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13/07/2017

Avanti cioè indietro

Alla Farnesina e nel Paese l’estate avanza (nella noia generale e nel buco informativo ormai praticamente perfetto…) seguendo un binomio classico del genio italico: proclamare l’”avanti” e “andare indietro”. Un modo geniale per fare tutti contenti…

 

All’”avanti” ci pensa l’ex Premier Renzi già cacciato a viva forza con il referendum popolare del dicembre scorso e disperatamente alla ricerca di una “nuova” chiave per sé stesso. E, d’altro canto il “suo” Partito il PD continua a comportarsi (a maggioranza) come fosse la “Vecchia  Guardia” di Napoleone.  Quella che muore, ma non si arrende.

 

L’ovvio risultato di questo stato di cose è una sostanziale doppia paralisi: nella politica interna ed in quella estera.  E così ci vorranno diversi mesi e comunque l’approssimarsi delle elezioni parlamentari (entro la primavera prossima per “naturale” scadenza) prima che la direzione politica del Paese torni al “lavoro”. In una impasse di questo tipo il Ministro degli Esteri Angelino sembra aver evitato gli “incidenti” che avevano contraddistinto la sua azione in campo internazionale del passato. D’altro canto, mentre a lui “servivano” soprattutto i “galloni” degli Esteri  non risultava che avesse alcuna “piattaforma”, progetto, o idea tali da rianimare la diplomazia italiana. Scivolata nella routine, oppure nelle mani del Viminale. Se non di Palazzo Chigi.

 

D’altro canto – quando l’unico segnale di vita della politica governativa (sopravvivenza a parte…) viene gestito dall’insofferenza renziana e si limita appunto ad un fantomatico “avanti” (“modesto” titolo del volume partorito dagli “esperti” mediatici renziani) - all’Italia non rimane che sedersi nelle riunioni protocollari del vasto mondo… e sperare che ci ignorino.

 

Nel frattempo, nonostante la questione “immigrazione” abbia divorato ogni possibile spazio di presenza internazionale, i segnali provenienti da Roma testimoniano un grave stato confusionale  non più mascherabile con la iper-prudenza del duo Gentiloni/Mattarella.

 

In questo senso l’”avanti” dell’”ex” Renzi  ha già avuto l’effetto di un elefante nel negozio di porcellane.  La proposta di rilanciare un Paese intontito con il metodo che già fu (in ben altra congiuntura e vitalità nazionale) di Craxi - e cioè attingere alla mammella del debito – costituisce un vero e proprio “indietro”. Peraltro del tutto inutile. E certamente tale da imbarazzare (lo si è già visto pubblicamente) la seriosità e la moderazione che è la “sigla” dell’attuale gruppo dirigente soprattutto in campo europeo.

 

Come poi possa l’”avanti” avere un qualunque significato reale in politica internazionale rimane del tutto inspiegabile. L’unica via possibile per l’attuale gruppo dirigente è quella di soddisfare “a piè di lista” qualche incremento di truppe “di pace” multinazionali  in scacchieri periferici. Certo se questa Italia potesse risolvere la crisi libica (strategica anche per il controllo dell’immigrazione) sarebbe – infine – la benvenuta.   Ma ciò difficilmente avverrà.

 

Nel frattempo il “revanscismo” (anti) europeo di Renzi – per quanto irrilevante – avrà ovvie conseguenze negative e non ci porterà né più peso internazionale, né un occupato in più.

 

In verità il Paese – al suo interno e nella proiezione esterna – sta vivendo da più anni in una sorta di catalessi della quale la nomenklatura politica (tutta: vecchia e “nuova”) non solo non sa guarire, ma di cui è essa stessa la causa.  E ciò vale dentro e fuori i patri confini.

 

Di Il Cosmopolita il 13/07/2017 alle 21:23



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