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Post di maggio

23/05/2013

'Il 21 maggio è deceduto a Roma Guido Martini, Ambasciatore e membro della CGIL - Esteri sin dalla sua fondazione. A lui va l'affettuoso pensiero della CGIL - Esteri e del Cosmopolita.'

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Di Il Cosmopolita il 23/05/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

22/05/2013

L’Europe à la une.

Parla il Presidente francese ed è giusto tornare al francese nel mezzo del dominio linguistico, e non solo, dell’ex Impero Britannico. Cosa dice Hollande di tanto sconvolgente da rianimare il languente dibattito sull’Europa? Dichiara che bisogna realizzare l’Europa politica in due anni. Prima di lui avevano adoprato espressioni simili la Cancelliera tedesca ed il suo Ministro delle Finanze. Ecco che si ristabilisce l’asse franco – tedesco, che la crisi finanziaria e l’elezione di Hollande, come successore dell’accomodante (con la Germania) Sarkozy, avevano messo in difficoltà. E questo mentre nel Regno Unito monta la polemica interna al Partito Conservatore circa il referendum sull’Europa. Dove le parti non sembrano dividersi tanto sul “no” all’Europa quanto sui tempi e modi del pronunciamento. Il discorso sembra semplicistico – gli affari britannici sono maggiormente articolati quando vengono in discussione gli interessi nazionali – ma questa è la sintesi che è lecito trarre dall’esterno. Il Partito Laburista si chiama fuori dalla contesa in parte per fare dimenticare gli eccessi di europeismo di Blair e in parte per lucrare le difficoltà del Primo Ministro in carica. Un colpo di mano interno come quello che spinse Thatcher alle dimissioni? E se cadde la Signora di ferro perché non dovrebbe cadere il suo pallido epigono? Il dibattito europeo prende dunque corpo grazie alle dichiarazioni del Presidente francese, il cui intento è attentamente valutato anche dai nostri commentatori, Perissich (Affari Internazionali) e Spinelli (Repubblica) fra gli altri. Per non dire dell’eco nel dibattito al Parlamento dopo l’audizione del Presidente del Consiglio. Meno pubblicizzata, ma non meno importante, è la decisione del Parlamento europeo che, alle elezioni 2014, le principali famiglie politiche indichino sulla scheda il loro rispettivo candidato alla carica di Presidente della Commissione. Una personalizzazione della contesa politica che dovrebbe richiamare finalmente l’attenzione degli elettori su una figura europea e distoglierli dalle angustie del dibattito domestico. Presso il grande pubblico la Commissione avrebbe finalmente un volto diverso da quello dei tecnocrati che predicano austerità a chi già la patisce giorno per giorno. Fra la visione “politicista” della Francia e quella “economicista” della Repubblica Federale è difficile valutare la distanza. Stiamo all’epoca degli annunci e prima che si passi alla trattativa, o all’ipotesi della trattativa, ce ne corre. L’Italia avverte il nuovo soffio e sia il Presidente del Consiglio che il Ministro degli Esteri ne danno conto nei loro interventi. L’Europa politica è a portata di mano ora che lo stato membro “sovranista” per eccellenza la vuole? Il Governo d’Europa, in chiave economica, è alle porte ora che è perorato dalla Cancelleria? E il ruolo della Commissione e del Parlamento alla luce della decisione dello stesso Parlamento? Vi è materia per riflettere e discutere. Il grande assente nel dibattito “neoeuropeista” è il tema della politica estera e della sicurezza. Quasi che il Trattato di Lisbona avesse esaurito l’immaginazione dei costituenti. Eppure ci sono cifre eloquenti. E’ sempre il Parlamento europeo a presentarle. Le cifre parlano di una spesa abnorme per le difese nazionali, pur in tempo di crisi finanziaria, che non si traducono in pari efficienza della macchina “sicurezza”. Laddove una spesa europea per la difesa, e dunque una difesa europea potenzialmente integrata, produrrebbe a termine maggiori risparmi e maggiore efficienza. E soprattutto maggiore credibilità della voce europea nel mondo. L’argomento sta là, nascosto fra le pieghe degli studi dei centri di ricerca, ma sarebbe interessante e opportuno rievocarlo per dare nerbo all’Europa politica di Merkel - Hollande. Essi dovrebbero ricordare, per esserne i lontani successori, la Dichiarazione Kohl – Mitterrand sull’Unione politica, da cui tutto parti sul finire degli Ottanta.

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Di Il Cosmopolita il 22/05/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

08/05/2013

Ministra, Viceministri e Sottosegretari: la “nuova” Farnesina.

Dopo anni di “benign neglect” ovvero di calibrata noncuranza nei confronti del Ministero degli Esteri con la Farnesina (per non parlare della rete diplomatico-consolare…) lasciata in balia di errori politici, controriforma interna ed asfissia di risorse umane e finanziarie, con il Governo Letta è finalmente apparsa “la luce in fondo al tunnel”. Vero, falso? Come al solito un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. L’arrivo di un massiccio stuolo di dirigenti politici (oltre al Ministro/a, ben tre vice Ministri ed un Sottosegretario ed anzi - magari – per simmetria ne aggiungeranno un quinto) lascerebbe ben sperare: ciò a patto di considerare questa pattuglia come un’avanguardia di una inversione di tendenza rispetto ad una politica estera fatta sostanzialmente di approvazione “a piè di lista” del decreto missioni (militari), di politica europea delegata al solo orizzonte finanziario/monetario e di quella extra-europea “assorbita” dal “caso marò”. Del resto quest’ultimo rimane centrale nelle prime dichiarazioni della neo-Ministra , che – per stare sul sicuro - ha affidato un mandato ad hoc all’esperto Staffan De Mistura. In particolare l’arrivo di Emma Bonino è stato salutato con un certo calore, giustificatamente motivato con la constatazione vuoi delle capacità (per esempio nell’esperienza a Bruxelles o anche alla testa del vecchio MinComEs) come pure della consolidata esperienza politica (entrò in zoccoli in Parlamento alla metà degli anni ’70 del secolo scorso…), senza contare una certa aspettativa per una direzione politica certamente in grado di “non farsela raccontare”. Tanto meno dalla debolissima dirigenza post-vattaniana, che dal fondatore ha ereditato lo schieramento a destra, ma non certamente il “piglio” (nel bene e nel male…). Discorso assai diverso per il livello immediatamente sottostante, costruito (come tutto il Governo Letta) con un manuale Cencelli formato Esteri: un ex democristiano (Lapo Pistelli) una ex Comunista (Marta Dassù) un berlusconiano Doc ed ex Consigliere diplomatico del Caimano (Bruno Archi), un rappresentante della società civile naturalmente “clericale” (Mario Giro) esponente di Sant’Egidio. A parte quest’ultimo che conferma come la Comunità sia l’azionista di riferimento di una politica che alla Farnesina sfiora da tempo l’evanescenza talchè abbisogna di “nutrimento” esterno che da Trastevere sono ben lieti di fornire (giovandosi anche dell’intesa sottoscritta a suo tempo con il Ministro Frattini…), tutto il resto suona talmente decrepito e al di sotto delle famose aspettative e necessità post ’89 (caduta Muro, pseudo “fine della storia”) da far dubitare che il “vento del nuovo” sarà avvertibile fuori del Palazzo della Farnesina. E men che meno possa costringere Parlamento ed opinione pubblica a uscire dalla avvilente contemplazione di ciò che autarchicamente avviene nella neo-Italietta. Senza contare che l’inopinata “intronazione” a Vice Ministro di un diplomatico noto soltanto per la lunga – fisica – vicinanza a Berlusconi dimostra come il tragico “caso Terzi” non abbia insegnato proprio niente. Anzi. Il tutto contrasta naturalmente con le asserzioni “modernizzanti” del neo Presidente del Consiglio. Ma è perfettamente in linea con il periplo europeo (da “circolare… destra” con fermate anche nella sinistra parigina) immediatamente compiuto da Letta. Mentre per definire la visita “ad limina” a Washington si aspetta in questi giorni il passaggio romano del neo-Segretario di Stato Kerry. Con il che, il telaio della politica internazionale del Paese, avrà compiutamente ricalcato uno schema ultra-cinquantennale. Pessimisti? Forse , ma – come ammoniva un antico Ministro degli Esteri, e cioè Giulio Andreotti – “a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca”.

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Di Il Cosmopolita il 08/05/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

08/05/2013

Il Papa tour

di Francesca Morelli

Da giugno partirà il programma messo a punto da una guida argentina che intende far decollare la sua idea al più presto, per permettere ai turisti di ricorrere i luoghi celebri legati alla figura del pontefice, la sua casa, l’asilo, la scuola, il quartiere dove ha vissuto, un circuito completo dei luoghi rappresentativi del nuovo cardinale di Roma, così come approvato anche dal settore Turismo del governo di Buenos Aires. Il programma dovrebbe iniziare il 31 maggio per farlo coincidere con l’anniversario del quartiere Flores luogo in cui il cardinal Bergoglio ha passato la maggior parte della sua vita e decollare i primi giorni di giugno. La licitazione per la scelta dei bus ancora è in itinere così come la definizione della squadra delle guide turistiche a bordo dei bus. L’entusiasmo che gli argentini stanno dimostrando a seguito dell’elezione del Papa non finisce di stupire, come l’apposizione di targhe o il cambio di nome delle vie in onore del pontefice, attitudine commovente e anche leggermente naif. Oltre a Membrillar 531 nel “percorso Francisco”non mancherebbero comunque altri siti quali l’Istituto Nuestra Señora de la Misericordia, dove il Papa frequentò l’asilo e la piazzetta Hermina Brumana sempre nel quartiere di Flores dove giocava a calcio con gli amici di sempre, alcuni dei quali condividevano la sua passione per il club San Lorenzo de Almagro . Monica Kapusta direttore generale del Turismo di Buenos Aires si augura che le guide turistiche possano essere dell’Ente del Turismo porteño e che l’istituzione da parte del governo regionale di maggiori fine settimana lunghi, comprensivi cioè del lunedì, possano contribuire a fare del progetto un itinerario ambito. I tour che seguono le tracce di Papa Francesco e che prevedono una visita nei luoghi vissuti dal cardinal Bergoglio consentano di conoscere la capitale che con i suoi colori e profumi è capace di affascinare i turisti attratti dalle innumerevoli manifestazioni culturali e commemorazioni. “Papa Francesco ha studiato nel seminario Devoto ma poi è stato arcivescovo anche della Cattedrale e tutti questi luoghi faranno parte del tour – ha spiegato Alfredo Adriani, direttore della Cultura di Buenos Aires – Tutto il mondo vuole saperne di più sul nuovo Papa e noi vogliamo dare la possibilità di conoscere i posti dove lui ha vissuto finora. Ecco qui di seguito uno dei tanti programmi che per 970,00 US$ a settimana prevedono un “all inclusive” rispetto al Papa tour. I giorno: transfer aeroporto albergo, registrazione e visita al luogo di nascita. II giorno: visita guidata al seminario gesuita dove ha studiato.. III giorno: collegio de Salvador, dove fu docente di filosofia prima di essere ordinato. IV giorno: visita alla chiesa dove dette rifugio ai perseguitati durante la dittatura militare. Include una conferenza sulla storia politica argentina data da uno storico locale. V giorno: visita delle villas, dove ha lavorato e cercato la giustizia sociale per i poveri. VI giorno: visita alla basilica di Luján nella provincia di Buenos Aires, luogo di peregrinazione annuale dove i devoti camminano 40 chilometri per essere benedetti.VII giorno: cattedrale Metropolitana – dove recentemente il cardinale Bergoglio celebrava le messe. Trasferimento all’aeroporto, rientro a casa fieri di aver partecipato al Papa tour.

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Di Il Cosmopolita il 08/05/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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