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Post di marzo

21/03/2013

Un fantasma si aggira per l’Europa.

Un fantasma si aggira per l’Europa, e non è quello del Manifesto di Marx e Engels. E’ l’Europa stessa che, per restare nella letteratura, pare un personaggio in cerca d’autore più che l’attore globale vagheggiato dai post-costituenti del Trattato di Lisbona. Passi per l’Italia, che ha trascorso l’ultimo periodo a ripristinare la dignità internazionale e che oggi è così impegnata a classificare la nuova branca dell’entomologia detta “grillismo” da trascurare cosa succede dietro l’uscio di casa. L’inerzia colpisce stati membri generalmente attenti all’attualità europea e le stesse istituzioni comuni. Berlino e Bruxelles e Madrid e Parigi vivono i tempi con la torva cura del presente e non osano guardare avanti e neppure intorno. Il mondo cresce. Gli Stati Uniti, dopo aver esportato la crisi finanziaria, godono di rialzi di borsa paragonabili a quelli della felice era Clinton. Cresce la Turchia, che l’Europa tiene nella perenne lista d’attesa dell’adesione. Crescono le note e meno note economie emergenti. Per non dire di quelle che una volta erano chiamate le petrolmonarchie del Golfo, a marcarne la dipendenza dal greggio, e che ora si avventurano nel settore turistico e addirittura nel calcio. La letargia dei Grandi d’Europa sta rendendo inutile la rivendicazione di Londra di rinegoziare il trattato d’adesione. Solo un ultrà del “sovranismo” avrebbe oggi timore dell’evoluzione federalista d’Europa, che invece si colloca più propriamente nel limbo del “non finito”. Il “non finito”, nell’estetica di Michelangelo, era l’anticipazione della scultura moderna. Il “non finito” nella versione europea avvia la fine del sogno dei padri fondatori. Al Presidente francese va riconosciuto di avere moderato gli slanci rigoristi della Cancelliera. Lo stesso Presidente, con la campagna d’Africa, colpisce quell’accenno di politica estera e di sicurezza comune che si stava mettendo in opera. Nella vicenda dei marinai italiani in India le dichiarazioni da Bruxelles e da alcune capitali sembrano reticenti se non proprio distaccate. Come a dire: è una questione bilaterale e noi ce ne occupiamo in punta di diritto. Solo ora che il gioco si fa duro e si profila una violazione del diritto internazionale in materia di immunità diplomatiche, l’Europa è sollecitata ad intervenire con tutta l’influenza di cui è capace, e non è poca. Finché il bilaterale non diventa multilaterale, l’Europa rimarrà il “non finito” di prima. La multilateralizzazione è il punto di passaggio dalle politiche nazionali alla politica europea. Una volta la si sarebbe assimilata al principio di solidarietà comunitaria. Che la solidarietà sia poco praticata, lo dimostra il caso della Grecia dove i terapeuti prescrivono cure tali da finire il malato anziché guarirlo. Lo dimostra il caso di Cipro dove la solita troika suggerisce al Governo, che esegue, misure inusitate come il prelievo forzoso sui conti correnti. Un provvedimento che, se adottato altrove, farebbe gridare al golpe finanziario e che invece pare normale nella piccola Cipro. A Nicosia evidentemente non si perdona l’avere respinto il referendum sulla riunificazione con la parte nord e di aver aderito nell’UE lasciando da parte la comunità turco-cipriota. Lo sbandamento delle giovani generazioni è dato dall’incertezza del lavoro e della prospettiva. Manca l’escatologia nel disegno europeo, tutto essendo appiattito sull’attualità del sacrificio senza il riscatto della ripresa. Il tema sociale è importante quanto quello della governance finanziaria. Si dirà che la finanza sana prelude alla crescita sostenibile. Ma la finanza tende a fagocitare tutte le risorse che riceve ed a restituirne una modesta parte in investimenti. La stagnazione sociale in gran parte del continente è il duro fatto contro cui si scontrano molti giovani e molti anziani. Parte del quadro dirigente europeo non è attrezzato al salto di qualità. La campagna elettorale per il prossimo Parlamento Europeo a questo dovrebbe contribuire: a generare un movimento d’opinione a favore di un’Europa della cittadinanza. Il Parlamento Europeo è la sola istituzione, con la BCE, a credere ancora in un’Europa continentale e cosmopolita. Il Parlamento respinge il piano finanziario pluriennale messo a punto dal Consiglio europeo e mostra un segno di vitalità. Non tutto forse è perduto.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 21/03/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

21/03/2013

La vita si allunga

di Francesca Morelli

Gli argentini si sono abituati a che in una famiglia convivano quattro generazioni ed è sempre più usuale che i bambini possano conoscere i bisnonni. Ciò si deve al fatto che l’'aspettativa di vita si è allungata negli ultimi anni per giungere a 75,7 anni, in Cile è di 79,2 e in Bolivia di 66. Un’inchiesta dell’Organización Panamericana de la Salud (OPS) mette in evidenza che in Argentina l’'aspettativa di vita è cresciuta di 27 anni in meno di un secolo, nel 1914 era di 48,50 e di soli 40 anni nel 1905. La vita dunque si è allungata ma è aumentata a decremento della qualità. Una ricerca internazionale finora inedita (ndr Clarin) effettuata in 189 Paesi, realizzata dal Instituto para la Mediciòn e Evaluaciòn de la Salud (IHME) dell’Università di Washington e la Fondazione Bill e Melinda Gates ha messo in luce che la speranza di vita in Argentina dal 1990 al 2010 è aumentata di tre anni e mezzo. Sono in crescita però le malattie cardiache respiratorie e psichiatriche. In pratica la morte prematura è stata vinta, ma le malattie sempre più lunghe e resistenti caratterizzano gli anni della maturità. La vita media è passata da 72,5 anni a quasi 76. Il rapporto sottolinea che probabilmente l'’età media potrebbe essere ancora più alta se la popolazione avesse una maggiore cura di sé. La speranza di una vita sana è di 64,7 anni contro i 63,1 del 1990.(R. Lozano università di Washington). Secondo i dati della ricerca la popolazione argentina ha perso in media 9,4 anni di vita sana mentre altre fonti stabiliscono in 11,2 gli anni persi. Il Paese si situa prima del Perù, della Colombia e del Brasile e occupa il 45°posto nella graduatoria dei paesi esaminati. La longevità è preminentemente femminile. Sono le donne che arrivano più facilmente alla vecchiaia perché gli uomini muoiono prima. Il fenomeno non è esclusivamente urbano. In quasi tutte le province argentine gli indicatori parlano di “femminilizzazione” della vecchiaia. Il tasso di mortalità infantile nel Paese è sceso al 25,6 per mille nati vivi nel 1990 e a 12,1 nel 2009 il che significa una riduzione del 52,7% così come segnala il rapporto Salud en las Americas del 2012. La popolazione continua ad invecchiare e l’indice d’invecchiamento che indica la relazione fra gli ultra sessantacinquenni e i bambini da 0 a 14 anni è ora di 40,2 contro i 35,0 del 2001. In sintesi nascono meno bambini e si vive più a lungo. E’ la prima volta che una ricerca riesce a far un confronto fra 189 paesi, assicura Lozano ed essa rappresenta uno strumento che permetterà ad ogni Paese di costruire la storia della propria salute, “sapere da dove veniamo” senza dipendere dalle interpretazioni degli esperti, fissare gli obiettivi di politiche pubbliche in accordo con le singole realtà e destinare i fondi per prevenire e arginare le principali malattie.

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Di Il Cosmopolita il 21/03/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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