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Post di settembre

26/09/2012

Il “Sistema Italia” tra maglioni e mocassini

L’esplosiva “querelle” tra Diego Della Valle e Sergio Marchionne - al di là dei toni usati e del tutto simili agli epici scontri tra la Signora Cecioni e la Sora Lella nello spelacchiato giardino condominiale - non ha soltanto costituito un rinfrescante intermezzo nei giorni tormentati della débacle del centro-destra laziale tra la Signora Polverini ed il gaio ciclope di Anagni ma offre piuttosto il destro per qualche osservazione sulla consistenza di quel “sistema Italia” una volta affidato anche alle capaci mani della Farnesina. E, d’altro canto, mentre su questo episodio (apparentemente locale) una prima risposta era già stata fornita dai sondaggi che davano la fiducia dei cittadini nei partiti politici largamente al di sotto del 10% (cioè meno di uno su dieci, confermando il “successo” comparativo dell’attuale formato europeo ormai peraltro sceso ad un “fiducioso” su tre interpellati), la rissa tra industriali imprenditori poteva apparire come una questione “tra loro”. Il che non corrisponde al vero e vediamo perché. Infatti ciò che l’episodio mette finalmente in luce – almeno ai nostri occhi - è che la politica industriale è un tema che soltanto un liberismo non più “neo”, quanto piuttosto sovversivo o quanto meno corsaro, ha voluto far credere al Paese nel corso degli ultimi decenni. Risiede qui un deliberato equivoco che, ove generalizzato, affiderebbe la politica dello smaltimento dei rifiuti agli spazzini, la politica internazionale ai diplomatici ed altri addetti e così via corporativizzando. Il che, più o meno, è quanto l’eclissi della politica nazionale ha realizzato da almeno un trentennio a partire dalla dismissione dell’industria pubblica e dalla privatizzazione del settore bancario ecc. ecc.: con le conseguenze sotto gli occhi di tutti e con lo spaventoso ritardo in cui si trova l’Italia a fronte di tutti i suoi competitori che ritengono universalmente essere la politica industriale una responsabilità governativa, magari parlamentare e – perché no di tutti i cittadini. Così mentre il Governo aspettava trepidando (ed il Ministro Fornero presenzialmente cinguettando) il verbo del nordamericano italiano noto indossatore di un solo (speriamo modello, non capo) maglione, l’irruento fabbricante di mocassini alla moda irrompeva sulla scena vuoi presumibilmente per reclamare una parte della “marmellata” pubblica, vuoi – sempre presumibilmente – per denunciare la monocultura della grande fabbrica (e del grande ricatto occupazionale). Insomma i due, rompendo il patto che da sempre lega i maglioni agli scarponcini, avviavano (del tutto inconsapevolmente) il dibattito sulla consistenza del “sistema Italia”. Fuori scena – come al solito - il Governo dei tecnici bocconiani. Come al solito al riparo dei propri abiti grigi e “stranamente” incurante dell’ormai troppo esibita trasgressione “casual” dell’ex “enfant gaté” Fiat ed anzi ci si domanda quando i portoni di Palazzo Chigi si apriranno agli elmetti e tute degli operai vittime dell’assenza trentennale di politica industriale, ovvero quando si dismetterà l’ormai evidente aspirazione a riportare i lavoratori allo status (anche estetico) della “Metropolis” di Fritz Lang. Mentre tutto ciò avviene prosegue con ferrea determinazione lo smantellamento di una Farnesina (per definizione, ma non più nei fatti) che da Amministrazione pubblica preposta alle relazioni internazionali del Paese e da – mancata – Agenzia nazionale di pubbliche relazioni si è autodeclassata ad ectoplasma non si neppure più di che cosa. Alcuni quesiti al riguardo. Con che principi sono stati effettuate le ultime nomine di Ambasciatori in importanti sedi diplomatiche? Che fine hanno fatto i marò che il Sandokan ministeriale Staffan de Mistura avrebbe dovuto salvare dagli Indiani ed anzi che fine ha fatto lui medesimo e l’Ambasciatore a Delhi che ha presieduto al pasticcio. O anche che ne è del fascio rock Vattani junior e dell’inchiesta ministeriale? O forse il “Ministro Terzi” lo ha ingaggiato per allietare le sue serate, praticamente svuotate dall’esclusività del dossier europeo su cui ovviamente non mette bocca avendo capito che il mondo e l’Europa sono entità separate…. O, su un piano più generale, come il Ministero convive con lo “zombie” del redivivo ICE, a difesa appunto del “Sistema Italia”? Eccetera eccetera.

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Di Il Cosmopolita il 26/09/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

26/09/2012

Conversazione con il Marziano amante di Pirandello

La conversazione dell’Assunta con il Marziano mi ha lasciato un pò interdetto, chissà perchè tutta questa attenzione per il potere; e poi la metafisica della qualità di Pirsig. Sono dunque curioso di sapere cosa ha da dirmi oggi, sembrava avere in serbo delle novitá. Eccolo che arriva. Marziano: hai pensato? Il tempo stringe, presto dovrò tornare su Marte. Io: ho rinfrescato un poco le mie poche conoscenze sul potere e rimango fautore della linea realista (machiavellico - marxista – schimittiana). Per ciò che riguarda la componente sociale del potere, vista in un quadro di legittimità weberiana (carismatica e burocratica), mi piacciono Pareto e Mosca; l’analisi della natura narcisistica e pertanto irrazionale del potere, inteso come “volontà di potenza”, va inquadrata invece in una danza serrata tra Nietszche, Sartre, Heidegger, Foucalt, Lacan e vari altri; fino a Negri, Zizek e Bernardo Provenzano. Marziano: sei di buon umore, vedo. Quindi come ti poni rispetto al potere? Io: sono consapevole che è la forza degli interessi che muove la politica (ed alla fine muove quasi tutto). Peró la è la articolazione fra valori e interessi che alla fine determina la legittimità di questi ultimi nella legislazione. Questo mi rende allo stesso tempo realista e radicamente democratico. Credo che non ci sia possibilità di pace sociale senza un contratto sociale largamente condiviso ed un rispetto comune di un sistema giuridico ed istituzionale. Sono genuinamente liberale, credo. Marziano: liberale e non liberista. Caro amico umano, hai visto che lo stop dell’uomo dei mercati - del direttore d’orchestra incaricato Draghi - ha prodotto i suoi effetti: la volatilità inizia a diminuire. Monti parla addirittura di fase B. Però il dato strutturale della crisi resta irrisolto. Si continua a comprare tempo a caro prezzo e a vagheggiare più Europa politica mentre l’Unione Europea di fatto si sta disintegrando. Intanto i focolai di tensione si stanno moltiplicando. Io: Continui quindi a pensare che la crisi sia di sistema e non solo congiunturale? Marziano: Assolutamente si. Si tratta di una crisi di civiltà, per questo tutti si stanno muovendo su tutti gli scenari. Vedremo chi avrà la meglio alla fine. Il problema comunque non è mai stato così chiaro: burro o cannoni? Bisogna ripartire dalle domande fondamentali: cosa, come e quanto produrre e come distribuirlo secondo equità e merito. O più esattamente delineare una globalizzazione che serva gli interessi dell’uno per cento della popolazione ovvero quelli del restante 99%. Per questo è tornato prepotentemente in campo il conflitto sociale, dopo che la grande moderazione ed il pensiero unico lo avevano di fatto espunto dal dibattito. Io: spiegami meglio. Tu dici che la crisi ha messo in discussione i rapporti di forza consolidati a livello internazionale e la legittimità delle élites, ma che la forza di inerzia sistemica del liberismo (e la mancanza di un credibile progetto alternativo) impedisce di prendere le misure necessarie per risolvere democraticamente la crisi? Marziano: si, ma comincia a farsi strada la sensazione che non possiate continuare a navigare a vista guidati dai Capitan Schettino. Dovreste agire. Io: ma come siamo arrivati a tanto? Siamo al quarto anno di crisi. Marziano: ti rispondo come Joe, nei 49 Racconti di Hemingway: “dapprima lentamente, poi d’ un solo colpo”. In fondo in questa crisi è in gioco la legittimità delle élites a continuare a godere di privilegi feudali e di guidare l’andamento del mondo. Vedremo come reagirà la moltitudine e se ci sarà una primavera occidentale, ne dovresti parlare con Popovic . Intanto quella araba si sta trasformando in un boomerang, come era ampiamente prevedibile. Poi è venuto il tempo di considerare con maggiore attenzione alcuni ragionamenti della Modern Monetary Theory (MMT). Io: ti riferisci alle tesi sostenute da Paolo Barnard nel suo pamphlet “Il più grande crimine”? Marziano: no, parlo del dibattito accademico americano poi rilanciato in Italia da Sergio Cesaratto. Quella di Barnard è una ricostruzione affascinante, ma un pò romanzata. Io: comunque di fatto sono in molti a sostenere che oramai si è verificata una scissione tra potere democratico (la politica) ed il potere reale. I mercati sembrano non avere più bisogno del patto sociale si impongono con la pura forza degli interessi. Ne parla recentemente anche Baumann. Marziano: sicuramente è cosi. Poi è scomparsa la solidarietà, guarda la UE, ed è una follia; però nella follia c’è sempre una logica e la logica è terrorizzare l’opinione pubblica ed imporre le riforme strutturali; comunque, il gioco gli è sfuggito di mano, bisogna tener presente che ci sono degli “side effects” in ogni strategia, un’eterogenesi dei fini non prevedibile, così che il sentiero si fa sempre più esplosivo indipendentemente dalle intenzioni degli attori sociali coinvolti. I “ Globocrati”, come li chiama l’Economist, stanno giocando col fuoco e questo gli ha detto Draghi. Per ora sembra averli calmati. Comunque il Patto Sociale di fatto è già rotto. La legittimità democratica dell’Europa è stata già affossata da francesi ed olandesi bocciando la Costituzione sul piano politico, ed adesso dai tedeschi con la gestione neomercantilista dell’Euro. La politica internazionale oramai è una guerra per bande. Io: sembra “The battle of Epping forrest”, la canzone dei Genesis da “Selling England by the Pound”, in cui due bande rivali si disputano il controllo il west-end londinese, muoiono tutti in una cruenta battaglia, ed alla fine, suprema ironia, “the blackbarons toss the coin to settle the score”. Marziano: è il regolamento di conti fra èlites di cui ti ho già parlato. Selling Europe by the Euro e’ esattamente ció che sta accadendo. Non so come fate voi umani a farvi prendere in giro così. Io: la battaglia di idee sembrebbe fondamentale, ma rimane sullo sfondo, come se l’ortodossia non fosse scalfita. C’è come la sensazione che si viva tra retorica (fiction) e realtà. Marziano: qui ti aiuta Barnard, Il Piano Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista esiste. Se si lasciano da parte le teorie del complotto e si va al cuore del problema, la chiave di lettura appare logica, per quanto perversa; per quello ti ripeto bisogna smontare la logica di funzionamento del videogame del liberismo, che è ancora sconosciuta al grande pubblico. Questo è ciò che realmente temono. Pensa al caso Assange. Io: bisogna investigare il potere e la sua legittimità era questo che volevi dirmi a ferragosto? Di desacralizzarlo? Marziano: si a destra come a sinistra. Non mi pare ci si possa affidare come alternativa al modello cubano, bolivariano od argentino. Si tratta piuttosto di ricollocare in prospettiva i diritti del cittadino comune in una democrazia. Di ridefinire le regole del gioco. La riforma democratica di Impero difficilmente scaturirà da un bagno di sangue. Quel tipo di soluzione servirà solo ad avere martiri guevaristi ed a dare il destro alle élites per comprimere i diritti civili ulteriormente. Una risata li seppellirà più di mille rivolte. Penso che anche quel burlone di Zizek sarebbe d’accordo. Io: ed allora cosa resta da fare? Marziano: voi umani siete strani. Invece del potere come responsabilità, lo interpretate come dominio, in modo narcisistico. La selezione dell’establishment avviene di conseguenza su base di fedeltà personale e non di merito. Una soluzione ci sarebbe, ma dubito sia praticabile. E’ una cosa un po' marziana... Io: dai raccontami, tanto resta fra noi. Marziano: in primo luogo sarebbe necessario mobilitare le coscienze, però sapendo bene che la soluzione è spirituale prima ancora che tecnica. Vi servirebbe un giovane Havel globale che vi guidi alla liberazione dal Dio denaro e della mediocre casta sacerdotale che lo rappresenta. E’ il mondo come prostituzione, dove tutto ha un prezzo, che dovete superare; fino a restaurare un qualche concetto di “Virtus”. . Io: beh, abbiamo Grillo che vola nei sondaggi . Marziano: dimenticavo il vuoto che vivete in Italia, con Grillo che dice di far lavorare le macchine e voi potreste godervi la vita. Siamo al “stasera si recita a soggetto”. Non sapete distinguere tra il comico e l’umoristico. Io: anche le primarie del PD e di coalizione hanno un che di pirandelliano... Marziano: Si, i sei personaggi in cerca d’autore.... Io: però è ciò che passa il convento. Non essendoci un pensiero nuovo, si pensa si possa cambiare cambiando facce e nomi. Marziano: le questioni chiave sono quella dell’egemonia e quella delle aspettative. Bisogna lavoriate su questo, su un cambio di paradigma di tipo umanistico che coniughi difesa dei diritti umani, relazioni internazionali post imperiali, economia sociale di mercato, sostenibilità economica, sociale e ambientale; ruolo dello stato, del mercato e quello del “comune”. Comunque non si può prescindere dal cercare una nuova “società aperta”. Regolata, ma aperta! Io: il famoso Nuovo Paradigma Umanistico? Marziano: esattamente. Quando naque, l’umanesimo era una forza emergente e controegemonica. Doveva dimostrare che la terra era rotonda e non piatta e che era essa a muoversi e non il sole. Puoi pensare a qualcosa di più rivoluzionario? Per questo vi ho consigliato filosofia del lanternino di Pirandello e la verità fino a prova contraria di Popper. Sono le reazioni più intelligenti a Freud ed Einstein. Ovvero, all’inconscio ed alla relatività che hanno scombussolato la vostra visione dell’ universo, del mondo e di voi stessi. Io: ma Dio gioca a dadi con il mondo? Marziano: questo è appunto il problema di Pirsig, ma te lo racconto un’altra volta, altrimenti il Cosmopolita non ci pubblica!

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Di Il Cosmopolita il 26/09/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

13/09/2012

La crisi e il progetto

La “ripresa” autunnale, o almeno quella che così definiamo seguendo la tradizionale “centralità” dell’emisfero nord del mondo, è appena cominciata e si presenta non già con un’enfasi progettuale bensì con il moltiplicarsi di nuovi fattori di crisi e di ulteriori “focolai”che si aggiungono a quelli irrisolti con i quali ci si era abituati a convivere ritenendo – erroneamente – che il contenerli sarebbe già stato più che sufficiente. Tipico di questo stato di cose – e di questo “State of Mind” - era il nodo medio-orientale ed il marcamento stretto del latente (ma non tanto…) conflitto tra Israele ed Iran. Certamente la campagna presidenziale negli Stati Uniti costituiva, se non una giustificazione, almeno una spiegazione dell’abulia generalizzatasi nello scenario internazionale: in fondo si trattava di aspettare un paio di mesi e poi – a bocce ferme – ci si sarebbe potuti misurare con nuovi riassetti e – sperabilmente – immaginare qualche intervento un po’ meno congiunturale. Dopo la tragedia di Bengasi e la visibilità planetaria del fatto che le “cose” non si erano affatto aggiustate ma – anzi – fuochi prepotenti covavano sotto le ceneri, sarà assai difficile proseguire nell’attendismo che doveva traghettarci all’indomani delle elezioni presidenziali americane. Problemi analoghi di consapevolezza degli elementi strutturali di crisi si pongono per quella che ormai va definita come la “questione europea”. Qui la decisione dei giudici costituzionali di Karlsrhue ed il nuovo possibilismo tedesco (in sintonia con le elezioni che impegneranno la Cancelliera Merkel nella seconda metà dell’anno prossimo) non segnano una svolta bensì lasciano soltanto aperta la strada del contenimento congiunturale della crisi europea, o almeno della sua “faccia” più quotidianamente visibile, e cioè quella dell’euro. Mentre è oggi ancora difficile prevedere (anche in ragione del paradossale rovesciamento di prospettive secondo cui potrebbe essere la campagna presidenziale ridisegnata dai fatti sul terreno e non viceversa…) le dimensioni della crisi secondo un “divide” che non è soltanto geopolitico ma tende ad articolarsi secondo il discrimine cultural-religioso del “Clash of Civilizations” (ancora Huntington…), appare poco comprensibile la rinuncia dei gruppi dirigenti occidentali ad affrontare il “disordine globale” nei suoi termini complessivi. Negli Stati Uniti era apparso chiaro già fin dalle prime battute della campagna come la piattaforma del Presidente Obama prevedesse in caso di vittoria il perseguimento nel corso del secondo mandato di alcune delle linee-guida originarie che gli aveva valso un consenso planetario; qualora invece avesse prevalso lo sfidante repubblicano Romney la previsione non poteva essere che quella di un “bushismo” dal volto umano, o – almeno – meno virulento del suo prototipo. Ora il calendario appare rovesciato e raddrizzarlo non sarà impresa facile. In Europa – come qualche osservatore meno estemporaneo ha già rivelato e come le ripetute “ingenue” dichiarazioni del Primo Ministro Monti confermano ad abundantiam – l’occasione “storica” è già stata mancata in nome della concentrazione sul nodo finanziario-monetario, della rinuncia a mantenere il calendario di integrazione già ripetutanmente stabilito (altro che utopie spinelliane…), della riduzione del nodo europeo ad una questione di “manutenzione” e di convegni capitolini sull’evanescente scia dei Trattati di Roma (sic). Di più per l’Italia – questa inguaribile provinciale e subalterna entità – l’occasione è stata afferrata non già per introdurre elementi progettuali nella crisi bensì per tentare un thatcherismo “aglio e olio” palesemente fuori tempo massimo, mantenendo al tempo stesso il massimo di perifericità rispetto ai nodi non finanziari della crisi. Ma su tutto ciò si avrà ampio modo di ritornare.

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Di Il Cosmopolita il 13/09/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

13/09/2012

Per sempre Evita

di Francesca Morelli

Lo scorso 25 luglio, la presidente della Repubblica Argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato che l’effige di Eva Peròn sostituirà quella del generale Roca sulle banconote da cento pesos ed ha presentato il nuovo biglietto, nel salone delle Mujeres Argentinas facendo una breve traiettoria della vita di Eva Peròn, chiedendo formalmente alla Casa de la Moneda e al Ministero dell’Economia di mettere in atto le misure necessarie per dare corso al nuovo biglietto. A sessant’anni dalla sua morte Evita continua a vivere fra la gente e a far discutere. Durante la sua breve vita accanto al presidente Peròn, dal 1945 al 1952 fu attivissima socialmente e politicamente fondando insieme a lui, il 17 ottobre 1945, il partito peronista. Durante i primi mesi della campagna politica, fu coniato il termine descamisados (scamiciati) per descrivere i lavoratori che, accampati davanti al palazzo presidenziale in attesa del rientro dal confino del loro leader, Peròn, per il troppo caldo si erano tolti giacca e camicia, contravvenendo alla norma di indossare sempre la giacca in strada. Evita, paladina dei descamisados anche a causa delle sue umili origini, aiutò e difese sempre il marito facendogli ottenere l'appoggio dei lavoratori e delle donne nelle elezioni del 1946 ed assicurandogli la rielezione nel 1951. La sua collaborazione al potere presidenziale fu evidente per il suo impegno e la sua influenza nel programma del governo; la sua attenzione ai problemi sociali si rese manifesta grazie alla Fondazione Evita che era attiva nella promozione della costruzione di strutture come scuole od ospedali. Organizzò poi il ramo femminile del Partito Giustizialista che la condusse ad ottenere il suffragio universale nel 1951, entrando nella storia del paese sudamericano come fondatrice dell'Argentina moderna. Tentò di accedere alla vicepresidenza nel secondo mandato del marito con l'aiuto del sindacato Confederación General del Trabajo, ma l'opposizione militare la fece desistere e le fece pronunciare il celebre renunciamiento davanti alla folla: “renuncio a los honores pero no a la lucha” (rinunzio agli onori ma non alla lotta).(Wikipedia ndr) Nell’annunciare che Eva Peròn è la prima donna ad apparire su una banconota argentina, la Presidente probabilmente ha omesso che già nel 1897 il governo di Uriburo rinnovò tutte le banconote facendo stampare una donna seduta, l’effige della Repubblica argentina, fino al 1942. Cristina Fernandez de Kirchner ha messo in marcia un processo importante che ovviamente ha i suoi sostenitori e i suoi detrattori, per ora dovrà risolvere il problema del formato, perché sembra che la nuova banconota non abbia le dimensioni giuste per essere inserita nelle casse automatiche del Paese, attirandosi un’ironia, da parte dei cittadini comuni, non indifferente. A un mese dall’annuncio della presidente le varie difficoltà incontrate fanno ritardare la nuova emissione. Fonti ufficiose del quotidiano “La Nacion” e della “Casa de la Moneda” affermano che si è messo mano ad un nuovo disegno del biglietto mentre il portavoce del Banco Centrale ha comunicato che l’emissione dei nuovi cento pesos avverrà tra pochi giorni. Di certo si sa che all’inizio dovrà convivere con il precedente biglietto con il viso del generale Roca e che lentamente sostituirà i 1800 milioni di biglietti da cento pesos in circolazione.

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13/09/2012

Riflessioni sul Grande Disordine Mondiale

Ricevo, in pieno ferragosto, una chiamata dal mio amico Marziano. Mi chiede di fare una chiaccherata.    “Che caldo!” , gli dico. Marziano: Ti ho già detto che sulla terra è in corso una furiosa lotta di interessi e valori, che è allo stesso tempo filosofica, accademica, ideologica, geopolitica, economica, religiosa e, infine, di classe. State sull’orlo del vulcano ed una vera e propria terza guerra mondiale (seppure solo simulata al computer nelle sue declinazioni estreme ) é già  in corso. Per fortuna i diplomatici tengono a bada militari e politici.  Tutta Europa è in recessione tranne la Germania. La Siria combatte una guerra civile molto nebulosa e potenzialmente esplosiva. A ciò si aggiunge la follia israeliana di bombardare l’Iran che farebbe esplodere definitivamente il medioriente; aggiungi le tensioni tra il Giappone ed i suoi vicini e la pesificazione forzata argentina appena celata dalle Malvinas/Falkland.  L’incertezza prosegue imperante ad aumentare . Io: cito dalla nostra seconda conversazione, avevi detto: “Sta esplodendo un conflitto nella paralisi mentale e nella atrofia politica e morale dell’establishment globale. Sembrano tutti persi.” Marziano: sembrano impazziti piú che persi, oramai potresti descriverlo in termini di cronaca nera: la Germania uccide la famiglia europea e poi si suicida. Oppure: continua la faida siriana e si estende al Libano; od ancora: i mercati continuano a stuprare la Grecia sotto gli occhi delle autorità ínternazionali; e si potrebbe continuare ab libitum... Io: intanto hai visto in Spagna, il sindaco comunista guida l’esproprio proletario al supermarket. Marziano: nella nostra ultima conversazione ti avevo anticipato il ritorno dello scontro sociale. Aspettiamoci un autunno caldo. Se ai proletari non lasci da perdere niente se non le proprie catene finiranno con il rivoltarsi e perderle. Io: Cosa dobbiamo dunque aspettarci? Marziano: gli scenari sono vari e tutti possibili. Ti dico cosa dovreste augurarvi. E’ calata la maschera del liberismo. Adesso dovreste usare quella che Pirandello chiamava la “filosofia del lanternino” - che non differisce molto dalla epistemologia di Popper - e trovare degli strumenti per orientarvi nel contrasto tra vita e forma. Il sistema di riferimento del mondo deve essere dinamico, complesso ed evolutivo. Senza una nuova definizione filosofica del momento storico, una mappa esistenziale dello “spirito del tempo”, non andrete lontano. Io: Caduto il liberismo non si vede cosa dovrebbe venire dopo, continua la crisi di identità dell’establishment globale? Marziano: si, fondalmentalmente si. E’ il momento dell aggragazione dei Falchi`e delle Colombe. Il crudele gioco della politica sta rimescolando le carte. Vedremo quale sará la prossima distribuzione. Io: Sono scossi sia i rapporti centro- periferia che quelli del centro stesso. Marziano: si, oramai la retorica sta lasciando spazio al confronto aperto ed ai rapporti di forza. E’ stupefacente la disfatta del Diritto internazionale ed allo stesso tempo la creazione di zone di ampio disagio nel centro. Impero non vuole ritirarsi. Anzi, ha ingaggiato anche Obama, a sentire il Financial Times. Adesso potrebbe averli entrambi. Una marionetta falco ed una marionetta colomba. Io: si, ma se Sparta piange Atene non ride. Hai visto il panegirico a Chavez di Ignacio Ramonet? Marziano: un ritratto agiografico e bolivariano in effetti. Il caso Chavez è`troppo complesso per risolverlo con una marchetta intellettuale.  Di Le monde diplomatique assai meglio leggere il libro di Vigueras “El Casino que gubierna il mundo”, che in italiano suona perfetto. Io: ma chi guida Impero in questa fase caotica, in questo casino? Marziano: bisogna capire che alla guida di Impero ci sono ancora gli interessi favoriti nell’era Bush. In molti casi anche gli uomini. Torniamo al videogame rotto che continua a giocare. Però`si è rottoanche  il Vaso di Pandora ed interessi e valori sono in libera uscita. Insomma, voi umani dovete scegliere tra resettare il sistema, e procedere ad una riforma democratica di Impero attraverso una nuova elaborazione dell dimensione umana  globale, nel rispetto delle diversità e con una nuova forma di globalizzazione solidaristica; ovvero potete continuare a rotolarvi nella discarica del liberismo. Confondete tuttora reddito e benessere, debito pubblico e privato, mercato e teologia, ed un sacco di altre cose. Poi,  insomma, lo sai che necessitate di un nuovo paradigma.   Io: si, non fai che ripeterlo...   Marziano: Fate vobis.. rivalutate il latino maccheronico di Sordi in “Un americano a Roma”, non avete visto che ci sono duecentocinquanta residenze italiane da comprare sul Wall Street Journal?   io: cosa? Non bastava il Chiantishire?   Adesso devo tornare su Marte, ci sentiamo presto e buon ferragosto....ti devo parlare la prossima volta del problema del potere narcisistico, dell’ onore tribale e della ”qualit┠secondo Pirsig.   Tu cerca di pensare a cosa serve il potere in generale. Io: che caldo! (Continua...)

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Di Il Cosmopolita il 13/09/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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