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Post di dicembre

11/12/2009

Farnesina: “Cabinet du Roi” o “spezzatino”? “Tempismo” o regime delle Capitolazioni?

Premessa. Alcuni fatti di questi giorni inducono ad una breve cronaca preliminare alle riflessioni “in progress” che “IlCosmopolita” viene conducendo sulla telenovela denominata “riforma della Farnesina”. Ci riferiamo alla doppia vicenda dell’entusiastico assenso del Governo italiano ad inviare altri mille soldati in Afganistan e all’annuncio del Segretario di Stato Clinton di un “attento” esame della condanna a Perugia di Amanda Knox per l’omicidio della studentessa britannica. Sul primo punto, che aveva meritato all’Italia la denominazione di “alleato di ferro” da parte della Clinton, basti dire che neppure la Polonia (o la Bulgaria di una volta con l’URSS) avrebbero saputo fare di meglio: dire sì prima ancora dell’annuncio di Obama a West Point, ovvero rilasciare una cambiale in bianco il cui unico evidente scopo è mantenere in piedi una copertura obbligata di Washington (“non interferenza”..) alla crisi italiana e al suo maggiore protagonista. Purtroppo quando si scambia l’alleanza con la “compiacenza”, si apre la strada al disprezzo dell’interlocutore. Infatti il Segretario Clinton si è permessa una sia pure moderata intromissione in questioni che riguardano la giustizia criminale italiana, in sostanza una uscita dal seminato che avrebbe dovuto suscitare una immediata “messa a punto”. Nulla di tutto ciò, anzi uno dei più compiacenti commentatori italiani di politica internazionale è arrivato a sostenere che l’”incidente” (provocato da chi?) non avrebbe avuto conseguenze per noi negative grazie al “tempismo” dell’adesione italiana al piano “go in”, “go away” che peraltro costituisce a detta di molti seri osservatori statunitensi la prima “buccia di banana” dell’Amministrazione Obama. Cosa ricavare da questa premessa (a parte la rinnovata constatazione che l’Italia è il recordman del rovesciamento della logica elementare)? Ebbene la certezza che – come l’assenza di dibattito sull’ulteriore impegno militare conferma inequivocabilmente – la politica estera dell’Italia non costituisce terreno né di confronto, né di consenso, né di mobilitazione nazionale. Dunque, la Farnesina - come strumento pubblico di “settore” - èsuperflua. Ed infatti.... D’altro canto il quadro dell’attuale politica internazionale del nostro Paese sembra ormai concentrato su un solo tema: come realizzare – in un futuro più o meno prossimo – una transizione soffice dal berlusconismo al post-berlusconismo. L’Italia in quanto tale più che il protagonista è il “set” della vicenda. Non bastasse l’allineamento “tempista” – anzi anticipatorio - alle scelte statunitensi, c’è anche l’inusitata panoplia delle intese (segrete, personali, private?) con un assortimento quantomeno bizzarro da Lukashenko a Gheddafi fino all’opzione perfino sentimentale con i post-comunisti russi. Intanto l’isolamento dell’Italia in Europa è arrivato fino alla sanzione delle candidature “a perdere” Presidenza, Esteri fino a conservare a Bruxelles “ope legis” soltanto il “quadrumiviro” Tajani. Ovvio che arrivati a questo punto (senza un reale “flatus vocis” delle forze politiche cd d’opposizione) finisca in archivio definitivamente anche l’aspirazione di alllineare la Farnesina e la rete agli standard europei e viceversa monti alla ribalta un’operazione “new mind set” (già annunciata dal Ministro Frattini) in cui l’ormai irreversibile liquidazione di un già prestigioso “public service” venga camuffata in avveniristico rilancio. Ma di che? Certo non della politica internazionale, forse di “X Factor”. D’altro canto, mentre il vecchio Cabinet du Roi va in soffitta, si afferma lo “spezzatino” dei rimasugli di Farnesina e di rete diplomatico-consolare trattati alla stregua di un’azienda decotta: l’importante è che non si sappia. Che anzi si creda che con poche centinaia di euro all’anno per ciascuna sede l’Italia assista pubblicamente i nostri interessi economici e ci si rallegri grazie alla capacità mediatica dell’importante ruolo del nostro Paese. Continua.

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Di Il Cosmopolita il 11/12/2009 alle 00:00 | Non ci sono commenti

11/12/2009

Non siamo andati o non ci hanno invitati?

Il sito degli Esteri della Germania riporta un’interessante incontro sviluppato intorno alla domanda: “Il ventunesimo secolo è caratterizzato dalle dipendenze globali ed i conflitti, l'influenza calante degli stati-nazione e l'aumento degli attori non-stato e dei networks. Che ruolo si va delineando per i ministeri degli esteri e cosa fanno per adattarsi alla nuova situazione?” Lo stesso sito riporta che il Ministero degli Esteri Tedesco ha riunito a Berlino per un congresso di due giorni esperti dei Ministeri degli Esteri di Stati Uniti, Canada, Gran-Bretagna, Francia, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia ed è già programmato che si svolga nei Paesi Bassi una riunione di ulteriore approfondimento chissà se per allora si ricorderanno di noi e nel caso se noi riterremo utile partecipare?

ARCHIVIATO IN Farnesina

Di Il Cosmopolita il 11/12/2009 alle 00:00 | Non ci sono commenti

11/12/2009

Il Zonda

di Francesca Morelli

E’ il vento che soffia dalla cordigliera delle Ande e si abatte sulle valli subandine, durante i mesi che vanno da maggio a ottobre. Una leggenda degli indios Calchaquí narra che la madre terra Pachamama volle punire l’indio Huampi famoso cacciatore della zona andina, per aver esagerato nell’'uccisione della selvaggina, mandandogli un vento fortissimo, dal suono quasi umano, che gli bruciò il viso e fece cadere tutti i frutti e i fiori attorno a lui. Da allora il Zonda soffia sulle valli con tutta la sua furia. Scientificamente è considerato simile a altri venti caldi quali il Foehn, il Chinook degli Stati Uniti e del Canada, il Berg-wind del Sudafrica, il Norwesterly della Nuova Zelanda. Si forma in un centro profondo di bassa pressione che, nel caso del Zonda, corrisponde all’oceano Pacifico e manda aria fredda verso il continente. Quando l'’aria impatta con le alte montagne andine si riscalda, perde l’umidità e scende caldissima sopra la valle del Zonda ubicata all'’est della cordigliera. Normalmente il vento soffia di pomeriggio a 50 km/h, in coincidenza con il periodo di minor stabilità termodinamica. Spesso raggiunge i 100 km/h sollevando una quantità enorme di polvere da cui è difficile ripararsi. In alta montagna il fenomeno del Zonda si manifesta diversamente che nelle valli, provoca nuvolosità di tipo “altocumulos-lenticularis”vale a dire nubi a forma di lenticchia, di mandorla o di Ufo che fanno precipitare abbondanti nevicate. Il vento prende il nome dall’alto crepaccio del Zonda situato nella provincia di San Juan, regione di Cuyo; il fenomeno metereologico intimorisce a tal punto gli abitanti della zona con le sue folate caldissime che, spesso, gli amministratori locali decretano la chiusura di scuole e luoghi pubblici, per evitare che la fascia di popolazione più debole possa essere esposta ai suoi effetti negativi. Si annuncia infatti, nei giorni precedenti al suo apparire, provocando emicrania e nausea e successivamente stimolando reazioni asmatiche e allergiche nella zona tracheale, nonché tosse e spasmi bronchiali. Per i più piccoli viene raccomandata una scarsa esposizione al vento, una diminuzione dell'’attività fisica e un’'alimentazione ricca di liquidi, frutta e verdura. Nelle persone cardiopatiche produce un’'alta percentuale di mortalità.

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Di Il Cosmopolita il 11/12/2009 alle 00:00 | Non ci sono commenti

11/12/2009

Nuova architettura istituzionale dell’Europa Unita: serve ancora questo vecchio Ministero degli Esteri italiano?

Il tentativo di sdoganare la ristrutturazione del Ministero degli Affari Esteri in un'’ottica aziendalistica si scontra in maniera fragorosa con la necessità di ridisegnare radicalmente la nostra politica estera all'’indomani del'l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Per cercare di comprendere questo passaggio storico che definisce un quadro unitario di iniziativa politica, economica e culturale europea basta la considerazione che è durato ben 8 anni il percorso intrapreso per disegnare e condurre in porto il progetto di riforma delle istituzioni europee necessarie ad assicurare il funzionamento dell'’Unione a 27. Con la firma della Repubblica Ceca si è anche bloccato il tentativo dei conservatori inglesi che avevano minacciato, qualora il trattato non fosse stato ancora applicato nel momento delle elezioni inglesi che ritengono di vincere, di sottoporlo a referendum abrogativo nel 2010. La figura dell’'alto rappresentante per la politica estera europea (PESC) avrà un ruolo estremamente importante perché ricoprirà anche il ruolo di Vice Presidente della Commissione Europea e sarà a capo del servizio diplomatico comune che rappresenta la vera novità del trattato. Esisterà un corpo diplomatico europeo che orienterà la politica estera europea e verosimilmente giocherà un ruolo significativo già negli equilibri planetari nell'’immediato futuro. A fronte di questa “rivoluzione copernicana”, che segue quella altrettanto importante della istituzione della moneta unica nel 2000 ed a cui vorremmo si collegasse lo smantellamento degli eserciti nazionali (pensate l'’ammontare dei risparmi da utilizzare a vantaggio dei settori sanitari, dell'’educazione, ambientali e sociali), gli attuali gruppi dirigenti politici ed amministrativi della Farnesina cercano di “blindare” l’organizzazione del nostro dicastero tornando indietro di 50 anni, disegnando una struttura interamente tematica, dimenticando tutte le esigenze di coordinamento e di raccordo con i nuovi organismi europei e le nuove emergenze e priorità del contesto internazionale. Ed anche la realtà sindacale deve avviare una profonda metamorfosi a monte di una situazione del lavoro a livello sovranazionale aggredita dalla recente vicenda General Motors-Magna/Opel e dalla proclamazione di uno sciopero generale dei metalmeccanici tedeschi e necessita sempre di più di piattaforme continentali per disciplinare i settori produttivi, le pubbliche amministrazioni ed i servizi sociali nell’'Unione Europea. La generale situazione di insicurezza ed instabilità nel mondo del lavoro ha bisogno di rivendicazioni e piattaforme sindacali continentali istituendo un secondo livello di contrattazione decentrata non a livello nazionale bensì regionale per affrontare le problematicità produttive locali. E se provassimo a considerare la possibilità che per tutti i paesi dell'’Unione non siano più necessarie strutture di politica estera come quelle attualmente esistenti, che occorra invece realizzare dipartimenti nazionali di interfaccia con Bruxelles, uffici diplomatici comuni, istituti culturali europei, nuovi dipartimenti per le politiche migratorie ed immigratorie, moderne unità consolari europee sui territori, procedendo ad una radicale distinzione delle figure professionali specialistiche tra i due settori (esperti diplomatici per la politica estera e esperti amministrativi per le tematiche di emigrazione ed immigrazione)? L'’ipotesi di riorganizzazione della Farnesina, proposta dal Segretario Generale, è in netta controtendenza rispetto al percorso internazionale in atto e disegna una struttura pre-DPR 18/67!!, impedisce di fatto ogni possibilità di coordinamento politico ed operativo con la nascente struttura europea e svilisce le strutture e le professionalità esistenti ad una funzione di supermarket commerciale.

TAG unione europea farnesina pesc commissione europea

ARCHIVIATO IN Farnesina

Di Il Cosmopolita il 11/12/2009 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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