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Post di dicembre

23/12/2015

La periferia dell’Impero.

Nell’ultimo Star Wars l’Impero non ci sta più, sostituito da un regime reazionario e sanguinario che adotta simboli vagamente nazisti e  costumi ispirati al Farhenheit 451 di Truffaut. Un impasto di Isaac Asimov e Ray Bradbury per descrivere l’eterna lotta fra il male, la forza oscura, e il bene, la spada laser dell’ultimo Jedi. All’interno del conflitto succede di tutto. E’ quanto accade in Europa dopo le ultime tornate elettorali in Francia (amministrative) e Spagna (politiche).

Gli imperi, i partiti in senso tradizionale, si sfaldano e comunque non reggono l’urto delle contestazioni popolari. Troppa austerità e in dosi troppo ravvicinate? Stanchezza del potere ai soliti noti? I nuovi partiti, la resistenza del film, tarda ad affermarsi, ottiene una vittoria simbolica (la remontada) ma non tale da mandare via il vecchio potere. Ci si avvia ad una fase di convivenza (la grande coalizione?) in attesa del prossimo giro di giostra. Ovvero del prossimo film, l’ottavo, della saga che tanta fortuna ha portato e porta ai suoi produttori.

Le elezioni in Francia si sono alla fine risolte nella vittoria simbolica e non determinante del Front National.  Il rassemblement repubblicano, e cioè il confluire dei voti di sinistra sul centro al secondo turno, ha sbarrato la via alle Signore Le Pen e accende probabilmente un’ipoteca a favore del Sarkozy nuovo e vecchio Presidente alle presidenziali 2017. A meno che nel frattempo il Partito socialista del Presidente in carica non ritrovi lo scatto del turno passato o il partito del Presidente potenziale non cambi candidato per evitare il senso di back to the future col ritorno di Sarkozy all’Eliseo.

Le elezioni in Spagna hanno visto la remontada, appunto, di Podemos, che noi italiani amiamo collocare dalle parti del M5S, un movimento di sinistra potenziale del “vorrei ma non posso”. Hanno pure visto la tenuta, malgrado la perdita di seggi, del Partito popolare e del Partito socialista. Un risultato in continuità con quello greco? Basta all’austerità e via i suoi profeti?

Un dato di fondo differenzia il caso spagnolo dal francese ed ha il tratto del paradosso. In Francia le elezioni amministrative si sono giocate su un tema di politica estera: come rispondere all’attacco del DAESH – ISIS. In Spagna le elezioni politiche si sono giocate sulla politica economica: abbiamo già dato ai potentati del Nord Europa, ora torniamo a produrre benessere, quello stato di grazia che la stagione democratica (la transizione) ci ha dato dopo l’oscurantismo franchista. Stiamo in Europa, nel novero dei partner costruttivi e poco o nulla euro-scettici, per vivere meglio. Se l’Europa ci spinge a vivere peggio, noi reagiamo di conseguenza.

Ci sta una lezione da trarre dai casi francese e spagnolo? Le lezioni vanno prese con cautela come tutti i modelli sociali, che non hanno la certezza dei modelli matematici. La prima lezione riguarda l’esigenza di guardare alla costruzione europea con occhi diversi. Non mettere l’impianto in discussione, modificare le politiche affinché rispondano meglio alle esigenze dei cittadini. Il segreto del successo europeo sta nella crescita continua del benessere pubblico unita alla garanzia di pace lungo i sessanta anni dai Trattati di Roma. La seconda lezione riguarda l’esigenza di rispondere in maniera coordinata agli attacchi che vengono mossi al sistema. Il mondo fuori d’Europa può essere a volte minaccioso come il lato oscuro della Forza, meglio rendersene conto e attrezzarsi di conseguenza. Lo scopo resta quello di procrastinare senza termine il benessere e la pace dei sessanta anni dai Trattati di Roma. 

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ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 23/12/2015 alle 22:40 | Non ci sono commenti

23/12/2015

La condanna della Fondazione

Francesca Morelli

La cifra è enorme, si tratta di circa 35 milioni di pesos che la fondazione Madres de Plaza de Mayo deve pagare per non aver rispettato il contratto con la Corporación Buenos Aires Sur, gestita dalla città di Buenos Aires.

Nel 2007 era stato creato un consorzio per sviluppare e incrementare un piano abitativo che consisteva nell’iniziare a costruire case e a fabbricare pannelli di polistirolo. Di lì a poco, di quest’ultima voce e di comune accordo, non se ne fece più nulla.La giustizia porteña ha condannato la Fondazione Madres de Plaza de Mayo non tenendo conto della relazione della presidente Hebe Bonafini e sostenendo che quanto rivendicato dalla Corporazione Buenos Aires Sur per la fabbricazione congiunta di pannelli per la costruzione di case era giusto e corretto.

Il giudice Marcelo López Alfonsín ha stabilito che la fondazione non ha rispettato alcune clausole del contratto di dissoluzione.

Il progetto Sueños Compartidos si dissolse a seguito di uno scandalo fra Hebe Bonafini e i fratelli Schoklender, amministratori della Fondazione.

Da quanto è emerso sembrerebbe che la fondazione non abbia rispettato il pagamento di quanto spettante alla società del governo locale a seguito dello scioglimento nel 2008 del "Consorcio de Cooperación, creato solamente un anno prima, per raggiungere gli obiettivi previsti dal contratto. La sentenza prevede che anche i costi pagati dalla Corporazione per gli affitti dei morosi relativi a un edificio della città di Buenos Aires, dal 2008 al 2010, vengano rimborsati dalla Fondazione.

I media argentini si chiedono se la decisione presa dal giudice Marcelo López Alfonsín, del “juzgado” n. 18 nel contenzioso amministrativo e tributario della città di Buenos Aires, firmata il 10 novembre anche se solamente in questi giorni è stata pubblicata sulla Gazzetta del Consiglio della Magistratura porteña, sarebbe stata la stessa nel caso in cui Scioli, legato alla presidente uscente Cristina Fernandez de Kirchner, avesse vinto le elezioni al posto di Macri.

La cifra totale che le Madri di Plaza de Mayo dovranno restituire ammonta a 1.057.350,42 pesos per pagamenti extragiudiziali, tra cui figurano gli affitti non pagati dalla Fondazione. Il giudice ha sostenuto che “ per carenza assoluta di significato giuridico per la risoluzione del caso, non si considereranno le manifestazioni relative all’entità o alla bontà del progetto di case popolari connessi al cambiamento contrattuale e anche al cambio delle autorità del Governo della Città”. La domanda sorge spontanea, chi aiuterà questa volta Las Madres de Plaza de Mayo?

ARCHIVIATO IN Succede a...

Di Il Cosmopolita il 23/12/2015 alle 22:39 | Non ci sono commenti

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