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Post di aprile

27/04/2008

Terzo appello per il centro destra

La Farnesina, fra tutte le strutture ministeriali italiane, è quella che ha avuto modo di conoscere più approfonditamente e direttamente l’azione e lo stile di governo del Presidente Berlusconi, che si accinge ad iniziare il suo terzo mandato a Palazzo Chigi. E’ da sperare che le eclatanti vicende legate ad un metodo basato sulle forme e gli annunci ad effetto rispetto alla sostanza appartengano al passato; l’esperienza acquisita dovrebbe suggerire quegli aggiustamenti necessari ad evitare il ripetersi di situazioni imbarazzanti. Tale auspicio trae origine dalla necessità di vedere consolidata la posizione internazionale del nostro Paese, debole sotto il profilo dei ritmi di crescita economica rispetto a quelli dei nostri partner – concorrenti, con iniziative concrete e prese di posizione non ambigue. Il compito del Presidente Berlusconi sarà difficile, con un percorso in salita dovuto ad alcuni episodi che hanno lasciato, complessivamente, sfavorevoli impressioni in campo internazionale: pur tenendo conto delle “amicizie personali” con George e Vladimir da un lato e, dall’altro, delle polemiche alimentate da “certa stampa”. C’è da augurarsi che la presenza del Ministro Frattini nella compagine di governo possa costituire, sotto questo profilo, un punto di forza in considerazione della sua precedente esperienza e di quella acquisita quale Vice Presidente della Commissione UE, con un portafoglio particolarmente delicato qual è quello che si accinge a lasciare (e che, purtroppo, non sarà ereditato dal successore dello stesso Frattini). Ma ciò presuppone che non si ripeta quell’accentramento a Palazzo Chigi in tema di politica internazionale che si era vistosamente prodotto nel precedente governo Berlusconi. Le speculazioni sulla possibile creazione presso la Presidenza del Consiglio di una “nuova struttura governativa” (sic!) lasciano invece temere proprio l’opposto. L’attuale quadro internazionale è profondamente mutato rispetto a quello che il secondo governo Berlusconi aveva affrontato nel quinquennio 2001-2006. Gli interlocutori dell’epoca sono in gran parte cambiati o si accingono a farlo; la congiuntura economica segnala tensioni di rilievo tale da far temere un lungo periodo di recessione, reso ancora più oscuro dall’abnorme aumento dei prezzi del petrolio e dei cereali. Sarebbe pertanto molto grave se le nostre posizioni e le iniziative di politica estera dovessero risultare indebolite da dichiarazioni suscettibili di malintesi e fraintendimenti. I settori ai quali sarà opportuno prestare maggiore attenzione sono quelli legati alle tematiche europee ed a quelle mediorientali. Su entrambi i fronti è molto difficile, in considerazione della molteplicità degli attori e della complessità dei problemi, operare attraverso iniziative personali o proposte non adeguatamente studiate. I nostri interessi a Bruxelles vanno invece difesi con un’azione a due binari: quello italiano, basato su una sapiente ed attenta costruzione dei dossiers; quello comunitario, per costruire le alleanze necessarie ad acquisire i consensi indispensabili a portare a buon fine le iniziative. Di qui l’esigenza di riproporre con determinazione l’esigenza di una Farnesina realmente al centro dell’azione di politica estera, con i necessari collegamenti verso gli altri numerosi attori che contribuiscono a formare l’immagine dell’Italia nel mondo. Tale esigenza è peraltro legata alle promesse ed alle iniziative, purtroppo senza seguiti concreti, del Presidente Berlusconi sulla riforma della Farnesina. Occorre riflettere seriamente sul futuro di un organismo sul quale convergono, è stato sottolineato innumerevoli volte, compiti sempre più gravosi, in un periodo caratterizzato da una progressiva riduzione di risorse umane e finanziarie. Il metodo del dialogo fra amministrazione e sindacati per la ricerca di soluzioni mirate al riassetto ed al rilancio della Farnesina, il più idoneo a sostenere progetti realisticamente sostenibili in quanto condivisi dalle parti, sta dando i suoi frutti e non deve essere abbandonato. E’ da auspicare pertanto che i futuri Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri ricordino le promesse formulate in occasione della loro precedente permanenza al Ministero ed avviino concrete e rapide misure di potenziamento ed ammodernamento della struttura: rifuggendo da mosse spettacolari ispirate da esigenze mediatiche e non basate su un’accurata valutazione ed analisi delle diverse opzioni disponibili. Ancora una volta spetterà comunque al personale MAE un duplice compito: porre in essere quanto necessario per assicurare continuità e stabilità nell’azione internazionale secondo le linee guida del nuovo governo; sensibilizzare i vertici politici ed amministrativi per proseguire e consolidare definitivamente l’inversione di tendenza nella riduzione delle risorse disponibili registrata negli ultimi due anni.

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Di Il Cosmopolita il 27/04/2008 alle 00:00 | Non ci sono commenti

27/04/2008

Cinema all’intemperie

L’idea d’iniziare la traversata di venti Paesi dell’America Latina, a bordo di una vecchia jeep degli anni ’60 proiettando film argentini, è venuta a quattro donne, anch’esse argentine, per realizzare il progetto dal titolo “Cinema all’intemperie”. L’iniziativa, secondo le autrici, ha come obiettivo la diffusione della cultura, attraverso il supporto didattico di audiovisivi, nonché la formazione e l’informazione; vuole essere anche un intrattenimento per gli abitanti degli angoli più remoti del sud America, che non possono accedere alla magia del cinema, consentendo il decentramento della cultura audiovisiva, dalla città ai piccoli paesi, con la proiezione di film e documentari indipendenti, ad alto contenuto sociale. Non ci sarà posto per il cinema hollywoodiano, perché le autrici sono convinte che gli indigeni abbiano, come priorità assoluta, la necessità di essere informati sui loro diritti. La partenza della jeep è prevista per il 10 maggio; a bordo di “Juana” prenderanno posto, Griselda Moreno, giornalista e fotografa, Viviana Garcia fotografa e Eugenia Ferrer, laureata in scienza dell’educazione. Veronica Rocha, regista e autrice del progetto, dalla sua postazione fissa di Cordoba, monitorerà il percorso degli 80.000 chilometri che le sue colleghe intendono effettuare in due anni e monterà, al termine del viaggio le immagine girate, per realizzarne un film. L’ultima protagonista del viaggio è la jeep, ribatezzata “Juana” in omaggio all’eroina rivoluzionaria Juana Azurduy, che lottò e combattè per l’indipendenza dell’Argentina nell’800. I film esclusivamente nazionali affronteranno temi quali la uguaglianza di genere, i diritti dei bambini indigeni, la salvaguardia dell’ambiente, la prevenzione sanitaria, l’HIV. Le autrici del progetto contano sull’appoggio dell’ Unicef, di Greenpeace, di Medicos del Mundo e della Fondazione Nuovo Cinema Indipendente Latinoamericano il cui primo festival internazionale si è tenuto nel 1998 e la cui decima edizione s’inaugura in questi giorni a Buenos Aires, con la proiezione di 18 film, nella sezione internazionale e nove film argentini, fra cui spiccano “Bye Bye Life” di Enrique Piñeyro, “Construccion de una ciudad” di Nestor Frenkel, “Historias extraordinarias “ di Mariano Llinas e “El sueño del perro”, di Paulo Pecora. “Il Cinema all’intemperie” vuole raccontare e dare voce alle diverse realtà che le autrici incontreranno nel loro cammino e alle varie manifestazioni culturali dei popoli andini. Il lungo percorso che le vedrà in viaggio, da Cordoba in Argentina a Tijuana in Messico, verrà diffuso dalle televisioni locali, nazionali e internazionali, e terminerà con un documentario sulla ricca esperienza vissuta.

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Di Il Cosmopolita il 27/04/2008 alle 00:00 | Non ci sono commenti

03/04/2008

Strumenti internazionali e strumentalità interna

Bene ha fatto il Ministro D’Alema a sottolineare nel momento stesso dell’affermazione al BIE per l’Expo 2015 il ruolo della diplomazia italiana (intesa nel senso dell’Amministrazione degli Esteri e di chi vi lavora) nell’assicurare a Milano – e all’Italia – una opportunità da non sottovalutare. E molto bene ha fatto il Presidente Prodi a replicare “si vergogni” al pretendente Primo Ministro Berlusconi allorché questi si è affrettato a dichiarare come nessun merito fosse da ascrivere al Governo e alle pubbliche funzioni nel successo della candidatura italiana. E, se ciò non ha impedito che lo stesso elevasse l’indomani il tiro delle proprie querimonie facendone oggetto lo stesso Presidente della Repubblica, appare tuttavia ben chiaro come una scadenza – superficialmente minore – di politica internazionale (meglio: evento di collocazione internazionale del nostro Paese) permetta una rinnovata riflessione sui nessi e gli strumenti che integrano l’Italia al vasto mondo ed anche su chi lo capisce e chi non lo capisce. O forse capendolo, se ne frega. 1. Le note di D’Alema ed in particolare quelle specificamente rivolte ai componenti dell’Amministrazione degli Esteri suonano come un pieno – e finale – riconoscimento delle capacità della Farnesina di “fare sistema” con altri soggetti pubblici e privati, locali e nazionali, ovvero – con migliore espressione – di conferire valore aggiunto e di giocare un ruolo decisivo nel raggiungere obiettivi non autarchici di presenza e di integrazione nei processi globali, siano questi politici e/o economici o ancora più generali. 2. Siffatta constatazione – peraltro non nuova per il nostro Ministro – ha tuttavia prodotto risultati limitati nel biennio trascorso alla testa del Ministero: tagli contenuti rappresentano un successo, ma non certo una inversione di tendenza rispetto ad un disequilibrio che fissa l’Italia (il più debole ed il più esposto dei Paesi europei “medi”) ad un terzo di risorse finanziarie ed operative rispetto a Francia, Germania ed ormai la stessa Spagna. Di più la riflessione sulle priorità, la riallocazione di risorse ed interessi in base ad obiettivi realistici, e non di facciata, rimane ancora ad uno stato embrionale: per dirne solo alcune, il “primato” delle Ambasciate europee, la superfetazione della Rappresentanza a New York e l’asfissia della rete realmente produttiva rimangono emblematici di un ritardo anche culturale ormai quasi incolmabile. Naturalmente senza neppure menzionare la pregressa sequenza di cervellotiche iniziative come i famigerati “sportelli unici” che hanno distrutto – senza alcun guadagno – il ruolo della Ambasciate nella promozione economico/commerciale; o – analogamente – il dispendio di pubblici denari pr faraoniche (e semi-clandestine) iniziative in Paesi che ci conoscono fin troppo bene. 3. Quanto al dispregio berlusconiano, questo ben si situa in una molto preoccupante impostazione di cui egli è soltanto alfiere e che – non da oggi – esime la classe imprenditoriale (incluso quel che rimane di quella “di Stato”) da qualunque responsabilità “nazionale” rispetto ai processi di internazionalizzazione, affermando in sostanza una estraneità da tutto ciò che è pubblico. Le svendite sull’estero di acquisizioni (assai “facilitate”) in Italia sono all’ordine del giorno e nessuno – neppure i protagonisti degli aggiustamenti pagati soltanto da alcune classi di contribuenti – ha mai levato una voce sulla dismissione (altro che declino) dell’ossatura produttiva del Paese. 4. Difficilmente la vittoria al BIE può essere definita “bipartisan”, a meno di attribuire automaticamente tale connotazione per la circostanza che le Istituzioni locali (Comune, Regione) sono rette da maggioranze diverse da quelle attuali nazionali: è infatti esperienza comune che i dirigenti locali si attestano su obiettivi consensuali mentre il dato rilevante è il “patrocinio” del Governo centrale per finalità così generali che – ad esempio – la diplomazia italiana (senza particolari istruzioni o squilli di tromba) le ha fatte proprie. 5. Era del tutto evidente che l’attribuzione a Milano dell’Expo (al di là del calcolo incrementale di Pnl) ne avrebbe permesso un risveglio internazionale di potenzialità e prospettive da tempo sopite: e, aggiungiamo, noi di quelle potenzialità e prospettive che un quarto di secolo di ottundimento celtico-valligiano avevano ridotto ad autarchia razzista e a ricatto nei confronti del Governo centrale quasi si trattasse di aree storicamente depresse (il caso Malpensa/Alitalia insegni). 6. Appunto più che di “bipartisanship” può parlarsi di assunzione generale di responsabilità coronata da un evidente successo, evidente anche se non se ne troverà cenno ne’ nelle settimanali cene al caminetto Bossi-Berlusconi in cui si decide il destino dell’Italia, ne’ nel dotto colbertismo sempre valligiano del Prof. Tremonti. A costoro sfuggirà naturalmente anche il fatto che, così come era accaduto nella campagna sulla pena di morte, molti dei consensi a Milano sono venuti da Paesi islamici (ritenuti supporter della Turchia) che – su questa scadenza – hanno messo la sordina ad allineamenti e conflitti a suo tempo attizzati dalle “magliette da porco” dei senatori leghisti. 7. Quanto precede e l’episodio minore quanto si vuole ma positivo dei giorni scorsi testimoniano che sarà sempre più difficile nelle settimane e nei mesi che seguiranno alle elezioni del 13 aprile estrapolare la politica estera da quella interna e che, forse, sarà proprio dalla prima – tradizionalmente negletta e/o data per acquisita o peggio consegnata ad improbabili “querelles” ideologiche – che potranno venire quei segnali di ripensamento di cui tanto c’è bisogno.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 03/04/2008 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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