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Post in Interventi e iniziative

08/01/2015

Il conflitto permanente.

L’area che va dal Medio Oriente al Golfo è teatro dell’ennesima tensione che a tratti sfocia in guerra aperta. Il filmato delle due cooperanti italiane nelle mani del gruppo Al Nusra porta nelle nostre case le immagini del conflitto. Inutile ora commentare, secondo l’uso della stampa di destra, che le due  inneggiavano alla libertà di quei popoli che ora le tengono prigioniere. Puoi propendere per la parte sbagliata - sbagliata a saperlo per tempo - e pur tuttavia meritare la massima assistenza nella prigionia. Non esiste l’ostaggio che se l’è cercata. Resta il problema della presenza italiana nelle zone di crisi, una presenza che non è fatta solo da militari e pubblici funzionari come quelli del servizio diplomatico, è fatta anche da cooperanti, laici e religiosi, che assecondano in senso lato la politica estera del paese.

Il nostro paese è sordo al dibattito sulla politica estera, salvo animarlo per scosse emotive come negli episodi delle cooperanti e di quello, più lungo e non meno penoso, dei fucilieri di marina. Non si ascolterà una sola voce chiedere  perché il Medio Oriente vive un conflitto permanente dal 1948, che presto rivaleggerà per durata con la guerra dei cento anni dei nostri manuali di storia. Rileggiamo un classico del pensiero moderno per capirne di più.

Nel 1795 Immanuel Kant scrive Per la pace perpetua prendendo spunto dalla Pace di Basilea fra la Francia e la Prussia. Una tregua piuttosto che una pace duratura fra due paesi irrimediabilmente antagonisti. Il concetto di pace perpetua non è nuovo, prima di Kant ne scrivono l’Abate di Saint-Pierre e Jean Jacques Rousseau. Con il suo libretto Kant teorizza il moderno concetto di cosmopolitismo, un presagio della Società delle Nazioni di Ginevra e dell’Organizzazione delle Nazioni Unite di New York, creature ambedue del XX secolo e ambedue malamente idonee a garantire la pace perpetua.

Nelle relazioni internazionali si distinguono i conflitti caldi, quelli combattuti con le armi in pugno, dai conflitti congelati, quelli che stanno in freddo e in attesa di essere riscaldati o risolti alla bisogna delle parti. Un terzo tipo di conflitto ha un carattere tristemente perpetuo: è quello che infiamma il Medio Oriente. Il conflitto perpetuo oppone Israele dapprima agli Arabi in senso lato e poi  ai Palestinesi.  

Il conflitto perpetuo ha conosciuto momenti caldi come nelle guerre generali fra Israele e Arabi e come nelle azioni e reazioni nei confronti di questo e quel vicino (Libano e Siria). Perpetua è l’opposizione con i Palestinesi, che sono trattati come popolo e, in quanto tali, meritevoli di riconoscimento giuridico internazionale soltanto dagli anni novanta con gli accordi di Oslo e Parigi. Quegli accordi generarono la breve illusione della pace perpetua e produssero nell’immediato il Premo Nobel per la pace a Arafat, Rabin, Peres, nonché la famosa stretta di mano fra Arafat e Rabin sul prato della Casa Bianca, alla presenza di Bill Clinton.

Il conflitto israelo – palestinese ha natura prettamente territoriale. L’occupazione da parte di Israele di terre che i Palestinesi rivendicano per la loro gente.  La divisione dei Territori palestinesi in due blocchi principali, Gaza e Cisgiordania, e la parcellizzazione della Cisgiordania con insediamenti israeliani a macchia di leopardo. Il futuro ipotetico Stato di Palestina avrebbe un territorio discontinuo e in parte condiviso con la popolazione dei coloni che fruiscono, e presumibilmnete continueranno a fruire, di accessi riservati e protetti. Uno stato siffatto sarebbe scarsamente viabile sotto il profilo economico e strutturalmente inane sotto il profilo politico. Ma si tratta di ipotesi diplomatica e non di contenuto concreto di trattative concrete. I fatti sul campo vanno in altra direzione.

Il nodo principale è il controllo del territorio, che raggiunge l’acme nel controllo di Gerusalemme. Ambedue le parti rivendicano la Città Santa (Al-Quds per gli Arabi) come capitale dello Stato d’Israele e capitale dello Stato di Palestina. L’occupazione di crescenti porzioni di Gerusalemme da parte degli Israeliani è pratica abituale, talché la presenza araba nella Città si riduce fino a rendere meno pressante l’esigenza di eleggerla a capitale del futuro stato palestinese.

Gerusalemme è il Muro del Tempio (o Muro del Pianto) e la Spianata delle Moschee. Una vecchia tradizione, quasi una consuetudine, vuole che gli Ebrei si astengano dal frequentare la Spianata per riservarla al culto dei Musulmani. Qualsiasi incursione ebraica sulla Spianata è percepita come provocatoria. La passeggiata di Sharon nel 2000 innescò la Seconda Intifada. A Gerusalemme, nel 2014, l’attentato ad alcuni ebrei a opera di un Palestinese di Hamas scatena la reazione delle Autorità d’Israele. Queste chiudono provvisoriamente la Spianata dopo che un gruppo di Ebrei è penetrato per pregare per il Rabbino Glick, che essi presumono ferito da un attentatore palestinese. 

Il conflitto dalla fisicità del territorio si trasferisce all’immaterialità della religione. Ad essere colpiti sono i luoghi di culto, a morire sono i praticanti delle due religioni. Se già il negoziato sugli aspetti territoriali è ostico, quello sugli aspetti religiosi si profila impossibile. L’opposizione fra le fedi ha un tale portato di irriducibilità che, al cospetto, qualsiasi negoziatore si sente impotente. Come si è arrivati al punto che dirigenze laiche siano trascinate nel conflitto religioso?    La proposta di legge alla Knesset di riconoscere Israele come stato della nazione ebraica aggiunge un tassello alla tensione?  Per il momento la proposta ha portato al dissolvimento della coalizione di governo ed a nuove elezioni per la primavera 2015. Nel frattempo è facile prevedere che nulla accadrà riguardo al  negoziato di pace.

 

TAG kant medio oriente onu

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Di Il Cosmopolita il 08/01/2015 alle 16:22 | Non ci sono commenti

08/01/2015

Sempre a parlare di stesse cose…

Non è d’uso che Il Cosmopolita evochi vicende artistiche. L’eccezione è sempre possibile perché l’evento merita il nostro ricordo. Pino Daniele era un compagno di strada – come una volta si sarebbe detto – della sinistra italiana. Basti ricordare le sue partecipazioni alle Feste de L’unità e le sue dichiarazioni di voto “rosso”. Je so’ pazzo sintetizza meglio di qualsiasi manifesto la condizione del disoccupato napoletano. Omaggio a Pino, al quale la natura  diede talento musicale e cuore fragile.  

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Di Il Cosmopolita il 08/01/2015 alle 16:09 | Non ci sono commenti

03/12/2014

Le trattative per l'accordo di libero scambio Patenariato Trans-Pacifico (TTP) devono fermarsi

Pubblichiamo il comunicato stampa dell'associazione che raccoglie le organizzazioni sindacali più rappresentative del mondo

La Confederazione Internazionale dei Sindacati ha chiesto ai governi di interrompere le trattative sull'accordo di Partenariato Trans-Pacifico, criticando la segretezza e l'orientamento a favore delle imprese nei negoziati in corso. Sharan Burrow, Segretaria generale della Confederazione Internazionale dei Sindacati, ha affermato: “Questo accordo di libero scambio segreto va bene per alcune imprese multinazionali, ma è estremamente dannoso per la gente comune e per il ruolo stesso dei governi. Gli interessi delle imprese sono sul tavolo negoziale, ma i parlamenti nazionali e gli altri protagonisti della vita democratica sono lasciati all'oscuro. Quello che sappiamo ora, per lo più attraverso fughe di notizie, è che la proposta di questo accordo non garantisce migliori condizioni di vita alle persone, ma garantirebbe alle imprese multinazionali un grosso aumento dei profitti.

I governi dovrebbero fermare le trattative, e non riaprirle, a meno che non ricevano mandati nazionali pubblici veri e trasparenti che mettano l'interesse delle persone al centro”.

Le proposte attuali dell'accordo di Partenariato Trans-Pacifico contengono disposizioni che dovrebbero:

  • Sottomettere i governi alle cosiddette procedure per la risoluzione delle controversie Investitore-Stato (ISDS) con cui gli investitori possono agire contro i governi su un'ampia gamma di politiche, incluse le politiche ambientali e sociali;

  • Introdurre una protezione dei brevetti che aumenterebbe i profitti delle case farmaceutiche, ma che porrebbe i medicinali di importanza vitale fuori dalla portata di milioni di persone più povere;

  • Limitare seriamente la capacità dei governi di elaborare leggi nazionali nel campo della sanità pubblica, della sicurezza e del welfare generale con il capitolo di “coerenza normativa”;

  • Fermare i governi dal dare priorità agli obiettivi della politica nel settore pubblico quando si assumo decisioni in materia di appalti pubblici;

  • Imporre una serie di restrizioni alle capacità dei governi di regolamentare il settore finanziario, così da rallentare gli sforzi per riformare la speculazione finanziaria dannosa e impedire ai governi di adottare misure volte a sostenere la loro bilancia dei pagamenti.

Le proposte di proteggere i diritti dei lavoratori hanno incontrato una forte resistenza da parte di alcuni Paesi, e sembra che non coprano tutte le convenzioni ILO che stabiliscono i diritti fondamentali sul lavoro e la legislazione del lavoro a livello sub nazionale (statale o provinciale). Le proposte non contengono, inoltre, nessuna obbligatorietà delle disposizioni ambientali e non affrontano la necessità di agire per mitigare il cambiamento climatico.

Un sistema globale di scambi equo ed aperto è essenziale per la prosperità, ma la proposta di questo Partenariato Trans-Pacifico non vi ha nulla a che vedere. Gli scambi a livello globale e regionale devono creare posti di lavoro e prosperità per molti, non solo fornire benessere alle imprese e trasferire maggiore potere dai parlamenti ai consigli di amministrazione”, ha affermato Burrow.

Le centrali sindacali nazionali nei Paesi che negoziano l'accordo di Partenariato Trans- Pacifico chiedono oggi formalmente ai loro governi di fermare i negoziati e di cercare un mandato negoziale adeguato se vorranno impegnarsi nuovamente nei negoziati.

Insieme alla Confederazione Internazionale dei Sindacati, le centrali sindacali nazionali che sostengono questo appello sono: ACTU, Australia; CSN e CSD, Canada; JTUC- RENGO, Giappone; UNT, Messico; NZCTU, Nuova Zelanda; CUT e CAPT, Perù; AFL – CIO, Stati Uniti. Alcuni di questi sindacati, come pure i sindacati del Cile (CUT-Cile) e della Malesia (MTUC) avevano chiesto di interrompere le trattative già in una fase precedente.

La Confederazione Internazionale dei Sindacati rappresenta 176 milioni di lavoratori in 161 Paesi e territori con 324 organizzazioni sindacali affiliate.

TAG ttp confederazione internazionale dei sindacati

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Di Il Cosmopolita il 03/12/2014 alle 12:23 | Non ci sono commenti

21/03/2014

Un opinione sugli Istituti Italiani di Cultura

Il MAE ha deciso di chiudere otto IIC e la sinistra si è immediatamente mobilitata per censurare questa decisione. Ma come…non si fa che dire che la più importante “materia prima” dell’Italia è il suo giacimento culturale, e poi chiudiamo gli IIC che tale patrimonio sono chiamati a valorizzare all’estero ? Detta così, sembra una contraddizione clamorosa. Il punto è chiarire se gli IIC riescano realmente a promuovere la cultura italiana all’estero o se invece non siano istituzioni obsolete la cui funzione sia prevalentemente quella di distribuire un po’ di laute indennità a pochi privilegiati. Come si sa, gli IIC sono stati concepiti in un’epoca in cui non solo non esisteva internet, ma non c’era neanche la televisione. Gli IIC erano a quei tempi l’unico strumento per aprire una finestra sull’Italia nei principali paesi del mondo. Ai tempi dell’URSS, la gente si metteva di notte in fila per assicurarsi un biglietto per la rassegna del cinema italiano e cioè per vedere film che mai sarebbero stati distribuiti nelle sale. Anche la conferenza di una personalità della cultura poteva essere l’occasione unica per sentire una voce libera. E’ molto plausibile che la grande simpatia che nell’odierna Russia gratifica il nostro Paese possa essere attribuita anche al lavoro di quell’IIC (oltre ovviamente al soft power esercitato in tutto il mondo slavo dall’arte italiana del passato e dal made in Italy di oggi). Ma il passato è passato. Viviamo adesso in un’epoca di comunicazione globale. Internet e grandi media veicolano tutta l’informazione. L’IIC sta a Internet come la diligenza sta alla TAV. L’IIC fa il porta a porta della promozione dell’immagine Italia e non è vero neanche che promuova i giovani artisti che ospitano assumendo alti costi di viaggio e soggiorno a fronte di performance che il più delle volte non raccolgono che audience di 50-100 persone. Sono strutture che operano entro ambiti delimitati oltre che limitati, di persone che già amano l’Italia e la sua cultura. L’immagine di un Paese oggi si promuove anzitutto diventando un Paese ..normale, ossia tornando a inventare prodotti di successo: in sintesi, costruendo soft power. Ma poi è vero, ci vuole anche la “pubblicità”, ma questa deve passare per i grandi media e prodotta da professionisti. Fino agli anni ’60, in Irlanda non ci andava nessuno. Poi, un’intelligente promozione su diversi media ha creato una “immagine” che ha attivato un vero boom del turismo. La Toscana è stata promossa a Hollywood e i risultati sono stati ben evidenti, a cominciare dall’aumento dei prezzi delle case di campagna. Si chiama “product placement” e per questo occorre rivolgersi a Oliviero Toscani e non a un professore o a uno scrittore. Occorre investire in costose campagne globali gestite dalla capitale. Vanno quindi “superati” gli IIC ? Nel loro attuale formato si’. Nello stesso tempo però va invece addirittura estesa la presenza di Istituti che abbiano come principale missione l’insegnamento dell’italiano. E’ evidente a tutti che i nostri IIC hanno ovunque un successo enorme come scuola di lingua e si possono autofinanziare con questa attività. Possono diventare in qualsiasi grande città il luogo di promozione della lingua e utilizzare i proventi per arricchire l’insegnamento con contenuti culturali innovativi. Il modello è semplicemente quello dell’Alliance francaise. Perché non assumerlo tel quel ?

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Di Il Cosmopolita il 21/03/2014 alle 00:00 | Non ci sono commenti

22/01/2013

Riflessioni sul Grande Disordine Mondiale.

Io: Proviamo a sintetizzare il 2012? Marziano: Un anno gattopardesco. Molto è cambiato, ma non la sostanza: permane il grande disordine mondiale. Le due potenze più importanti hanno rinnovato il vertice politico, Hollande ha rotto il Merckozy, Draghi ha parlato ai mercati, dicendo semplicemente che avrebbe anche potuto fare il suo mestiere di banchiere centrale e così li ha ammansiti, venendo nominato ”Uomo dell’Anno” dal Financial Times, e da molte altre libere associazioni. L’Europa insegue nel suo labirinto tecnocratico la sua anima perduta. L’FMI sta diventando un covo di comunisti. Il modello di progresso liberista é in frantumi ed invece Alesina, Giavazzi e Zingales ancora sognano la California dei loro anni universitari. Il futuro volge a oriente, il Dragone cinese è in marcia. Chavez ha rivinto, ma appare battuto da un nemico più spietato ed è curato in una Cuba surreale; in Argentina si assaltano i supermarket per rubare televisori LCD e cellulari. Devo continuare? Io: No, risparmiamo spazio. Ed il 2013? Dopo l’anno del Gattopardo che anno viene? Marziano: Il 2013 sembrerebbe essere l’anno dell’ornitorinco (e di Kant). Io: L’anno dell’ ornitorinco? Un mammifero impossibile (fa le uova!), che rappresenta diverse specie e funge quasi da ponte tra esse. Il riferimento a Kant, oltre che richiamare il libro di Eco, immagino si riferisca al dibattito sullo Ius Cosmopoliticum di cui tanto si legge. Marziano: Esattamente. Un “accordo ornitorinco”, ispirato al Ius Cosmopoliticum, in cui le ragioni di tutti trovassero spazio forse vi aiuterebbe a superare la crisi di civiltá che state vivendo. Inoltre, la UE dovrá in qualche modo trovare il bandolo della sua matassa: si vota in Italia e Germania. Un asse forte Bersani–Hollande potrebbe crearsi e portare l’attacco all´”Austeritá rende liberi” con una diversa concezione di Europa che entri nel dibattito delle elezioni tedesche. Io: se capisco bene tu vedi l’”Accordo ornitorinco” come un assemblaggio istituzionale che inserisca una serie di riforme eterodosse nel corpo della globalizzazione e della costruzione europea? Marziano: Sarà semplicemente necessario: da voi in Europa, è iniziata l’“Austerità rende liberi”; sancita costituzionalmente con approvazione del Fiscal compact. Misura ideale davanti a una crisi globale di domanda. Come dire, smettere di fumare entrando in una camera a Gas. Io: Quindi come vedi la riforma UE, come conseguente o contemporanea a quella della Governance globale? Marziano: Una serie riforme della Governance mondiale sono urgenti perché attualmente sovrarappresenta alcuni a danno di altri. Il tema di fondo, cui si dovrá arrivare, ma sará una guerra, é la moneta mondiale. L’unico modo di salvaguardare il capitalismo democratico secondo me e’ l’adozione del ‘’Piano Keynes’’ (PK) debitamente rivisitato da applicare insieme al ‘’Chicago plan revisited’’ (CPR) dell’ oramai famoso Paper del FMI. Io: Frena, frena! Ci leggono anche casalinghe di Voghera. Marziano: Ok, giusto. Allora per la casalinga di Voghera: PK e CPR sono due piani di azione. Il PK prevede la creazione di una moneta mondiale il CPR invece propone la soluzione del problema del debito. La mia proposta é di considerarli contemporaneamente. Io: Il ‘’Chicago Plan Revisited’’ (CPR), uscito come paper del FMI? Marziano: Si, esatto. Il mistero piú inspiegabile dell’ informazione detta ‘’libera’’. Ovvero il Piano che regala il bazoooka al 99% contro la élite dell’ 1%. Io: Addirittura? Marziano: Insomma, non é proprio banale far pagare la crisi esclusivamente a finanza e banchieri. Peró in Italia ne hanno parlato solo i blogs: “Voci dall’ Estero”, di Carmen Gallus e “La Tempesta Perfetta” di M. Valerio. Io: Perche consideri Il CPR cosí rivoluzionario? Marziano: Perché é un modello liberista, parla la stessa lingua di Roubini e di tutti gli economisti di professione. Non puó essere smentito da fumositá matematiche, perché usa quelle piú avanzate. Non è esente da difetti, ma indica la direzione. Io: ed ecco spiegato perché vuoi adottare Piano Keynes e Piano Chigago rimaneggiati contemporaneamente. Marziano: In questo modo prendo vari piccioni con una sola fava... Io: Intanto si prepara il Forum di Davos. Marziano: Dove avremo modo di vedere la nuova faccia del liberismo, che assomiglierá incredibilmente a quella della mummia di Brezhnev alla televisione sovietica. Con questa conversazione si conclude il ciclo pubblicato da www.Ilcosmopolita.it. Sarà possibile continuarne a leggere su Facebook Andrea Libero Liberi.

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Di Il Cosmopolita il 22/01/2013 alle 00:00 | Non ci sono commenti

12/12/2012

Riflessioni sul Grande Disordine Mondiale

Incontro il mio amico marziano all’indomani delle dimissioni del Presidente del Consiglio Monti ed il ritorno in campo di Berlusconi. Gli chiedo cosa pensa succederà adesso. Marziano: In realtà quasi niente. Si alzerà un pò lo spread ed aumenterà la competizione sia nel campo antieuro (Berlusconi, Lega, Grillo eventuale coalizione arancione) che in quello europeista (UDC - Italia Futura e finiani al centro e Centrosinistra allargato). Questi ultimi due schieramenti dovrebbero alla fine trovare un accordo con Bersani premier e Monti in un qualche ruolo di garanzia per i mercati. Io: Quindi tu vedi una sostanziale continuità con la “Agenda Monti”? Marziano: Mi sembra si stia delineando, anche se molto faticosamente e con grande e colpevole ritardo, piuttosto una Agenda Bersani - Fassina che tenterà di usare Monti come assicurazione. E questo dispiace assai a vari attori protagonisti di questa crisi; in particolare alla Merkel, che rischia di vedere messa in crisi l’austerità da parte di un asse Bersani – Hollande, ed alla grande finanza che contava di fare shopping a prezzi stracciati in Italia. Comunque scordatevi politiche espansive unilaterali perchè sareste puniti severamente. Diciamo che potrete addolcire un poco il rigore e ridefinire il vostro interesse nazionale con un governo democraticamente eletto. Poi dipenderà tutto da chi prevarrà nella resa dei conti della crisi globale. Gli scenari sono in rapido cambiamento. Io: La quantità e qualità di interventi è davvero impressionante ed in alcuni casi sorprendente. Mi ha intrigato l’idea di elaborare una tassonomia delle posizioni in campo nell’interpretazione della crisi e della sua eventuale soluzione. In effetti ce n’è per tutti i gusti. Vuoi provare a delinearla? Marziano: Partiamo da destra: alla estrema destra ci sono movimenti come Alba Dorata, il FN, la Lega (ed adesso sembrerebbe anche il PDL) che sono antiglobalisti identitari e spesso esplicitamente razzisti. Lasciamoli per il momento da parte. Per i liberisti ortodossi la crisi è niente più che un incidente di percorso dello sviluppo capitalista e di un processo irreversibile di globalizzazione. Si tratta quindi di ristabilire le condizioni normali di funzionamento dei mercati finanziari, lasciarli comunque liberi ed affrontare attraverso l’austerità la crisi del debito sovrano causato dal salvataggio pubblico del sistema finanziario e bancario. Via via che ci si sposta da questa posizione estrema verso il centro, vengono fatte alcune concessioni: una moderata regolazione della finanza viene ritenuta auspicabile; così come la necessità di coniugare austerità e politiche attive di crescita. Alcuni arrivano a considerare la possibilità di rivedere il sistema della governance globale o perlomeno quello della UE. Andando verso sinistra le cose si complicano. Mentre negli Stati Uniti sembra esserci un relativo consenso sulla necessità di politiche espansive, in Europa i diversi partiti di centro-sinistra appaiono marciare in ordine sparso seguendo gli interessi nazionali del momento o dimostrandosi subalterni alla retorica del rigore con crescita che si sta rivelando un ossimoro. Io: Poi c’è una sinistra francamente critica dell’austerità che arriva a porre in questione anche l’Euro, penso alle posizioni di Bagnai, Piga, Brancaccio, Cesaratto, Biancofiore e Halevi e vari altri. Marziano: aspetta, fermiamoci un attimo, prima di analizzare le posizioni più a sinistra che sono molto complicate. Chiariamo subito quindi che quelle da me finora enunciate sono posizioni intrasistemiche, ovvero si riferiscono ad aggiustamenti più o meno radicali rispetto al modello di globalizzazione fin qui adottato, mantengono la fiducia nel processo di costruzione europea e considerano l’euro salvabile attraverso un’unione fiscale e politica ed un growth compact che potrebbe e dovrebbe essere lanciato. Io: Poi c’è chi oramai invece non ci crede più e prospetta scenari alternativi. Marziano: è vero cambia molto a seconda del Paese d’appartenenza. I commentatori statunitensi sono molto più pessimisti sull’euro, di quanto lo siano gli europei, almeno sulle testate che fanno capo all’establishment. Certo la Eurozona (EZ) è un bel rebus, ma anche la globalizzazione così come è adessodifficilmente potrà preservarsi uguale a se stessa. Io: ma anche in Europa le voci contro l’Euro ed implicitamente contro la costruzione europea così come la stanno gestendo le élites si stanno moltiplicando. Marziano: e qui completiamo il quadro con gli autori che tu citavi prima. Devi però considerare che sono quasi tutti economisti eterodossi, generalmente molto brillanti, ma che si scontrano contro la impermeabilità dell’establishment accademico e mediatico. Sono i pionieri del possibile cambio di paradigma (meglio sarebbe dire i continuatori di una lunga tradizione di pensiero marginalizzata che torna a far sentire la sua voce). Comunque è in corso un fecondo dibattito tra neokeynesiani (fondamentalmente ispirati da Minsky), neo marxisti e la Modern Monetary Theory. Per adesso marciano separati per colpire uniti il mainstream fatto di globalizzazione più austerità ed i fatti sembrano dargli ragione. Basta leggere gli ultimi documenti del FMI per rendersene conto. Io: Il “Chicago Plan revisited” è una vera bomba bisogna dirlo. Marziano: Senz’altro, ma di fatto anche in vari altri documenti e prese di posizione ufficiali hanno decretato la fine della adesione acritica al liberismo ed alla austerità. Da questa partita accademica si capirà come andrà il mondo nel futuro prossimo. Sicuramente avremo delle sorprese...

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Di Il Cosmopolita il 12/12/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

03/12/2012

Riflessioni sul Grande Disordine Mondiale

Io: Durante l’ultima conversazione mi ha colpito molto il tuo richiamo ad evitare di considerare la spesa pubblica come una panacea. In ultima analisi sia l’austerità che le politiche proposte dai keyneisiani ingenui sono poco convincenti? Marziano: In questo assordante silenzio di idee nuove e di cacofonico sovrapporsi di quelle vecchie, la tecnocrazia prosegue nel suo mantra: “non c’è alternativa”. Io: Non mi sembri entusiasta delle politiche due “Super Marios” Marziano: Siamo al sublime ed alla miseria della tecnocrazia. Draghi ha compiuto appena possibile un colpo di mano all’interno della BCE, dove il potere decisionale era stato fino ad allora saldamente in mano alla Bundesbank, che invece è adesso si ritrova isolata; persino la Merkel ha dovuto abbandonarla al suo destino oltranzistamente monetarista. Questo ha ridotto sicuramente il margine di manovra e la baldanza della speculazione e prodotto aspettative più stabili, ma tutti sanno che alla fine si tratta di guadagnare tempo con palliativi. L’Euro rimane una moneta senza stato e gestita per il 60% a Londra negli scambi extra-eurozona. Draghi ha rotto il tacito patto che legava la BCE agli interessi della finanza anglosassone e del mercantilismo tedesco. Ha mostrato qualità tecniche e diplomatiche nel comprare tempo e assicurare alla banca ingenti profitti che andrebbero subito reinvestiti in un fondo di assistemza alle famiglie europee in difficoltà economiche. Manca ancora il ritorno alla normale somministrazione del credito sia interbancario che alle imprese e alle famiglie. Alcune banche nazionalizzate, Paese per Paese, dovrebbero occuparsi di questo. Monti invece? Chiedo. Marziano: Anche Monti si barcamena in una situazione di emergenza, ma ha perlomeno riportato l’Italia a sedersi nei consessi internazionali con un minimo di dignità e sta difendendo, per quello che gli è concesso dalla sua eterogenea maggioranza parlamentare e dalla sua propria cultura economico-politica, gli interessi nazionali in un contesto difficilissimo. Il vero discrimine in Italia è tra l’Agenda Monti ed un’eventuale alternativa a sinistra, ma la politica italiana è troppo complicata per un marziano. In definitiva Monti e Draghi stanno comportandosi da onesti tecnocrati a difesa dagli interessi che rappresentano, cercando di adattarsi come possono ad un ruolo politico cui non sono avvezzi. In entrambi i casi sono situazioni tattiche, non essendoci alternative strategiche allo stato attuale. Io: quindi tu vedi un superamento a sinistra dell’Agenda Monti? Marziano: sai, destra o sinistra, si tratta di ritrovare un modello funzionante. Quella di Monti è una Agenda eterodiretta dai creditori. Per essere rovesciata andrebbero rinegoziati gli accordi con questi ultimi. Ció sarebbe possibile una volta ridefinito l’interesse nazionale, che deve certamente inquadrato in ambito europeo, ma senza farvi gabbare. Ti ribadisco, date le attuali condizioni la permanenza dell’Italia e degli altri PIGS nell’eurozona assomiglia sempre più ad una morte per asfissia. Se non cambiano le regole del gioco, diventerá un gioco al massacro. La retorica de ‘’l’austerità rende liberi’’ sta seriamente ponendo in pericolo il futuro della UE. Io: Il fatto è che anche per chi invece inonda di liquidità il sistema il futuro non appare roseo; la massa monetaria degli Stati Uniti rischia di trasformarsi in fortemente inflazionistica nel medio termine e poi c’è il “Fiscal cliff”. Marziano: Questa è l’argomentazione usata fondamentalmente dagli economisti di scuola austriaca e della destra mainstream. Fino a che la disoccupazione è superiore al 6% la cosa è un nonsenso logico-matematico. Krugman e Stiglitz hanno ragione a dire invece che non è stato fatto abbastanza. Obama èstato troppo morbido con la finanza. Ha spento il sogno americano. E’ vero anche che la sua “mission” era molto difficile. Vedremo adesso se sarà in grado di riaccenderlo nel secondo mandato. Il problema del Fiscal cliff invece dovrà essere affrontato. Ma il dubbio resta: si preleverà davvero ai ricchi, si colpiranno le rendite di posizione di Wall Street ? Io: Dell’emergere di un paradigma alternativo per ora non si parla. Marziano: Epistemologicamente (e forse nei fatti) il liberismo è finito. Ma non sono sicuro si abbia una vera idea di ció che dovrebbe sostituirlo. E’ andata in pezzi l’idea stessa di progresso che aveva contrassegnato la modernità. Non si ha una vera idea dei futuri possibili ed auspicabili. La paralisi mentale indotta dall’austerità implica sofferenza. Non basterà rilanciare la crescita (aumento delle quantità) che dovrebbe invece essere affiancata dallo sviluppo (aumento della qualità) al fine di ritrovare un senso alla vostra civiltà . Io: Questo già sarebbe un cambio paradigmatico. Marziano: Si, peró gli automatismi mentali sono difficili da smontare e cambiare. E poi ci sono gli interessi delle élites. Lo spiega molto bene Stiglitz in una recente intervista al Nouvel Observateur come pure la lunga serie di articoli di Guido Rossi sul Sole 24 ore. Comunque l’austerità ha i mesi contati. L’intera Europa è in recessione. Il modello è fallito. Io: Insomma ci aspetta un 2013 interessante. Marziano: Credo proprio di si. Sarebbe importante a questo punto fare la tassonomia intellettuale delle ipotesi sul tappeto. Diciamo tutto l’arco teorico che va dalla “decrescita felice” di Latouche e la denuncia di Paolo Barnard fino al liberismo più spinto alla Zingales. Credo che vi aiuterebbe a scegliere. Io: Un lavoro immane, vista la cacofonia di proposte che vige adesso. Marziano: Hai ragione, il dibattito assomiglia un poco a “Prova d’Orchestra” di Fellini. Però alcune idee dovrebbero essere già chiare. Meno Stato, meno Mercato e molto più Comune. Sarebbe necessario un diritto internazionale cosmopolita. Su questo piano leggiti la bellissima intervista a Padre Dall’Oglio su Limes online, molto lungimirante. Io: Si l’ ho letta. Davvero mozzafiato. Un’analisi raffinatissima. Marziano: La soluzione della crisi finanziaria, con una nuova governance globale, così come quella del conflitto Occidente-Islam non può che essere anche, forse principalmente, una soluzione spirituale.

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Di Il Cosmopolita il 03/12/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

27/11/2012

Riflessioni sul Grande Disordine Mondiale

Elezioni negli USA e Congresso del PCC in Cina, settimana decisiva per i destini del mondo nei prossimi 4 anni ed oltre. Quale strategia imperiale prevarrà negli USA, quale direzione prenderà la Cina e quindi quali aspettative razionali (insomma, più o meno) si prospetteranno per tutti gli operatori (élites, attori, comparse e pubblico pagante). Ed infine quale articolazione di valori, interessi e volontà di potenza saranno avvantaggiati o indeboliti? ‘’Roll the dices: pair Obama VS odds Romney’’. E’ uscito il Pari. A proposito di dadi: insomma Dio gioca o meno a dadi con il mondo? Era la mia domanda fnale al marziano l’ultima volta che abbiamo parlato. Einstein diceva chiaramente di no. Comunque capisco perché il marziano mi ha lasciato con il richiamo a Pirsig: Lila significa in sancrito esattamente “gioco del mondo”, in questo caso creato da Brahama. La metafisica della qualità - che Pirsig abbozza ne “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” e poi presenta in forma compiuta nel secondo romanzo “Lila” - considerata nella sua forma più pura (la qualità dinamica), assomiglia concettualmente alla luce divina dell’albero della vita della Cabalah. Il dispiegarsi della qualità dinamica diventa ció che poi i diversi gruppi umani chiamano Provvidenza, Filosofia della storia, mano invisibile, Catallaxi, Karma, sviluppo scientifico, materialismo storico, fino forse “La Verità dell’essere” di Heidegger (che confesso di faticare a capire). In altri termini ció che rende intelleggibile il passaggio dal Caos al Cosmos. Il principio ordinante, il logos. Sicuramente esiste un linguaggio della natura che appare troppo raffinato per essere mero frutto del caso o per essere spiegato integralmente dalle umane conoscienze. E’ dunque lecito chiedersi in quale delirio razionalista vivano invece gli atei. Alla fine sono altrettanto dogmatici dei fondamentalisti religiosi con il loro scientismo “umano troppo umano”. Io preferisco abbandonare i dogmi e tenermi Dio. Un Dio popperiano, dinamico, che si disvela dialetticamente come qualità dinamica o luce divina o altra energia finora non misurata che dir si voglia, che ciascun essere umano sente alla sua propria maniera. Più che giocare a dadi, Dio lo vedo giocare a nascondino; ovvero organizzare una caccia al tesoro. Marziano: Salve caro amico! Vedo che hai capito da solo ciò che volevo dirti parlandoti di Pirsig. Io: eccoti qua... figurati! Non ci capisco un bel nulla. Ma li leggi i giornali? A parte lo scontro Romney – Obama e le sue possibili conseguenze che ovviamente bloccavano gli scenari, non c’è uno qualsiasi che abbia idea di che fare, a parte difendere gli interessi nazionali, di casta o di parrocchia. O meglio, è una babele dove tutti credono di avere la verità in tasca. Manca totalmente un minimo comun denominatore. Anche se in campo eretico- eterodosso iniziano ad apparire sforzi di coordinamento. Marziano: beh, voi umani siete rissosi. E’ paradossale come la globalizzazone abbia fatto franare l’Impero americano. L’ egemonia economica ormai è andata. Arabi e cinesi, attraverso i fondi sovrani si preparano allo shopping. L’Est comunista monta in potenza anche militarmente e l’occidente si dilania in lotte intestine. Poi c’è la Russia di Putin, la Siria, l’Iran. Sembra un film dell’orrore dell’era Reagan, ed invece è la cronaca della morte annunciata del mondo post- coloniale e forse della sua élite transnazionale. La situazione della UE poi mi appare molto preoccupante. L’unica alternativa alla fine dell’Euro sarebbe lo Stato Federale. Affascinante soluzione, ma improbabile nella sua realizzazione. Necessitarebbe un dibattito politico meno ingessato nelle rendite di posizione nazionali e/o ideologiche. Berlino sta facendo il gioco delle 3 carte con tutti. Forse anche con se stessa. Io: si leggono molti Appelli, Documenti Congiunti, Dichiarazioni e Manifesti (Habermas, Balibar, Krugman; fino alla Spinelli ed agli infiniti appelli in rete). Mi sembra che il dibattito, finora molto provinciale, o settoriale, in una parola “événementiel” - appiattito sul presente vissuto come emergenza - stia salendo finalmente di tono. Marziano: Si assolutamente, solo il Corriere della Sera sembra non rendersene conto. Aplomb totale nella difesa del “pensiero unico”. Pensa al radicale cambio di dottrina nel FMI. Sembra un covo di comunisti. Hai letto lo studio di Benes e Kumhof, “The Chicago Plan Revisited” che, riprendendo le tesi di Simons e Fisher formulate durante la recessione degli anni 30, definisce la soluzione del problema del debito separando funzioni monetarie e funzioni del credito e dunque limtando al massimo la moneta privata? Si tratta di una vera possibile rivoluzione. Come sai, l’ipotesi l’hanno testata con il modello mainstream per eccellenza, il modello econometrico stocastico DSGE. In pratica sarebbe tecnicamente possibile far pagare la crisi alla finanza ed alla casta finanziaria, e solo ad essa; il tutto sulla base dell’economia mainstram; Solo che necessita una moneta sovrana e l’euro non lo è. Io: Certo quella della UE è una situazione paradossale. Marziano: Una vera situazione pirandelliana direi; quasi comica, ma per nulla umoristica ed al limite del drammatico in Grecia e Spagna. L’ Euro per i PIGS è una camera a gas e per la Germania un boomerang di colossali proporzioni. Come dice De Gruewe, è la Germania che ha sostenuto, tramite ingenti prestiti concessi dal proprio sistema bancario, il suo surplus di partite correnti, assumendosi il rischio che il credito diventi inesigibile. Adesso per il perverso meccanismo di Basilea 3 quei crediti potenzialmente tossici sono passati dal sistema creditizio tedesco alla Bundesbank (Target 3) che per questo è così avvelenata per il cambio di politica imposto da Draghi. Io: La crisi è globale e come andrebbe affrontata. Invece finora tutti a guardarsi l’orticello e assicurarsi rendite di posizione. Marziano: Vedremo se esploderà oppure diventerà un problema interno dell’Europa a comprovata dominazione tedesca. Forse per alcuni Paesi si tratta dell’unico modo per liberarsi di certe classi politiche oramai in disarmo e discreditate. Comunque alcune lezioni valgono anche dopo il fallimento del liberismo e la comprovata assurdità dell’austerità in questa fase. Per esempio che la spesa pubblica deve essere giustificata molto bene. Sono soldi prelevati ai cittadini per servizi e welfare non può essere la benzina per i privilegi della casta ed i suoi clientes. Persino gli olandesi hanno bisogno dell’austerità per le 3 Banche di dimensioni globali mandate in crisi da Wall Street e risanate con soldi pubblici. Io: Come, tu che difendi l’austerità? Marziano: Certo non difendo l’austerità con la minuscola, quella che caratterizza la UE oggi, quella del pareggio di bilancio con l’economia in recessione e della socializzazione delle perdite private. Difendo, invece, l’Austerità, quella di Berlinguer, che è un concetto nobile; penso alla riduzione e alla gerarchizzazione dei bisogni, ad un uso razionale del bilancio statale attraverso la definione di un salario sociale di cittadinanza, che passa anche per un ruolo diverso dello Stato e per la deratizzazione dalla partitocrazia. Penso anche all’Italia; ridurre le tasse, migliorare il Sistema-Paese tramite una riqualificazione della spesa ed un recupero di efficenza, dovrebbe essere patrimonio comune. Bisogna disboschiate un sistema altamente clientelare ed in certe realtà paramafioso. In altri termini, liberarsi del vostro trogloditico “familismo amorale”. Aumentare la spesa pubblica in questo contesto sarebbe funesto. Bisogna renderla produttiva come investimento in capitale sociale ed umano, altrimenti hanno ragione sia gli austriaci che i marginalisti. Soldi buttati nella corruzione.

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Di Il Cosmopolita il 27/11/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

26/09/2012

Conversazione con il Marziano amante di Pirandello

La conversazione dell’Assunta con il Marziano mi ha lasciato un pò interdetto, chissà perchè tutta questa attenzione per il potere; e poi la metafisica della qualità di Pirsig. Sono dunque curioso di sapere cosa ha da dirmi oggi, sembrava avere in serbo delle novitá. Eccolo che arriva. Marziano: hai pensato? Il tempo stringe, presto dovrò tornare su Marte. Io: ho rinfrescato un poco le mie poche conoscenze sul potere e rimango fautore della linea realista (machiavellico - marxista – schimittiana). Per ciò che riguarda la componente sociale del potere, vista in un quadro di legittimità weberiana (carismatica e burocratica), mi piacciono Pareto e Mosca; l’analisi della natura narcisistica e pertanto irrazionale del potere, inteso come “volontà di potenza”, va inquadrata invece in una danza serrata tra Nietszche, Sartre, Heidegger, Foucalt, Lacan e vari altri; fino a Negri, Zizek e Bernardo Provenzano. Marziano: sei di buon umore, vedo. Quindi come ti poni rispetto al potere? Io: sono consapevole che è la forza degli interessi che muove la politica (ed alla fine muove quasi tutto). Peró la è la articolazione fra valori e interessi che alla fine determina la legittimità di questi ultimi nella legislazione. Questo mi rende allo stesso tempo realista e radicamente democratico. Credo che non ci sia possibilità di pace sociale senza un contratto sociale largamente condiviso ed un rispetto comune di un sistema giuridico ed istituzionale. Sono genuinamente liberale, credo. Marziano: liberale e non liberista. Caro amico umano, hai visto che lo stop dell’uomo dei mercati - del direttore d’orchestra incaricato Draghi - ha prodotto i suoi effetti: la volatilità inizia a diminuire. Monti parla addirittura di fase B. Però il dato strutturale della crisi resta irrisolto. Si continua a comprare tempo a caro prezzo e a vagheggiare più Europa politica mentre l’Unione Europea di fatto si sta disintegrando. Intanto i focolai di tensione si stanno moltiplicando. Io: Continui quindi a pensare che la crisi sia di sistema e non solo congiunturale? Marziano: Assolutamente si. Si tratta di una crisi di civiltà, per questo tutti si stanno muovendo su tutti gli scenari. Vedremo chi avrà la meglio alla fine. Il problema comunque non è mai stato così chiaro: burro o cannoni? Bisogna ripartire dalle domande fondamentali: cosa, come e quanto produrre e come distribuirlo secondo equità e merito. O più esattamente delineare una globalizzazione che serva gli interessi dell’uno per cento della popolazione ovvero quelli del restante 99%. Per questo è tornato prepotentemente in campo il conflitto sociale, dopo che la grande moderazione ed il pensiero unico lo avevano di fatto espunto dal dibattito. Io: spiegami meglio. Tu dici che la crisi ha messo in discussione i rapporti di forza consolidati a livello internazionale e la legittimità delle élites, ma che la forza di inerzia sistemica del liberismo (e la mancanza di un credibile progetto alternativo) impedisce di prendere le misure necessarie per risolvere democraticamente la crisi? Marziano: si, ma comincia a farsi strada la sensazione che non possiate continuare a navigare a vista guidati dai Capitan Schettino. Dovreste agire. Io: ma come siamo arrivati a tanto? Siamo al quarto anno di crisi. Marziano: ti rispondo come Joe, nei 49 Racconti di Hemingway: “dapprima lentamente, poi d’ un solo colpo”. In fondo in questa crisi è in gioco la legittimità delle élites a continuare a godere di privilegi feudali e di guidare l’andamento del mondo. Vedremo come reagirà la moltitudine e se ci sarà una primavera occidentale, ne dovresti parlare con Popovic . Intanto quella araba si sta trasformando in un boomerang, come era ampiamente prevedibile. Poi è venuto il tempo di considerare con maggiore attenzione alcuni ragionamenti della Modern Monetary Theory (MMT). Io: ti riferisci alle tesi sostenute da Paolo Barnard nel suo pamphlet “Il più grande crimine”? Marziano: no, parlo del dibattito accademico americano poi rilanciato in Italia da Sergio Cesaratto. Quella di Barnard è una ricostruzione affascinante, ma un pò romanzata. Io: comunque di fatto sono in molti a sostenere che oramai si è verificata una scissione tra potere democratico (la politica) ed il potere reale. I mercati sembrano non avere più bisogno del patto sociale si impongono con la pura forza degli interessi. Ne parla recentemente anche Baumann. Marziano: sicuramente è cosi. Poi è scomparsa la solidarietà, guarda la UE, ed è una follia; però nella follia c’è sempre una logica e la logica è terrorizzare l’opinione pubblica ed imporre le riforme strutturali; comunque, il gioco gli è sfuggito di mano, bisogna tener presente che ci sono degli “side effects” in ogni strategia, un’eterogenesi dei fini non prevedibile, così che il sentiero si fa sempre più esplosivo indipendentemente dalle intenzioni degli attori sociali coinvolti. I “ Globocrati”, come li chiama l’Economist, stanno giocando col fuoco e questo gli ha detto Draghi. Per ora sembra averli calmati. Comunque il Patto Sociale di fatto è già rotto. La legittimità democratica dell’Europa è stata già affossata da francesi ed olandesi bocciando la Costituzione sul piano politico, ed adesso dai tedeschi con la gestione neomercantilista dell’Euro. La politica internazionale oramai è una guerra per bande. Io: sembra “The battle of Epping forrest”, la canzone dei Genesis da “Selling England by the Pound”, in cui due bande rivali si disputano il controllo il west-end londinese, muoiono tutti in una cruenta battaglia, ed alla fine, suprema ironia, “the blackbarons toss the coin to settle the score”. Marziano: è il regolamento di conti fra èlites di cui ti ho già parlato. Selling Europe by the Euro e’ esattamente ció che sta accadendo. Non so come fate voi umani a farvi prendere in giro così. Io: la battaglia di idee sembrebbe fondamentale, ma rimane sullo sfondo, come se l’ortodossia non fosse scalfita. C’è come la sensazione che si viva tra retorica (fiction) e realtà. Marziano: qui ti aiuta Barnard, Il Piano Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista esiste. Se si lasciano da parte le teorie del complotto e si va al cuore del problema, la chiave di lettura appare logica, per quanto perversa; per quello ti ripeto bisogna smontare la logica di funzionamento del videogame del liberismo, che è ancora sconosciuta al grande pubblico. Questo è ciò che realmente temono. Pensa al caso Assange. Io: bisogna investigare il potere e la sua legittimità era questo che volevi dirmi a ferragosto? Di desacralizzarlo? Marziano: si a destra come a sinistra. Non mi pare ci si possa affidare come alternativa al modello cubano, bolivariano od argentino. Si tratta piuttosto di ricollocare in prospettiva i diritti del cittadino comune in una democrazia. Di ridefinire le regole del gioco. La riforma democratica di Impero difficilmente scaturirà da un bagno di sangue. Quel tipo di soluzione servirà solo ad avere martiri guevaristi ed a dare il destro alle élites per comprimere i diritti civili ulteriormente. Una risata li seppellirà più di mille rivolte. Penso che anche quel burlone di Zizek sarebbe d’accordo. Io: ed allora cosa resta da fare? Marziano: voi umani siete strani. Invece del potere come responsabilità, lo interpretate come dominio, in modo narcisistico. La selezione dell’establishment avviene di conseguenza su base di fedeltà personale e non di merito. Una soluzione ci sarebbe, ma dubito sia praticabile. E’ una cosa un po' marziana... Io: dai raccontami, tanto resta fra noi. Marziano: in primo luogo sarebbe necessario mobilitare le coscienze, però sapendo bene che la soluzione è spirituale prima ancora che tecnica. Vi servirebbe un giovane Havel globale che vi guidi alla liberazione dal Dio denaro e della mediocre casta sacerdotale che lo rappresenta. E’ il mondo come prostituzione, dove tutto ha un prezzo, che dovete superare; fino a restaurare un qualche concetto di “Virtus”. . Io: beh, abbiamo Grillo che vola nei sondaggi . Marziano: dimenticavo il vuoto che vivete in Italia, con Grillo che dice di far lavorare le macchine e voi potreste godervi la vita. Siamo al “stasera si recita a soggetto”. Non sapete distinguere tra il comico e l’umoristico. Io: anche le primarie del PD e di coalizione hanno un che di pirandelliano... Marziano: Si, i sei personaggi in cerca d’autore.... Io: però è ciò che passa il convento. Non essendoci un pensiero nuovo, si pensa si possa cambiare cambiando facce e nomi. Marziano: le questioni chiave sono quella dell’egemonia e quella delle aspettative. Bisogna lavoriate su questo, su un cambio di paradigma di tipo umanistico che coniughi difesa dei diritti umani, relazioni internazionali post imperiali, economia sociale di mercato, sostenibilità economica, sociale e ambientale; ruolo dello stato, del mercato e quello del “comune”. Comunque non si può prescindere dal cercare una nuova “società aperta”. Regolata, ma aperta! Io: il famoso Nuovo Paradigma Umanistico? Marziano: esattamente. Quando naque, l’umanesimo era una forza emergente e controegemonica. Doveva dimostrare che la terra era rotonda e non piatta e che era essa a muoversi e non il sole. Puoi pensare a qualcosa di più rivoluzionario? Per questo vi ho consigliato filosofia del lanternino di Pirandello e la verità fino a prova contraria di Popper. Sono le reazioni più intelligenti a Freud ed Einstein. Ovvero, all’inconscio ed alla relatività che hanno scombussolato la vostra visione dell’ universo, del mondo e di voi stessi. Io: ma Dio gioca a dadi con il mondo? Marziano: questo è appunto il problema di Pirsig, ma te lo racconto un’altra volta, altrimenti il Cosmopolita non ci pubblica!

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Di Il Cosmopolita il 26/09/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

13/09/2012

Riflessioni sul Grande Disordine Mondiale

Ricevo, in pieno ferragosto, una chiamata dal mio amico Marziano. Mi chiede di fare una chiaccherata.    “Che caldo!” , gli dico. Marziano: Ti ho già detto che sulla terra è in corso una furiosa lotta di interessi e valori, che è allo stesso tempo filosofica, accademica, ideologica, geopolitica, economica, religiosa e, infine, di classe. State sull’orlo del vulcano ed una vera e propria terza guerra mondiale (seppure solo simulata al computer nelle sue declinazioni estreme ) é già  in corso. Per fortuna i diplomatici tengono a bada militari e politici.  Tutta Europa è in recessione tranne la Germania. La Siria combatte una guerra civile molto nebulosa e potenzialmente esplosiva. A ciò si aggiunge la follia israeliana di bombardare l’Iran che farebbe esplodere definitivamente il medioriente; aggiungi le tensioni tra il Giappone ed i suoi vicini e la pesificazione forzata argentina appena celata dalle Malvinas/Falkland.  L’incertezza prosegue imperante ad aumentare . Io: cito dalla nostra seconda conversazione, avevi detto: “Sta esplodendo un conflitto nella paralisi mentale e nella atrofia politica e morale dell’establishment globale. Sembrano tutti persi.” Marziano: sembrano impazziti piú che persi, oramai potresti descriverlo in termini di cronaca nera: la Germania uccide la famiglia europea e poi si suicida. Oppure: continua la faida siriana e si estende al Libano; od ancora: i mercati continuano a stuprare la Grecia sotto gli occhi delle autorità ínternazionali; e si potrebbe continuare ab libitum... Io: intanto hai visto in Spagna, il sindaco comunista guida l’esproprio proletario al supermarket. Marziano: nella nostra ultima conversazione ti avevo anticipato il ritorno dello scontro sociale. Aspettiamoci un autunno caldo. Se ai proletari non lasci da perdere niente se non le proprie catene finiranno con il rivoltarsi e perderle. Io: Cosa dobbiamo dunque aspettarci? Marziano: gli scenari sono vari e tutti possibili. Ti dico cosa dovreste augurarvi. E’ calata la maschera del liberismo. Adesso dovreste usare quella che Pirandello chiamava la “filosofia del lanternino” - che non differisce molto dalla epistemologia di Popper - e trovare degli strumenti per orientarvi nel contrasto tra vita e forma. Il sistema di riferimento del mondo deve essere dinamico, complesso ed evolutivo. Senza una nuova definizione filosofica del momento storico, una mappa esistenziale dello “spirito del tempo”, non andrete lontano. Io: Caduto il liberismo non si vede cosa dovrebbe venire dopo, continua la crisi di identità dell’establishment globale? Marziano: si, fondalmentalmente si. E’ il momento dell aggragazione dei Falchi`e delle Colombe. Il crudele gioco della politica sta rimescolando le carte. Vedremo quale sará la prossima distribuzione. Io: Sono scossi sia i rapporti centro- periferia che quelli del centro stesso. Marziano: si, oramai la retorica sta lasciando spazio al confronto aperto ed ai rapporti di forza. E’ stupefacente la disfatta del Diritto internazionale ed allo stesso tempo la creazione di zone di ampio disagio nel centro. Impero non vuole ritirarsi. Anzi, ha ingaggiato anche Obama, a sentire il Financial Times. Adesso potrebbe averli entrambi. Una marionetta falco ed una marionetta colomba. Io: si, ma se Sparta piange Atene non ride. Hai visto il panegirico a Chavez di Ignacio Ramonet? Marziano: un ritratto agiografico e bolivariano in effetti. Il caso Chavez è`troppo complesso per risolverlo con una marchetta intellettuale.  Di Le monde diplomatique assai meglio leggere il libro di Vigueras “El Casino que gubierna il mundo”, che in italiano suona perfetto. Io: ma chi guida Impero in questa fase caotica, in questo casino? Marziano: bisogna capire che alla guida di Impero ci sono ancora gli interessi favoriti nell’era Bush. In molti casi anche gli uomini. Torniamo al videogame rotto che continua a giocare. Però`si è rottoanche  il Vaso di Pandora ed interessi e valori sono in libera uscita. Insomma, voi umani dovete scegliere tra resettare il sistema, e procedere ad una riforma democratica di Impero attraverso una nuova elaborazione dell dimensione umana  globale, nel rispetto delle diversità e con una nuova forma di globalizzazione solidaristica; ovvero potete continuare a rotolarvi nella discarica del liberismo. Confondete tuttora reddito e benessere, debito pubblico e privato, mercato e teologia, ed un sacco di altre cose. Poi,  insomma, lo sai che necessitate di un nuovo paradigma.   Io: si, non fai che ripeterlo...   Marziano: Fate vobis.. rivalutate il latino maccheronico di Sordi in “Un americano a Roma”, non avete visto che ci sono duecentocinquanta residenze italiane da comprare sul Wall Street Journal?   io: cosa? Non bastava il Chiantishire?   Adesso devo tornare su Marte, ci sentiamo presto e buon ferragosto....ti devo parlare la prossima volta del problema del potere narcisistico, dell’ onore tribale e della ”qualit┠secondo Pirsig.   Tu cerca di pensare a cosa serve il potere in generale. Io: che caldo! (Continua...)

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Di Il Cosmopolita il 13/09/2012 alle 00:00 | Non ci sono commenti

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