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Post di gennaio

24/01/2014

Marijuana libera

di Francesca Morelli

L’'Uruguay com’è noto ha legalizzato il consumo e la coltivazione individuale della marijuana. Nonostante una forte opposizione politica e un sondaggio effettuato fra il 2012 e il 2013 che vide un 64% della popolazione contraria un 29% favorevole e un 7% indifferente al progetto del presidente Mujica, la legge entrerà in vigore il prossimo mese di aprile Il governo uruguayano sostiene che la motivazione principale di questa iniziativa sia la lotta al narcotraffico, evitando così ai piccoli consumatori di marijuana di accedere a luoghi pericolosi dove si vendono droghe molto più pesanti, volendo sperimentare in questo modo un percorso, verificarlo ed eventualmente indire un referendum, qualora i risultati non si rivelino positivi. Uno degli aspetti più criticato dai detrattori della legge è l’esposizione dei minori al consumo della cannabis, perché sembra non siano stati analizzati o siano stati banalizzati i rischi che questa legalizzazione abbia sulla salute pubblica, facendo pervenire un messaggio a tutta la popolazione che si tratti di una droga meno nociva di altre e che per tanto possa essere assunta. La nuova legislazione pone l’Uruguay al primo posto nel mondo per l’uso libero della marijuana, dopo gli stati di Washington e Colorado negli Stati Uniti dove l’uso è consentito. In base alla nuova legge, i consumatori maggiorenni potranno coltivare fino a sei piante per persona, o acquistare la marijuana dai gruppi di coltivatori o in farmacia fino a 40 grammi al mese; dovranno comunque registrarsi presso gli sportelli istituiti dal governo. La cannabis rappresenta il 70% del consumo di droghe in Uruguay e il suo uso si è ampiamente diffuso nell'ultimo decennio con circa 200mila consumatori su 3 milioni e mezzo di abitanti.Le ripercussioni nei paesi limitrofi non hanno tardato a farsi sentire e in Argentina il padre Juan Carlos Molina, titolare del Sedronar, Segreteria di Programmazione per la Prevenzione dell’Addizione alla Droga e Lotta contro il Narcotraffico, al momento del suo insediamento non scartò l’ipotesi di un dibattito sulla depenalizzazione della cannabis. Il responsabile del Sedronar afferma che la presidente Cristina Kirchner gli ha chiesto espressamente di portare l’organismo in strada, vale a dire di non criminalizzare il problema della dipendenza dalla droga, ma di affrontare la lotta al narcotraffico e di far in modo che i giovani evitino la dipendenza lavorando essi stessi per i giovani. “E’ necessario che il Sedronar si tolga il cappello” come si usa dire nel gergo giovanile “ed è ciò che faremo”afferma Molina. Perchè la legge sulla liberalizzazione della marijuana in Uruguay entri in vigore si devono attendere 120 giorni, ma a Punta del Este, località balneare uruguaiana frequentata anche dai vip argentini, l’odore della cannabis già si sente sulle terrazze dei migliori ristoranti o nelle strade, di giorno e di notte. Le farmacie sono frequentatissime da tutti coloro che vogliono fumare uno spinello, in particolare gli argentini sanno quando poter comprare la cannabis e come fare per ottenere la residenza oltre fiume o registrarsi negli appositi libri previsti dalla legislazione del Paese limitrofo. Il sociologo uruguaiano Julio Calzada, direttore della Junta Nacional de Drogas ha tenuto a precisare che per beneficiare della norma è necessario presentare la carta d’identità nazionale; 'faremo uno studio su tutte le ditte per evitare che le organizzazioni del traffico illecito della marijuana si costituiscono come imprese”. Il mercato illegale della cannabis muove fra i 30 e i 40 milioni di dollari e dei 3,3 milioni di uruguaiani circa 120/150.000 persone consumano marijuana almeno una volta all’anno. Ai turisti, in particolar modo a quelli argentini potrebbe venir offerto nel pedaggio verso le splendide spiagge di Rocha il consumo di marijuana, ma le pene per traffico e vendita illecita della cannabis continueranno a essere severe e vigenti ha affermato Julio Calzada in varie interviste. Javier Azcurra, PR argentino e produttore di eventi a Punta del Este, racconta che ciò che ha percepito all’inizio di questa stagione estiva è stata la curiosità. “E’ una telenovela che racconta di arrivare in un Paese dove è stata legalizzata recentemente la marijuana. Stando qui il cambiamento non si sente. La gente già fumava tranquillamente spinelli sulla spiaggia. Probabilmente il fenomeno si sta normalizzando. La cosa buffa è quello di andare a comprare la cannabis in farmacia, luogo ufficialmente preposto alla vendita. Le farmacie sono dunque superaffollate e le domande e le risposte sono sempre le stesse, già è in vendita? No ancora no e comunque la legge non prevede la vendita ai turisti.”

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Di Il Cosmopolita il 24/01/2014 alle 00:00 | Non ci sono commenti

24/01/2014

Tragedia e commedia.

Tragedia e commedia. Di Marx, come dei nonni d’un tempo, ormai si ricordano soltanto alcuni aforismi. All’attualità italiana si applica quello che più o meno suona così: la storia una volta si presenta sotto forma di tragedia e la successiva sotto forma di commedia. Il nostro dibattito politico vuole dare verità alla frase. Si prenda la convulsione sulla legge elettorale. Tutti s’improvvisano studiosi di diritto costituzionale comparato: il modello spagnolo, quello tedesco, il francese corretto. Pochi si avventurano fino a valutare l’effettiva tenuta dei sistemi che da quelle leggi elettorali sono retti. E non perché manchino le informazioni su Spagna, Germania, Francia: sono stati membri, e pure importanti. No, manca la curiosità di andare a vedere. Non importa la conoscenza di quei sistemi ma la loro rappresentazione ad uso interno. Diventiamo così di volta in volta tifosi della Spagna e della Germania e della Francia. Il tempo dell’infatuazione è breve: incombe il mondiale di calcio in Brasile e là tutti torneremo sfegatatamente italiani. S’immagini solo una finale Italia – Spagna come agli ultimi europei o Italia – Francia come ai mondiali 2006. L’ironia sul costume nostrano di intingere qualsiasi piatto foresto nel ragù e nel latinorum – Mattarellum e Porcellum e Italicum: sembrano caricature del Gladiatore di Ridley Scott che almeno esibiva Russell Crowe senza la panza - cede il passo allorchè confrontiamo il dibattito sulla legge elettorale con la superficialità con cui ci cimentiamo con la politica estera. Nel mondo molti eventi accadono e noi li affrontiamo come se si svolgessero sempre altrove. Guardiamo agli affari internazionali come se seguissimo il ciclo Star Wars su Sky. La Repubblica e l’Impero stanno collocati in un universo remoto ed in un futuro imprecisato. Solo che là arriva Han Solo, l’ancor giovane Harrison Ford, e qui nella migliore ipotesi “non ci fila nessuno”, salvo propinarci ricette che dobbiamo rispettare, pena l’aggravamento della malattia. Mentre il Segretario PD ed i suoi costituzionalisti in erba confezionano leggi elettorali e riforme di sistema, il Ministro degli Esteri se ne va sul Lago Lemano a discutere di Siria: che almeno cessino i massacri, per democrazia e diritti umani ci sarà modo a tempo debito. Primum vivere. Alcune personalità e alcune organizzazioni, non ultima la Farnesina, continuano dunque a macinare informazioni ed elaborazioni. Ma in maniera sotterranea: sono le memorie del sottosuolo. Appena cercano di uscire, i media fatalmente li castigano con l’argomento che il loro argomento non fa presa. Il declino ci taglia fuori dallo sviluppo e dai grandi temi. La regione a noi prossima vive l’ennesima convulsione. Il voto in Egitto pare lo faccia tornare all’epoca di Mubarak senza Mubarak. Tutta inutile la primavera araba? L’Iraq è oggi più turbolento di quando era dominato da Saddam Hussein. Abbiamo domande da porci? L’Iran sta per concludere l’intesa sul nucleare, e noi cosa ne pensiamo? La Libia chiude il gas: questo influisce sui nostri rifornimenti? Domande in verità più noiose che oziose. Importa la routine degli spostamenti di palazzo. Ancorché oggi si facciano in bicicletta o a bordo d’una Smart. E’ chiaro al Cosmopolita che in una temperie del genere un dibattito sulla Farnesina è arduo da organizzare. Non è abbastanza à la page. Eppure basterebbe un solo punto che tocca la legge elettorale: cosa fare del voto italiano all’estero?

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 24/01/2014 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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