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Post in Farnesina

23/01/2016

La Farnesina perde a Bruxelles.

“Dio esiste e (non) abita a Bruxelles”: così il titolo di un film programmato nelle sale italiane nelle ultime settimane e che ben parafrasa l’ultimo “compito a casa” del giovane Premier fiorentino (peraltro a sua volta “catapultato” a Palazzo Chigi senza alcun voto popolare ma con l’entusiastica approvazione degli “ottimati”). Ovvero l’eliminazione del posto/funzione diplomatico di Rappresentante Permanente dell’Italia presso la UE. Un incarico da decenni assegnato appunto ad un diplomatico con la più ampia possibile esperienza comunitaria. Così da noi, come nella generalità degli altri Paesi comunitari.

In sé, l’autocratica decisione renziana di promuovere il Vice Ministro allo Sviluppo Economico Calenda - già a lungo assistente personale di Luca Montezemolo - a suo plenipotenziario a Bruxelles risulta meno impulsiva ed infondata di quella della volenterosa Mogherini (e di quella minacciata di una stagista al vertice del Ministero degli Esteri “stoppata” a suo tempo da Napolitano che avrebbe “suggerito” di preferirle l’ottimo e prudente Paolo Gentiloni ) e – tuttavia – conferma un dilettantismo magari geniale e consono ai tempi (c’è bisogno di ripeterlo non buoni, non promettenti…?), ma spinto sul filo del rasoio ed eventualmente coronato da un qualche successo. Tanto più se costruito su di un contropiede basato sulle incaute dichiarazioni europee (il livido Junker) sull’assenza di un interlocutore governativo a Roma. Benissimo: detto e fatto, ora ce l’ha…. E a portata di corridoio con il Gianburrasca premier. Ben gli sta.

Quindi – paradossalmente – va riconosciuto che Renzi ha fatto di peggio e, dunque, inutile criticarlo “fuori tempo massimo”. Tanto più che si è dotato (stile Putin) di un suo “inappuntabile “ Lavrov e cioè il mite ed intelligente Gentiloni…

Allora chi perde? Beh, facile: la pavida e derelitta Farnesina, lasciata a pezzi dal brutale e decennale “pasdaran” reazionario Umberto Vattani e dai suoi pallidi ed astuti (per sé stessi…) successori. Una Farnesina – dobbiamo dirlo – pallida ombra non solo delle sue pompe ottocentesche ma anche delle sue “resistenze” al mussolinismo e a lungo sopravvissuta e in parte protagonista della Prima Repbblica.

Si ricorda facilmente che perfino Gianni Agnelli venne respinto dai diplomatici sulla soglia dell’Ambasciata a Washington alla quale aspirava con non irragionevole (per quei tempi…) ambizione: in breve l’Avvocato no, Calenda (e Renzi…) sì. Ecco qui l’epitaffio di una corporazione surclassata non solo dai genietti della Banca d’Italia (peraltro dotata da decenni e decenni da un “House Organ” gratuito come il gruppo Repubblica/De Benedetti), ma anche autoaffiondatasi in una nuvola di mediocrità e di avida insipienza. Altro che “combattenti” al servizio della Repubblica…. Grazie ambasciatore Vattani, grazie pallidi successori.

Non c’è molto altro da aggiungere. Anzi c’è forse perfino da ringraziare un Renzi che pare avere perfino costruito un suo racconto su di una politica europea del Paese un po’ più strutturata e consapevole. Magari non merito, ma fortunata eterogenesi dei fini.

TAG farnesina ue bruxelles

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Di Il Cosmopolita il 23/01/2016 alle 16:17 | Non ci sono commenti

12/02/2015

La dinastia.

E’ tempo di elezioni alla Farnesina. Si vota al Circolo degli Esteri per le cariche sociali. Si è appena votato al SNDMAE, il sindacato autonomo della carriera diplomatica, per le cariche sociali. Un filo comune lega i due eventi.

A leggere l’albo d’oro del Circolo, in bella mostra all’ingresso del ristorante, si nota che il primo presidente fu niente meno che il Conte Galeazzo Ciano. Durò poco per le note vicende che lo videro declassato da Ministro a congiurato meritevole della pena capitale. Alla fine degli anni novanta diventò presidente l’allora segretario generale del MAE. Una tradizione non scritta voleva che a dirigere il Circolo fosse un ambasciatore di grado e in servizio, meglio se in posizione di vertice. Chi meglio allora del segretario generale? La presidenza Vattani (Vattani Primo) durò fino al 2011. La più lunga nella storia del Circolo e fra le più proficue: molte delle innovazioni si devono a quel periodo.

Nel 2011, dopo avere lasciato il servizio, Vattani Primo lasciò pure la presidenza del Circolo. A chi? Al fratello minore, Vattani Secondo, che lo guida fino al 2015 quando si candida per un nuovo mandato. Perché al Circolo - si argomenta regolamento alla mano - non vi è limite di mandato. Accade poi, sempre ai sensi del regolamento, che il membro dimissionario del consiglio direttivo non è sostituito dal primo dei non eletti, come persino in Parlamento, ma da un esterno cooptato. E naturalmente, alla prima dimissione nel consiglio in carica, il Presidente Vattani Secondo coopta Vattani Primo.

La campagna per il rinnovo delle cariche sociali vede contrapposte varie liste. Le liste che per comodità chiamiamo di opposizione si vedono negato l’accesso all’elenco dei soci, cui inviare la loro propaganda elettorale. L’elenco - si argomenta regolamento alla mano - è confidenziale per la solita e “passepartout” normativa sulla privacy. I Soci non ne vogliono sapere di diffondere i loro nomi, o almeno così si lascia credere. Essi sono adepti di una setta o membri di un circolo ricreativo? E così il presidente in carica, e candidato a ripresiedere, può inviare i suoi messaggi a tutti i soci dei quali ovviamente conosce gli indirizzi, mentre le opposizioni sono tagliate fuori da questo elementare strumento di propaganda. Non dome, le opposizioni chiedono che i soci aggregati, gli esterni che pagano una quota tripla ma non hanno diritti elettorali attivi né passivi, possano essere rappresentati nel consiglio al pari dei soci interni. L’ordinamento del Circolo non prevede tale diritto. Al Lungotevere dell’Acqua Acetosa il principio “no representation without taxation” diventa il suo contrario: meno paghi e più sei rappresentato, più paghi e non sei rappresentato affatto.

Il SNDMAE ha eletto gli organi sociali e fra i nuovi dirigenti figura Vattani Terzo, il figlio del Primo, noto alle cronache per la cantata in musica neonazista. Un’ottantina di diplomatici lo vota, non si sa se perché ha dimenticato i suoi trascorsi (in Italia si riabilitano i terroristi, perché non i cantanti trasgressivi) o perché simpatizzano con le sue idee. In un caso e nell’altro stiamo di fronte ad un fenomeno che un diplomatico di buone maniere definirebbe “inquietante”. La carriera diplomatica conta ottanta smemorati o ottanta filo-neonazisti?

Tutto questo accade mentre alla guida della Farnesina si susseguono tre Ministri con sicure credenziali democratiche. Tutto questo accade mentre all’ultima tornata di nomine ad Ambasciatore si assiste al solito spettacolo degli amici degli amici che vanno avanti e dei non amici che restano al palo. I primi sono funzionari “puri” nel senso che, come gli ottanta elettori SNDMAE, o non sanno o simpatizzano. I secondi invece sanno e disgraziatamente per loro fanno: non meritano considerazione.

La Farnesina, al pari di ogni repubblica dinastica, è permeata di ideologia conservatrice e destrorsa. Stiamo dalle parti di credere, obbedire, combattere. Che in chiave moderna si traduce in pedalare e tacere. A tacere sono pure i dirigenti con le credenziali democratiche. Fosse durato più a lungo, neppure Galeazzo Ciano avrebbe immaginato un conformismo del genere.

TAG farnesina

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Di Il Cosmopolita il 12/02/2015 alle 14:48 | Non ci sono commenti

25/06/2014

Mille giorni anche alla Farnesina.

Alla vigilia del Consiglio Europeo che dovrebbe definire il nuovo assetto (persone/piattaforme ed orientamenti collegati) dell'assetto istituzionale UE, un tonitruante proclama del nostro Presidente del Consiglio sancisce che dal primo luglio il semestre italiano si ispirerà al programma di lavoro dei "mille giorni". Per cambiare l'Italia, cambiare l'Europa. Un "sinallagma" tra l'identità nazionale e quella Europea sul quale non possiamo non consentire: tanto più allorché in felice (prevista?) coincidenza ben due messaggi positivi arrivano da Berlino: il primo riguarda la "stabilità" che - ovviamente - non si "tocca" ma deve essere temperata con la considerazione dell'andamento del ciclo. Come dire si continua con l'austerità ma - alla buon'ora - si guarda anche al contesto recessivo o scarsamente espansivo. Il che si traduce nel secondo messaggio che consiste nella possibile maggior tolleranza per spese che "sforino", ma abbiano carattere quanto meno infrastrutturale.

 

Si apre dunque un cielo più sereno ed un rapporto più disteso con un'Europa meno arcigna e - forse - avviata ad una qualche ripresa collettiva e con minori antagonismi nazionali o Nord/Sud del Continente. Non bastassero queste buone notizie (senza ironia…) già in questa settimana potrebbe concretizzarsi la "partita" delle nomine. E qui l'Italia renziana potrebbe incassare la cedola ottenuta con il successo elettorale europeo del PD: la candidatura dell'attuale Ministro Mogherini flottta infatti con ragionevole consenso. Il grado di diligenza, accortezza e competenza supera comunque gli standard richiesti (per non parlare del "look" rispetto all'alto Rappresentante uscente…). Tuttavia queste considerazioni, non tutte politicamente "corrette", ci portano a riflettere sul fatto che la permanenza della Mogherini al vertice della Farnesina non ha mancato di evidenziare ancora una volta la grave crisi strutturale (al di là cioè del Ministro diligente e/o di quello più o meno inadeguato o financo avventurista ed inattendibile…) in cui si trova (è stata deliberatamente condotta?) l'Amministrazione degli Esteri.

 

Anche e soprattutto in una fase in cui la Presidenza del Consiglio - anzi il Premier stesso - "fagocita" quasi per necessità politica una buona metà (se non di più…) delle competenze degli Esteri, l'avvenuta riduzione della Farnesina a "struttura leggera" a vocazione di servizio e mediatica appare del tutto incongrua a gestire - a livello analitico ed operativo - interconnessioni e proiezioni ben più complesse di quell'ambizioso: "oggi in Italia, oggi in Europa".

 

Certamente può far piacere una Farnesina che, pur tramortita da oltre un ventennio di crisi e di conduzioni tanto autocratiche quanto vuote, assurge a "scuola-quadri" (Mogherini, ma anche Dassù o Gozi…) per un personale politico meno provinciale, inadeguato ed auto-referente, ma purtuttavia ridurre relazioni, integrazioni, contenziosi all'"imbuto" della prima pagina europea non soltanto non "funziona", ma aprirà inevitabilmente nuove falle ed "incidenti" tali da ripercuotersi sui dossier più importanti. L'Amministrazione deve essere curata e risanata: non con il "digiuno" (tipo il ridicolo imperativo "fare di più con meno"….), bensì con un'opera di risanamento e razionalizzazione, di rassicurazione e valorizzazione di tutte le professionalità… Senza nascondersi i guasti pluridecennali accumulati con una gestione incolta, reazionaria ed ispirata non certo alla meritocrazia e alla competenza bensì al più becero clientelismo familista. Uno stato di abbandono a cui il nuovo Ministro (se vi sarà…) dovrà porre rimedio con iniziative sopra l'asticella della "diligenza".

 

Almeno questo dovrebbe essere il compito a casa per la Farnesina… nei mille giorni….

 

TAG europa berlino ue consiglio europeo

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Di Il Cosmopolita il 25/06/2014 alle 15:32 | Non ci sono commenti

08/04/2014

Questioni di soldi e di etica alla Farnesina

Un intelligente ed argomentato pezzo fa il punto di una situazione di pseudo-attualità, ovvero quello sollevato nel corso della finta campagna di moralizzazione sugli stipendi di alcune categorie professionali del servizio pubblico tra cui i diplomatici. Risposte dovute tenuto conto che anche la Ministra Mogherini vi si è esercitata in prima serata televisiva. Non diremo – in controcanto al commento qui accanto – che il problema è altro, ma che la verità è altra. Di questo si deve parlare nel momento in cui la Farnesina torna di attualità non già per la brillante risoluzione del famoso caso dei Marò bensì per l’arresto di un funzionario intermedio (e peraltro Capo Missione in una Repubblica ex-sovietica) per essersi variamente intrattenuto con bambini filippini. La Farnesina ha una tradizione perfino rispettabile di non discriminazione sessuale e non occorre ricordare Ministri né Segretari generali notoriamente gay. Ma è verosimilmente accaduto negli ultimi anni qualcosa di diverso: qualcosa cui si attaglia perfettamente il monito di Papa Bergoglio. Peccato (ammesso che lo sia) sì, la lobby no. La corruzione no. Il fenomeno non è sessuale, è etico. Se gli inni nazistoidi di Mario Vattani, che prende subito la difesa forse non richiesta del collega Bosio, appaiono oggi imprudenze da eccessiva adesione a valori eversivi e maldigeriti, ciò non è vero perché le infrazioni al giuramento repubblicano nascevano nello stesso humus. Si entra nel servizio diplomatico italiano come in una cuccia calda e protettiva, tollerante a tutto salvo che allo spirito critico e all’autonomia professionale nel rispetto di doveri e norme. L’ultimo ventennio, quasi tutto berlusconiano, si è caratterizzato per una personalistica appropriazione dell’intera carriera. Esempi pubblici e pubblicamente noti: il Ministro Terzi politicamente responsabile della trattazione e del “pompaggio” patriottico del caso Marò era il pupillo di Vattani padre, già Segretario Generale. Il cui scettro, salvo un breve interregno, passò all’unico Ambasciatore di grado che non aveva mai diretto un’Ambasciata, come dire un Ammiraglio mai salito a bordo di una nave, e attuale coordinatore dei servizi segreti nazionali. Un talento scoperto da Silvio Berlusconi al suo esordio a Palazzo Chigi e passato al Ministro D’Alema in omaggio alla continuità dell’apparato amministrativo. I responsabili politici di questa bonanza ora pontificano con le indennità dei diplomatici in servizio all’estero e dei Capi Missione. Questi vengono assimilati a dei Mastrapasqua. La verità è altra: chi lavora, si paga le cose che fa per il Paese, chi pensa a sé lucra. E poco male se sono spiccioli rispetto ai milioni in mutande di un Presidente di Regione, tanto troverà il modo di rimpinguarli con il geniale sistema delle operazioni pubblico - privato. E cosi sarà premiato a vita in ragione della sua tenuta omertosa. Chi parlerà, chi frapporrà ostacoli agli arbitrii o segnalerà gli errori verrà punito: non importa se di sinistra o di destra. Si dirà: lo fanno tutte le corporazioni e non solo in Italia. Perfetto, peccato che qui fanno quasi solo questo. Un sistema che l’ex Ambasciatore Romano difese ad oltranza criticando l’ultimo Ministro che democratizzò la carriera diplomatica: Aldo Moro. Avverso Romano, dall’interno della carriera, si levò la voce del compianto Renato Ruggiero che, da napoletano comune, male concepiva un corpo diplomatico ancora plasmato dai Savoia, con un mix di nobili piemontesi, austro-ungarici, siciliani, del Sacro Soglio. E l’oggi? Oggi ci sono gruppi di potere che è difficile scalzare per la loro camaleontica abilità ad aderire al Ministro di turno: essendo radicali con la radicale, democratici con la democratica. In realtà essi appartengono al solo partito che amano: quello del loro gruppo. Oggi c’è il succcessore di Massolo (nonché gestore fallimentare di una struttura malata ed incapace di servire il Paese dove è più carente, cioè nella politica internazionale in tutti i suoi risvolti di integrazione e globalizzazione) l’Ambasciatore Valensise (figlio di un dirigente politico neo-fascista) che non si è peritato di insediare la sorella a Capo del già prestigioso Istituto di Cultura di Parigi. E non è questa la colpa più grave che si commetta nel Palazzone bianco e nelle sue sclerotiche propaggini di Ambasciate e Consolati anche se in varie Istituzioni i “parenti” sono banditi. Ministra Mogherini, il primo contatto con Lei ci è parso fruttuoso. Accogliamo il Suo invito a scambiarci le idee e chissà che insieme non si riesca a smuovere le coscienze. C’è molto da fare, ce la possiamo fare.

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Di Il Cosmopolita il 08/04/2014 alle 00:00 | Non ci sono commenti

09/12/2013

La Farnesina fra Tifosi della Lazio e Unità di crisi.

Il funzionalismo di Jean Monnet prevedeva che l’organo (l’istituzione nel linguaggio comunitario) trova la sua funzione nel concreto operare. In altre parole: Monnet crea l’Alta Autorità CECA, poi Commissione europea, e questa andrà a caccia della sua funzione come un cane d’Alba annusa i tartufi nel terreno. Cosi per l’Unità di Crisi della Farnesina. La si crea e poi essa stessa andrà in cerca di casi pietosi da risolvere. Partita con il nobile intento di darci uno strumento operativo per intervenire nelle crisi internazionali, l’Unità di Crisi si è trasformata in Pronto Soccorso dell’Italiano all’estero, quali che siano le condizioni della vittima e le circostanze dell’incidente. Si prenda la storia dei Tifosi della Lazio prigionieri in Polonia. In carceri ovviamente disumane (cosi il TG 7 delle 20), come se le carceri italiane fossero umane. Sottoposti a procedure lente e degradanti, come se quelle in vigore da noi fossero rapide ed eleganti come le cene di Arcore. “Ristretti”, come si dice in gergo carcerario, per un tempo imprecisato, come se da noi la carcerazione preventiva non sostituisse spesso e volentieri la carcerazione vera e propria che non verrà mai. I Tifosi della Lazio sono accusati – non colpevoli perché questo eventualmente lo stabilirà il Tribunale d’una nazione straniera – di “aver armato un casino” in quel di Polonia del tutto simile a quello che sono abituati ad armare a Roma, specie quando si gioca il derby. Solo che qui si permettono di mettere la Città a ferro e fuoco pressoché impunemente, a scapito del normale cittadino italiano e del cittadino polacco in visita, mentre in Polonia la Polizia ha osato fermarli, accompagnarli con qualche strattone nelle carceri e là tenerli in attesa di giudizio. Ciò che in Italia dovrebbe essere la prassi, ma non lo è per la diffusa acquiescenza verso i soliti bravi ragazzi, in Polonia diventa affronto ai malcapitati e “brutta figura diplomatica per l’Italia” (cosi di nuovo il Tg 7). E quando il Presidente Letta incontra il Presidente Tusk, la prima domanda che gli viene rivolta non riguarda il semestre di presidenza italiana né i rapporti con la Polonia, uno stato membro importante dell’Unione, ma quando cesserà l’afflizione dei Tifosi della Lazio. Sottinteso che, se questa non finirà presto e bene e cioè col riconoscimento che sono bravi ragazzi in trasferta scolastica, l’Italia avrà rimediato l’ennesima brutta figura. Il servizio è suggellato da immagini del Piazzale Farnesina con la palla di Pomodoro in bella vista e dal rassicurante messaggio che l’Unità di Crisi vede e provvede. Le telecamere sono pronte a catturare il momento in cui qualcuno del MAE annuncerà la lieta novella della liberazione. Siamo vicini a Natale e con un paese cattolico come la Polonia… La Farnesina come superfetazione dell’Unità di Crisi: ecco il nostro destino. Che poi la Farnesina per mancanza di fondi non riesca ad attendere ai normali compiti istituzionali, questo non conta per l’opinione pubblica. Conta che i bravi ragazzi riabbraccino presto le famiglie, scrivano memoriali sulle “mie prigioni” nei blog, tornino a scorazzare al prossimo derby. Tanto fra Coppa Italia e campionato ce n’è sempre uno in programma. Con buona pace della Polizia nostrana, che forse in cuor suo si augura che i bravi ragazzi restino in Polonia il tempo necessario a “scavallare” la prossima partita. Va da sé che quanto vale per i Tifosi della Lazio varrebbe egualmente per i Tifosi della Roma e di qualsiasi squadra di calcio. Che la nazionale italiana non vinca una competizione internazionale dai Mondiali del 2006, che le squadre di club non giungano da anni alla finale della Champions’ League, che Galliani lasci il Milan con 40 milioni di buonuscita mentre una moltitudine di pensionati riceve mille Euro al mese e gli statali hanno il TFR a puntate, questa è demagogia del solito sindacalismo piagnone e nemico dello sport.

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Di Il Cosmopolita il 09/12/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

23/05/2013

'Il 21 maggio è deceduto a Roma Guido Martini, Ambasciatore e membro della CGIL - Esteri sin dalla sua fondazione. A lui va l'affettuoso pensiero della CGIL - Esteri e del Cosmopolita.'

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Di Il Cosmopolita il 23/05/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

22/01/2013

Il finanziamento di Villa Vigoni e il Decreto Missioni

Oggi 22 gennaio è prevista la discussione in Aula del decreto-legge recante proroga delle missioni internazionali (atto Camera 5713).   Vogliamo segnalare che in quel testo nell'art. 6 comma 15 - è previsto un finanziamento di 60.000 euro all'Istituto Villa Vigoni per la promozione delle relazioni bilaterali in una prospettiva europea, e relazioni italo-tedesche. Tale Istituto è presieduto dall'Amb. Umberto Vattani.   Vogliamo evidenziare che siamo contrari al finanziamento di un ente culturale nel momento in cui si pretende anche con i tagli al bilancio del Ministero Affari esteri -che gli Istituti di Cultura italiani all'estero, le Ambasciate e i Consolati trovino forme di autofinanziamento.   Tale finanziamento risulta incoerente con le finalità del decreto missioni così come lo stesso relatore Sen. Dini ha dichiarato nel dibattito in Commissione Esteri del Senato: non è strettamente connesso con le missioni internazionali oggetto di questo decreto.   Mentre il sottosegretario Dassù ha sostenuto che si tratta di utilizzo di fondi a valere su altri fondi con diversa finalità: infatti i 60.000 euro verranno stornati dal capitolo che prevede il finanziamento della Convenzione della Nazioni Unite sulla lotta contro la desertificazione nei paesi gravemente colpiti dalla siccità e dalla desertificazione, in particolare in Africa.   Chiediamo quindi che tale finanziamento venga stralciato.

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Di Il Cosmopolita il 22/01/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

03/08/2012

La firma del Ministro 1... 64

Erano già due settimane che il decreto predisposto dalla Commissione di disciplina sul caso Vattani attendeva la firma del Ministro Terzi, quando abbiamo cominciato a contare i giorni, ma ancora non si hanno notizie sull'atto disciplinare.

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Di Il Cosmopolita il 03/08/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

07/06/2012

Spending review e nuvole.

Soltanto ricorrendo alla parafrasi di Paolo Conte si può comprendere cosa sta accadendo alla Farnesina in materia di spending review. Accade che – lo riportano i giornali – turme di sindacalisti, ovviamente infuriati come capita sempre e forse soltanto ai sindacalisti, assediano la zona antistante l’ufficio del Ministro per invocare a gran voce che il suddetto Ministro li riceva prima di dare seguito a tutte le efferatezze della spending review. Fra cui – e qui la protesta tocca le vertigini stilistiche di Paolo Conte – quella di liquidare buona parte del personale delle vecchie qualifiche funzionali e alcuni contrattisti da scegliere – si presume – fra i più riottosi ad accettare qualsiasi incarico venga assegnato dal Capo Missione, fosse anche quello d’improvvisarsi autista senza patente di automobili di servizio dalle gomme lisce. Ci si chiede il perché di tanta agitazione, che costringe la normale attività diplomatica del Ministero a trasferirsi extra moenia, nella cornice verdeggiante e appartata di Villa Madama, una volta riservata agli incontri di stato ed ai vertici dei partiti. Il perché non lo si capisce bene. E d’altronde i sindacalisti, col loro vociare, oltre a coprire lo sferragliare delle tazzine al bar di lusso del primo piano, non sanno argomentare le loro ragioni. Che poi si riducono alla frusta protesta contro la logica dei mercati. I quali mercati impongono il ribasso se non la dissoluzione dell’Euro e la privatizzazione delle politiche estere europee. Di questo in effetti si tratta. A misura della dissoluzione dell’Euro si dissolve quell’embrione di politica estera comune codificato faticosamente nel Trattato di Lisbona. E se non c’è neppure la speranza di una politica estera comune da affidare alle istituzioni comuni, a poco servono le politiche estere nazionali affidate alle istituzioni nazionali. E se queste ultime risultano superate dagli eventi – leggi: i mercati – tanto vale risparmiare i costi di un impianto ancora elefantiaco come la Farnesina. In Italia stiamo raggiungendo il duplice obiettivo di: a) non contribuire a costruire la politica estera comune, essendo l’oggetto “desaparecido” grazie alla cura Ashton; b) demolire quel che resta della politica estera nazionale in quanto praticata da un soggetto istituzionale, e cioè dal MAE. “Quel che resta del giorno” era il titolo italiano del film crepuscolare di James Ivory interpretato da un Anthony Hopkins ancora in forma. Quel che resta della Farnesina è il titolo che presto scorrerà sullo schermo del cinema all’aperto sul Lungotevere antistante il bianco palazzone. La colpa non è dei mercati e di quanti li assecondano senza neppure fermarsi a discutere della portata delle loro decisioni. No, la colpa è dei sindacalisti, e dei dipendenti sindacalizzati, che pretendono di salvare il loro lavoro e con esso il residuo di funzionalità della struttura ministeriale. Se si va in giro per il mondo, ed ai diplomatici ancora capita per quanto a volte debbano pagare le missioni di tasca propria, ci si rende conto che l’immagine del paese è sbiadita e che a rimpiazzarla non c’è quella, ormai improbabile, d’Europa. La nostra immagine è un lenzuolo passato molte volte in lavatrice. Esce candido e trasparente dai lavaggi. Ci si guarda attraverso e dietro si fatica a scorgere una sagoma. Si dirà: questo vale per tutti i paesi d’Europa, chi più e chi meno orfani d’Europa e indeboliti sul piano nazionale. E’ vero: il rigore di bilancio colpisce tutti e ovunque. Solo che altri paesi europei – i soliti Grandi – hanno le grandi imprese a rappresentarli nel mondo. Air France e Lufthansa volano ovunque. Audi, BMW, Mercedes macinano fatturati da paura. Per non parlare di aziende poco note al grande pubblico e notissime al Financial Times: aziende che operano in settori di punta come chimica, meccanica, energia, banche, assicurazioni. E allora: ovunque le relazioni internazionali si privatizzano alla stregua della privatizzazione e “finanziarizzazione” dell’economia. Ma le bandiere nazionali non si afflosciano per la bonaccia, passano di mano. Qualcuno continua a sventolarle, ad onta dei tagli alla finanza pubblica.

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Di Il Cosmopolita il 07/06/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

01/06/2012

La firma del Ministro 1

E' passato un altro giorno e ancora non si hanno notizie sulla firma del Ministro Terzi al decreto predisposto dalla Commissione di disciplina sul caso Vattani, né sui contenuti dello stesso.

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Di Il Cosmopolita il 01/06/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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