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Post di gennaio

22/01/2013

Campagna d’Africa.

La campagna elettorale ignora le relazioni internazionali: complicate, poco spettacolari, prive del richiamo del pettegolezzo. Ma l’attualità internazionale impone la sua agenda persino alla riluttante campagna nostrana e ci trascina a Timbuctù, una località che prima di leggere Chatwin collocavamo fra Samarcanda e Mompracem. La campagna d’Africa diventa la campagna d’Italia? Destra, centro, sinistra cominciano a discuterne, non come dovrebbero nel Parlamento peraltro disciolto, ma sui giornali e nei salotti televisivi e solo per misurare quanto distino Bersani da Vendola e quanto Frattini si distingua dal PDL di provenienza. Eppure agenda internazionale e agenda domestica sono la stessa cosa. E’ la globalizzazione, bellezza, che costringe a seguire gli eventi del Sahel come se accadessero a Frosinone e spinge a schierarci con o contro la Francia di Hollande. La Francia va alla guerra del Mali nel 2013 come nel 2011 andò alla guerra di Libia. Stavolta da sola, allora assieme al Regno Unito; ora come allora alla ricerca di solidarietà politica e sostegno logistico. La comunità internazionale segue riluttante, ma segue. L’Unione europea continua a registrare primati al ribasso. Il Consiglio Affari Esteri si riunisce in via straordinaria dopo l’attacco per certificare che l’attacco è giusto, la Francia va sostenuta, spetta agli stati membri decidere quanto e come. Ciò che importa non è produrre un’azione di sicurezza e difesa comune ma dare una parvenza di unità che sia spendibile anche sul piano interno. La decisione italiana del supporto logistico e di addestramento è coerente con questa linea. Il Governo la fa propria sottoscrivendo quanto comunica l’Alto Rappresentante agli affari esteri. Il cerchio si chiude e tutti riprendono ad occuparsi dei “veri problemi che interessano alla gente”. La diffusione di Al Qaeda nel Maghreb, la nostalgia della Françafrique, gli assalti ai campi petroliferi non meritano commenti se non nelle pagine interne. Qualche motivo ci sarebbe per occuparsene sul serio. Basta porsi qualche domanda su quanto accade a sud: la cautelare chiusura del Consolato a Bengasi, la diffusione delle armi e delle milizie già libiche nel continente nero, la battaglia per le risorse (non solo petrolio e gas ma anche, tanto per dire, uranio e fosfati). L’Unione del Maghreb Arabo avverte che la regione non sarà il nuovo Afghanistan. La frase suona inquietante: sottintende che qualcuno pensa a questo scenario. Il vuoto d’analisi circa la crisi del Mali non stupisce Il Cosmopolita che, assieme a poche altre voci, si sforza di diffondere un brandello di cultura internazionalistica in un mondo recalcitrante all’apertura al mondo. A seguire le trasmissioni francesi e soprattutto britanniche l’esame delle vicende internazionali è alluvionale. Gli esperti diplomatici e militari sono interrogati perché si ritiene, com’è giusto, che la decisione politica debba basarsi sulla corretta valutazione dei fatti ad opera degli specialisti. In Italia, ad eccetto di qualche ex militare e di qualche professore in servizio permanente, non una volta sono invitati un militare né un diplomatico in carriera. Diplomatici e militari non sono considerati come esperti di quella materia internazionale che pure è la loro ragione d’essere professionale. La Farnesina porta una responsabilità nella scarsa diffusione del messaggio professionale. Non è l’eccessivo senso della discrezione ma il conformismo a bloccare la diffusione della conoscenza. Il conformismo porta il diplomatico a non esprimere alcuna opinione che non sia in linea con quella dei superiori. Il conformismo impregna la formazione del diplomatico sin dalla prima ora. L’insegnamento gli viene ripetuto ad ogni passaggio di carriera e ad ogni assegnazione. O conformi la tua attività professionale al pensiero dominante, in genere conservatore, o imbocchi le vie laterali fino al binario morto dell’irrilevanza. La scarnificazione delle opinioni alla lunga mortifica l’espressione professionale, ed un esperto che esita ad esternare la sua esperienza, ha poco da aggiungere al pubblico dibattito. Che già di suo poco vuole sapere di relazioni internazionali. La campagna elettorale può essere grata al silenzio degli esperti e definire gli schieramenti sul Mali in base alla distanza fra PD e SEL e PDL e Lega e Liste civili e stellate.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 22/01/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

22/01/2013

Riflessioni sul Grande Disordine Mondiale.

Io: Proviamo a sintetizzare il 2012? Marziano: Un anno gattopardesco. Molto è cambiato, ma non la sostanza: permane il grande disordine mondiale. Le due potenze più importanti hanno rinnovato il vertice politico, Hollande ha rotto il Merckozy, Draghi ha parlato ai mercati, dicendo semplicemente che avrebbe anche potuto fare il suo mestiere di banchiere centrale e così li ha ammansiti, venendo nominato ”Uomo dell’Anno” dal Financial Times, e da molte altre libere associazioni. L’Europa insegue nel suo labirinto tecnocratico la sua anima perduta. L’FMI sta diventando un covo di comunisti. Il modello di progresso liberista é in frantumi ed invece Alesina, Giavazzi e Zingales ancora sognano la California dei loro anni universitari. Il futuro volge a oriente, il Dragone cinese è in marcia. Chavez ha rivinto, ma appare battuto da un nemico più spietato ed è curato in una Cuba surreale; in Argentina si assaltano i supermarket per rubare televisori LCD e cellulari. Devo continuare? Io: No, risparmiamo spazio. Ed il 2013? Dopo l’anno del Gattopardo che anno viene? Marziano: Il 2013 sembrerebbe essere l’anno dell’ornitorinco (e di Kant). Io: L’anno dell’ ornitorinco? Un mammifero impossibile (fa le uova!), che rappresenta diverse specie e funge quasi da ponte tra esse. Il riferimento a Kant, oltre che richiamare il libro di Eco, immagino si riferisca al dibattito sullo Ius Cosmopoliticum di cui tanto si legge. Marziano: Esattamente. Un “accordo ornitorinco”, ispirato al Ius Cosmopoliticum, in cui le ragioni di tutti trovassero spazio forse vi aiuterebbe a superare la crisi di civiltá che state vivendo. Inoltre, la UE dovrá in qualche modo trovare il bandolo della sua matassa: si vota in Italia e Germania. Un asse forte Bersani–Hollande potrebbe crearsi e portare l’attacco all´”Austeritá rende liberi” con una diversa concezione di Europa che entri nel dibattito delle elezioni tedesche. Io: se capisco bene tu vedi l’”Accordo ornitorinco” come un assemblaggio istituzionale che inserisca una serie di riforme eterodosse nel corpo della globalizzazione e della costruzione europea? Marziano: Sarà semplicemente necessario: da voi in Europa, è iniziata l’“Austerità rende liberi”; sancita costituzionalmente con approvazione del Fiscal compact. Misura ideale davanti a una crisi globale di domanda. Come dire, smettere di fumare entrando in una camera a Gas. Io: Quindi come vedi la riforma UE, come conseguente o contemporanea a quella della Governance globale? Marziano: Una serie riforme della Governance mondiale sono urgenti perché attualmente sovrarappresenta alcuni a danno di altri. Il tema di fondo, cui si dovrá arrivare, ma sará una guerra, é la moneta mondiale. L’unico modo di salvaguardare il capitalismo democratico secondo me e’ l’adozione del ‘’Piano Keynes’’ (PK) debitamente rivisitato da applicare insieme al ‘’Chicago plan revisited’’ (CPR) dell’ oramai famoso Paper del FMI. Io: Frena, frena! Ci leggono anche casalinghe di Voghera. Marziano: Ok, giusto. Allora per la casalinga di Voghera: PK e CPR sono due piani di azione. Il PK prevede la creazione di una moneta mondiale il CPR invece propone la soluzione del problema del debito. La mia proposta é di considerarli contemporaneamente. Io: Il ‘’Chicago Plan Revisited’’ (CPR), uscito come paper del FMI? Marziano: Si, esatto. Il mistero piú inspiegabile dell’ informazione detta ‘’libera’’. Ovvero il Piano che regala il bazoooka al 99% contro la élite dell’ 1%. Io: Addirittura? Marziano: Insomma, non é proprio banale far pagare la crisi esclusivamente a finanza e banchieri. Peró in Italia ne hanno parlato solo i blogs: “Voci dall’ Estero”, di Carmen Gallus e “La Tempesta Perfetta” di M. Valerio. Io: Perche consideri Il CPR cosí rivoluzionario? Marziano: Perché é un modello liberista, parla la stessa lingua di Roubini e di tutti gli economisti di professione. Non puó essere smentito da fumositá matematiche, perché usa quelle piú avanzate. Non è esente da difetti, ma indica la direzione. Io: ed ecco spiegato perché vuoi adottare Piano Keynes e Piano Chigago rimaneggiati contemporaneamente. Marziano: In questo modo prendo vari piccioni con una sola fava... Io: Intanto si prepara il Forum di Davos. Marziano: Dove avremo modo di vedere la nuova faccia del liberismo, che assomiglierá incredibilmente a quella della mummia di Brezhnev alla televisione sovietica. Con questa conversazione si conclude il ciclo pubblicato da www.Ilcosmopolita.it. Sarà possibile continuarne a leggere su Facebook Andrea Libero Liberi.

ARCHIVIATO IN Interventi e iniziative

Di Il Cosmopolita il 22/01/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

22/01/2013

Winner è morto

di Francesca Morelli

L’'orso polare dello zoo di Buenos Aires non ha resistito al forte caldo in cui è stato costretto a vivere negli ultimi giorni precedenti le feste natalizie e al rumore dei fuochi pirotecnici. Si potrebbe parlare di stress ma l’esame autoptico ha rilevato che il simpatico plantigrado è deceduto per ipertermia. Miguel Rivolta, direttore del benessere animale dello zoo ha ricordato che all’ipertermia concorrono fattori sia ambientali che emozionali. Winner era stato controllato poche ore prima dai veterinari dello zoo che lo avevano trovato in buone condizioni. C’è da dire che aveva iniziato a dare forti segni di inquietudine a partire dalla morte della sua compagna sei mesi orsono. Risiedeva nello zoo da dodici anni e ultimamente iniziava a camminare spesso all’indietro, fenomeno che aveva preoccupato non poco il personale addetto. Soffriva inoltre di solitudine e questo cocktail non gli ha consentito di stabilizzare la sua temperatura in un ambiente così diverso da quello naturale da cui proveniva. La notizia del decesso si è subito diffusa in città; centinaia di persone si sono accalcate contro la recinzione dello zoo per aggredire il “responsabile”, un guardiano che inutilmente ha cercato di fermarli e spiegare loro che nonostante i reiterati appelli agli abitanti del quartiere Palermo di evitare i botti di Natale, nulla era cambiato. Del resto un progetto sulla proibizione della pirotecnica nella capitale, presentato dalla deputata Maria Varela (Pro) da vario tempo continua a non essere esaminato dal governo locale. Ovviamente un episodio così grave che accade in uno zoo non può non far discutere e riflettere sull’uso e il senso degli zoo di tutto il mondo e soprattutto a ripensarli. Alcuni sottolineano l’importanza che le zone adibite agli animali ricreino gli habitat naturali e certamente lo zoo di Buenos Aires, monumento storico nazionale, non permetterebbe grossi cambiamenti strutturali. Altri insistono nel sostenere che il concetto di giardino zoologico è superato. Molti degli animali custoditi soffrono di “zoochosis” malattia che si produce perché l’animale è lontano dal suo habitat ed è in cattività. Il direttore dello zoo di Buenos Aires, Claudio Bertonatti, ha ribadito la sua opinione sulla necessità che nei giardini zoologici si privilegino le specie native a quelle esotiche. Lo scorso ottobre la ditta concessionaria dello zoo di Palermo dal 1991 ha vinto la gara per continuare a gestire lo spazio per altri cinque anni, dietro il pagamento di un canone di 1.010.000 pesos mensili. In verità i deputati porteñi dichiararono che già dal 2008 era stata denunciata una perdita di 100 specie faunistiche e la mancanza di manutenzione dello zoo, cui si sono aggiunte denunce sulle pessime condizioni in cui si trovavano gli animali, in particolare l’orso Winner e nulla è stato fatto se non lasciarlo morire.

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22/01/2013

Il finanziamento di Villa Vigoni e il Decreto Missioni

Oggi 22 gennaio è prevista la discussione in Aula del decreto-legge recante proroga delle missioni internazionali (atto Camera 5713).   Vogliamo segnalare che in quel testo nell'art. 6 comma 15 - è previsto un finanziamento di 60.000 euro all'Istituto Villa Vigoni per la promozione delle relazioni bilaterali in una prospettiva europea, e relazioni italo-tedesche. Tale Istituto è presieduto dall'Amb. Umberto Vattani.   Vogliamo evidenziare che siamo contrari al finanziamento di un ente culturale nel momento in cui si pretende anche con i tagli al bilancio del Ministero Affari esteri -che gli Istituti di Cultura italiani all'estero, le Ambasciate e i Consolati trovino forme di autofinanziamento.   Tale finanziamento risulta incoerente con le finalità del decreto missioni così come lo stesso relatore Sen. Dini ha dichiarato nel dibattito in Commissione Esteri del Senato: non è strettamente connesso con le missioni internazionali oggetto di questo decreto.   Mentre il sottosegretario Dassù ha sostenuto che si tratta di utilizzo di fondi a valere su altri fondi con diversa finalità: infatti i 60.000 euro verranno stornati dal capitolo che prevede il finanziamento della Convenzione della Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione nei paesi gravemente colpiti dalla siccità e dalla desertificazione, in particolare in Africa.   Chiediamo quindi che tale finanziamento venga stralciato.

ARCHIVIATO IN Farnesina

Di Il Cosmopolita il 22/01/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

15/01/2013

Farnesina in coma e campagna elettorale

A neppure un mese dall’inutile “kermesse” della Conferenza degli Ambasciatori della vigilia di Natale, la questione Farnesina ha raggiunto nuovi apici non più di stagnazione ma di vero e proprio disastro. Un vero e proprio “coma” dal quale il Ministro (vero e proprio simbolo del cosiddetto “principio di Peter” secondo il quale l’ascesa giunge esattamente fino al livello dell’acclarata incompetenza) viene tentando operazioni assurde come la nomina dell’ex Ambasciatore a Panama (“caso Lavitola”, quello attualmente ristretto a Poggioreale) a responsabile della sede di Buenos Aires ove – come noto - la collettività italiana ha dimensioni ed interessi record. Di fronte alle inevitabili “perplessità” manifestate ai massimi livelli istituzionali il Terzi avrebbe replicato che il diplomatico Vigo “non sarebbe indagato” e pertanto atto ad assumere l’incarico di rappresentante della Repubblica. Siamo ad un replay del caso del “fascio-rock” già console e forse futuro Senatore della destra estrema. Tutto ciò conferma che l’eclissi del Ministero degli Esteri (riportato nel trascorso ventennio ai primi anni ’60, senza il “glamour” dei diplomatici del Gabinetto Ciano e dell’immediato dopoguerra) appare ormai irreversibile in una spirale di dequalificazione, ammorbamento reazionario, cordate clientelari, asfissia di risorse e di prospettive. Insomma il coma. L’incontro promosso dalla CGIL Esteri nel febbraio scorso con Susanna Camusso, accademici e capi degli Istituti di ricerca non si era sbagliato nel richiedere una “Conferenza programmatica sulle strutture pubbliche della politica internazionale”: questa è l’unica via per tentare di trarre fuori dal coma una Amministrazione alla quale sono stati incautamente preposti personaggi quali l’ambasciatore Vattani, il Segretario Generale Massolo, Ministri come Fini e Frattini, per coronare il tutto con Giulio Terzi… La completa cecità progettuale ed operativa degli Esteri non dipende soltanto da una rete superfetata e asfittica (più sedi di tutti i Paesi inclusi gli Stati Uniti ma senza risorse e senza personale…), ma anche e soprattutto da una gestione ottusa e clientelare, mirata alla mortificazione delle risorse umane e - nella migliore delle ipotesi – capace di “tappare i buchi” creati dalla propria stessa insipienza. Purtroppo questa assenza di un interlocutore “amministrativo” credibile ha costituito un alibi oggettivo per una intelaiatura di politica internazionale (e di ruolo) dell’Italia ferma da oltre un ventennio. O meglio ridotta alla sola componente militare… Nessuna visione, nessun dibattito: a meno di non considerare tale le infantili proposizioni svolte alla Conferenza di dicembre “non siamo egemonici”, siamo buoni, tutti ci faranno posto…). Non una parola sulle integrazioni, sulle relazioni tra queste ed il governo della globalizzazione, niente di niente sulle aree prioritarie e quelle da recuperare nel multilaterale. E, sempre purtroppo, questo “buco nero” viene fin qui ampiamente riflettendosi nella campagna elettorale, del tutto priva del benchè minimo accenno al “che fare” internazionale del nostro Paese. Ma qui, a differenza dell’irrilevante coma della Farnesina, i problemi si pongono e si porranno pena la definitiva trasformazione dell’Italia in una specie di Montecarlo (quella degli evasori fiscali e dell’ovvia inconsistenza politica, non quella del “bicamere finiano”). Di nuovo a meno di non considerare i militari italiani (e/o i “servizi”) come l’unico spazio concessoci di politica internazionale. Infine, difficile sottostimare come questo vuoto suggelli un provincialismo che raggiunge il suo zenit proprio nel momento alto della globalizzazione. In altri termini l’Italia – grazie anche alla propria paradossale Amministrazione degli Esteri – ha da tempo raggiunto un altro record (oltre a quello della corruzione, della mala giustizia, ecc.) e cioè quello del provincialismo. Davvero non male per un Paese che - ben prima di raggiungere l’attuale parvenza di Stato – fu grande nel “cosmopolitismo ad apporto italiano”. Viceversa oggi il destino nazionale si gioca sulla Lombardia “regione europea”. Da affidare a quel “campione” di internazionalismo umanitario che è Roberto Maroni, naturalmente d’intesa con il “sempreverde” ex Premier Berlusconi, che ha “amici in tutto il mondo”. Naturalmente secondo lui…

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Di Il Cosmopolita il 15/01/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

07/01/2013

Politica estera e diplomazia.

Politica estera e diplomazia. Il binomio politica estera e diplomazia sta alle relazioni internazionali come i tortellini stanno al brodo di cappone. Inseparabili specie nella stagione invernale. Il Cosmopolita si è già occupato della Conferenza Ambasciatori 2012. Torna ad occuparsene a contrario, grazie alla contemporanea Conferenza Ambasciatori di Israele. Che, a differenza dell’italiana, merita i lanci sui giornali mondiali. Si dirà che Israele, in rapporto alla dimensione, è il paese più mediatico al mondo, mentre l’Italia non fa notizia se non per il colore. Questo è senza dubbio vero, ma è anche vero che i diplomatici, ed i militari, di Israele sono a volte così talentuosi da sorprendere con originali prese di posizione. A parlare con loro, che pure rispettano l’inviolabilità del paese, sembra di ritrovarsi altrove rispetto alle cadenze moderate se non banali dei diplomatici italiani. Si prenda il caso del loro Rappresentante alle Nazioni Unite, e dunque uno dei diplomatici più influenti. Questi critica la scelta del suo governo di dare il via alla costruzione di migliaia di alloggi nei Territori. La scelta – argomenta – è difficile da spiegare agli interlocutori internazionali sia per la tempistica (segue d’un giorno il voto ONU sulla Palestina) sia per il merito (altri alloggi vanificano l’obiettivo di due stati per due popoli). La critica colpisce nel segno al punto che un consigliere del Primo Ministro richiama i diplomatici all’ordine: o seguono le istruzioni del governo o imboccano la via delle dimissioni. In Israele il dibattito è reso più duro dall’approssimarsi delle elezioni, dove il solo credibile candidato alla premiership è l’attuale Primo Ministro. Quale che sia il nostro giudizio sulla diplomazia israeliana, è chiaro che manifestazioni così aperte meritano rispetto. I diplomatici si occupano di politica estera. Lo stesso accade in Italia? A seguire lo streaming della Conferenza 2012 non sembrerebbe. I capi missione, fatto salvo il sommesso e quasi silente mugugno sul taglio delle spese, non disturbano ora né mai il manovratore, cui letteralmente si appiccicano quale che sia il suo orientamento. Erano, parevano, tutti berlusconiani e leghisti col precedente governo; sono tutti centristi e tecnocratici col governo in carica. Ritroveranno tutti il gagliardetto della Resistenza se dovesse vincere il centrosinistra. Prove di lealtà o conformismo al di là del pur doveroso rispetto per l’autorità costituita? Il sistema favorisce il conformismo ad oltranza come chiave per il progresso di carriera. Non importa conformarsi a chi ed a quale idea, importa stare nel mazzo di carte. Il sistema è forte non solo di tradizioni – l’Italia è il paese del Conformista di Moravia e dell’omonimo film di Bertolucci – ma anche di norme che spogliano lo scorrimento professionale di valutazioni di merito e lo affidano alla discrezione dei capi. Siano essi i capi amministrativi e politici e i benemeriti di associazioni, cordate, potentati. L’Europa, non solo Israele, sta lontano. E’ bene rammentare a chi scrive l’agenda di politica estera del prossimo governo che la diplomazia europea si seleziona sulla base della comparazione dei percorsi professionali. Quanta fatica alla Farnesina per mettere i diplomatici in condizione di concorrere alla pari coi colleghi europei. Perché per la prima volta nella loro carriera i diplomatici italiani devono misurarsi cogli altri sulla base del merito. L’agenda Farnesina del governo che verrà metta fra le priorità la selezione della dirigenza diplomatica. Leale col governo e le istituzioni, ma con la schiena dritta. Sulla possibile reazione dei diplomatici torniamo in seguito.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 07/01/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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