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Post di novembre

28/11/2013

America Latina - i dati dell’Onu

di Francesca Morelli

Un rapporto dell’Onu, pubblicato in novembre, cataloga l’Argentina come il Paese con il maggior numero di furti di tutta l’America latina, con un tasso di 973 estorsioni per 100.000 abitanti. Gli altri paesi maggiormente colpiti sono Costa Rica, Messico Cile ed Uruguay. Per quanto riguarda gli omicidi, undici sono i Paesi con un alto livello di delitti, con un tasso superiore a 10 crimini ogni 100.000 abitanti; considerati dall’OMS “un’epidemia”: Brasile, Colombia, Ecuador, Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Panamá, Paraguay, Repubblica Domenicana e Venezuela. Gli altri sette Paesi analizzati (Argentina, Bolivia, Cile, Costa Rica, Nicaragua, Perù ed Uruguay) non superano questa soglia. Il Cile è lo stato che registra il tasso di omicidi più basso, con 2 crimini ogni 100.000 abitanti. L’indice di crescita degli omicidi riguarda in particolar modo i giovani tra i 15 e i 25 anni, coloro i quali non lavorano e non studiano, ha sostenuto Carlos Loret de Mola il moderatore della presentazione del rapporto Onu. Negli ultimi due o tre anni - ha aggiunto - che in un piccolo gruppo di paesi latino americani si rileva un abbassamento dei livelli sopra descritti, evidenziando però che i due terzi dei cittadini hanno smesso di uscire di notte per paura di essere aggrediti. Negli ultimi 25 anni i furti nella Regione si sono triplicati e i latino americani sono sempre più preoccupati per la loro incolumità. Secondo il rapporto Onu, provvedere alla sicurezza di un Paese è una funzione primaria di uno stato. “Non esistono soluzioni magiche per combattere l’insicurezza cittadina però questo grave problema ha una soluzione e richiede un visione e una volontà politica a lungo raggio.” Con 285 pagine dal titolo “Sicurezza cittadina dal volto umano” il documento classifica l’America Latina come la regione più insicura del mondo, con un tasso di 100.000 assassini negli ultimi anni. Lo studio critica in particolare la grande incapacità degli stati in materia di giustizia e sicurezza, che si riflettono in indici di impunità allarmanti; le crisi che affettano i sistemi carcerari fanno crescere una sfiducia cronica della cittadinanza verso le istituzioni, in particolare quella della giustizia e della polizia. In Argentina i detrattori della gestione Kirchner affermano che dal 2008 il governo non ha messo nelle sue priorità la questione sicurezza, cessando di diffondere i dati sulla criminalità. A fronte degli insistenti inviti dell’Onu, per un maggiore coinvolgimento del governo nel combattere il clima di insicurezza esistente, la Cancelleria argentina ha presentato un reclamo sostenendo che dal 2010 i crimini nel Paese sarebbero diminuiti e che nelle prossime settimane presenterà le cifre esatte contraddicendo quanto affermato dal rapporto presentato a New York dall’Onu. L’analisi sostiene invece che le vittime della violenza dal 2000 al 2010, sarebbero un milione, con un incremento del tasso di omicidi dell’11% nell’intera Regione.

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Di Il Cosmopolita il 28/11/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

28/11/2013

Riordino e adeguamento della rete diplomatica e consolare

Il DDL a firma Micheloni e altri approda alla Commissione Esteri del Senato dopo essere stato preannunciato dai promotori con un battage a tutto campo. La CGIL – Esteri ne ha subito scritto in termini critici. Vale la pena soffermarsi sul testo per qualche commento più meditato. Nel frattempo alcuni firmatari si stanno distinguendo nella campagna di tagliare le unghie alla Farnesina, nel preludio di quello che essi chiamano il riordino della rete diplomatica e consolare e la bonifica del rapporto fra amministrazione e politica. A favore – manco a dire – di quest’ultima. Il linguaggio del DDL è eloquente. La burocrazia (l’amministrazione) tende naturalmente a preservare se stessa e, nel caso della Farnesina, a preservare “usque ad mortem” (cosi nel testo) gli equilibri attuali: anzitutto per tutelare l’intangibilità della carriera diplomatica. Dimenticando – è lo sconforto dei firmatari - che l’obiettivo sarebbe di per sé commendevole se non ci toccasse di vivere nel XXI secolo. Evidentemente, a loro parere, il XXI secolo non ha bisogno più, o meno bisogno che in passato, dell’ars diplomatica. L’intesa di Ginevra con l’Iran dimostra il contrario: una buona diplomazia sbarra la via all’opzione militare. In epoca in cui le armi di distruzione di massa non solo proliferano ma vengono anche adoprate come in Siria, il risultato di Ginevra merita considerazione. Se vogliamo andare alla radice concettuale del DDL, traspaiono alcune note filosofiche. La diplomazia intraeuropea, quella fra gli stati membri UE, è superata: si sostituiscano le Ambasciate bilaterali con un’Ambasciata unica presso l’Unione europea. Unica dei ventotto stati membri? Il Regno Unito ci sta o ne affrettiamo il recesso? I risparmi sulla rete diplomatica - chiudere ventisette Ambasciate bilaterali in effetti sarebbe un bel taglio al bilancio MAE - vanno riversati sulla rete consolare, persino quella operante in seno all’Unione. D’ora in avanti gli stati membri possono fare a meno della diplomazia bilaterale fra loro in quanto trattano solo di affari “intra moenia”. Non rinunciano però ai servizi consolari da prestare ai connazionali ovunque essi stiano. L’esatto contrario del principio che si tenta di fare passare in seno all’UE: e cioè che il paese di accoglienza eroga i servizi ai residenti europei a prescindere dalla loro nazionalità. Si veda ad esempio quanto sta maturando in certi stati UE riguardo al notariato, che rende superfluo l’ufficio notarile in seno ai Consolati, questo si un bel risparmio. Altra valutazione alla base del DDL è che il MAE si porta appresso le zavorre dell’ISE e del personale di ruolo nella rete estera. Ambedue sono da ridimensionare. I tagli lineari, in generale additati come esempio di cattiva finanza, vengono buoni quando si tratta di remunerazione e numero dei dipendenti all’estero. Il personale a contratto è il futuro: ovunque e in qualsiasi ruolo. Persino negli Istituti di Cultura. Il che è involontariamente un ossimoro. Se qualche novità culturale l’Italia produce, la produce in patria e soltanto un addetto culturale proveniente da Roma può portarla all’estero. Prendiamo il caso della cultura materiale, quella che va per la maggiore grazie a moda e enogastronomia, i nostri marchi universalmente prediletti (con la Ferrari). Si ha idea di come i connazionali vestono all’estero? Avete mai mangiato nei ristoranti italiani, o sedicenti tali, in giro per il mondo? Il personale locale, che ha enormi meriti specie nei paesi ostici, è obiettivamente in ritardo sui costumi italiani e non è in condizione di proporli in maniera aggiornata. Nella globalizzazione o sei “updated” o sei irrimediabilmente “outdated”. Nel DDL è anche l’auspicio a integrare le varie espressioni del potere pubblico all’estero. Una raccomandazione da condividere. La neo-rinata ICE, le Camere di Commercio, l’ENIT, eccetera: le sigle tradizionali di quello che molto benevolmente si chiama sistema – paese vanno messe in un quadro organico di attività. Sotto la responsabilità di chi? Per non parlare dell’ultima creatura dell’immaginazione politica, quell’agenzia Invitalia o come altro si chiama, che ha il compito invero inedito di attrarre gli investimenti esteri. Il DDL assegna questo compito a dir poco ambizioso ad uno strumento che di ambizioni non può che nutrirne poche: i consolati onorari. Negli anni passati un progetto di riforma del MAE era a firma Napolitano e altri. Dopo lunghissima gestazione e innumerevoli adattamenti, fu alla base della cosiddetta riforma Vattani del 2000. Passano dieci anni e quella riforma è controriformata con la riforma Massolo - Frattini. Ora si tenta la riforma della controriforma con lo strumento del DDL. Non sappiamo cosa augurarci.

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 28/11/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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