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Post di luglio

03/07/2007

L’Unione Reversibile

I risultati del recente Consiglio Europeo possono dar luogo a diverse interpretazioni. Anche tra osservatori genuinamente interessati al proseguire del processo di integrazione è percepibile un sentimento di moderato sollievo. L’accordo « post-costituzionale » sul Trattato di riforma parrebbe infatti chiudere la lunga fase di incertezza e ripiegamento, seguita alle consultazioni referendarie franco-olandesi della primavera 2005, consentendo all’Unione di dotarsi entro il 2009 di un nuovo testo-base, innovativo ed in gran parte tributario del lavoro costituente del 2002-2004. Insomma, niente Trattato costituzionale ma ancora una volta un avanzamento parziale, un altro dei piccoli passi, caratteristici del faticoso processo di integrazione sovrannazionale del Continente. Ad un’analisi più minuziosa, risulta peraltro evidente che siffatte rassicuranti interpretazioni non tengono conto di una serie di aspetti di metodo e di merito di segno opposto. Il Vertice del 21-23 giugno ha confermato la debolezza complessiva delle attuali « leaderships » europee. La definizione di un accordo complesso e pasticciato (certamente meno leggibile del testo precedente per i tanto evocati cittadini europei che si troveranno confrontati a 2 Trattati e ad un accresciuto numero di Protocolli e Dichiarazioni) é stata resa possibile dalla circostanza che l’annuncio conta ormai per le dirigenze europee assai più del contenuto. La Cancelliera Merkel ha quindi ritenuto che un cattivo accordo (che sacrifica interessi europei ma anche tedeschi) fosse comunque preferibile ad una rottura salutare e chiarificatrice. Da qui il cedimento alle pretese britanniche (omaggio va reso alla diplomazia di Londra che ha trasformato il dibattito da « quale Trattato per la futura Europa ? » a « come evitare un referendum nel Regno Unito ? »), alle paranoie a sfondo storico dei Gemelli di Varsavia, ai neo-colbertismi francesi, ai proceduralismi batavi. A giudicare dalle maggioritarie reazioni della stampa, occorre amaramente riconoscere che la scelta si é rivelata sotto questo profilo pagante. Pochi hanno stigmatizzato lo scandaloso collaborazionismo di Barroso che, pur di ottenere crediti per una sua riconferma a Presidente della Commisione dopo il 2009, ne ha svenduto i poteri :in termini costituzionali, alcuni entusiasti (in Italia « Il Foglio ») hanno scambiato l’attivismo di Sarkozy per una ventata di carisma. E il contenuto ? A parte le involuzioni sul piano della struttura giuridica (due Trattati modificativi in luogo di un Trattato costituzionale unitario), una lettura delle intese raggiunte permette di registrare significativi arretramenti non solo rispetto al testo da tutti i Governi firmato nell’ottobre 2004 ma anche in confronto ai vigenti Trattati di Nizza. Tali arretramenti sono evidenti in materia di Politica Estera (ormai totalmente intergovernativa), di concorrenza e di poteri della Corte di Giustizia. L’Unione avrà un ordinamento giuridico frammentato per quanto riguarda la Carta dei Diritti dei Cittadini (non vincolante per Regno Unito e forse Polonia), una confusione di ruoli tra Parlamento Europeo e Parlamenti nazionali. Ma soprattutto il principio della irreversibilità dei trasferimenti di sovranità verso l’Unione (sancito dalla Corte di Lussemburgo sin dagli Anni Sessanta con la Sentenza « Costa contro ENEL » e poi tradotto nella celebre formula della « ever closer Union ») viene posto apertamente in discussione attraverso una clausola che permette la restituzione di competenze agli Stati membri. Andrebbe altresi’ osservato che i Capi di Stato o di Governo hanno approvato un mandato sulla cui base la Presidenza portoghese dovrà convocare una Conferenza Intergovernativa (CIG) per la definizione del testo del nuovo Trattato, da firmare entro il corrente anno. Anche al di là degli assetti istituzionali, l’Unione accusa difficoltà evidenti. Il suo progetto industriale di maggiore rilievo strategico (il sistema satellitare Galileo) registra crescenti ritardi mentre una classe politica sempre più debole e demagogica cerca di distogliere l’attenzione dalle sue carenze ed incapacità attaccando la BCE. Che sarà tecnocratica ma fa certamente bene il suo lavoro come dimostrato dal valore internazionale e dalla stabilità interna dell’Euro. Qualche considerazione finale sulla Sinistra europea e sull’Italia. La Sinistra é ormai minoritaria in Europa, si trova al Governo in una minoranza di Paesi (solo Regno Unito e Spagna, tra i grandi Stati membri) ovvero opera nel quadro di grandi o medie coalizioni (Germania, Italia, Austria, Belgio, Paesi Bassi). Ma soprattutto sconta una contraddizione politica fondamentale. I partiti di Sinistra che hanno cominciato ad articolare risposte moderne e riformiste alle sfide della globalizzazione e dei grandi mutamenti della scena internazionale sono poco attenti alla dimensione europea. Le forze di Sinistra che meglio percepiscono i vantaggi della integrazione europea si trovano spesso in Paesi dove le ipoteche dell’estremismo sono ancora troppo forti per consentire un’azione coerente, credibile ed incisiva nelle sedi comunitarie. Questa contraddizione é apparsa visibile nella mancata partecipazione di Blair all’incontro dei «leaders» socialisti europei, svoltosi subito prima del Consiglio Europeo. In sostanza, il tentativo di coniugare un nuovo riformismo socialista con un forte investimento sull’Europa resta oggi affidato a Zapatero e all’incerta SPD del dopo Schroeder. Il Governo italiano ha sostenuto posizione europeiste durante le varie fasi preparatorie e decisionali dell’ultimo Consiglio Europeo, anche grazie allo stimolo del Presidente della Repubblica. La capacità di influenza resta peraltro limitata dalla debolezza complessiva del nostro Esecutivo. In coincidenza con le battute decisive del Consiglio Europeo, le cronache italiane conferivano spazio alla lettera che quattro Ministri avevano indirizzato al Presidente del Consiglio in polemica con il loro collega dell’Economia. Con il Ministro, cioè, che gode di maggiore credibilità a Bruxelles dove si riprende a guardare con scetticismo ai dibattiti del nostro Paese. L’ultimo Consiglio Europeo ha confermato l’esistenza di una crisi politica profonda in Europa. Essa tuttavia non impedisce all’Unione e ad alcuni suoi Stati membri di esprimere progetti per il futuro in aree e settori decisivi :ambiente, energia, reti infrastrutturali, innovazione, ricerca. L’Italia é sostanzialmente ai margini di tali processi come indicano le cronache quotidiane. In un’Europa sempre meno idealista e sempre più caratterizzata da scontri di interesse e competizione, i prezzi connessi al nostro immobilismo nazionale rischiano di divenire crescenti. Il vecchio schema consistente nell’attribuire all’Europa il ruolo di entità costringente l’Italia ad essere virtuosa non funziona più. Al contrario, per restare nel gruppo di avanguardia in Europa, dobbiamo riformarci da soli e presto.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 03/07/2007 alle 00:00 | Non ci sono commenti

03/07/2007

Neanche fossimo la Svizzera

La Svizzera, nell’immaginazione italiana e specie degli emigrati meridionali, è il simbolo, il topos, dell’efficienza. Ebbene, il Governo con l’annuncio che da luglio 2007 i nostri connazionali all’estero potranno ricevere la Carta d’Identità dai Consolati, mostra di disporre di un Ministero svizzero dotato di una rete consolare svizzera. Fuor di metafora: annunciare un servizio in maniera così improvvida significa generare un disservizio perché i connazionali che da luglio chiederanno il documento non l’avranno e se l’avranno sarà solo dopo congrua attesa. Di mesi? O di anni come la cittadinanza? Allora fioccheranno le lettere ai giornali, le proteste vibrate, lo sdegno dei cittadini italiani all’estero che si pentiranno di non dipendere da Berna. Il disservizio è purtroppo scritto nel corso delle cose. La rete consolare, al pari della rete diplomatica, è oggetto di un progressivo quanto pervicace smantellamento da anni, complici le leggi finanziarie che tolgono risorse e le leggi ordinarie che aggiungono compiti. Altre novità sono già state annunciate : verifica dei requisiti di coloro che si candidano per venire a lavorare in Italia (liste di collocamento?); una modifica della legge sulla cittadinanza che amplia la platea dei potenziali cittadini; l’ iniziativa del Vice ministro Danieli della cosiddetta “carta di sconto” o “It.card” (suona bene) per incentivare il “turismo di ritorno. Si tratta probabilmente di scelte basate sul principio che l’austerità aguzza l’ingegno e prosciuga le sacche di inefficienza. Solo che il processo non può durare all’infinito. Ad un certo punto giunge al limite della rottura e la produttività marginale si trasforma in inefficienza prima e paralisi poi. Saggezza avrebbe voluto che l’annuncio fosse preceduto dalla ricognizione dei mezzi attuali e potenziali a disposizione. Ma ciò non è avvenuto in omaggio alla strategia dell’immagine che contagia ormai tutti. Dell’immagine positiva che ricade sul Governo dal promettere servizi all’utenza, dell’immagine negativa che colpirà il pubblico funzionario responsabile di avere boicottato il servizio. Come si direbbe in sindacalese, il problema è più generale. Ed in effetti lo è. La Carta d’Identità e la IT Card sono esempi, modesti ma significativi, dello smarrimento del Welfare State inteso, non come protezione scandinava del cittadino dalla culla alla tomba, ma come prestazione di servizi adeguata alla dimensione ed alle possibilità del Paese. Se l’Italia si atteggia a media – grande potenza, pretende a giusto titolo di sedere al G 8 ed al Consiglio di Sicurezza per non dire all’Unione europea, ebbene deve darsi una politica estera degna delle sue ambizioni. E politica estera non è solo quella, spesso meritoria, del Ministro degli Esteri, è quella oscura e diuturna della cosiddetta macchina ministeriale. Che in parte per la insipienza dei dirigenti e in parte soprattutto per la modestia dei mezzi, non tiene dietro a quelle ambizioni, anzi obiettivamente le frena. Allora, delle due l’una: o ridimensioniamo le pretese o sviluppiamo i mezzi. Ma pretendere che nuovi servizi siano erogati a costo zero è una illusione. Peggio: rischia di tornare indietro come un boomerang di insoddisfazione per gli annunci traditi.

ARCHIVIATO IN Farnesina

Di Il Cosmopolita il 03/07/2007 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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