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Post di agosto

02/08/2011

Compromesso a Washington, débacle a Roma.

Mentre i Repubblicani statunitensi e i “descamisados” dei “Tea Parties” incassano quella che – dalle colonne del “New York Times” - il Nobel Krugman definisce senza mezzi termini la “resa” del Presidente Obama che ha sì raggiunto un compromesso “salva faccia” (e salva “rating”), ma esce di fatto sconfitto sia sul terreno di quello che resta del welfare americano, sia su quello (ancora più sensibile) dell’esclusione dei super-ricchi dal mantra dei “sacrifici”, la crisi versione italiana continua a macinare picchi di insipienza planetaria.

Il duro (“ricattatorio” secondo Krugman)confronto di Washington ha sacrificato sull’altare della credibilità nazionale della superpotenza globale (sempre più: “fino a quando?”) i residui frammenti di un progetto “inclusivo” che aveva sedotto solo un paio di anni fa l’opinione pubblica mondiale, le vicende italiane - imbricate non già nei problemi del Paese bensì nella variegata lotta di successione al “caimano” – sembrano confermare l’assioma della destra statunitense secondo il quale il Governo è il problema, non un possibile strumento della sua soluzione. In Italia sarebbe più realistico includere nella nozione di Governo quella della “Nomenclatura” politica poiché essa è – al di là delle anchilosate differenziazioni tra maggioranza ed opposizione e tra queste e i numerosi plotoni di “terzisti” – più che il luogo della mediazione e della proposta il nocciolo duro della diversione ed in ultima analisi dell’oscuramento della volontà collettiva di rilancio del Paese.

Dai “Ministeri” padani, alla catena di scandali (il cui significato profondo non è tanto la non necessaria conferma dell’inesistenza di primati “etici” quanto l’assenza di qualsivoglia credibilità nei propri dirigenti) giù giù fino al “successo” del voto “nazionale” su di una manovra iniqua e sbagliata, gli sviluppi nostrani della crisi planetaria confermano un clima da “debacle” e, al tempo stesso, un distacco dalla realtà davvero preoccupante soprattutto in vista della sempre possibile era post-berlusconiana.

Il contesto internazionale – ed i suoi dati - è stato più volte illustrato da “IlCosmopolita” e non vi ritorneremo se non per un solo punto ovvero quello del tutto ovvio, che senza iniziative che rimettano al centro l’economia reale (quella della produzione, dei bisogni su scala planetaria, dell’impiego, dell’innovazione e dei progetti) e non le dubbie terapie della finanza, la crisi continuerà il suo mortifero corso.

Ed anche qui nel nostro Paese si registra un solo primato: quello del massimo dei paradossi, come ad esempio l’inedita convergenza che dal “patto dei produttori” (lavoratori ed imprese) va ora estendendosi al mondo della finanza fino all’obiettivo finale di un calderone dal quale non viene escluso neppure l’artefice massimo dell’attuale disastro. E non è un caso il fatto che non si possa neppure ancora escludere l’ipotesi di una sua elezione da parte del pletorico Parlamento nazionale alla Presidenza della Repubblica.

Rimedi? I soliti proposti dalla esausta – ed indifferente – fantasia politica italiana: il ricorso ad anziani professori (peraltro mai testati nelle responsabilità di Governo) in Governi “tecnici” ovvero Gabinetti di larga intesa ma a linea univoca (es.: “i sacrifici”). Insomma una fuga senza fine di fronte alla quale l’ulteriore battuta d’arresto di Obama appare come la Stalingrado sovietica di fronte ai nazisti.

Ed infine – come di consueto – la politica estera del nostro Paese. Omettendo di reiterare le analisi critiche (ormai confermate) sul mascheramento della dismissione della funzione pubblica in campo internazionale con uno pseudo riformismo tecnocratico, ci limiteremo a ribadire come lo squilibrio gigantesco tra strumento militare (mortifero e fallimentare) e quello diplomatico in senso lato sia giunto al suo capolinea e richieda un intervento politico. La farsa della cancellazione dell’ICE (già affidata alla palese incompetenza del pluridecennale Segretario Generale della Farnesina) è soltanto un piccolo tassello non soltanto dell’assenza di ragionate decisioni quanto piuttosto della programmatica rinuncia a giocare un ruolo internazionale commisurato se non al peso del nostro Paese almeno alle possibilità che gli erano comunque offerte.

I militari morti in Afganistan in uno stillicidio senza fine ne sono un altro, e di ben maggiore gravità. Che altro non si possa fare rimane questione non solo da dimostrare,ma perfino da porre a discussione.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 02/08/2011 alle 00:00 | Non ci sono commenti

02/08/2011

Un matrimonio molto civile

di Francesca Morelli

Girellando per Buenos Aires è facile imbattersi in piccoli gruppi, all’uscita di un edificio, che festeggiano per strada. Incuriosita da tali eventi, mi sono ritrovata in un giorno dell’inverno australe, al terzo piano di un immobile degli anni ’40, a due passi dall’obelisco, rifinito con marmi intarsiati e specchi, quale spettatrice per caso del matrimonio di Eduardo e Miguel, questo il nome degli sposi che stavano per coronare il famoso sogno d’amore. Una quantità di amici e colleghi erano presenti per i saluti di rito e per assistere alle nozze. Mi sono infilata anch’io in una delle stanze apposite, arredata con semplici sedie di legno molto sobrie per gli invitati, più pompose e leggermente buffe per i “contraenti”.

In pochi minuti dietro una piccola scrivania il giudice di pace ha letto alcuni articoli del nuovo codice civile argentino, ricordando diritti e doveri reciproci, ha chiesto agli astanti un breve discorso e davanti a due testimoni ha decretato l’avvenuto matrimonio. I ragazzi sono poi scesi al pian terreno, in giardino, dove gli invitati hanno potuto concludere la cerimonia, lanciando una pioggia di riso.

In Argentina, la legge 26.618 e il decreto 1054/10, dal luglio dell’anno scorso hanno sancito il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Anche il codice civile in molti dei suoi articoli è stato modificato per permettere alla coppia un’unione legale. “I contraenti” sostituiscono il termine “uomo e donna” e il matrimonio celebrato da un pubblico ufficiale può svolgersi nelle Circoscrizioni di quartiere o, in caso di malattia, nella residenza degli sposi, purchè in presenza di testimoni.

A soli due mesi dall’approvazione della legge sono state 240 le coppie omosessuali che nel 2010 hanno contratto matrimonio, l’Argentina è il solo Paese latinoamericano oltre al Messico ad aver promosso la legge sulle nozze egualitarie; nozze i cui utili organizzativi nessun wedding planner è disposto a farsi sfuggire. I prezzi rispetto ad un matrimonio eterosessuale aumentano di un 20/30% perchè, sostengono gli organizzatori, la coppia gay è più sofisticata e le richieste di informazioni e preventivi fioccano a decine ogni settimana nelle neo-società specializzate, che oltre all’evento si occupano dell’organizzazione della luna di miele.

Eduardo e Miguel prima di lasciare la Circoscrizione mi hanno confessato che sarebbero partiti per una crocera all inclusive, in Grecia e Turchia con tappa finale a Parigi, felici di pagare i cinquantamila pesos, l’equivalente di circa diecimila euro, per festeggiare la loro ventennale unione, con un civilissimo matrimonio.

ARCHIVIATO IN Succede a...

Di Il Cosmopolita il 02/08/2011 alle 00:00 | Non ci sono commenti

02/08/2011

Letteratura alta e letteratura di genere.

Jo Nesbo è autore di noir e conosce il meritato successo dopo il clamore suscitato dalla trilogia di Stieg Larsson e dalle vendite sempre alte di Hennig Mankell. Un norvegese e due svedesi, per non citare Anne Holt e altri ancora che affollano le librerie con i loro romanzi provenienti dal freddo. Tutti costoro, ed in particolare Nesbo, sono interrogati dalla stampa su cosa accade in Norvegia dopo la strage. O meglio, come possa accadere un fatto del genere in un paese socialdemocratico, anzi così socialdemocratico da avere modificato alcune regole di comportamento. Tutti, in Norvegia, si danno del 'tu' a prescindere da rango e condizione.

Nesbo ricorda che sotto la superficie socialdemocratica batte il cuore di tenebra del nazismo e dei miti ariani. Un cintura ariana copre il nord Europa che, a differenza della Germania, ha fatto poco e probabilmente male i conti col passato. Passato che riaffiora nella tragedia di questi giorni e che gli scrittori di noir fanno rivivere con la scrittura.

Non è un fenomeno nuovo in letteratura. L'America del proibizionismo trova il suo cantore in Dashiell Hammett, la California rampante il suo pittore in Raymond Chandler. In Italia ci prova De Cataldo con il suo romanzo criminale e, sommessamente come nel suo stile, Camilleri con la saga di Montalbano. Nella quale la mafia ci sta ma è come se non ci fosse: evocata come scenario di fondo. Il confine fra letteratura alta e letteratura di genere si assottiglia. Quella di genere diventa racconto senza aggettivi degli umori sociali che appaiono e di quelli che covano sotto. Descrive il cuore di tenebra che Conrad situò in Oriente e che invece batte dentro il nostro corpo europeo di cittadini illuminati e perennemente attratti dal buio.

Non basta scrivere di xenofobia e razzismo. Occorre una pedagogia quotidiana perchè i loro fantasmi tornino là dove meglio stanno: nello scantinato della nostra memoria collettiva.

ARCHIVIATO IN Europa

Di Il Cosmopolita il 02/08/2011 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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