezionalità del Ministro Discrezionalità che ha trovato ampio spazio di esercitazione anche nel campo delle nomine dei Direttori, come si è visto anche per le ultime assegnazioni - che sono state arbitrarie e in contrasto con la Legge 401 e gli Accordi contrattuali – con uno spiccato ricorso del 'decreto motivato', strumento di scelta che inibisce ogni possibilità di controllo. Torniamo agli 'esperti': la L.401 è a questo proposito molto chiara: l'Amministrazione può ricorrere alla nomina di persone di comprovata esperienza solo nel caso debba avvalersi di professionalità specifiche non reperibili tra il personale di ruolo - concetto che è stato di recente ribadito in forma solenne in un Protocollo tra Amministrazione, Organizzazioni Sindacali e il Ministro Fini. Ed ecco, invece, il caso di Tunisi dove un esperto scientifico, figura difficilmente reperibile fra le professionalità del Ministero, e’ stato inspiegabilmente rimosso e al suo posto è stata nominata una 'esperta' culturale. A Tunisi, va sottolineato, operano già un direttore di carriera e un addetto. Era necessario? Si, se c'erano amicizie da soddisfare. Altro caso esemplare è quello di San Pietroburgo, dove non viene messo in pubblicità alcun posto ne' di direttore ne' di addetto ma viene nominato un 'esperto' culturale che, di fatto, fa funzioni di Direttore di Istituto. Però, guarda caso, non viene invitato alla Conferenza dei Direttori. Come a dire: sappiamo benissimo chi sono, si accontentino di quello che guadagnano! A proposito di discrezionalità, anche restando a Roma si può trovare il modo di beneficiare di qualche piccolo favore: dall'inizio del 2005 la DGPCC ha predisposto quattro missioni all'estero, tutte in India, delle quali una soltanto debitamente pubblicizzata. Il discorso potrebbe poi proseguire con quello che si dovrebbe fare, e non si fa, per cercare di svolgere con efficacia i compiti istituzionali. Le possibilità di agire a costo zero non mancherebbero…”

ARCHIVIATO IN Sindacale

Di Il Cosmopolita il 26/05/2005 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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