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Post di maggio

26/05/2008

Quale contributo sindacale alla stabilità politica?

In un recente articolo due importanti rappresentanti sindacali CGIL, Nicoletta Rocchi, Segretaria Confederale, e Carlo Podda, Segretario Generale della funzione pubblica, hanno postulato che “in teoria un sindacato è sempre molto interessato alla stabilità della coalizione di governo, condizione primaria per affrontare i nodi centrali della propria strategia per lo sviluppo e la tutela degli interessi della parte che rappresenta”. La maggioranza di centro destra uscita vincente dalla recente competizione elettorale dovrebbe essere in grado di assicurare coesione e stabilità nella propria azione per i prossimi cinque anni; è legittimo pertanto chiedersi come dovrà configurarsi il ruolo di un sindacato come la CGIL in un siffatto quadro politico; più in particolare, di quali istanze dovrà farsi portatrice la CGIL Esteri nel delicato settore degli strumenti e dell’azione del governo in campo internazionale? Sul tema della gestione della politica estera si annuncia sin dalle prime battute una fase di grande dinamismo e visibilità mediatica: l’incarico per un Ambasciatore del made in Italy; le persistenti voci di un forte nucleo operativo a Palazzo Chigi per assistere il Presidente del Consiglio nella sua azione internazionale; nuovi dinamismi nei rapporti fra il Commercio Estero e gli Esteri. Né può essere sottovalutato, dal lato delle vere e proprie tematiche politiche, l’avvio di un dibattito circa la nostra presenza in Libano, Afghanistan ed Iraq; analogamente, le dichiarazioni di Gheddafi jr. non possono essere ridotte a semplice “avvertimento” verso un nuovo governo che si teme possa assumere posizioni contrarie al mondo islamico. Non è compito della CGIL Esteri fornire al governo indicazioni programmatiche di politica estera; è altrettanto evidente che, sul fronte degli strumenti e delle risorse, è nostro dovere e prerogativa indicare ciò che occorre fare per il buon funzionamento di un organismo che rimane l’esecutore naturale e privilegiato delle iniziative all’estero, anche per assicurare quella continuità che si sta faticosamente affermando come uno dei più importanti elementi da coltivare nei momenti di cambio di governo. Sono chiari i principali punti del quadro di riferimento programmatico da presentare al Ministro Frattini. Ad evitare che i prossimi interventi della CGIL Esteri possano essere interpretati come posizioni di mero contrasto all’azione di un governo considerato non amico, basti dire che essi sono stati alla base delle posizioni da noi sostenute al Tavolo Politico che ha riunito amministrazione e sindacati in una riflessione comune sulle urgenti misure di razionalizzazione e modernizzazione necessarie per adeguare il MAE alle esigenze del Paese. Il Documento che ne è uscito fonda sull’analisi dei compiti che si prospettano per il Ministero in un contesto internazionale in rapidissima evoluzione una prima definizione degli interventi sulla struttura e sull’organizzazione del lavoro, sottolineandone le conseguenze dal punto di vista delle risorse umane e finanziarie. La sintonia di intenti e di vedute realizzatasi fra sindacati ed amministrazione ne costituisce un grande elemento di forza; esso ha così tutte le caratteristiche per rappresentare anche per la nuova amministrazione un fondamentale punto di partenza per realizzare secondo linee guida condivise interventi che sono al tempo stesso urgenti e necessari. Riteniamo necessario un impegno tempestivo, che auspichiamo impostato secondo quel metodo di consultazione/concertazione che ha dimostrato di poter portare a risultati condivisi. Concretamente, chiediamo che vengano al più presto avviati incontri e tavoli contrattuali fra amministrazione e sindacati su tutti i temi più rilevanti ed in particolare: -organizzazione del lavoro, aggiornamento della dirigenza, valorizzazione ed incentivazione di tutte le professionalità e relative attività di formazione; - semplificazione dei processi decisionali, delle procedure normative e relativo quadro normativo; - modello organizzativo della sede centrale; - rilancio e razionalizzazione della rete all’estero. Sarà su questo terreno concreto che si potrà misurare la volontà della nuova amministrazione di stabilire con i sindacati un rapporto corretto e costruttivo nell’interesse non solo dei lavoratori del Ministero degli Esteri, ma – avendo come obiettivo la razionalizzazione e modernizzazione del Ministero – della generale domanda di efficienza che proviene dall’intero Paese.

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Di Il Cosmopolita il 26/05/2008 alle 00:00 | Non ci sono commenti

26/05/2008

La Dakar 2009 in Argentina e Cile

Il tre gennaio 2009 prenderà il via, dall’obelisco di Buenos Aires, il rally più famoso del mondo. La scommessa nata nel 1977 a seguito di un’avventura nel deserto libico di Thierry Sabine, si tramutò in realtà il 26 dicembre 1979, quando 182 veicoli si dettero appuntamento nella piazza del Trocadero per iniziare un percorso di 10.000 chilometri, direzione Dakar. Per trent’anni gli appuntamenti si sono succeduti sempre con enorme entusiasmo ma non senza incidenti; nel 1986, l’anno nero della Dakar, muoiono Thierry Sabine, la giornalista Odent, il pilota Bagnoud e il cantante francese Balavoine. Nel 2008, l’assassinio di quattro francesi e tre militari mauritani prima della gara, fanno decidere per l’annullamento della competizione. Per il 2009, gli organizzatori hanno comunque deciso di lasciare intatta la denominazione dell’evento e di farlo svolgere in America del Sud. Il tragitto prevede un percorso di 9.000 chilometri e 20 tappe attraverso le regioni argentine di Buenos Aires, La Pampa, Neuquen, Chubut, Mendoza, Catamarca, Cordoba e Santa Fe. Per iscriversi ci sarà tempo fino al 30 giugno di quest’anno, avranno la precedenza gli iscritti del 2008; la quota di partecipazione media è di circa 4.100 euro. Non solamente quindi il deserto di Atacama, il più arido del mondo, con i suoi 200.000 km2 accoglierà i piloti, ma anche la Patagonia con la sua steppa battuta dai forti venti dell’Antartide. E’ previsto un giorno di riposo a Valparaìso in Cile, affinchè i piloti possano recuperare energia, dopo i due percorsi impegnativi e concludere la gara a Buenos Aires, sotto l’obelisco. La presidente della Repubblica argentina ha ricevuto insieme al Segretario del Turismo, Etienne Lavigne e gli altri organizzatori della competizione che hanno confermato il carattere di avventura, resistenza e solidarietà dell’evento, proprio delle precedenti edizioni africane. Lavigne non ha scartato la possibilità di ripetere la gara in terra argentina anche nel 2010, recependo il messaggio della presidente argentina di far coincidere l’evento, con le celebrazioni dei duecento anni d’indipendenza del Paese. Probabilmente in futuro verranno inclusi anche altri paesi sudamericani quali l’Uruguay, il Paraguay, il Brasile, la Bolivia e il Perù. Il responsabile dell’impresa organizzatrice A.S.O. ha sottolineato che “in Argentina e Cile si ha la certezza d’incontrare gli ingredienti simili a quelli dell’alchimia di Dakar… fra cui l’esplorazione dei deserti del mondo”. Il volume di affari che muove il rally è enorme, ne beneficeranno non solamente le città attraversate dalla gara, ma l’intero indotto. La Mauritania ha dichiarato una diminuzione delle entrate di 3.000.000 di euro a seguito della cancellazione dell’edizione 2008 della Parigi Dakar, l’Argentina ne prende atto.

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Di Il Cosmopolita il 26/05/2008 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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