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Crisi interna, crisi internazionale. |
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Il fiscal compact approvato dal vertice di Bruxelles dovrebbe chiudere la diatriba fra gli stati membri su rigore e crescita. Questo sul piano delle enunciazioni di principio, perché resta da verificare che il nuovo Trattato produca gli effetti miracolosi che la Germania ed i suoi sodali gli assegnano. Se bastasse un Trattato a promuovere la crescita, avremmo la piena occupazione da anni, ed invece le miserrime cifre degli occupati, in Italia e non solo, stanno davanti ai nostri occhi.
La verità è che l’espediente istituzionale non basta a garantire alcunché, occorrono nuove politiche che vedano impegnati i governi e le parti sociali senza ricorrere alla scorciatoia della penalizzazione dei lavoratori (e dei “non” lavoratori).
Come la politica estera può favorire la crescita, quantitativa e qualitativa, del nostro Paese, anche in termini di equità? Sembra una domanda assurda se al concetto di politica estera diamo il significato di tradizionale “diplomazia delle cancellerie” che riguarda soltanto i rapporti tra gli stati. Se invece parliamo, più correttamente, di proiezione internazionale dell’Italia nel nuovo contesto, facciamo un notevole passo in avanti. Ma siamo consapevoli della necessità di procedere in questa direzione? Proviamo soltanto ad elencare i punti di attacco di una politica estera al servizio della crescita. La globalizzazione, la questione del lavoro e la tutela dei diritti, la sfida dell’integrazione europea e la dimensione mediterranea, l’internazionalizzazione delle aziende, la cooperazione internazionale, la gestione dei flussi migratori, il primato del multilateralismo e del diritto internazionale.
Si tratta di una lista così ampia e ambiziosa – si potrà ribattere – che non basta un anno e poco più di governo “tecnico-politico”, ci vuole un’intera legislatura. Bisogna mettere mano non tanto ad aggiustamenti amministrativi quanto ad una rivoluzione concettuale. Ma ogni storia ha il suo inizio, ed il governo “tecnico-politico”, di cui si dice un gran bene in giro per l’Europa, ha i talenti per cominciare a porsi quanto meno le domande. Le risposte, se le domande sono corrette, cominceranno a venire: certo con tutta la gradualità del caso, ma nella chiarezza del percorso e degli obiettivi.
Implicito in tutta la riflessione è il concetto di centralità della Farnesina. Una centralità spesso invocata e altrettanto spesso trascurata dagli stessi suoi responsabili, tecnici o politici che siano. In una situazione di crisi come la nostra ci si aspetterebbe un sussulto delle coscienze, una metaforica chiamata alle armi di tutte le intelligenze perché contribuiscano a delineare il percorso di uscita dalla crisi.
Non è questa la nostra impressione, almeno finora. L’impressione è piuttosto di una sotterranea campagna di resa dei conti (ma poi: di chi contro chi?), del ricorso a pratiche clientelari e di cordata, di comportamenti poco chiari. Si rischia di perdere un’occasione, pur nel clima nuovo che dovrebbe caratterizzare l’azione di governo. Si rischia che, mentre qui domina la cucina interna, le grandi scelte siano prese altrove. E non casuali sono gli esempi della politica europea e della politica di cooperazione.
La Farnesina viene alla ribalta piuttosto per il diplomatico “fascio rock” che per l’eccellenza dei suoi messaggi politici. Certo che, se non si fa chiarezza sul caso del funzionario estremista cantante, rispondendo ai dubbi circa il trattamento assai blando cui sarebbe sottoposto, è difficile fare chiarezza sul resto. Né aiutano l’altra polemica giornalistica sugli incarichi post pensione ad alcuni diplomatici illustri e l’improvvida risposta del Servizio Stampa.
Aiuterebbe, e molto, la riflessione finalmente aperta e collettiva sulle risposte che il Ministero degli Esteri può e deve dare nell’attuale situazione. La CGIL si pone il tema ai suoi massimi livelli di responsabilità. Il Cosmopolita dirà la sua nella campagna di febbraio. |
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(02/02/2012) |
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La prima guerra digitale |
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Già nel 2005, J.D Lasica, giornalista e blogger statunitense esperto in social networks, profetizzava, nel suo libro ' Hollywood's war against digital generation', i tentativi dell’industria mediatica per bloccare i contenuti di internet generati e condivisi gratuitamente dagli internauti. La tecnologia partecipativa online e 'many to many' avrebbe infatti spostato inevitabilmente il nucleo dell’informazione e dell’intrattenimento da un ristretto numero di potentissimi proprietari di media all’intera popolazione di un paese, di un continente o dell’intero pianeta. ... |
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(02/02/2012) |
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Articolo
integrale |
(Globalizzazione) |
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Il futuro energetico. |
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Annunciata fin dal 1880 e ribadita come imminente subito dopo la seconda guerra mondiale e poi negli anni settanta e ottanta, la fine del petrolio appare in realtà piuttosto lontana, mentre la
produzione, cresciuta di ben cinque volte dalla fine degli anni ’50 ad oggi, continua ad aumentare.
Si calcola che le riserve attuali di petrolio siano dell’ordine dei cinque “trilioni” di barili. Tanto per avere un idea di cosa significhi, basti pensare che in tutta l’era del petrolio, è stato finora estratto circa un trilione di barili e l’evoluzione della tecnologia non solo permetterà lo sfruttamento di giacimenti già dati per esauriti, ma renderà sempre più remunerativo lo sfruttamento di riserve che avevano fino ad ora dei costi di estrazione troppo elevati. ... |
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(02/02/2012) |
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Articolo
integrale |
(Globalizzazione) |
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Ancora sulla vicenda Vattani |
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Una delle questioni – forse la principale – evocate dalla vicenda delle esibizioni canore di Vattani jr. è quella dei criteri con cui avvengono gli avanzamenti e le valutazioni della carriera diplomatica. Si è detto e scritto, più volte, e con ragione, che il problema non è soltanto quello di sanzionare esemplarmente il “riprovevole comportamento” che, come ha finalmente ammesso lo stesso Ministro, è 'incompatibile con il ruolo di servizio allo Stato', senza dire del danno di immagine e dei possibili profili penali di questa vicenda; occorre anche interrogarsi seriamente su quali meccanismi, disfunzioni e patologie di sistema abbiano portato Vattani non tanto alla sede di Osaka – che di per sé non sarebbe un fatto eccezionale – ma al grado di ministro plenipotenziario dopo meno di vent’anni nella carriera. Si tratta evidentemente di un esempio lampante di nepotismo, che tuttavia nasconde problemi più ampi. ... |
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(26/01/2012) |
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Articolo
integrale |
(Editoriali) |
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In salvo i tesori subacquei? |
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di Francesca Morelli |
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Sono migliaia le navi affondate lungo le coste argentine dell’oceano Atlantico e del Rio de la Plata; la ratifica del trattato sulla salvaguardia dei tesori subacquei, da parte del Paese, ha compiuto un anno.
Durante molte decadi i cacciatori di tesori e i saccheggiatori hanno distrutto indiscriminatamente le vestigia culturali in fondo ai mari o ai fiumi. L’Unesco si era appellata alla cooperazione internazionale per arrivare ad un accordo legislativo univoco tra i Paesi firmatari, che oggi sono 35. ... |
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(18/01/2012) |
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Articolo
integrale |
(Succede a...) |
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Caso Vattani, Caso Terzi, Caso Farnesina? |
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L”affaire” del console Katanga-Rocker pro-Salò, ovvero del maggiore dei due figli immessi in carriera diplomatica dall’ex Segretario generale della Farnesina (nonché “ultima raffica” del perento Istituto del Conmercio Estero, ICE ed in queste settimane riassorbito da altre Agenzie governative) continua a fare mostra di sé sui media nonostante molte delle più vergognose “uscite” sediziose siano scomparse dalla rete: quelle, come affermato dai media, non solo fatte di insulti alla Repubblica italiana ma di ripetute, ridicole violazioni al solenne giuramento prestato al momento dell’ingresso nel servizio diplomatico italiano. ... |
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(18/01/2012) |
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Articolo
integrale |
(Editoriali) |
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Malcostume diplomatico. |
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Una vicenda attira l’attenzione sul mondo della diplomazia professionale. Il caso è decisamente eclatante riguardando il Console Generale a Osaka. Il Ministro Plenipotenziario Mario Vattani, carica di vertice della carriera diplomatica, è ripreso dalle telecamere mentre si esibisce nel fascio – rock, un neologismo musicale che neppure vorremmo pronunciare, e nella rievocazione della Repubblica. Non della Repubblica Italiana sulla cui Costituzione giurò all’ingresso in carriera, ma della Repubblica Sociale detta anche di Salò. Fatto salvo il diritto dell’interessato a fare valere i suoi argomenti in sede disciplinare, siamo di fronte ad un episodio che non è di semplice malcostume ma di estrema gravità, per quanto disgraziatamente in linea con una distorta lettura della storia nazionale. ... |
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(04/01/2012) |
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Articolo
integrale |
(Editoriali) |
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Crisi economica, rete e democrazia. |
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In una vignetta apparsa qualche mese fa su un quotidiano tunisino in lingua francese, un anziano chiedeva a un giovane: “Ma insomma chi è il nuovo primo ministro?” e il giovane rispondeva: “Facebook”. ... |
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(14/12/2011) |
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Articolo
integrale |
(Globalizzazione) |
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Europa a Ventisei. |
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E’ il mito che torna, quello dell’Europa senza il Regno Unito. Londra ci ha abituati alle sue apparenti uscite di scena per ricomparire appena i “continentali” si dispongono a più miti consigli. Il paradosso di questo andirivieni dei britannici è che per mantenerli nella grande famiglia europea, gli altri stati membri sacrificano alcuni principi chiave che alla vigilia hanno dichiarato “not negotiable”. ... |
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(14/12/2011) |
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Articolo
integrale |
(Europa) |
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Nuovo Governo e Conferenza degli Ambasciatori |
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Mentre si apre alla Farnesina una nuova sessione della Conferenza degli Ambasciatori italiani nel mondo (presumibilmente convocata al duplice scopo di divulgare “orbi” la lieta novella di un Italia felicemente rientrata nel novero dei Paesi “normali” e – al tempo stesso – sancire il lavacro politico del’attuale gruppo dirigente dopo la entusiastica adesione al ventennio berlusconiano), il compimento del primo mese del Governo Monti (con il voto di fiducia sulla manovra “salva Italia”) ed una serie di sviluppi sul piano della politica internazionale ci consentono di portare avanti l’analisi sul “dentro” e il “fuori” della politica ivi compreso l’aggiustamento in corso nella “cerniera” costituita dalla Farnesina, ovvero l’organo statale per definizione (solo per questa?) preposto a larga parte dei processi integrativi del Paese nel contesto internazionale. ... |
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(14/12/2011) |
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Articolo
integrale |
(Editoriali) |
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Nuovi cittadini, vecchi pregiudizi |
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Dobbiamo ringraziare ancora una volta il Presidente Napolitano per aver riportato all'attenzione pubblica una questione fondamentale di giustizia e democrazia ancora irrisolta come è quella della concessione della cittadinanza ai minori d’età nati in Italia da genitori stranieri.
Va detto che in Italia tutta la materia della cittadinanza è stata regolata durante il secolo scorso in modo episodico e fluttuante, con norme spesso di difficile interpretazione e di ancor più difficile applicazione. Il criterio ispiratore è stato sempre quello di un paese di emigrazione preoccupato unicamente di mantenere il legame 'di sangue' con i connazionali espatriati e i loro discendenti, ignorando o trattando tutt'al più come un fenomeno residuale - se non come un male da evitare - l'acquisizione della cittadinanza italiana da parte di stranieri. Una visione che poteva forse essere giustificata quarant'anni fa ma che oggi è evidentemente superata dagli eventi, e lo era già probabilmente nel 1992, anno in cui fu approvata la legge che tuttora regola la questione della cittadinanza. ... |
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(02/12/2011) |
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Articolo
integrale |
(Sistema Italia) |
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