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21/01/2016

l MAECI e la riforma

Il quattro Gennaio scorso è scattato il “D-Day” della Riforma della cooperazione in ottemperanza della legge 125/14. L’urgenza, motivata dalla necessità di mantenere i tempi tecnici definiti dal legislatore, ha fatto sì che la prevista partizione del precedente assetto, realizzata in modo così immediato, creasse una serie disagi al personale di vario ordine e grado della nuova agenzia AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) e della DGCS. Peccato invece, che la stessa urgenza non sia stata considerata un impegno prioritario del Governo cui spetta la responsabilità politica di nominare il Vice Ministro, perno di tutto il nuovo sistema di cooperazione. La sedia è vacante da sette mesi e nomi e tempi della nomina sono ancora avvolti nella nebbia, nonostante la pressante richiesta avanzata dai sindacati al Presidente del Consiglio.

Il guaio è che l’attivazione della legge di riforma coincide con l’avvio a livello internazionale del nuovo “scenario” stabilito nell’Assemblea Generale dell’ONU di settembre 2015. Le prime scadenze in sede UE e multilaterale richiederebbero dunque, una presenza autorevole e assidua dell'Italia ai tavoli in cui si discute. Considerando le criticità dell’attuale fase politica, solo un Vice Ministro incaricato potrebbe garantire una risposta adeguata e anche costituire il punto di equilibrio tra le varie componenti del sistema di cooperazione italiano in via di formazione. C’è da augurarsi dunque, che l’Esecutivo si renda conto al più presto dell’urgenza della nomina.

La nascita dell’AICS, una delle novità del nuovo sistema di cooperazione, richiede infatti, il riposizionamento del MAECI, ma soprattutto della DGCS poiché la legge, pur lasciando numerosi compiti alla Direzione ha affidato a una serie di complicati atti giuridici, ad esempio le Convenzioni, il finanziamento di funzioni vitali per l’intero sistema: programmazione, policy, valutazione, emergenza, rappresentanza in sede UE,OCSE/DAC e multilaterale. Il compito della DGCS è quindi cruciale sin dai primi momenti di attuazione della legge, soprattutto nel riuscire a dare sostanza al nuovo nome del Ministero che da Affari Esteri è passato a quello di Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Una sfida ambiziosa e complicata che non può esaurirsi nel tempestivo cambio delle Targhe e dei Loghi in atto già da un anno, ma che costituisce l’altra vera novità della legge, voluta soprattutto dalla società civile: fare in modo che la cooperazione internazionale non sia solo uno strumento, ma una componente sostanziale per l’identificazione del ruolo dell’Italia nel mondo.
 

La difficile fase globale e regionale che stiamo attraversando lo richiede in modo tassativo. La geografia della disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo è cambiata velocemente nell’ultimo decennio e non riguarda solo la “crescita” economica o l’acquisizione di tecnologia, ma lo sviluppo di “sistemi” di governo in cui le discriminazioni e le violenze siano ridotte in modo da ampliare le opportunità a disposizione dei singoli e vi sia una più equa ripartizione delle risorse tra paesi e all’interno di ciascun paese. D’altro canto quanto sia necessario “trasformare il nostro mondo”, come dichiara il titolo dell’Agenda 2030, lo scopriamo ogni giorno dalle notizie che arrivano sia in Europa che altrove.

L’Italia che per storia e collocazione geografica è sottoposta alle pressioni dei conflitti e delle migrazioni delle sponde africane e medio-orientali deve collocarsi in questo nuovo scenario avvalendosi anche delle molte esperienze di cooperazione con un profilo preciso da far valere in sede Europea e ONU. La nuova cooperazione prevista dalla Riforma implica infatti, la possibilità di ampliare il campo della “geopolitica”, intesa esclusivamente come analisi dei rapporti di forza tra potenze statuali, economiche e finanziarie, attraverso “relazioni” costruite tra contesti economici, sociali in grado di accrescere uguaglianza, partecipazione e produttività sostenibile, secondo i criteri che i documenti recentemente approvati in sede ONU - non solo l’Agenda 2030, ma anche l’Agenda d’Azione di Addis Abeba (AAAA), e Accordi della COP21 di Parigi sulla sostenibilità ambientale - pur con numerose incongruenze e opacità, indicano.
 

Sotto questo profilo l’altra novità introdotta dalla legge 125, ovvero la partecipazione dell’istituzione finanziaria Cassa Depositi e Prestiti per lo sviluppo di meccanismi finanziari innovativi e per il finanziamento agevolato di investitori pubblici, privati e internazionali, dovrebbe costituire un “mezzo” utile per raggiungere lo scopo, ma non un fine. Altrettanto interessanti e significative sono le aperture della legge ai sistemi di partenariato locale, al ruolo dell’università e dei nuovi soggetti capaci di coniugare diritti umani e promozione economica.

Trasformare velocemente queste giacimenti “cognitivi” in ricchezza spendibile nel contesto internazionale con una politica estera che dialoghi a pari livello con i grandi gestori della “governance” mondiale attraverso una cooperazione internazionale non solo efficiente, ma politicamente efficace è un obiettivo per tutto il sistema di cooperazione e un compito nuovo per il Ministero. Occorre, quindi, adeguare il ruolo della DGCS a svolgere le funzioni di indirizzo e di vigilanza su tutto il sistema, attuando velocemente il nuovo Decreto organizzativo previsto dalla Legge 125. Un segnale di buona volontà in questa direzione da parte del MAECI potrebbe facilitare i tempi di piena operatività della legge 125 e mettere in primo piano l’esigenza di coniugare le priorità della cooperazione e della politica estera, disegnando così un nuovo ruolo italiano nel contesto globale.

La legge purtroppo, su questi punti, lascia alcune zone grigie che devono essere ben presto colmate attraverso prassi che da subito evitino sovrapposizioni o conflitti tra strutture.

C’è dunque da augurarsi che le due strutture DGCS e AICS avviino al più presto una collaborazione su questo terreno, mettendo in campo una capacità di analisi e di proposta che consenta, all’interno del Consiglio Nazionale per la Cooperazione allo Sviluppo, di avviare un dialogo costante tra tutti i soggetti del sistema per definire la strategia di intervento e le modalità di attuazione.

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riforme aics

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Di Il Cosmopolita il 21/01/2016 alle 21:56



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