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Post di luglio

11/07/2008

“La formula va bene così com’è”

“Salari greci (ma a quando il sorpasso?, ndr), imposte norvegesi (ma qui riservate ai ceti medio-bassi e comunque ai redditi da lavoro dipendente), Welfare sudamericano” così un’intelligente analisi di Massimo Giannini su ciò che ruota intorno alla cosiddetta questione salariale, o meglio sul problema italiano. A consolarci si sono poi aggiunte nei giorni successivi (ma con lo scarso rilievo destinato alle questioni “minori”) varie chiose che rimarcano come in realtà ci siano anche Italie economicamente capofila in Europa; la sostanza non cambia: si scivola sempre più giù liquidando la disputa – questa sì metafisica – sul declino sì, declino no. Perché ce ne occupiamo in questa sede programmaticamente dedicata alla politica internazionale? Semplice, perché proprio in questi giorni si tiene in Giappone – a Sapporo già deliziosa sede olimpica – il Vertice G8, cioè il meeting annuale “informale” dei Paesi economicamente più rilevanti; ebbene soltanto una strenua difesa del “formato” a scapito della sostanza (peraltro sistematicamente carente in quelle che erano nate come “conversazioni al caminetto” tra i Grandi) potrà salvare la presenza dell’Italia rintuzzando le aspirazioni di “emergenti” del calibro di Cina, India, Brasile. E, allora, non è un caso che tra le affermazioni lapidarie del nostro Presidente del Consiglio (candidamente – incautamente - definito nel “Press Kit” dell’Amministrazione statunitense: “leader controverso di un Paese affetto da corruzione”, ovvero plutocrate con massiccia influenza sui media) vi sia stata la seguente: “la formula va bene così com’è”. Certo, ove si ponga a raffronto l’incontro odierno con quello “originale” di un trentennio or sono ai Caraibi per definire una strategia comune verso il primo choc petrolifero, si ha la misura di come la “formula” sia del tutto cadaverica almeno sui contenuti in cui si misura invece l’incapacità (la non volontà) di azione concertata: spiccioli, o rinnovate promesse di spiccioli per l’Africa, inerzia sui mercati energetici ed alimentari, retorica sul tema del giorno. Questa volta lo squallido dittatore Mugabe a cui sembrerebbe Berlusconi non vorrebbe neppure applicare le proposte sanzioni, forse per scongiurare l’accanimento dei “giudici internazionali” contro “l’eletto del popolo”: paradossale eco rovesciata di oggi in Spagna, domani in Italia ovvero oggi ad Harare (già Salisbury nome da tenere di riserva) domani a Roma. Così, in una cornice non troppo impegnativa e neppure troppo guastata dai soliti “no global” (si vedrà l’anno prossimo nel bunker in allestimento dagli scenografi di Palazzo Chigi…), si è registrata la prima sortita del nuovo Governo sulla grande scena internazionale e non molti sembrano essere i commenti da farsi tranne forse sulla passeggiata alla Ginza di un Premier che – turista per caso – aveva ripetutamente cancellato le previste visite a Tokio. Nel frattempo, però, l’operare quotidiano della patria diplomazia avanza a passi non da poco – e piuttosto da gambero frenetico - e ne vorremmo citare alcuni a caso che danno la misura della svolta e del quadro futuro. Cominciamo da uno apparentemente minore, ma non per noi che vi dedichiamo uno specifico articolo in questo stesso aggiornamento de “IlCosmopolita”, ovvero la chiusura-liquidazione dell’ISIAO e cioè dell’Istituto nato dalla fusione del pur pregevole – e utile – “relitto” dell’Istituto Italiano per l’Africa e del glorioso ISMEO – Istituto per il Medio ed Estremo Oriente – già sede del grande orientalista Giuseppe Tucci e di innumerevoli studiosi che hanno reso meno provinciale il nostro Paese nei confronti non solo della Cina ma di tutta l’Asia oltre cinquant’anni prima che la scoprisse il Ministro Tremonti, già commercialista delle fortune della “casta” ed ora considerato uno dei – pochi – intellettuali dell’attuale Governo della Repubblca (in un quadro peraltro – come notava l’UDC Tabacci – in cui già i parlamentari con cultura universitaria sono il 50% in meno di quanto non fossero alla Costituente). Ebbene proprio il Dicastero guidato dal lungimirante Tremonti ha in un decreto sopresso ope legis l’ISIAO reo di una duplice colpa: avere meno di 50 addetti (dunque, chissenefrega) e non recare alcuna connotazione “economica”: è infatti ovvio – ma non ai 6mila studiosi di tutto il mondo che hanno firmato pro-ISIAO – che all’Italia leghista ecc. non serve sapere nulla di Cina e di Oriente emergente a parte il contenzioso tra il Sindaco Moratti e i bottegai di Via Sarpi. Allo stesso modo, mentre risuona alla mente il detto nazista “quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola (o alla scure di bilancio)…., al MAE – reduce del’esercizio “rilanciatorio” o adeguatorio agli standard dei Paesi europei “veri” – vengano praticati tagli pari in valore assoluto che alla Giustizia o al Lavoro. Peccato che questi hanno dotazioni superiori di uno se non di due zero. Ma, tant’è, anche nelle scuole chi non ce la fa in cultura generale non funziona neanche in aritmetica.

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Di Il Cosmopolita il 11/07/2008 alle 00:00 | Non ci sono commenti

11/07/2008

La macchina lunare parlerà argentino

Agustin Cirino e Ezequiel Rabaglino sono pronti a partecipare al concorso, indetto per il 2010, dalla fondazione X-Prize di Google, per la costruzione di un veicolo che percorra velocemente cinque chilometri di suolo lunare. Ad Agustin Cirino l’idea è venuta 26 anni fa, grazie ai tubi Malemann “i più adatti alla costruzione dello chassis” egli ha dichiarato al giornale locale. Da allora, tutto il suo tempo lo ha dedicato a costruire il veicolo sferico a due posti, in grado di spostamenti via terra, via acqua e sott’acqua, che è stato concepito su un asse eccentrico collegato al motore e ai comandi. La macchina si compone di due cabine anch’esse sferiche, una esterna che consente il movimento attraverso un motore elettrico e l’altra interna, fissa, che ospita l’autista e i suoi comandi. Alle estremità dell’asse sono collegati i condotti dell’ossigeno che provvedono a rifornirne la cabina che è interamente sigillata. Il cordobese ha denominato la sua invenzione Gloster e racconta che l’ispirazione gli è venuta alla fine della guerra delle Malvine, pensando alla differenza di equipaggiamento e di attrezzature dei soldati argentini rispetto agli inglesi. Questi ultimi infatti non ebbero la necessità d’infagottarsi fino all’inverosimile per proteggersi dal freddo intenso come gli argentini, perchè indossavano tute leggere, ad alta tecnologia, che permettevano loro di muoversi agilmente. L’ottuagenario Agustin Cirino ricordando i soldati argentini ha voluto costruire un veicolo a forma di bolla, che potesse trasportarli e proteggerli. Si tratta di un mezzo di trasporto bellico funzionante, il cui sistema di trasmissione è stato brevettato nel 1996, egli racconta al giornale locale LA CAPITAL, ha un colore rosso e raggiunge i 20 km l’ora. L’unico problema attuale dei due inventori, che finora hanno dato fondo a tutte le loro risorse, è quello di trovare i diecimila dollari necessari a presentare il veicolo all’ambito premio di 20 milioni di dollari, promosso dalla Fondazione di Google. “La nostra speranza è quella di educare e cambiare la visione che la gente ha della Luna” ha specificato il creatore della Fondazione X Prize , Peter Diamandis, 'La Luna è un’isola adiacente alle coste della Terra che ha molte risorse utili di cui potremo beneficiare per la nostra crescita, in quanto specie. Dovremmo imparare a guardarla da quest’altro punto di vista”.

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11/07/2008

Raptus autolesionista del Governo: l’abolizione dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO).

Con il decreto-legge del 25 giugno 2008, n. 112 è iniziata la demolizione degli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità (art. 26 Taglia-enti): dei cinque inizialmente individuati dai nostri solerti burocrati, solo tre (Ente italiano montagna; Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente; Istituto agronomico per l’oltremare) sono quelli, in fine, aggiunti al provvedimento evidentemente ispirato dalla necessità di raggranellare qualche euro, più che dalla reale volontà di curare le pustule dell’amministrazione pubblica. Tra gli enti da tagliare figura dunque anche l’IsIAO, ma, giocando alla cieca con il bisturi, il governo ha tagliato la punta del naso all’immagine Italia. L’Istituto, ente pubblico non economico a base associativa (400 soci) vigilato dal Ministero degli Affari Esteri e solo due mesi fa definito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «di ricca tradizione e di grande prestigio», è tra gli enti italiani più rispettati e attivi in diversi settori dei rapporti culturali con i paesi dell’Asia e dell’Africa. Chiunque ne avrebbe potuto verificare l’intensa attività scientifica, con ricerche linguistiche, filologiche, storiche, storico-artistiche e storico-religiose, oltre che per le missioni archeologiche, etnografiche ed etnolinguistiche attualmente operative in Afghanistan, Armenia, Cina, Giordania, Iran, Kazakhstan, Mali, Nepal, Oman, Pakistan, Sudan, Tagikistan, Thailandia, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan, Yemen. Come si è potuto non vedere che l’IsIAO promuove e coordina attività internazionali di grande prestigio per l’Italia, ed è tra i principali enti di riferimento istituzionale, in Europa e nel mondo, nel campo degli studi e delle ricerche sulle civiltà e le culture dell’Asia e dell’Africa? Sarebbe bastato uno sguardo agli oltre 120 accordi e convenzioni con Ministeri, Università, Accademie ed Enti di Ricerca in Italia e all’estero, per rendersi conto della sua utilità non solo come eccellente centro di ricerca scientifica, ma soprattutto come eccezionale risorsa di mediazione culturale verso i Paesi dell’Africa e dell’Asia. All’attento burocrate sarebbe bastato guardare all’attività editoriale dell’IsIAO. Qualora si fosse ritenuto che i periodici scientifici [tra cui, ad es., Africa (trimestrale); Cina (annuale); East and West (trimestrale in lingua inglese)] e i più di 400 volumi pubblicati nelle collane di africanistica e di orientalistica, fossero troppo “di nicchia”, sarebbe bastato sfogliare i volumi della collana di alta divulgazione culturale, compresi quelli dedicati a temi attuali come il fondamentalismo islamico, o alle bozze del Dizionario Cinese-Italiano, di oltre 120.000 voci (il più cospicuo in una lingua occidentale). Senza contare, poi, che l’Istituto svolge un ruolo di primo piano nella preparazione di molti giovani, e non più giovani, che, nei Paesi dell’Africa e dell’Asia, vedono possibilità di crescita e di lavoro. L’IsIAO, infatti, a Roma, Milano e Ravenna tiene «Corsi triennali di lingue e culture orientali» (cinese, giapponese, arabo, persiano, indonesiano, hindi, coreano ed ebraico), al termine dei quali è rilasciato un diploma con valore legale. Gli allievi sono oltre 1.000 ed è in forte crescita l’attività (oltre 200 discenti) destinata alle imprese e ad altre amministrazioni civili e militari. Si obietterà che la manovra di risanamento economico varata dal Governo richiedeva anche questo sacrificio; il fatto è, però, che la soppressione dell’Ente non produce alcun beneficio economico per l’amministrazione dello Stato. Molti ricorderanno, infatti, che l’IsIAO nasce nel 1995 con la fusione dell’IsMEO (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente), fondato nel 1933 da Giovanni Gentile, con l’Istituto Italo-Africano (IIA), fondato nel 1906. Tale fusione integrò competenze affini e contrasse la spesa pubblica, più che dimezzando l’organico, progressivamente ridotto dalle 76 unità dei due enti nel 1995 alle 36 di oggi (in realtà i posti coperti sono solo 25 a partire dal 1° luglio) e riducendo fortemente i costi per i locali occupati dai due enti. Il disavanzo, quasi dimezzato dal 2006 (da 1.200.000 Euro a circa 700.000 Euro), origina dalla situazione della finanza pubblica che ha diminuito di 929.000 Euro il contributo ordinario nel periodo 2002-2005. Nel prossimo triennio era previsto il suo totale rientro. Il contributo ordinario (attualmente di 2.350.000 Euro) copre poco più dell’80% dei costi fissi, mentre le entrate dell’Ente ammontano a oltre il doppio (5.617.912 Euro nel bilancio 2007, da entrate per proprie attività e contributi finalizzati). Non a caso la gestione amministrativa e contabile dell’Istituto è stata positivamente valutata dalla Corte dei Conti (cfr. relazione della Corte al Parlamento del 7 06 2006). Sfugge dunque a qualcuno che l’eventuale abolizione dell’IsIAO comporterebbe l’assorbimento del personale da parte del MAE e che il risparmio per lo Stato sarebbe pressoché nullo? E quando l’Ente fosse assorbito dal MAE, quale piano di dispersione attende l’eccezionale patrimonio dell’IsIAO? La sua biblioteca –che aderisce al Servizio Bibliotecario Nazionale, (Opac: www.istituticulturalidiroma.it)- comprende duecentomila volumi e duemilacinquecento testate oltre a raccolte rare di manoscritti, silografie, antiche edizioni, carte geografiche, album fotografici. Quale sarà il destino della fototeca, con cinquecentomila stampe fotografiche e ventimila negativi ereditati dal Ministero dell’Africa Italiana e, per la parte orientale, cinquecentomila foto prodotte nel corso delle missioni dell’Istituto, di cui dodicimila frutto delle spedizioni di Giuseppe Tucci nella regione himalayana, con foto uniche di monumenti tibetani non più esistenti? Che fine faranno le tremila carte geografiche (per un totale di 14.000 fogli), unica ed ultima testimonianza del Servizio Cartografico del Ministero dell’Africa Italiana? E, in fine, come si pensa di sistemare le ricchissime raccolte di archeologia e arte orientale di proprietà dell’Istituto, molte delle quali uniche in Europa? Dove andranno le collezioni africanistiche, conservate dall’Istituto, che comprendono l’eccezionale raccolta di opere di artisti italiani attivi nelle ex-colonie, oltre a materiali di interesse naturalistico, etno-antropologico, artistico e archeologico? Insomma, conviene veramente, per risparmiare poche migliaia di euro, tagliare un Ente virtuoso e di grande prestigio internazionale disperdendone l’immenso patrimonio di conoscenze e di beni? Tagliare un ente quale l’IsIAO che gode di un grande prestigio, ottenuto con una secolare storia di studi e ricerche scientifiche sempre al passo con i tempi, nei Paesi dell’Africa e dell’Asia, (certo non inferiore alla ‘Ecole Française d’Extrême Orient’ che, guarda caso, mantiene vecchie e nuove sedi in diverse nazioni dell’Estremo Oriente e dell’Asia sud-orientale) è un grave danno arrecato alla cultura italiana nella sua interezza e alla politica culturale italiana in ambito internazionale. Possiamo fermare questa mutilazione? IsIAO-Direttore di ricerca

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Di Il Cosmopolita il 11/07/2008 alle 00:00 | Non ci sono commenti

11/07/2008

Un piano industriale par la Farnesina?

Sembra opportuno seguire con attenzione tutte le azioni che scaturiscono dalla forte spinta innovatrice del Ministro Brunetta, intenzionato a trasformare la nostra macchina burocratica in un sistema efficiente ed al servizio dei cittadini. E’ forse il caso di riflettere, dopo le esperienze vissute negli anni passati, se non sia il caso di suggerire all’interessato di valutare la possibilità di utilizzare il Ministero degli Esteri quale terreno di coltura sperimentale; la disponibilità del Ministro Frattini – che, tra l’altro, ha ricoperto lo stesso incarico di Brunetta alla Funzione Pubblica – a collaborare ad un disegno profondamente riformatore dovrebbe essere scontata. La normativa sulla trasparenza recentemente introdotta grazie al determinante impulso del Ministro della Funzione Pubblica è considerata da alcuni un intralcio per la stipula di consulenze varie; alla Farnesina potranno invece essere rinvenuti materiali utili a fini didattico - pedagogici, ad esempio gli studi voluti dall’allora Ministro ad interim, On. Berlusconi, per la ricerca del “modello ideale”. Nell’eburneo palazzo di oltre Tevere non potrebbero che rallegrarsi per un tale sviluppo, considerato che nessun seguito concreto è scaturito dalle lunghe, approfondite, e verosimilmente costose, riflessioni dei consulenti chiamati all’epoca al capezzale del MAE. La situazione si è inoltre aggravata: perché il bilancio degli Esteri è stato ulteriormente ridotto; perché la rete diplomatico - consolare non è adeguata ad una situazione geo-politica profondamente mutata ed in continua evoluzione; perché a fronte delle riduzioni di organico e di bilancio sempre nuovi compiti e responsabilità vengono attribuiti agli Uffici all’estero; perché i meccanismi di selezione dei vertici ministeriali sono anch’essi obsoleti ed ispirati a criteri di appartenenza a gruppi più che a valutazioni obiettive (per quanto possibile); perché, infine, i processi di formazione ed aggiornamento cui dovrebbe essere sottoposto tutto il personale della Farnesina sono drammaticamente inadeguati. Il motto “siamo realisti, chiediamo il possibile” risulta ancora più valido se si tiene conto dell’approccio del Governo verso i servizi pubblici in generale e la Pubblica Amministrazione in particolare. Vi è consapevolezza quindi che il pur necessario rafforzamento delle strutture e delle risorse umane e finanziarie del MAE dovrà essere rinviato a momenti migliori. Potrebbe peraltro essere portata all’attenzione del Ministro Brunetta - in analogia con quanto richiesto dal Prof. Boeri al Ministro dell’Economia, On. Tremonti (Corriere della Sera del 30 giugno 2008), l’opportunità di scendere dalla rarefatta atmosfera che circonda i fannulloni verso la realtà lavorativa dei tanti che quotidianamente si impegnano per fornire servizi (anagrafici, commerciali, sostegno alle imprese, sociali, culturali, scolastici) ad una molteplicità di interlocutori, italiani e stranieri. E’ probabile che anche alla Farnesina siano presenti degli “scansafatiche”, come in ogni altra realtà lavorativa, pubblica e privata; è invece sicuro che vi sarebbe la collaborazione di tutti per individuare responsabilità e “zone d’ombra”. Un’azione del Ministro Brunetta nel complesso mondo dell’Italia all’estero consentirebbe, ad esempio, di meglio comprendere l’operato degli organismi che mesi fa siglarono, con grande copertura mediatica, un’intesa per “coordinare” le loro iniziative: ICE, SACE, SIMEST, BuonItalia, ex Sviluppo Italia, ENIT (sperando di non dimenticarne nessuno)…. In un piano industriale serio, quale sarà certamente quello immaginato alla funzione Pubblica, troverà ampio spazio un’azione di semplificazione ed accorpamento mirata all’eliminazione di qualche Consiglio di Amministrazione ed alla scomparsa di duplicati e sovrapposizioni. Forse troverà l’opposizione di qualche collega di Governo del Ministro Brunetta – che verrebbe privato del proprio giocattolino – ma riceverebbe in cambio una “standing ovation” (formula cara al Presidente Berlusconi) da parte dei cittadini italiani interessati ad una P.A. snella, ivi compresi quegli operatori italiani che stentano ad avere una visione complessiva delle nostre iniziative nei diversi Paesi e mercati. Se poi volesse davvero conquistare l’imperitura riconoscenza di altri milioni di cittadini (e di molti nostri interlocutori stranieri) il Ministro riformista non dovrebbe fare nient’altro che adoperarsi affinché il nuovo approccio federalista contenga qualche grano di saggezza per circoscrivere ed inquadrare in un organico contesto di politica estera il fenomeno delle attività internazionali di Regioni, Enti locali ed organismi vari; sino ad oggi infatti tali attività hanno prodotto, nella maggior parte dei casi, parole a mezzo di parole (o carta a mezzo di carta, parafrasando una legge economica che riteniamo di gradimento del Ministro Brunetta). Anche il Ministro Frattini, si può esserne certi, nutrirebbe grande apprezzamento per un piano industriale di tale portata e spessore. Per non menzionare il riconoscimento certo del Presidente Berlusconi, che vedrebbe finalmente portato a conclusione un processo avviato qualche anno fa ma poi trascurato per l’accumularsi di compiti sempre più impegnativi.

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