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04/07/2005

Elezioni 2006

Il voto degli italiani all’estero è figlio di un percorso legislativo lunghissimo, (la pluridecennale mancanza di uomini e mezzi ne è sempre stata il principale ostacolo), culminato il 27 dicembre 2001 in un’improvvisa accelerazione nazional-patriottica, senza che peraltro nessuno si fosse curato di prevedere le risorse da utilizzare né di capire bene cosa effettivamente prevedessero le nuove norme. Che la situazione sia tutt’altro che rosea lo prova il grado di cura con la quale è stata redatta la legge sul voto all’estero (emanata a cavallo tra le festività natalizie e quelle di Capodanno) che neppure prevede il voto del personale operante presso gli uffici italiani all’estero. Chi vuole farlo dovrà recarsi in Italia. In attesa di una qualche “toppa” legislativa prendiamo ancora una volta atto del fatto che la parola “programmazione” è un vocabolo sconosciuto per la nostra politica estera. Con tali presupposti non è quindi necessario essere dotati di virtù profetiche per prevedere che, in prossimità delle elezioni del 2006, non mancheranno quelli che invocheranno il ricorso alle salvifiche “infornate” di personale precario di cui peraltro nel corso degli anni tutti hanno constatato la totale inutilità. Qui sottolineiamo il fatto che le liste elettorali italiane sono basate sugli schedari dei residenti all’estero, ossia sull’AIRE (anagrafe dei residenti all’estero). Quest’ultima è tenuta all’estero da uffici cronicamente privi di personale e mezzi adeguati. In Italia la stessa contabilità è compito dei Comuni che “passano” i propri dati al Ministero dell’Interno. La Farnesina, a sua volta, dispone di un archivio centralizzato realizzato sulla base dei dati provenienti dall’estero. Tutte queste “entità” (Consolati/Comuni/Interni/Esteri) dovrebbero quindi lavorare in totale sincronia tra loro, cosa che appare quanto meno improbabile anche ad un non addetto ai lavori. Altro principio cervellotico è quello rappresentato dall’automatica iscrizione di tutti i nominativi AIRE nelle liste elettorali, cosa che impone agli Uffici consolari di “rincorrere” ogni singolo elettore per verificarne, a cadenze regolari, l’indirizzo. Ciò è all’origine dell’impossibilità di far coincidere i dati della Farnesina con quelli del Ministero degli Interni. Si tratta di un sistema sconosciuto a tutte le altre grandi nazioni con le quali abbiamo confrontato la nostra legge le quali pretendono, al contrario ed in modo molto più razionale, che sia l’elettore a doversi iscrivere nelle liste elettorali e che tale iscrizione debba essere periodicamente ripetuta proprio per operare un continuo aggiornamento degli indirizzi, nonchè la continua “pulitura” delle liste da morti e dispersi a qualunque titolo. Quindi il voto all’estero, se è certamente un diritto, è nondimeno un dovere che deve essere esercitato dall’elettore stesso, richiedendo personalmente l’iscrizione nelle liste elettorali. Insomma, se il cittadino vuole votare (come è suo diritto) deve anche fornire un minimo di collaborazione allo Stato, al quale spetta il diritto-dovere di gestire le proprie risorse nel modo più efficace possibile e non solo in base a criteri formalistici, automatici ed irrealistici. Se consideriamo poi che lo stato civile italiano è basato sul principio del decentramento più assoluto (che sembra ormai la panacea a tutti i mali nostrani), ne deriva che ogni ufficio italiano all’estero, nel corso della sua attività elettorale (legata allo stato civile), dialoga potenzialmente con tutti gli oltre 8mila comuni italiani, in quanto ognuno di essi è competente solo per i propri iscritti AIRE. La conseguenza è il marasma. Ma la classica ciliegina sulla torta è data dal fatto che ogni Ufficio consolare all’estero deve stampare con i propri mezzi tutto il materiale (schede elettorali comprese) che deve essere recapitato agli elettori della sua circoscrizione. Non è infatti previsto l’invio di tale materiale direttamente dall’Italia. Chiudiamo inoltre con un’ovvietà: l’impossibilità di votare all’estero per il personale civile e militare dello Stato è una specificità 100% made in Italy. Vediamo ora come i maggiori Paesi gestiscono le elezioni all’estero. Cominciamo dai francesi, visto che anche la Francia possiede un sistema di stato civile molto puntiglioso nonché un’infinità di Comuni. Francia La prima differenza fondamentale è data dal fatto che, invece di affidarsi ai dubbi benefici del decentramento ad ogni costo, lo stato civile francese è organizzato su principi diametralmente opposti ai nostri. Ossia esiste un unico servizio centralizzato che raccoglie le variazioni anagrafiche (e quindi i numeri) di tutti francesi residenti all’estero. Si chiama SCEC (Service Central d’Etat Civil) e gestisce oltre 14 milioni di atti di stato civile (nascita, matrimonio, divorzio, adozione, ecc) dei quali è possibile chiedere sia l’aggiornamento che le copie. Conserva tutti gli atti formati da meno di 100 anni e funziona dal 1965, a riprova del fatto che la politica estera richiede una visione di lungo periodo ed un’ottima capacità di programmazione. Lo SCEC è parte del Mae francese e non ha neppure sede a Parigi, bensì a Nantes (il che la dice lunga sull’efficienza delle comunicazioni). Il rapporto dell’Ispettorato francese ci informa che tra la sede del Mae di Parigi e lo Scec di Nantes lavorano 3.993 persone. I documenti possono essere richiesti allo Scec sia per posta che a mezzo internet (metodo consigliato) e vengono rilasciati gratuitamente. La seconda differenza è data dal diverso criterio in base al quale è organizzato il sistema elettorale all’estero. Un cittadino francese può votare all’estero per tre tipi di elezioni: Presidente delle Repubblica, referendum e Consiglio dei francesi all’estero. Per poterlo fare deve essere iscritto in una lista elettorale, ma l’iscrizione deve essere da lui richiesta in quanto non è automatica. Anche gli uffici francesi all’estero svolgono una procedura analoga (ma non identica) alla nostra AIRE, comunque non direttamente collegata alla possibilità di votare all’estero. Essa viene definita “immatricolazione” e comporta l’iscrizione del nome del cittadino francese nello schedario di un ufficio all’estero. E’ del tutto facoltativa e deve essere rinnovata ogni 5 anni, altrimenti decade (un sistema di “pulizia” automatica degli schedari dei consolati). L’immatricolazione è necessaria per poter accedere al alcuni servizi (carta d’identità, iscrizione in una lista elettorale in Francia, borse di studio, assistenza sociale…) e comporta il rilascio di un libretto identificativo con foto con la qualifica di “francese domiciliato all’estero”. Tutti gli immatricolati vengono automaticamente iscritti – salvo espressa rinuncia - solo nelle liste per eleggere il Consiglio dei Francesi all’estero. Per ogni altro tipo di elezione è necessario iscriversi presso l’ufficio all’estero come elettore. Ciò è possibile anche se non si è “immatricolati”, ma in tal caso bisogna fornire la prova di essere residenti all’estero da almeno 6 mesi. Le domande di iscrizione nelle liste elettorali sono ricevute durante tutto l’anno e diventano efficaci a decorrere dal 15 aprile dell’anno successivo (es. un’iscrizione fatta a dicembre 2004 avrà efficacia dal 15 aprile 2005). L’iscrizione nelle liste elettorali all’estero, una volta effettuata, vale solo per 5 anni. E’ compito dell’elettore chiedere la cancellazione se lascia il paese estero. E’ anche possibile iscriversi sia presso l’ufficio all’estero che presso il Comune in Francia. In tal modo si potrà votare all’estero (e solo all’estero) per il Presidente della Repubblica ed i referendum, mentre si voterà in Francia (e solo in Francia) per ogni altro tipo di consultazione elettorale (ad esempio per le elezioni legislative). Esistono infine dei casi in cui l’ufficio all’estero competente per la zona in cui risiede il cittadino francese non ha funzioni di seggio elettorale. Allora è necessario iscriversi nella lista elettorale di un Comune francese, così l’elettore potrà votare ad ogni tipo di consultazione elettorale e, poiché risiede all’estero, potrà farlo per procura. Tutti i francesi che risiedono nella UE hanno ovviamente la possibilità di votare per il parlamento europeo. Gran Bretagna I cittadini britannici (British citizens - regole diverse vigono per l’Irlanda del Nord) che vivono all’estero possono votare purchè provvedano a registrarsi come “overseas voters”. Ciò è possibile se si è stati registrati come elettori nel Regno Unito per i precedenti 15 anni. Per coloro che hanno lasciato la Gran Bretagna quando erano ancora minorenni la registrazione è possibile solo se i genitori si sono registrati come elettori. Gli overseas voters possono votare solamente per le elezioni del Parlamento Britannico e del Parlamento europeo. Non si vota dall’estero per le elezioni locali, per le elezioni del parlamento scozzese, per l’elezione dell’assemblea nazionale del Galles o per la London Assembly. Per registrarsi come overseas voter è necessario compilare un modulo scaricabile da internet, firmarlo ed autenticare la firma (basta un qualsiasi altro cittadino inglese, purchè non sia un parente stretto), e spedire il tutto al “electoral registration office” del luogo di ultima residenza. Il tempo massimo per l’invio del modulo a tale ufficio è di 2 mesi prima dell’elezione. Dall’estero si può votare in 3 modi: per posta se si desidera che la scheda sia spedita al proprio indirizzo estero - per procura – di persona se nel giorno delle elezioni ci si trova nel Regno Unito. Se si decide di votare per procura o per posta bisogna specificarlo nel modulo di richiesta di iscrizione nelle liste elettorali. Per posta Le buste per il voto postale sono inviate in genere 1 settimana prima dell’elezione. E compito dell’elettore calcolare se il plico raggiungerà in tempo il suo domicilio all’estero. Le buste devono essere ricevute dagli Uffici britannici prima della chiusura delle operazioni di voto il giorno delle elezioni. Le busta per il voto ha il porto pagato, per cui l’elettore non deve affrancarla. La busta può essere anche portata a mano al seggio o all’indirizzo indicato sulla busta stessa. Per procura E’ possibile votare per procura se si verifica una delle seguenti condizioni: 1. residenti all’estero 2. disabili 3. fuori casa per lavoro o studio 4. se è necessario intraprendere un viaggio l’aereo o per nave per raggiungere il proprio seggio elettorale In ognuno dei casi sopra riportati un’Autorità (ad esempio un medico) deve certificare che la ragione alla base del voto per procura è veritiera. Per votare per procura è necessario compilare l’apposito modulo scaricabile da internet, firmarlo ed inviarlo al proprio Ufficio elettorale facendo in modo che arrivi almeno 6 giorni lavorativi prima dell’elezione. Il procuratore riceverà un avviso con relative istruzioni prima dell’elezione. Su tale avviso verrà indicato il seggio presso cui deve recarsi. Regole particolari vigono per dipendenti civili del Regno all’estero (Crown Servants e British Council employees). I militari hanno regole specifiche per il loro settore. Esaminiamo di seguito le regole vigenti per i dipendenti civili. Tutti i dipendenti all’estero, con relativi familiari, possono votare ma sempre dietro registrazione. Il dipendente deve registrarsi presso l’Ufficio elettorale del luogo di ultima residenza. La procedura prevede la compilazione dell’apposito modulo prelevabile da internet, che deve essere firmato. La firma deve essere autenticata dal proprio ufficio e il tutto va spedito all’Ufficio elettorale del luogo di ultima residenza entro il tempo massimo di 2 mesi prima dell’elezione. I dipendenti all’estero votano in TUTTE le elezioni britanniche. Il voto viene esercitato nei 3 modi utilizzabili da tutti gli altri elettori. I dipendenti all’estero pagano il francobollo per l’invio della busta contenente il voto in Gran Bretagna. Germania Possono votare dall’estero le categorie di persone che presentano i seguenti requisiti: cittadini di nazionalità tedesca che abbiano 18 anni compiuti il giorno delle elezioni, e che abbiano risieduto in Germania per almeno 90 giorni continuativi a decorrere dal 23.5.1949. Viene assimilata alla residenza in Germania la sola residenza per 90 giorni continuativi nei Paesi membri della UE. Coloro che risiedono fuori dalla UE non possono più votare dall’estero se hanno lasciato la Germania da oltre 25 anni. Si può votare dall’estero per il Bundestag, il Landtag e le Elezioni europee. Coloro che desiderano votare sono tenuti ad iscriversi nelle liste elettorali dell’Ufficio elettorale tedesco competente per il luogo di ultima residenza (Wahlamt) L’iscrizione va fatta compilando un apposito modulo che è reperibile su internet, presso le Ambasciate ed i Consolati tedeschi o richiedendolo direttamente presso i competenti Uffici tedeschi. Le domande di iscrizione alle liste elettorali devono giungere in Germania almeno 21 giorni prima delle elezioni. A seguito della richiesta di iscrizione l’elettore all’estero riceverà direttamente dalla Germania un plico contenente tutti i documenti con le relative istruzioni circa 30 giorni prima delle elezioni. Il voto deve essere ricevuto in Germania all’indirizzo indicato sul plico entro l’ora di chiusura delle operazioni di voto. Per quanto riguarda i dipendenti dello Stato civili e militari all’estero sono previste procedure particolari che vengono comunicate direttamente dall’Ufficio tedesco cui tali persone fanno capo durante il periodo di residenza all’estero. Tali procedure particolari vengono estese anche ai familiari del dipendente all’estero. USA Un’apposita legge (Uniformed and Overseas Citizens Absentee Voting Act - UOCAVA) disciplina il voto di coloro che risiedono all’estero (militari in servizio attivo, marina mercantile più i familiari di tali due gruppi, nonché i cittadini residenti all’estero a qualsiasi titolo). Un apposito Ufficio (Federal Voting Assistance Program - FVAP) ha il compito di aiutare chi si trova nella condizione di dover votare dall’estero. Gli statunitensi residenti all’estero possono votare per posta nello Stato di ultima residenza purchè provvedano a registrarsi e a richiedere la scheda elettorale detta “absentee ballot”. Dall’estero si vota solo per elezioni a livello Federale (Federal office elections). I militari all’estero ed i componenti della marina mercantile compresi i relativi familiari possono utilizzare l’absentee ballott per elezioni Federali, statali e locali. Presso ogni Ufficio consolare USA e ogni base militare all’estero esiste un “voting officer” con il compito di dare informazioni ed aiutare chi ne avesse bisogno. Non è possibile votare presso gli Uffici all’estero. Gli aspetti tecnici legati alla registrazione variano da Stato a Stato (chi può votare, quali sono gli Uffici competenti, come ci si registra, come si vota, ecc.) ma il voto dei non residenti si basa sempre sulla richiesta di absentee ballott da inviare per posta al competente Ufficio dello Stato di ultima residenza. Tutta la documentazione è disponibile su internet assieme ad un’apposita guida in stile “how to”. Dall’estero la registrazione per ottenere un absentee ballott avviene con l’invio di una Federal Post Card Application (FPCA), che viene rilasciata dagli Uffici consolari all’estero o prelevata da internet. La FPCA può essere spedita tramite corriere diplomatico ma si viene avvisati che tale sistema, anche se più sicuro, è generalmente meno rapido del servizio postale ordinario. Di ciò l’elettore deve tenere debito conto nel calcolo dei tempi. La registrazione nelle liste elettorali vale due anni (two calendar years) ma si consiglia di ripeterla ogni anno nel mese di gennaio. La richiesta di registrazione deve comunque essere inviata almeno 45 giorni prima delle elezioni. Dagli USA il materiale per il voto viene spedito all’elettore circa 30-45 giorni prima delle elezioni.

Di Il Cosmopolita il 04/07/2005 alle 00:00