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Post di ottobre

15/10/2015

Chi voterà la guerra?

Un “frisson” (brividino…) percorre le schiene – e soprattutto le penne dei media e della frastornata corporazione della politica “politicienne”, stremata dai colpi di maglio “riformatori” del Primo Ministro e del suo pacchetto di mischia (Boschi, Finocchiaro, Zanda più vari comprimari tratti da un’inesauribile bisaccia di “antemarcia”): l’agitazione è stata sparsa a piene mani dalla notizia del possibile invio di qualche bombardiere in azione armata in Iraq.    Dunque “andiamo in guerra”?   Ancora non si sa.. almeno non lo si sa fuori dal ristretto entourage di Renzi e di decisori che manco conosciamo.

Questa volta, però, la reazione dell’esecutivo ha perfino preceduto il probabile (ed impotente…) fuoco di sbarramento di tutti quelli che ritengono l’art 11 della Costituzione (“ripudio della guerra”, eccetera eccetera) prescrittivo e non mero flatus vocis.   L’azione preventiva renziana è stata quella di assicurare un “passaggio” parlamentare preventivo (di fatto contestuale alla partenza dei boys).    La Ministra Pinotti (“Difesa”) - che era da tempo uscita dal radar - irrompe in tutte le cronache battendo di ora in ora la grancassa (vuota…).

Insomma, appena i motori romberanno, o gli aerei verranno allestiti, il Parlamento (e perfino noi) verranno informati.  E’ la democrazia, ragazzi…

Fuori di scherzo (perché c’è poco da scherzare…) il punto è tutt’altro e non è un punto contingente perché il contesto è quello che è, i focolai ormai sono teatri di guerra e non ipotesi geopolitiche e sono verosimilmente in via di moltiplicazione e di raccordo negativo.   La questione riguarda la riduzione del Parlamento (per non parlare della pubblica opinione o – Dio guardi – dei semplici cittadini..) a “convitato di pietra” della politica internazionale del Paese.    Da decenni si assiste ad un sistematico svuotamento dell’indirizzo e del controllo parlamentare a vantaggio dell’Esecutivo e – se mai – della Presidenza della Repubblica.     Questa,  a partire dall’ormai remota epoca del “Capitano di vascello” Francesco Cossiga, è diventata nella lunga “era Napolitano” il punto in cui si concentra un vero e proprio “Cabinet du Roi”.     E, dunque, quando si parla del “vasto mondo”  il numero degli intitolati a decidere (e soprattutto a sapere) si restringe ad una strettissima piramide.     Dunque, altro che “passaggio” parlamentare: in Italia non esiste nulla di comparabile agli Stati Uniti e neppure alle democrazie “liberali” d’Europa.  Infatti non si registra a memoria non si dica un dibattito decisionale ma neppure un dibattito (o un’analisi) di fondo.     Del tipo di quello a suo tempo dedicato al numero di embrioni prescritto nella fecondazione artificiale…

Del resto, sulla politica estera, sulla pace e guerra (e perfino sul “chi siamo e dove andiamo” al di là dell’informazione mediatica…) la norma consolidata è “non disturbate il manovratore”. Ed infatti nessuno lo disturba, grazie anche all’inamovibilità di tutti i punti nevralgici dal Copasir, ai Servizi, e così via.    Grazie a “passaggi” parlamentari tipo il “Decreto (omnibus…) Missioni” approvato “a peso”e così via senza che nessuno metta becco.   Esempio minore: la oscura vicenda delle due “pacifesse” riscattate in Siria.

C’è poi il livello ufficiale con “stranezze” come il Presidente della Repubblica che si intrattiene a colloquio al Quirinale con il Segretario alla Difesa USA che normalmente avrebbe dovuto incontrare il suo omologo italiano o – al massimo – il “Premier”.

Breve: tutto il sistema non dista trent’anni da Sigonella, quando Craxi (benchè “americano”…) difese la nostra sovranità nazionale di fronte alle aggressive pretese dell’Amministrazione statunitense, bensì gli anni luce che dividono un Paese vero (o che tenta di esserlo) da un Paese da operetta.

Se ne è perfino accorto – felpatamente – il già ultraprudente e moderatissimo ex Segretario Generale della Farnesina l’Ambasciatore Salleo  (della stirpe liberal-democristiana messinese Martino) che ha pubblicamente individuato i limiti della politica estera italiana non già nella nostra fragilità geopolitica, bensì nella evanescenza della nostra Costituzione materiale.

Quanto a quella scritta le cronache del furibondo “delenda” capitanato da Matteo Renzi, ci lasciano ben poche speranze.     Dunque auguri Ministra Pinotti: faccia come meglio crede, con o senza “passaggio” parlamentare.      Tanto così non serve….

TAG guerra politica estera costituzione

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Di Il Cosmopolita il 15/10/2015 alle 17:10 | Non ci sono commenti

15/10/2015

L’Argentina accoglie i siriani

Francesca Morelli

In Argentina, popolata da immigrati dalla fine del secolo XIX  e dall’inizio del XX,  una numerosa comunità siriana si è installata nelle province del nord. L’ex presidente della nazione, Carlos Menem, aveva i genitori nati a Yabrud; l’associazione  Cultural Siria  svolge un’intensa attività  a  Caballito, un importante quartiere di Buenos Aires.
Dall’ottobre del 2014 il Programma Siria, sostenuto dalla Direzione Nazionale dell’Immigrazione Argentina, si occupa di facilitare l’ingresso di stranieri che fuggono dalla guerra in Siria, nel quadro di una politica di protezione dei diritti umani e davanti alla crisi umanitaria che affligge la popolazione civile da più di quattro anni. E’ entrato in vigore grazie alla pubblicazione sul Boletin Oficial della disposizione 3915/2015 che si estende fino ad ottobre di quest’anno, ma  la Direzione Nazionale dell’Immigrazione Argentina ne ha già comunicato l’estensione fino al 2016. L’obiettivo del Programma è quello di dare una risposta concreta alla grave crisi che riguarda milioni di rifugiati, la cui metà è composta da bambini.
I siriani e i loro familiari e/o i palestinesi che hanno risieduto in Siria e hanno ricevuto assistenza da parte dell’Onu, possono iniziare in forma gratuita la richiesta d’ingresso in Argentina ,attraverso i familiari o persone con cui hanno un vincolo parentale o affettivo. I requisiti richiesti sono consultabili digitando un numero di telefono istituito ad hoc, o attraverso uno specifico indirizzo di posta elettronica.
Il programma  prevede che i beneficiari possano ottenere un visto d’ingresso al Paese  che concederà loro una residenza temporanea di due anni prorogabili e ricevere infine un documento – DNI – come residente temporaneo. A seguito di tre anni di residenza in Argentina le persone ospiti potranno  richiedere la residenza permanente secondo quanto prevede l’art. 22, comma c della legge 25871 e il relativo decreto attuativo.
La Direzione Nazionale dell’Immigrazione dipende dal Ministero degli Interni e Trasporti,  ha facoltà, grazie all’articolo 34 della legge 25872  di consentire l’ingresso di stranieri “quando esistano motivi speciali di natura umanitaria, interesse pubblico o il rispetto di accordi sottoscritti dall’Argentina.
Martin Arias Duval , responsabile della Direzione Nazionale dell’Immigrazione, il giorno  in cui è stata celebrata  la festa dell’immigrato, ha dichiarato che nel corso dello svolgimento del Programma Speciale, cento persone siriane sono già state accolte e inserite nella società locale. Oltre le facilitazioni per ottenere il visto attraverso i familiari che già vivono in Argentina il programma vuole stimolare la “ società ad accogliere i profughi perchè possano vivere in un ambito di contenimento adeguato”. L’accoglienza è una tradizione storica argentina ha sottolineato il capo di Gabinetto Anibal Fernandez nel giorno dell’immigrante “nel facilitare l’ingresso di cittadini di altri paesi in situazioni tragiche quali la guerra”. “La Repubblica Argentina ha un enorme prestigio nel riconoscere situazioni con queste caratteristiche con il proposito di aprire le sue frontiere quando le situazioni umanitarie lo richiedano” nell’ambito di una gravissima emergenza umanitaria che si registra con gli immigrati africani e medio orientali che vogliono entrare in Europa, egli ha concluso incoraggiando i profughi ad andare in Argentina, dove pochi semplici passi burocratici per presentare la domanda di visto consentiranno loro la fine delle persecuzioni.


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Di Il Cosmopolita il 15/10/2015 alle 17:09 | Non ci sono commenti

15/10/2015

I giorni nefasti

Francesca Morelli

Sono in molti a credere che certi giorni della settimana e del mese siano da vivere in punta di piedi, per evitare che la cattiva sorte si accanisca contro chi li affronta.
In diversi Paesi del mondo esistono credenze e superstizioni che affollano la mente di chi ne ha paura. La giornalista argentina Cristina Bajo ha dedicato un interessante articolo ai giorni avversi che, in America Latina sono  molto temuti, infatti in quasi tutte le province argentine, in Bolivia, in  Cile e  in Messico, si preferirebbe cancellarli dal calendario.
Le superstizioni giudeo cristiane si sono unite ai tabù indigeni e due mesi l’anno in particolare  a  aprile e a agosto parrebbe che i cambi climatici non siano favorevoli alla vita di anziani e neonati. In Bolivia la giornalista Bajo ha scoperto che il primo lunedì di aprile, giorno in cui furono arsi vivi Sodoma e Gomorra, così come il primo agosto, nascita di Caino o il primo settembre, compleanno di Giuda Escariota non sono date particolarmente apprezzate dalla popolazione.
Di giorni sfortunati era pieno anche il calendario romano che su 354 ne indicava 109 come nefasti e solamente  245  positivi. Ogni tre giorni in pratica gli amministratori della giustizia non potevano lavorare.
Numa Pompilio è stato il primo a differenziare nel calendario romano con una F i giorni fortunati e con una N  quelli nefasti. I primi erano dedicati all’attività umana,  in particolare a quella giudirica, i secondi erano riservati agli dei,  tutte le altre attività, tranne quelle religiose, venivano interrotte; ma con il passar del tempo questa suddivisione si andò complicando perchè  i giorni furono ulteriormente suddivisi.
Nel Nord Est argentino fino agli anni ’40 il 24 agosto, festa di San Bartolomeo, era proibito seminare, ferrare o mietere. I viaggiatori a cavallo o su un carro non potevano pretendere che i vettori proseguissero il viaggio anche se avevano impegni  urgenti da rispettare. En la Rioja negli anni ’70 gli animali non venivano uccisi e il macellaio davanti alla richiesta dei clienti si scusavano, dicendo che le bestie erano scappate sulle colline. A  General Paz e a Corrientes il primo novembre si celebra la Festa di tutti gli Angeli, si credeva che in questa giornata i piccoli morti andassero a far visita ai genitori e a chiedere l’elemosina in tutta la città. All’alba lasciavano le proprie abitazioni con una piccola croce in mano adornata di fiori e nastri e nell’altra una campanella e andando di casa in casa cantilenavano:”Angeli, siamo scesi dal cielo  a chiedere un’ elemosina e una benedizione”I padroni di casa chiedevano loro  una preghiera e li accoglievano con dolcetti gustosissimi e donavano loro una moneta. I piccoli morti proseguivano dunque per il loro cammino intonando “ questa è la casa delle rose dove vive la gente buona” se invece erano stati mal accolti cantavano:” questa è la casa delle spine dove regnano i meschini”. A  Catamarca il 15 agosto le madri vestivano i bambini da angioletti che cantavano per le strade :”Siamo angeli veniamo dal cielo portiamo serenità e chiediamo i soldini”.
Anche in Cile il giorno di San Bartolomeo è considerato un giorno nefasto perchè tutti sanno che il diavolo ha il permesso di uscire dall’inferno e farsi un giretto per il mondo divertendosi a fare cattiverie davanti alle quali anche i santi rimangono muti, o non reagiscono, o se ne vanno a dormire.
Tutti noi abbiamo giorni negativi o positivi conclude Cristina Bajo e suggerisce ai suoi lettori di cercare  nel Dizionario delle credenze e delle supposizioni quello che la gente più tradizionale o più umile le ha raccontato sui giorni nefasti del calendario.

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Di Il Cosmopolita il 15/10/2015 alle 17:08 | Non ci sono commenti

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