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Post di agosto

02/08/2013

Eterogenesi dei fini alla Farnesina.

Il nostro Ministro degli Esteri si muove dall’affare kazako alla ristrutturazione della rete diplomatica e consolare: una scioltezza che contrasta col passo felpato della Farnesina. Si potrebbe commentare: finalmente, ecco che il Ministero degli Esteri torna al centro della scena, di quella politica estera che in Italia, nei circoli ufficiali e nei salotti televisivi, è la “signora nessuno”, fedele al mito di Odisseo che si nasconde al Ciclope. Prima di tirare il classico sospiro di sollievo – Il cosmopolita è fra i pochi media che ancora crede nella utilità che il paese discuta di affari internazionali oltre che di affari giudiziari – cerchiamo di comprendere certi passaggi. L’affare kazako, complice la pausa estiva, sembrava andare in dissolvenza come i piani sequenza del cinema di Antonioni. Torna di attualità con la notizia che la Francia ha arrestato il Signor Ablyazov, marito e padre rispettivamente della signora e della bimba espulse dall’Italia (“deportate” dall’Italia, secondo la ricostruzione giuridica di Natalino Ronzitti in Affari Internazionali del 1° agosto). Si aspetta di capire se la Francia seguirà l’esempio italiano con analogo provvedimento di espulsione – deportazione o terrà un comportamento diverso. Di certo alcuni dettagli non trascurabili risaltano: il dissidente, o preteso tale, ha anch’egli un passaporto diplomatico della Repubblica centrafricana, lascia il Regno Unito dove aveva lo status di rifugiato revocatogli per accuse di bancarotta nello stesso Regno Unito, si reca in Francia dove è fermato su mandato dell’Ucraina (non del Kazakistan). Resta sotto la sorveglianza di un’agenzia investigativa israeliana cui, a detta dei suoi amici, il Governo kazako ha affidato la ricerca. Quale che sia la decisione francese sullo status del Signor Ablyazov, è da presumere che la Francia non permetterà all’Ambasciatore del Kazakistan a Parigi i comportamenti “intrusivi” del suo collega a Roma. E’ pure da presumere che il Quai d’Orsay abbia reazioni più tempestive della Farnesina e che comunque non si trovi a commentare gli eventi a cose fatte. Mentre il Ministro dell’Interno si defila, il Ministro degli Esteri si presenta alle Commissioni Esteri di Camera e Senato e sembra volere chiudere la vicenda interna declinando la richiesta di appuntamento dell’Ambasciatore kazako e riservandosi di riflettere circa la sua ipotizzata espulsione. Il suo atteggiamento è condiviso dai due Presidenti. Bene così. Resta il fatto che nessuna convenzione internazionale può imporre ad un rappresentante diplomatico di trattare con “chi non conta” nel paese di accreditamento. Ed evidentemente l’emissario kazako a Roma preferiva istallarsi al Viminale che alla Farnesina, dove probabilmente gli avrebbero consigliato di rivolgersi … al Viminale. Tanto valeva per lui accorciare i tempi. La Farnesina annuncia l’ennesima ristrutturazione della rete diplomatica e consolare. L’ennesima perché da anni ormai la Casa è in via di restauro. E d’altronde in Italia nessun lavoro pubblico dura il tempo previsto, infinite essendo le variazioni in corso d’opera. Già nel 2011 gli organi interni della Farnesina avevano deciso il giro di vite, in omaggio alla spending review ed al motto, ora fuori moda, di fare più con meno. La decisione di ristrutturare la rete, sospesa dal Ministro Terzi, è riattivata dal Ministro Bonino. La decisione porta con sé la novità del confronto aperto coi Sindacati: non è uno dei famosi “tavoli” così cari alla liturgia del dialogo sociale, ma un momento di confronto che dovrebbe portare a scelte se non condivise quanto meno note a tutte le parti. Un progresso senza dubbio, che conviene consolidare come metodo per tutti i casi analoghi. Un progresso che fa superare il luogo comune che indica nei Sindacati le forze della conservazione e nel liberismo all’amatriciana di certi tecnocrati le forze dell’innovazione. Si può e si deve innovare tutti insieme, basta mettersi d’accordo. Emergono le resistenze dei rappresentanti delle collettività italiane in certi paesi limitrofi. Resistenze miste allo stupore. Quando mai una decisione annunciata è poi effettivamente presa? Stavolta accade. Il caso kazako ha dunque avuto alla Farnesina un effetto diametralmente opposto al caos scomposto che aveva dominato la gestione del caso Marò ed ha suscitato un ripensamento rispetto al ruolo dell’Amministrazione degli Esteri nella saldatura tra politica estera e decisioni interne comunque suscettibili di ripercussioni internazionali. Certo, in questo ripensamento che sembra arrestare il declino “pilotato” della Farnesina portato avanti per circa un ventennio (a partire dalla contro-riforma Frattini/Massolo), ha pesato la palpabile differenza di storie personali e politiche e non è neppure necessario qui ricordarle. L’avvio, per ora a livello tecnico, di un “riorientamento” che – per la prima volta – non è un ottuso ridimensionamento, né una rinuncia a funzioni istituzionali e di servizio, non può che essere giudicato positivamente. Non siamo ancora a quella Conferenza sui servizi pubblici nelle relazioni internazionali auspicata nell’incontro tenuto alla Farnesina con Susanna Camusso nel febbraio 2012 in cui tutti gli intervenuti – a partire dalla CGIL Esteri – convenivano sulla necessità di rispondere al moltiplicarsi delle crisi esterne, ed interne di natura internazionale, con un più forte, moderno Ministero degli Esteri e, tuttavia, appare netta la cesura con i tempi delle rodomontate autopropagandistiche e di una incredibilmente bassa “cucina interna”. Gli eventi di questi giorni ci autorizzano poi ad intravvedere la fine di presenze internazionali come quella affidata a Panama al Signor Lavitola (supportato da un’Ambasciata di “servizio”) ed altre consimili, non tutte concluse nel carcere di Poggioreale, ma largamente costruite sotto il segno di ambigui interessi ben distanti da quelli nazionali e di cooperazione internazionale. I problemi da affrontare sono dunque certamente di risorse e di riorganizzazione, ma anche – dopo un esame collegiale tematico ed articolato per aree – di ripristino ed ammodernamento di una struttura che tanto al centro che nella rete ha subito un degrado senza precedenti proprio quando essa era più necessaria al Paese. La CGIL lo ripete da anni ed è pronta a fare la sua parte. Dalla Ministro Bonino e dal vertice politico non ci aspettiamo soltanto un positivo intervento sui casi già sul tappeto, ma anche un consapevole impulso per la realizzazione di strutture all’altezza delle sfide in atto e di quelle a venire. Per rilanciare il ruolo internazionale dell’Italia.

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Di Il Cosmopolita il 02/08/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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