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Post di novembre

27/11/2012

Riflessioni sul Grande Disordine Mondiale

Elezioni negli USA e Congresso del PCC in Cina, settimana decisiva per i destini del mondo nei prossimi 4 anni ed oltre. Quale strategia imperiale prevarrà negli USA, quale direzione prenderà la Cina e quindi quali aspettative razionali (insomma, più o meno) si prospetteranno per tutti gli operatori (élites, attori, comparse e pubblico pagante). Ed infine quale articolazione di valori, interessi e volontà di potenza saranno avvantaggiati o indeboliti? ‘’Roll the dices: pair Obama VS odds Romney’’. E’ uscito il Pari. A proposito di dadi: insomma Dio gioca o meno a dadi con il mondo? Era la mia domanda fnale al marziano l’ultima volta che abbiamo parlato. Einstein diceva chiaramente di no. Comunque capisco perché il marziano mi ha lasciato con il richiamo a Pirsig: Lila significa in sancrito esattamente “gioco del mondo”, in questo caso creato da Brahama. La metafisica della qualità - che Pirsig abbozza ne “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” e poi presenta in forma compiuta nel secondo romanzo “Lila” - considerata nella sua forma più pura (la qualità dinamica), assomiglia concettualmente alla luce divina dell’albero della vita della Cabalah. Il dispiegarsi della qualità dinamica diventa ció che poi i diversi gruppi umani chiamano Provvidenza, Filosofia della storia, mano invisibile, Catallaxi, Karma, sviluppo scientifico, materialismo storico, fino forse “La Verità dell’essere” di Heidegger (che confesso di faticare a capire). In altri termini ció che rende intelleggibile il passaggio dal Caos al Cosmos. Il principio ordinante, il logos. Sicuramente esiste un linguaggio della natura che appare troppo raffinato per essere mero frutto del caso o per essere spiegato integralmente dalle umane conoscienze. E’ dunque lecito chiedersi in quale delirio razionalista vivano invece gli atei. Alla fine sono altrettanto dogmatici dei fondamentalisti religiosi con il loro scientismo “umano troppo umano”. Io preferisco abbandonare i dogmi e tenermi Dio. Un Dio popperiano, dinamico, che si disvela dialetticamente come qualità dinamica o luce divina o altra energia finora non misurata che dir si voglia, che ciascun essere umano sente alla sua propria maniera. Più che giocare a dadi, Dio lo vedo giocare a nascondino; ovvero organizzare una caccia al tesoro. Marziano: Salve caro amico! Vedo che hai capito da solo ciò che volevo dirti parlandoti di Pirsig. Io: eccoti qua... figurati! Non ci capisco un bel nulla. Ma li leggi i giornali? A parte lo scontro Romney – Obama e le sue possibili conseguenze che ovviamente bloccavano gli scenari, non c’è uno qualsiasi che abbia idea di che fare, a parte difendere gli interessi nazionali, di casta o di parrocchia. O meglio, è una babele dove tutti credono di avere la verità in tasca. Manca totalmente un minimo comun denominatore. Anche se in campo eretico- eterodosso iniziano ad apparire sforzi di coordinamento. Marziano: beh, voi umani siete rissosi. E’ paradossale come la globalizzazone abbia fatto franare l’Impero americano. L’ egemonia economica ormai è andata. Arabi e cinesi, attraverso i fondi sovrani si preparano allo shopping. L’Est comunista monta in potenza anche militarmente e l’occidente si dilania in lotte intestine. Poi c’è la Russia di Putin, la Siria, l’Iran. Sembra un film dell’orrore dell’era Reagan, ed invece è la cronaca della morte annunciata del mondo post- coloniale e forse della sua élite transnazionale. La situazione della UE poi mi appare molto preoccupante. L’unica alternativa alla fine dell’Euro sarebbe lo Stato Federale. Affascinante soluzione, ma improbabile nella sua realizzazione. Necessitarebbe un dibattito politico meno ingessato nelle rendite di posizione nazionali e/o ideologiche. Berlino sta facendo il gioco delle 3 carte con tutti. Forse anche con se stessa. Io: si leggono molti Appelli, Documenti Congiunti, Dichiarazioni e Manifesti (Habermas, Balibar, Krugman; fino alla Spinelli ed agli infiniti appelli in rete). Mi sembra che il dibattito, finora molto provinciale, o settoriale, in una parola “événementiel” - appiattito sul presente vissuto come emergenza - stia salendo finalmente di tono. Marziano: Si assolutamente, solo il Corriere della Sera sembra non rendersene conto. Aplomb totale nella difesa del “pensiero unico”. Pensa al radicale cambio di dottrina nel FMI. Sembra un covo di comunisti. Hai letto lo studio di Benes e Kumhof, “The Chicago Plan Revisited” che, riprendendo le tesi di Simons e Fisher formulate durante la recessione degli anni 30, definisce la soluzione del problema del debito separando funzioni monetarie e funzioni del credito e dunque limtando al massimo la moneta privata? Si tratta di una vera possibile rivoluzione. Come sai, l’ipotesi l’hanno testata con il modello mainstream per eccellenza, il modello econometrico stocastico DSGE. In pratica sarebbe tecnicamente possibile far pagare la crisi alla finanza ed alla casta finanziaria, e solo ad essa; il tutto sulla base dell’economia mainstram; Solo che necessita una moneta sovrana e l’euro non lo è. Io: Certo quella della UE è una situazione paradossale. Marziano: Una vera situazione pirandelliana direi; quasi comica, ma per nulla umoristica ed al limite del drammatico in Grecia e Spagna. L’ Euro per i PIGS è una camera a gas e per la Germania un boomerang di colossali proporzioni. Come dice De Gruewe, è la Germania che ha sostenuto, tramite ingenti prestiti concessi dal proprio sistema bancario, il suo surplus di partite correnti, assumendosi il rischio che il credito diventi inesigibile. Adesso per il perverso meccanismo di Basilea 3 quei crediti potenzialmente tossici sono passati dal sistema creditizio tedesco alla Bundesbank (Target 3) che per questo è così avvelenata per il cambio di politica imposto da Draghi. Io: La crisi è globale e come andrebbe affrontata. Invece finora tutti a guardarsi l’orticello e assicurarsi rendite di posizione. Marziano: Vedremo se esploderà oppure diventerà un problema interno dell’Europa a comprovata dominazione tedesca. Forse per alcuni Paesi si tratta dell’unico modo per liberarsi di certe classi politiche oramai in disarmo e discreditate. Comunque alcune lezioni valgono anche dopo il fallimento del liberismo e la comprovata assurdità dell’austerità in questa fase. Per esempio che la spesa pubblica deve essere giustificata molto bene. Sono soldi prelevati ai cittadini per servizi e welfare non può essere la benzina per i privilegi della casta ed i suoi clientes. Persino gli olandesi hanno bisogno dell’austerità per le 3 Banche di dimensioni globali mandate in crisi da Wall Street e risanate con soldi pubblici. Io: Come, tu che difendi l’austerità? Marziano: Certo non difendo l’austerità con la minuscola, quella che caratterizza la UE oggi, quella del pareggio di bilancio con l’economia in recessione e della socializzazione delle perdite private. Difendo, invece, l’Austerità, quella di Berlinguer, che è un concetto nobile; penso alla riduzione e alla gerarchizzazione dei bisogni, ad un uso razionale del bilancio statale attraverso la definione di un salario sociale di cittadinanza, che passa anche per un ruolo diverso dello Stato e per la deratizzazione dalla partitocrazia. Penso anche all’Italia; ridurre le tasse, migliorare il Sistema-Paese tramite una riqualificazione della spesa ed un recupero di efficenza, dovrebbe essere patrimonio comune. Bisogna disboschiate un sistema altamente clientelare ed in certe realtà paramafioso. In altri termini, liberarsi del vostro trogloditico “familismo amorale”. Aumentare la spesa pubblica in questo contesto sarebbe funesto. Bisogna renderla produttiva come investimento in capitale sociale ed umano, altrimenti hanno ragione sia gli austriaci che i marginalisti. Soldi buttati nella corruzione.

ARCHIVIATO IN Interventi e iniziative

Di Il Cosmopolita il 27/11/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

26/11/2012

I media della Villa

di Francesca Morelli

A Buenos Aires è attivo Mundo Villa, inizialmente un presidio multimediale mensile composto da un giornale online, una radio, un canale di televisione una pagina Web. Adams Ledezma ideatore del progetto è stato assassinato nel 2010, “ma il seme che ha piantato nel suo quartiere ha germinato” (ndr) e la sua famiglia, insieme a un gruppo di giovani, ha continuato a lottare per concretizzare le sue idee. Teodoro Pancho Benavidez, l’attuale direttore di Mundo Villa, si è occupato della villa 31 bis di Retiro, con tanti ragazzi che hanno iniziato ad informare su quanto succedeva nei 16 quartieri più degradati di Buenos Aires. I corrispondenti infatti provenivano esclusivamente dalle Villas della capitale. Da rivista mensile si è passati al quotidiano, i cui servizi online si sono ampliati e vanno dalle comunicazioni ordinarie per i residenti alle organizzazioni di feste e mercatini all’interno dei vari quartieri, ai questionari rivolti ai lettori sulla necessità o meno di urbanizzazione delle Villas e alla denuncia delle molteplici tematiche socio sanitarie irrisolte. Villa 31 – Retiro, Villa 21 Barracas, Rodrigo Bueno, Villa 20 – Villa Lugano, Ciudad Oculta, Villa 1-11-14 – Bajo Flores, Villa Soldati hanno voce quotidiana sul giornale online per proporre, denunciare, rivolgere appelli, stimolare chiunque voglia essere informato su un mondo marginale, con enormi esigenze di rappresentatività. Cultura, sport, urbanizzazione, salute, società, collettività, profilo, opinioni, multimedia sono le sezioni che offrono, se visitate, un mondo di esperienze e informazioni su progetti fuori dall’ordinario. L’articolo sul Registro Unico della violenza contro la donna, ad esempio, è un modo di raccontare semplicemente la volontà delle donne di creare congiuntamente all’Indec, l’Istituto Nazionale di Statistica e Censo e al Consiglio Nazionale delle Donne (CMN) attraverso riunioni tecniche, un Registro che si avvarrà della collaborazione degli organismi preposti alla lotta alla violenza di genere, facenti riferimento per area statistica a tutto il paese. Un altro tema fondamentale che affronta il quotidiano a più riprese è l’uso del “paco”, vera piaga di tutte le Villas. L’Osservatorio Argentino di Droghe della Segreteria per la Prevenzione dell’addizione alla droga e la lotta al narcotraffico (Sedronar) con la Unsam stanno realizzando uno studio congiunto sull’andamento dell’abuso della pasta base/paco e la sua commercializzazione, mediante un accordo della durata di otto mesi. Un altro esempio d’informazione efficace è l’articolo che tratta della costruzione di un ospedale/presidio ambulatoriale nella Villa Soldati e Villa Riachuelo dove attualmente risiedono circa duecentomila persone che, per accedere all’ospedale più vicino, nel Bajo Flores, devono percorre circa cinque chilometri. Informazioni di servizio dunque ma anche finestra aperta su una realtà complessa quella della Villa, che in molti non conoscono. Dalla piattaforma digitale mundovilla.com, attraverso la radio Mundo Sur , il giornale, il segnale della televisione, le reti sociali Twitter y Facebook e i membri dello staff si propongono di rivendicare i valori dei quartieri più poveri. Finora sono stati redatti articoli a basso costo ma entro la fine del 2012 la Secretaria de Cultura de la Nacion si è impegnata ad aumentare il budget previsto per la realizzazione di documentari e iniziare ad affacciarsi alla sezione cinema. Per quanto riguarda i corsi di formazione per ragazzi, attualmente sono 60 gli alunni di giornalismo che hanno partecipato tutti i sabati a quelli itineranti nei vari quartieri della capitale, essi servono anche a scambiare esperienze, approfittare delle diversità culturali che offre il quartiere e arricchirsi della cultura delle diverse etnie che popolano la Villa.    'En el barrio no había posibilidad de tener señal de cable, salvo la satelital. Pero gracias a Adams un empresario se acercó, colocó las antenas y repartió la señal que se legalizó con la Ley de Medios. Ahora 40.000 personas tiene acceso a Mundo Villa TV', dice Ramos.

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Di Il Cosmopolita il 26/11/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

26/11/2012

E la tregua va.

Il titolo del film di Fellini è per l’esattezza “E la nave va”, ma l’adattamento al caso mediorientale impone la sostituzione di nave con tregua. Modifica che riflette la fluidità della tregua stessa, che sin dalla partenza mostra di muoversi in acque infide e tendenti al procelloso. La tregua terrà per qualche tempo – difficile pronosticare quanto tempo – e darà luogo a dichiarazioni d’intenti che non è che il primo passo per avviare serie trattative in vista di un accordo. A ripercorrere la cronaca mediorientale, ad esempio con Haaretz, si leggono dichiarazioni analoghe a ciascuna tregua seguita a ciascuna crisi. Tregue che non annunciano l’accordo ma una nuova crisi che sfocia in una nuova tregua e dà luogo a nuove – vecchie dichiarazioni. Un senso di saturazione, di déja vu, pervade anche gli osservatori più attenti, che ormai reagiscono col cinismo del traumatologo che troppi feriti del sabato sera soccorre per aspettarsi nulla di meglio il sabato seguente. Eppure, la battaglia di Gaza si consuma sulla pelle delle persone e col dispendio di risorse che andrebbero altrimenti spese. Le vittime e le macerie non sono il fondale di un film catastrofista, ma i tristi attori di una sceneggiatura che neppure contribuiscono a scrivere se non per responsabilità oggettiva. La responsabilità oggettiva, quella di aver eletto il “governo” di Hamas, è quella che Israele evoca a difesa dei danni collaterali. E responsabilità oggettiva è quella che i miliziani di Hamas e delle altre sigle della guerriglia palestinese addebitano ai passeggeri dei bus in servizio a Tel Aviv: di avere un governo guidato dal Likud. Un dialogo fra sordi che inutilmente rinnova i suoi riti, e non si capisce chi comincia e perché se non andando a oscure e remote ragioni di mutui soprusi e mutue minacce. Non è equidistanza dai combattenti né – come una volta usava in Italia – equivicinanza. Ma piuttosto il senso di stanchezza e di orrore che ci pervade ogniqualvolta – e accade sovente – la miccia mediorientale riprende a bruciare. L’attitudine degli Occidentali è di oscurare il dossier nei momenti di bonaccia salvo riaprirlo nei momenti di tensione. Insomma, per essere “updated”, occorre spargere sangue. La diplomazia, specie quella in grande stile del Presidente e del Segretario di Stato e del Segretario Generale ONU, si muove sulla scorta dei sacrifici umani. Altrimenti business as usual. Camporini, già Capo Stato Maggiore della Difesa, commenta sconsolato che la presenza europea è inconsistente in questo come in altri scenari di crisi. Che l’Europa pratica un malinteso “laissez faire”: quasi che la crisi mediorientale possa essere trattata con la lezione di Adam Smith applicata alle relazioni internazionali. Ora che il pensiero liberista sta producendo danni considerevoli nel modello sociale europeo, non vi è alcuna ragione di estenderlo “extra moenia” al conflitto mediorientale. Non lo si risolve solo con l’elargizione, pur generosa, di fondi europei a favore di questo e quello, e specie dell’Autorità Palestinese, ma anche con l’iniziativa diplomatica di un’Europa degna di questo nome, Il Presidente Napolitano ci rammenta che non possiamo immaginare un’Europa in austerità perpetua e neppure in “minorità perpetua”. Battiamo un colpo ora che stiamo in ritardo e ancora in tempo per rattoppare i danni. Più tempo passa e più difficile diventa qualsiasi mediazione. La vicenda della Jugoslavia, feroce e breve, deve insegnarci qualcosa e servirci di monito.

ARCHIVIATO IN Pace e guerra

Di Il Cosmopolita il 26/11/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

26/11/2012

Farnesina etica e virtuale

Non paga degli inesistenti trionfi diplomatici la Farnesina, o meglio il suo vertice, viene inventando di continuo esercizi destinati ad oscurare l’evidenza di una sostanziale smobilitazione funzionale e di risorse, nonchè di direzione politica. Il tutto nel mezzo di una crisi nel cortile di casa sulla quale ormai non possiamo esercitare alcuna mediazione, né tanto meno svolgere un ruolo propositivo. Questa sostanziale impotenza è collegata ad almeno due fattori: uno di carattere generale discende dalla totale assenza (visibile anche all’esterno) di qualunque riflessione - e/o confronto politico – sui temi della politica internazionale; a questa programmatica irrilevanza si aggiunge la scelta di campo (inaugurata dal Gabinetto Berlusconi e ampiamente confermata dal Gabinetto Monti) a favore di Israele, “senza se e senza ma…”. Appare dunque comprensibile che l’esercizio diplomatico della irrilevanza lascia libere le (residue) energie della Farnesina. Soprattutto dopo che il ruolo di fattiva contiguità (“Sistema Italia”) con dubbie performance economiche in Paesi assai chiacchierati ha conosciuto una battuta d’arresto a fronte dell’offensiva giudiziaria e mediatica verso le imprese più “dinamiche”. Il che fare? si pone in maniera drammatica anche nella “mini-Farnesina” di questi ultimi mesi: di qui alcune operazioni assai eterogenee che vanno dai concerti interni ricostituenti di energie cerebrali, approntamento di un codice “etico” che fa credere di statuire l’opposto della pratica inaugurata nell’era Vattani e, perfino, il lancio su di un - ormai fuori moda - sito web “Second Life” di un raccoglimento di omaggio ai soldati morti a Nassirya di fronte al cenotafio virtuale dei caduti. Anzi quest’ultima iniziativa – da notizie stampa – verrebbe direttamente dal Ministro Terzi (forse stanco di sedere muto accanto al Premier Monti). In particolare l’iniziativa del Codice che lungi da attuare le norme anti corruzione espressamente chieste dalla nuova legge e dall'Unione Europea tende a cortocircuitare le norme in quella contenuta prima che venga pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale cercando di approfittare di una cavillosa vacatio tra l'approvazione di una legge e la sua pubblicazione, contiene alcune “perle” che sarebbero stupefacenti se non si considerasse la loro lontananza dalla realtà ricca di ben altri problemi: da una parte si lascia per intero la discrezionalità dell'Amministrazione, si annacqua la responsabilità dei dirigenti e si salvano dal ”codice” intere categorie quali consulenti, personale esterno e contrattisti locali; dall'altra, mescolate a norme di generale buoncostume si celano altre, quali la sostanziale soppressione della libertà di pensiero, che suscitano allarme e preoccupazione. Insomma più che ad un decalogo morale ci si trova di fronte ad un furbesco e pletorico “ruggito del topo”: un topo così cieco da non accorgersi di quanti già autorevoli (cresimati da chi?) ambasciatori si preparino transizioni di tutti i tipi e sempre parassitarie dei propri ruoli ricoperti nel servizio pubblico. Infine una proposta a dirigenti così “morali”: invece di attirare l’attenzione con questi espedienti perché non conferire trasparenza a nomine di ambasciatori e direttori generali e in via più generale funzionari dirigenti. Oppure l’Amministrazione stessa considera i suoi prescelti così minus habens da doverli ammonire ed invitare (nel codice etico) ad offrire (“nei limiti delle risorse disponibili”, sic) un’accoglienza nella sede di destinazione “attenta ed organizzata”. Giusto perché in molte sedi – anche medio-piccole – i capi manco collegano nomi e facce. Altro che quel “populista” di Henry Kissinger che incontrava tutto il personale in servizio nei Paesi che visitava. Evidentemente un “comunista”. Per di più irrispettoso delle gerarchie. Continua il “Codice” con una serie di esilaranti “flatus vocis” esempio la “tutela delle diversità” con esplicita menzione di quelle sessuali. Non si tutelano invece di quelle d’opinione o politiche, salvo poi rivendicarne la legittimità nell’incredibile caso Vattani junior, “premiato” con un rientro dorato al termine di una sorta di vacanza a viaggi pagati per aver vilipeso pubblicamente ciò su cui aveva giurato, ovvero la Repubblica, forse più che una disciplina “In House” applicata con guanti di velluto sarebbe stata opportuna una trasmissione alla Procura della Repubblica (es. il giuramento di fedeltà alla Repubblica incautamente e ripetutamente richiamato nella bozza di codice etico) e la sospensione dal servizio in attesa delle decisioni della magistratura. E va detto a margine che nessuno dei diplomatici di aristocratica progenie era mai arrivato a tanto… Tutto ciò introduce infine alle disposizioni su “Carriera e merito”: “percorsi trasparenti… merito ed impegno. ” E state tranquilli: “...l’Amministrazione vigila affinchè i dipendenti non traggano ingiusto vantaggio da legami di parentela e di affinità politica o di altra natura”. Applausi e risate in sala. Il pubblico esce e corre a cliccare “Second Life”, raccogliendosi di fronte ad un Truman Show” da gran teatro.

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Di Il Cosmopolita il 26/11/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

12/11/2012

Italia Stati Unita la mattina dopo la “Mattina Dopo” e la pulce Farnesina

Siamo così giunti a quel momento del risveglio definitivo che il New York Times definisce “la mattina dopo “la mattina dopo”, quando cioè si cominciano a fare i conti di quanto è successo e cosa comporta per noi. Insomma si tende ad oggettivare quanto era stato vissuto in modo emozionale. E’ dunque giunto il momento di smettere di essere spettatori e tornare ad essere attori (se mai lo si era) nel contesto internazionale ed in particolare nelle relazioni trans-atlantiche. Premesso ancora una volta che spetta agli Stati Uniti e alla “nuova” Amministrazione Obama di trovare la conciliazione tra il “focus” nazionale della politica estera e le responsabilità globali che tuttora incombono sugli Stati Uniti ed archiviata la tifoseria di schieramento (i “falchi” PDL per Romney ed i “Politically Correct” del PD per Obama…), si deve avviare una disamina non tanto su quanto gli Stati Uniti possono fare per noi, ma (parafransando lo slogan: non quanto l’America fa per te, bensì quanto tu puoi fare per l’America) quanto noi possiamo fare per loro: o meglio cosa l’Italia può fare nella direzione dei valori positivi emersi dalla contesa elettorale appena conclusasi. E l’asino casca immediatamente perché di fatto (ed in perfetta continuità con il Governo Berlusconi) l’attuale Governo italiano non ha espresso in tema di relazioni con gli Stati Uniti nulla più della supina acquiescenza che l’ex Premier osservava scrupolosamente con l’evidente intento (ovviamente riuscito) di non farsi sfiduciare da Washington: barattare cioè i 5mila militari in Afganistan (ed i 52 morti) con il “benign neglect” nei confronti della sua inettitudine a governare così ben descritta dall’Ambasciata statunitense a Roma. Di più, mentre si incistava e perfino cresceva l’insignificanza italiana nella partecipazione agli altri dossier internazionali (Europa, Medio Oriente, approccio multilaterale) ed in particolare in ciò che Washington non ha difficoltà a lasciare nelle mani degli Alleati “locali” veniva avanzando una divaricazione tra le politiche economiche statunitensi e l’oltranzismo rigorista italiano. Infatti mentre al mantra dell’austerità si accoppiavano vuote prese di posizione sulla “crescita” prevaleva indifferenza per il crescere esponenziale di tutti i tipi di disoccupazione, si inneggiava allo smantellamento del welfare (sia pure nella distorta e perfino parassitaria versione italiana) si invocava la svendita del patrimonio industriale nazionale (gli “investimenti” da Fondi sovrani ovvero acquisizioni dall’estero quadruplicate tra il 2011 ed il 2012) . Nel frattempo totale disinteresse per il dibattito di fondo e per linee strategiche a medio termine. In due parole il candidato preferito era al fondo Romney, non certo Obama. Ed ora che l’Amministrazione democratica si dovrà misurare con le aspettative interne e quelle globali, c’è da domandarsi dove si collocherà l’Italia, ovvero se sostituirà l’attuale perbenismo di facciata con qualche apporto propositivo. Certamente è assai dubbio che spunti al riguardo possano arrivare dalla Farnesina ove sulla pesante eredità del duo Frattini Massolo si è innestata l’inerzia del “miracolato” Ambasciatore Terzi ed il prudente conservatorismo dell’Ambasciatore Valensise. “Compiti crescenti, con risorse decrescenti”: questa la premessa esposta in Parlamento dal neo-Segretario Generale, naturalmente nel quadro di una disgregazione che non è solo funzionale ma è evidentemente politica. I fiaschi (es. i due marò e le relazioni con l’India, il caso del Console fascio-rock, e così via) ed una serie di incaute nomine si inseriscono in uno quadro di insignificanza e non neutralità dell’Amministrazione degli Esteri a quanto pare “arricchito” da sgradevoli intrecci di interessi con settori inquisiti dell’industria nazionale. Difficile sorprendersi quando alla Farnesina si è sottratto il dossier europeo e al tempo stesso il Parlamento ha omesso qualunque valutazione (e conseguente istruzione) sulle direttrici generali da dare alla politica estera italiana. Va anche aggiunto che una direzione politica ed amministrativa degli Esteri così segnata da una collocazione di destra (per non dire altro) non solo rinuncia per definizione ad ogni sostanziale “bipartisanship, ma è del tutto incongrua con le tendenze in atto nel Paese e con la gravità della crisi che attraversa. In più, e qui torniamo al punto di partenza, è evidente la distonia che esprime rispetto al nostro principale alleato, gli Stati Uniti. Sarà necessario nei prossimi mesi - ed in vista del ricambio elettorale - sviluppare un ampio dibattito che prepari il radicale cambiamento di cui il Paese abbisogna e che assai verosimilmente l’Amministrazione Obama auspica ancher da un alleato così minore e, fin qui, così silente.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 12/11/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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