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Post di novembre

03/11/2010

Tutto secondo pronostico

Il pronostico è rispettato. Il Cosmopolita del 24 settembre titolava “Schiaffo all’Italia o alla sua diplomazia?” a proposito delle nomine al servizio diplomatico europeo (SEAE). L’articolo azzardava il pronostico che le nomine successive, quelle ai posti apicali del SEAE a Bruxelles, erano già decise nonostante la selezione fosse allora in corso. Mai pronostico fu più facile.

Lady Catherine Ashton ha confermato le scelte già note: un francese come Segretario Generale esecutivo, una tedesca ed un polacco come Segretari Generali aggiunti, un irlandese come Direttore Generale operativo. All’Italia – ne riferisce La Stampa – spetterà un posto per la gestione delle crisi che reca in filigrana il profilo di un dirigente del nostro Dipartimento Protezione Civile. Dirigente che – sostiene La Stampa – è stato individuato da Lady Ashton “spontaneamente”, senza che intervenissero pressioni da Roma.

Ora, se della spontaneità di questa scelta si può dubitare, non si possono avere dubbi circa il pregiudizio negativo che circonda la nostra diplomazia appena si avvicina ai posti europei. Il pregiudizio suscita interrogativi affatto spiacevoli. I nostri candidati sono generalmente inidonei ai posti cui concorrono? I nostri candidati non si valgono di un sostegno adeguato delle Autorità? Sono domande che dovremmo tutti porci con estrema franchezza, se vogliamo mettere in campo le contromisure. Sempre che riconosciamo al SEAE la priorità che la Farnesina dichiara di riconoscergli. Dalle due prime tornate di nomine il bilancio per noi non è fausto. Ne emerge l’immagine di un corpo professionale, cui pure accreditiamo un certo valore, come ripiegato su se stesso e sulle traversie domestiche: una squadra forte in casa ma esitante in trasferta e perciò destinata a non correre mai per la vittoria.

Da qualche parte si dirà che neppure ora il giudizio sulle nomine SEAE è definitivo, che altre assegnazioni verranno a noi favorevoli, che altri stati membri non fanno meglio, e via ridimensionando. Una riflessione – lo ribadiamo - si impone ed allo sforzo andrebbero chiamate anche le forze sindacali più rappresentative, senza che pochi pretendano l’esclusiva del saper agire.

La forza negoziale della Farnesina è a rischio anche per altri episodi, questi di natura interna. Ma nel nostro sistema tout se tient. Si raggiunge l’accordo sul FUA, il fondo che sostanzialmente integra le magre retribuzioni dei dipendenti non diplomatici, e MEF e Funzione Pubblica interpretano l’intesa in maniera così restrittiva da renderne difficile l’applicazione. Eppure il Ministero Esteri ama presentarsi come il primo della classe. E dunque dovrebbe meritare il trattamento che i bravi insegnanti riservano ai bravi alunni. Brunetta emana una qualsiasi circolare e noi siamo i primi ad applicarla, anche a costo di spostare i nostri dipendenti alla periferia di Roma per un test che alcuni, i più benevoli, ritengono ridondante. Tremonti chiede di tagliare gli incarichi dirigenziali e noi sacrifichiamo più Direzioni generali del necessario. Una foga legalitaria che nessuno fuori riscontra. Del FUA s’è detto. Dei tagli del Tesoro basti aggiungere che continuano a colpire indiscriminatamente buoni e cattivi, amministrazioni che risparmiano e amministrazioni che dilapidano.

Un aggiustamento di rotta s’impone specie nelle relazioni sindacali. Si riconosca ai Sindacati la razionalità di certe loro proposte e la fondatezza di certe loro riserve nel caso della riforma.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 03/11/2010 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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