Archivio

luglio 2017 maggio 2017 marzo 2017 dicembre 2016 ottobre 2016 luglio 2016 maggio 2016 febbraio 2016 gennaio 2016 dicembre 2015 novembre 2015 ottobre 2015 settembre 2015 luglio 2015 aprile 2015 marzo 2015 febbraio 2015 gennaio 2015 dicembre 2014 novembre 2014 ottobre 2014 settembre 2014 agosto 2014 luglio 2014 giugno 2014 aprile 2014 marzo 2014 febbraio 2014 gennaio 2014 dicembre 2013 novembre 2013 ottobre 2013 settembre 2013 agosto 2013 luglio 2013 giugno 2013 maggio 2013 aprile 2013 marzo 2013 febbraio 2013 gennaio 2013 dicembre 2012 novembre 2012 ottobre 2012 settembre 2012 agosto 2012 luglio 2012 giugno 2012 maggio 2012 aprile 2012 marzo 2012 febbraio 2012 gennaio 2012 dicembre 2011 novembre 2011 ottobre 2011 settembre 2011 agosto 2011 giugno 2011 maggio 2011 aprile 2011 marzo 2011 febbraio 2011 gennaio 2011 dicembre 2010 novembre 2010 ottobre 2010 settembre 2010 luglio 2010 giugno 2010 maggio 2010 aprile 2010 marzo 2010 febbraio 2010 gennaio 2010 dicembre 2009 novembre 2009 settembre 2009 luglio 2009 aprile 2009 marzo 2009 febbraio 2009 gennaio 2009 dicembre 2008 novembre 2008 ottobre 2008 settembre 2008 agosto 2008 luglio 2008 giugno 2008 maggio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 gennaio 2008 dicembre 2007 novembre 2007 ottobre 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 marzo 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 luglio 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003

Post di aprile

27/04/2015

Di cooperanti e droni e altre storie.

Sorprende, ma non troppo, la sorpresa di chi si sorprende che i droni infallibili possono sbagliare, che i servizi segreti più efficienti al mondo hanno bisogno di tempo per completare gli accertamenti sulle salme, che le azioni militari producono danni collaterali compresa qualche vittima del fuoco amico, che se non metti gli scarponi sul terreno non riesci a controllare tutto dall’alto.

Lo scandalo sulla tragica morte del cooperante italiano in quella Terra di Mezzo che è l’Afpak, crasi efficace quanto brutta di Afghanistan e Pakistan, ha un tratto di dolore rispettabile e un tratto di “cinéma” (per dirla alla francese) che quello sì scandalizza. Il Ministro degli Esteri riferisce in Parlamento dell’accaduto e una quarantina di deputati assiste, fra gli assenti molti di quelli che avevano invocato le dimissioni del Governo per la figuraccia. E se il Ministro fosse andato alla Camera a promettere dimissioni? Gli assenti avrebbero mancato lo spettacolo? Qualcuno ha commentato che tanto vale che le indennità parlamentari siano pagate da Twitter, Facebook, Porta a porta. I parlamentari guadagnerebbero di più e finirebbe la storiella dei costi della politica.

L’affare è disgraziatamente serio e dovrebbe indurre a prudenza quelli che chiedono azioni mirate – sottinteso: droni intelligenti che mirano sicuro – contro gli scafi degli scafisti. A leggere l’ennesimo libro sul Mossad appena uscito da Feltrinelli, si capisce che la micidiale efficienza di quel servizio sta nella segretezza delle sue azioni. Se vuoi colpire un bersaglio, certo non lo avverti in anticipo. Quello prende le contromisure e annulla il vantaggio della sorpresa. Nel caso degli scafisti, a furia di minacciare azioni senza attuarle, si consente loro la più ovvia delle contromisure: o spostare altrove gli scafi o sistemare a bordo qualche migrante, meglio donne e bambini, in modo da offrire un indesiderato bersaglio umano. Quale drone per quanto intelligente eviterebbe l’errore? E sarebbero capaci, i teorici dell’azione mirata, di sopportare ulteriori perdite di innocenti?

La risposta semplice a problemi complessi non è mai semplice. Solo il semplicismo italiano con cui si affronta la politica estera può nutrire un’illusione del genere. Ciò che importa non è analizzare il problema e sceverare le possibili soluzioni, conta annunciare, possibilmente in opposizione ad altro annuncio. Lo scontro si scatena fra annunci e non fra opzioni.

La televisione brilla nell’alimentare il pressapochismo. Ora e sempre non interroga gli esperti, fossero anche in pensione e dunque con licenza di parlare, che so un generale, un ambasciatore, un capo dei servizi. I giornalisti TV s’interrogano a vicenda, io intervisto te e tu intervisti me eventualmente presentando ciascuno il libro dell’altro, oppure chattano in diretta con il politico che parla in misura inversamente proporzionale alla conoscenza dei fatti. Il circo mediatico offusca per fortuna la modestia della politica estera e di difesa istituzionale. La Marina Militare sostiene che coi mezzi a disposizione presto pattuglierà poco o nulla. La rete diplomatica è in via di smantellamento. Dei servizi poco si sa, com’è giusto che sia, ma c’è da supporre che come branca della pubblica amministrazione non stiano neanche loro tanto bene.

L’estate è alle porte. Si prevedono nuove ondate di migranti, la totalità dei quali ormai ha imparato la lezione e chiede asilo in modo da infilarsi nell’infinita procedura (commissione di valutazione più tre gradi di giudizio) che li tratterrà qui per anni. Il Viminale si danna per trovare attraverso la rete delle prefetture siti dove sistemarli. I prefetti sono in balia delle autonomie locali, che dichiarano di non avere i fondi per i concittadini, figurarsi per quelli di fuori. A Roma certe cooperative avevano individuato la soluzione. Dateci i soldi e ci pensiamo noi. L’indagine Mafia Capitale è cronaca di mesi fa: archiviata, come presto archivieremo i droni e i cooperanti per lanciarci in altre storie meritevoli di effimera indignazione.

TAG cooperanti droni afpak

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 27/04/2015 alle 16:39 | Non ci sono commenti

1 - 1 (1 record)