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18/05/2011

Intervento di Paola Ottaviani all’assemblea del SNDMAE del 20 aprile

Mi dispiace che il Ministro si sia allontanato: nell’apprezzare la sua partecipazione a questa Assemblea gli avrei ricordato che come sindacati CGIL-CISL-UIL chiediamo di incontrarlo da 5 mesi. Superato questo inciso passo al mio breve intervento. Anche io ringrazio a nome della CGIL Esteri il SNDMAE per l’invito, rivolto a tutti i sindacati del MAE, a partecipare in maniera attiva a questa Assemblea. Auguro a Maria Assunta Accili buon lavoro e le assicuro che continueremo con lei lo stesso costruttivo rapporto che avevamo stabilito con Cristina Ravaglia. Due donne di seguito al vertice del SNDMAE, sono un un segnale che non posso che apprezzare. Importante è stata la collaborazione tra i nostri due sindacati sul contratto diplomatici e quella che si sta sviluppando su recenti tematiche in discussione con l’Amministrazione. Mi sembra evidente che si voglia sottolineare la grave situazione della Farnesina e cercare punti di convergenza per un’azione comune.

Concentrerò l’intervento su tre punti: - Crediamo che sia a rischio la sopravvivenza stessa di un Ministero Affari Esteri efficiente ed al servizio della Repubblica. I tagli di bilancio effettuati e quelli che, temiamo siano previsti, stanno portandola Farnesina sotto la soglia minima di sopravvivenza. Se continua così, tanto vale dichiarare la chiusura del Ministero e consegnare le chiavi ad altri gestori. Noi condividiamo quanto dichiarato dal Presidente della Repubblica all’Assemblea degli Ambasciatori del 2010: certe pubbliche funzioni vanno mantenute a livello centrale. Siamo convinti, che, neppure nel più federale degli stati, la rappresentanza esterna è regionalizzata o privatizzata. Ma la conseguenza deve allora essere fornire di strumenti e risorse tale struttura che svolge un ruolo fandamentale per il Paese.

La Farnesina invee perde di peso se non di competenza a favore di altri soggetti. Il fenomeno è certamente provocato dalle restrizioni di bilancio ma anche da scelte politiche che lasciano larghe zone di rappresentanza esterna ad altri Ministeri. L’attivismo dell’Economia (il 60% dei fondi della cooperazione) è apparentemente irrefrenabile. Il Ministro degli Interni può chiedere l’uscita dell’Italia dall’Unione europea e noi ne parliamo come di una battuta dettata dalla stanchezza. Il personale amministrativo del Ministero è in sofferenza. Con il blocco del turn over le aree funzionali, fra qualche anno, diverranno una specie scomparsa. Nel giro di 10 anni saranno ridotte del 70%. Questo è il risultato di una politica delle risorse umane priva di programmazione. Il Ministero non può essere un circolo diplomatico, una sorta di centro studi, chiuso in se stesso, che non eroga più servizi alla cittadinanza. Né può affidare compiti istituzionalmente delicati e di responsabilità esclusivamente a personale assunto in loco o a pletore di consulenti che alla fine costano più del personale delle aree funzionali e non sempre garantiscono la stessa professionalità e responsabilità. In una situazione come questa l’Amministrazione deve fare delle scelte chiare.

- Il secondo punto riguarda la trasparenza amministrativa. Trasparenza significa anzitutto che tutti gli incarichi vanno conferiti sulla base della comparazione aperta tra i candidati e del merito professionale. Basta con le cordate di potere o di amicizia. L’Unione europea pubblicizza tutti i posti del SEAE, la nostra amministrazione comincia solo ora, perché costretta dalla legge, a pubblicizzare i posti per la dirigenza amministrativa. Nessuna norma vieta di fare altrettanto con tutti gli incarichi diplomatici di rilievo, all’interno ed all’estero. Trasparenza significa anche certezza sull’età e sul trattamento di pensione, certezza che alle promozioni segua l’incremento economico, certezza che le missioni non siano un danno per i dipendenti.

- il terzo punto riguarda la correttezza nei rapporti sindacali. Spesso i Sindacati sono tenuti all’oscuro di decisioni importanti di cui vengono a conoscenza solo a cose fatte. Spesso, quando il loro parere è richiesto, la consultazione è solo un rito e le legittime proposte o preoccupazioni sono liquidate come resistenza corporativa. Se ci avessero ascoltati nel processo di riforma alcuni guasti si sarebbero forse evitati. La partecipazione dei Sindacati alla vita e al governo del Ministero, visto che essi rappresentano la maggioranza del personale, dovrebbe essere considerata un arricchimento al processo decisionale. Il personale del Ministero deve essere motivato, avere il giusto riconoscimento del proprio lavoro (oggi “brunettianamente” definito “benessere organizzativo”) e della propria professionalità perché è indispensabile affinché la macchina funzioni al meglio ! Questo è il messaggio che dobbiamo lanciare specie ai giovani assunti e quindi ai giovani diplomatici. Ci preoccupa che essi non si iscrivano ai Sindacati. Rispondono al cattivo segnale che l’impegno civile non paga. Dobbiamo convincerli a stare con noi nelle giuste battaglie.

Su questi punti e sugli altri che vorrete proporre siamo aperti alla discussione ed a valutare eventuali azioni comuni. Buon lavoro!

Di Il Cosmopolita il 18/05/2011 alle 00:00