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12/02/2016

Rane e rospi contro il zika

di Francesca Morelli

I prezzi di rane e rospi sono saliti a sette dollari al “pezzo”. Gli argentini si sono già organizzati per combattere il zika, anche se ad oggi, sono solamente cinque i casi dichiarati dal ministero della sanità. La zanzara pare sia imbattibile, repellenti e fumigazioni non riescono a debellarla ma rane e rospi che ne vanno ghiotti sembrerebbero aver tranquillizato la popolazione, scatenandone gli approvvigionamenti.

I commercianti si sono organizzati online, in alternativa agli insetticidi cari e introvabili un conosciuto sito reclamizza la vendita di rane e rospi anche per combattere il dengue che, in Argentina continua a mietere molte vittime. La campagna istituzionale di prevenzione sollecita la popolazione a eliminare recipienti dove l’acqua possa stagnare, acqua che naturalmente è propizia alla riproduzione della zanzara che trasmette il dengue, il chinkunguya, il zika e la febbre gialla.

I cinque casi rilevati finora nel Paese riguardano pazienti affetti da zika rientrati dall’estero, mentre la maggior parte di quelli affetti dal dengue provengono dalle regioni di Misiones e Formosa confinanti con il Paraguay e il Brasile dove il problema è endemico.

I primi casi in Brasile sono stati rilevati all’inizio del 2015 e la malattia in brevissimo tempo si è propagata in tutta l’America Latina e nei Paesi caraibici e la correlazione con bambini nati con microcefalia è stata immediata.

Durante la prima giornata della conferenza annuale dell’Associazione sul controllo delle zanzare, gli esperti hanno sottolineato come il virus zika potrebbe essere nuovo per gli Stati ma non la zanzara che lo propaga dalla Florida alla California.

Nel dicembre del 2015 l’Oms ha lanciato l’allerta epidemiologica mondiale della malattia, invitando la comunità globale al rispetto delle norme basiche di prevenzione. E’ stato accertato che quando il virus colpisce una donna in stato interessante può complicare lo sviluppo cerebrale del feto, causndo una microcefalia dello stesso o la sindrome di Guillain Barré. In Brasile o in Polinesia si ricorre all’aborto nei casi confermati di contagio.

Le indicazioni internazionali si limitano a scoraggiare le donne in gravidanza a viaggiare nei 26 Paesi in cui questa malattia si è propagata, perchè è l’unica forma di combattere l’infermità; non esistendo allo stato attuale alcun vaccino in grado di prevenire la puntura pericolosa poichè non dà sintomi, il solo suggerimento da dare è quello di cercare di stare lontano dai Paesi già raggiunti dal virus. Per le persone che abbiano dubbi di essere stati infettati, la celerità della diagnosi parrebbe essere l’unica forma di difesa.

TAG zika

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Di Il Cosmopolita il 12/02/2016 alle 11:39 | Non ci sono commenti

21/01/2016

Roma sconfitta dal guano

Francesca Morelli

 

E’ singolare e interessante che il guano abbia attraversato l’oceano. Un importante quotidiano argentino ha pubblicato un dettagliato articolo sul tema. In piena stagione estiva, a seguito dell’elezione del presidente della Repubblica e con una temperatura elevatissima, a Buenos Aires probabilmente i giornalisti oltre che dedicarsi a inseguire i vip dello spettacolo e della politica, a recensire attimo dopo attimo le loro vacanze, scrivono su argomenti ameni quali il guano romano. Certamente più interessante dei pettegolezzi stagionali diranno in molti o alla cronaca nera che si sa, in estate, la fa da padrone, ma il Paese come molti altri nel mondo ha notevoli problemi da affrontare e risolvere, non ultima la terribile inflazione di cui soffre oramai da troppo tempo.

Gli stormi hanno raggiunto un successo internazionale, malgrado le inespresse improperie dei romani che quotidianamente, in determinati quartieri, vengono attaccati dalle loro deiezioni. Rassegnati più che arrabbiati, gli abitanti della città eterna tentano di risolvere individualmente il problema, armandosi di ombrello anche in una giornata di pieno sole. L’ inutilità dei provvedimenti adottati dall’autorità pubblica per risolvere l’annoso problema, non è sfuggita al giornalista argentino che, abbastanza ironicamente, fa un quadro divertente del turista e dei romani alle prese con gli escrementi degli stormi. Mani alzate, giornali e buste di plastica branditi in alto per scacciare il nemico pennuto o umile rifugio in cui ficcare la testa, tutto serve per difendersi dalle deiezioni dei nostri uccelli; alcuni riescono illesi dalla dura battaglia ma i marciappiedi, il manto stradale, i monumenti e le macchine restano in trappola. E’ impossibile, continua l’articolo, sedersi sulle panchine sporche delle piazze, dei parchi o vicino al Tevere, l’odore del guano, “così come vengono denominati gli escrementi degli uccelli” è talmente forte che scoraggia anche il più benintenzionato. Le autorità romane assicurano sui media che hanno lanciato un piano di dissuasione degli uccelli ma i risultati non sembrano evidenti così come mostrano le foto. Il giornalista sottolinea come il guano sia anche un ostacolo alla circolazione, già congestionata per le festività natalizie e per l’ afflusso straordinario di auto in occasione del Giubileo.

Gli amministratori della città non sembrerebbero avere altre soluzioni, dopo essere ricorsi all’aiuto di falchi lanciati vivi per sconfiggere gli stormi e aver adottato megafoni che imitano il suono degli uccelli rapaci parrebbero aver gettato la spugna; le critiche romane ovviamente accusano il governo locale di non aver affrontato in tempo la prevedibile piaga e non aver provveduto a potare i lussureggianti platani che costeggiano il lungotevere, offrendo così un habitat ideale ai milioni di uccelli che volteggiano indisturbati nel cielo.

L’articolo termina con un verdetto piuttosto negativo, “E’ veramente assurdo che una città come Roma si presenti in un simile stato” e forse non ha tutti i torti.

TAG guano

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Di Il Cosmopolita il 21/01/2016 alle 21:55 | Non ci sono commenti

23/12/2015

La condanna della Fondazione

Francesca Morelli

La cifra è enorme, si tratta di circa 35 milioni di pesos che la fondazione Madres de Plaza de Mayo deve pagare per non aver rispettato il contratto con la Corporación Buenos Aires Sur, gestita dalla città di Buenos Aires.

Nel 2007 era stato creato un consorzio per sviluppare e incrementare un piano abitativo che consisteva nell’iniziare a costruire case e a fabbricare pannelli di polistirolo. Di lì a poco, di quest’ultima voce e di comune accordo, non se ne fece più nulla.La giustizia porteña ha condannato la Fondazione Madres de Plaza de Mayo non tenendo conto della relazione della presidente Hebe Bonafini e sostenendo che quanto rivendicato dalla Corporazione Buenos Aires Sur per la fabbricazione congiunta di pannelli per la costruzione di case era giusto e corretto.

Il giudice Marcelo López Alfonsín ha stabilito che la fondazione non ha rispettato alcune clausole del contratto di dissoluzione.

Il progetto Sueños Compartidos si dissolse a seguito di uno scandalo fra Hebe Bonafini e i fratelli Schoklender, amministratori della Fondazione.

Da quanto è emerso sembrerebbe che la fondazione non abbia rispettato il pagamento di quanto spettante alla società del governo locale a seguito dello scioglimento nel 2008 del "Consorcio de Cooperación, creato solamente un anno prima, per raggiungere gli obiettivi previsti dal contratto. La sentenza prevede che anche i costi pagati dalla Corporazione per gli affitti dei morosi relativi a un edificio della città di Buenos Aires, dal 2008 al 2010, vengano rimborsati dalla Fondazione.

I media argentini si chiedono se la decisione presa dal giudice Marcelo López Alfonsín, del “juzgado” n. 18 nel contenzioso amministrativo e tributario della città di Buenos Aires, firmata il 10 novembre anche se solamente in questi giorni è stata pubblicata sulla Gazzetta del Consiglio della Magistratura porteña, sarebbe stata la stessa nel caso in cui Scioli, legato alla presidente uscente Cristina Fernandez de Kirchner, avesse vinto le elezioni al posto di Macri.

La cifra totale che le Madri di Plaza de Mayo dovranno restituire ammonta a 1.057.350,42 pesos per pagamenti extragiudiziali, tra cui figurano gli affitti non pagati dalla Fondazione. Il giudice ha sostenuto che “ per carenza assoluta di significato giuridico per la risoluzione del caso, non si considereranno le manifestazioni relative all’entità o alla bontà del progetto di case popolari connessi al cambiamento contrattuale e anche al cambio delle autorità del Governo della Città”. La domanda sorge spontanea, chi aiuterà questa volta Las Madres de Plaza de Mayo?

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Di Il Cosmopolita il 23/12/2015 alle 22:39 | Non ci sono commenti

26/11/2015

Neonati abbandonati

Francesca Morelli

A Bueno Aires fino ad oggi sono stati abbandonati 19 bambini, nel 2014 sono stati 28. Nella maggior parte dei casi l’abbandono avviene negli ospedali, rari sono i piccoli lasciati per strada Nei nosocomi intervengono i giudici prima dell’allontanamento delle madri, per cercare di coinvolgerle psicologicamente ad entrare in programmi di contenimento e di aiuti economici. Dei 133 bambini abbandonati nelle regioni, 77 sono stati affidati a case famiglia, gli altri sono stati affidati a un familiare. La legge prevede 30 giorni +30 per cercare d’incontrare una persona in grado di dare informazioni sulla famiglia o sulla ragazza madre che non abbia voluto tenere con sè il neonato.

I piccoli lasciati per strada ricevono centinaia di richieste di adozione e il procedimento legale entrato in vigore con il nuovo Codice Civile ha semplificato le procedure ma è sempre necessario attendere l’esito del procedimento legale, che automaticamente si mette in moto. I banbini per i quali non è necessario nessun procedimento sono casi più semplici sempre in considerazione del fatto che nove persone su dieci - afferma
Gustavo Herrero - avvocato e responsabile del Registro Unico de Aspirantes a Guarda con Fines Adoptivos DNRUA - desiderano adottare bimbi in età compresa da 0 a 2 anni e che solamente uno su cento accetta un piccolo che abbia più di 10 anni.

L’idea che lo Stato non dia in adozione i bambini è falsa , in realtà sono i richiedenti che pongono condizioni molto rigide rispetto alle creature affette da qualche malattia o che abbiano altri fratelli” aggiunge Herrero, che sottolinea come grazie all’istituzione del registro unico i candidati non devono più rivolgersi alle diverse regioni e iniziare la pratica completamente daccapo.

Ci sono 10.000 minori in attesa di adozione e 7100 richiedenti iscritti sostiene
Herrero e finora tutte le regioni hanno fornito i dati richiesti tranne Catamarca. La maggior parte delle persone consultate sostengono che grazie alla modifica della legge, sono stati fatti grandi passi in avanti ma che se ne potrebbe fare di più, creando ad esempio un registro unico dei minori, in situazione di adottabilità e che la legislazione sull’interruzione volontaria di gravidanza venga rivista e corretta.


Un bambino adottabile chiede una famiglia senza sapere di che si tratti perché una famiglia non l’ha mai avuta.; ma l’adulto non dovrebbe adottare un bimbo per rimpiazzare quello che non ha potuto avere in termini ideali " continua
Herrero , “ noi lavoriamo per trovare una famiglia ai bambini e non il contrario”.


Un’aiuola nel quartiere
Palermo a Buenos Aires e un cestino della spazzatura nella città di La Plata sono state le culle di Matilda e Joaquin. I neonati hanno sofferto il freddo, sono stati esposti alle intemperie e devono la loro vita alle persone che li hanno trovati, salvandoli. Sono stati gli ultimi casi di cui si è parlato pubblicamente- L’auspicio conclude Herrero è che il nostro lavoro contribuisca a far cessare una triste realtà argentina, l’abbandono di un bambino ogni cinque giorni.

TAG bambini adozione

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Di Il Cosmopolita il 26/11/2015 alle 13:56 | Non ci sono commenti

12/11/2015

La nipote n.117

Francesca Morelli


Claudia ha recuperato da un anno la sua vera identità. Le nonne di Plaza de Mayo esultano e con loro tutta l’Argentina. In una conferenza stampa ha confermato di essere la nipote di Maria Dominguez e ha raccontato il percorso seguito per arrivare alla verità, aiutata anche dai suoi genitori adottivi che, da sempre, le hanno detto di non essere la loro figlia biologica. E’ figlia di mendozini scomparsi e solamente lo scorso luglio le fu comunicato di essere nata da una madre sequestrata. A gennaio ha comunicato ai suoi genitori adottivi di voler continuare quello che aveva già iniziato; si è messa in contatto con una persona del CONADI – Comision Nacional Por el derecho a la identidad, persona che l’ha seguita durante le varie fasi del procedimento. Si è fatta le analisi al Banco de datos Geneticos a Mendoza, dove le hanno detto che i risultati si sarebbero saputi al massimo dopo tre mesi.

Claudia è una giovane donna di trentasette anni madre di tre figli coraggiosa e pragmatica. Quando il test del DNA è risultato positivo e che quindi la certezza di essere figlia di
desaparecidos si è palesemente manifestata, Claudia ha provato un forte shock. Per un certo lasso di tempo ella racconta “ non sapevo cosa pensare né cosa fare, solamente con l’aiuto di mio marito sono riuscita lentamente a processare la nuova realtà”. “I primi interrogativi che mi sono posta” - ella continua – “ fu pensare a ciò che accadde tra me e i miei padri bilogici”. Dopo aver parlato con i suoi genitori adottivi Claudia mise a fuoco che le nonne di Plaza de Mayo la continuavano a cercare e che non poteva perdere più tempo senza incontrarle.

Nella conferenza stampa che ha indetto subito dopo la certezza delle sue origini, ha usato parole di elogio per la vita meravigliosa che i genitori adottivi le hanno offerto che le hanno permesso di essere la persona che attualmente è oggi. La sua principale paura era il rapporto con i media e la conferenza stampa era una maniera per calmare la sua ansia. Claudia era la figlia biologica di
Walter Hernán Domínguez y Gladys Cristina Castro, militanti del Partito Comunista Marxista Leninista (PCML), rispettivamente autista di autobus e impiegata di una panetteria che furono sequestrati il 9 dicembre del 1977 nella casa dove abitavano a Godoy Cruz, Mendoza. E’ la nipote di Maria Dominguez, presidente delle Madri della provincia di Mendoza e importante attivista per il riconoscimento dei diritti umani.
Sembrerebbe che Claudia abbia una forte somiglianza con i suoi genitori di cui al principio non si era resa conto attraverso le foto mostratele. Sicuramente è certa di amare le stesse cose amate dai suoi genitori, come dipingere e suonare la chitarrà.

Le nonne di Plaza de Mayo sostengono che esistono ancora 400 figli di desaparecidos rubati dai repressori o persone similari durante l’ultima dittatura che, a tutt’oggi, non conoscono la loro vera origine familiare ma che loro sperano di poter riabbracciare.

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Di Il Cosmopolita il 12/11/2015 alle 16:22 | Non ci sono commenti

15/10/2015

L’Argentina accoglie i siriani

Francesca Morelli

In Argentina, popolata da immigrati dalla fine del secolo XIX  e dall’inizio del XX,  una numerosa comunità siriana si è installata nelle province del nord. L’ex presidente della nazione, Carlos Menem, aveva i genitori nati a Yabrud; l’associazione  Cultural Siria  svolge un’intensa attività  a  Caballito, un importante quartiere di Buenos Aires.
Dall’ottobre del 2014 il Programma Siria, sostenuto dalla Direzione Nazionale dell’Immigrazione Argentina, si occupa di facilitare l’ingresso di stranieri che fuggono dalla guerra in Siria, nel quadro di una politica di protezione dei diritti umani e davanti alla crisi umanitaria che affligge la popolazione civile da più di quattro anni. E’ entrato in vigore grazie alla pubblicazione sul Boletin Oficial della disposizione 3915/2015 che si estende fino ad ottobre di quest’anno, ma  la Direzione Nazionale dell’Immigrazione Argentina ne ha già comunicato l’estensione fino al 2016. L’obiettivo del Programma è quello di dare una risposta concreta alla grave crisi che riguarda milioni di rifugiati, la cui metà è composta da bambini.
I siriani e i loro familiari e/o i palestinesi che hanno risieduto in Siria e hanno ricevuto assistenza da parte dell’Onu, possono iniziare in forma gratuita la richiesta d’ingresso in Argentina ,attraverso i familiari o persone con cui hanno un vincolo parentale o affettivo. I requisiti richiesti sono consultabili digitando un numero di telefono istituito ad hoc, o attraverso uno specifico indirizzo di posta elettronica.
Il programma  prevede che i beneficiari possano ottenere un visto d’ingresso al Paese  che concederà loro una residenza temporanea di due anni prorogabili e ricevere infine un documento – DNI – come residente temporaneo. A seguito di tre anni di residenza in Argentina le persone ospiti potranno  richiedere la residenza permanente secondo quanto prevede l’art. 22, comma c della legge 25871 e il relativo decreto attuativo.
La Direzione Nazionale dell’Immigrazione dipende dal Ministero degli Interni e Trasporti,  ha facoltà, grazie all’articolo 34 della legge 25872  di consentire l’ingresso di stranieri “quando esistano motivi speciali di natura umanitaria, interesse pubblico o il rispetto di accordi sottoscritti dall’Argentina.
Martin Arias Duval , responsabile della Direzione Nazionale dell’Immigrazione, il giorno  in cui è stata celebrata  la festa dell’immigrato, ha dichiarato che nel corso dello svolgimento del Programma Speciale, cento persone siriane sono già state accolte e inserite nella società locale. Oltre le facilitazioni per ottenere il visto attraverso i familiari che già vivono in Argentina il programma vuole stimolare la “ società ad accogliere i profughi perchè possano vivere in un ambito di contenimento adeguato”. L’accoglienza è una tradizione storica argentina ha sottolineato il capo di Gabinetto Anibal Fernandez nel giorno dell’immigrante “nel facilitare l’ingresso di cittadini di altri paesi in situazioni tragiche quali la guerra”. “La Repubblica Argentina ha un enorme prestigio nel riconoscere situazioni con queste caratteristiche con il proposito di aprire le sue frontiere quando le situazioni umanitarie lo richiedano” nell’ambito di una gravissima emergenza umanitaria che si registra con gli immigrati africani e medio orientali che vogliono entrare in Europa, egli ha concluso incoraggiando i profughi ad andare in Argentina, dove pochi semplici passi burocratici per presentare la domanda di visto consentiranno loro la fine delle persecuzioni.


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Di Il Cosmopolita il 15/10/2015 alle 17:09 | Non ci sono commenti

15/10/2015

I giorni nefasti

Francesca Morelli

Sono in molti a credere che certi giorni della settimana e del mese siano da vivere in punta di piedi, per evitare che la cattiva sorte si accanisca contro chi li affronta.
In diversi Paesi del mondo esistono credenze e superstizioni che affollano la mente di chi ne ha paura. La giornalista argentina Cristina Bajo ha dedicato un interessante articolo ai giorni avversi che, in America Latina sono  molto temuti, infatti in quasi tutte le province argentine, in Bolivia, in  Cile e  in Messico, si preferirebbe cancellarli dal calendario.
Le superstizioni giudeo cristiane si sono unite ai tabù indigeni e due mesi l’anno in particolare  a  aprile e a agosto parrebbe che i cambi climatici non siano favorevoli alla vita di anziani e neonati. In Bolivia la giornalista Bajo ha scoperto che il primo lunedì di aprile, giorno in cui furono arsi vivi Sodoma e Gomorra, così come il primo agosto, nascita di Caino o il primo settembre, compleanno di Giuda Escariota non sono date particolarmente apprezzate dalla popolazione.
Di giorni sfortunati era pieno anche il calendario romano che su 354 ne indicava 109 come nefasti e solamente  245  positivi. Ogni tre giorni in pratica gli amministratori della giustizia non potevano lavorare.
Numa Pompilio è stato il primo a differenziare nel calendario romano con una F i giorni fortunati e con una N  quelli nefasti. I primi erano dedicati all’attività umana,  in particolare a quella giudirica, i secondi erano riservati agli dei,  tutte le altre attività, tranne quelle religiose, venivano interrotte; ma con il passar del tempo questa suddivisione si andò complicando perchè  i giorni furono ulteriormente suddivisi.
Nel Nord Est argentino fino agli anni ’40 il 24 agosto, festa di San Bartolomeo, era proibito seminare, ferrare o mietere. I viaggiatori a cavallo o su un carro non potevano pretendere che i vettori proseguissero il viaggio anche se avevano impegni  urgenti da rispettare. En la Rioja negli anni ’70 gli animali non venivano uccisi e il macellaio davanti alla richiesta dei clienti si scusavano, dicendo che le bestie erano scappate sulle colline. A  General Paz e a Corrientes il primo novembre si celebra la Festa di tutti gli Angeli, si credeva che in questa giornata i piccoli morti andassero a far visita ai genitori e a chiedere l’elemosina in tutta la città. All’alba lasciavano le proprie abitazioni con una piccola croce in mano adornata di fiori e nastri e nell’altra una campanella e andando di casa in casa cantilenavano:”Angeli, siamo scesi dal cielo  a chiedere un’ elemosina e una benedizione”I padroni di casa chiedevano loro  una preghiera e li accoglievano con dolcetti gustosissimi e donavano loro una moneta. I piccoli morti proseguivano dunque per il loro cammino intonando “ questa è la casa delle rose dove vive la gente buona” se invece erano stati mal accolti cantavano:” questa è la casa delle spine dove regnano i meschini”. A  Catamarca il 15 agosto le madri vestivano i bambini da angioletti che cantavano per le strade :”Siamo angeli veniamo dal cielo portiamo serenità e chiediamo i soldini”.
Anche in Cile il giorno di San Bartolomeo è considerato un giorno nefasto perchè tutti sanno che il diavolo ha il permesso di uscire dall’inferno e farsi un giretto per il mondo divertendosi a fare cattiverie davanti alle quali anche i santi rimangono muti, o non reagiscono, o se ne vanno a dormire.
Tutti noi abbiamo giorni negativi o positivi conclude Cristina Bajo e suggerisce ai suoi lettori di cercare  nel Dizionario delle credenze e delle supposizioni quello che la gente più tradizionale o più umile le ha raccontato sui giorni nefasti del calendario.

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Di Il Cosmopolita il 15/10/2015 alle 17:08 | Non ci sono commenti

06/07/2015

Camere con vista.

Francesca Morelli

I media spesso si occupano delle numerose Villa che ostentano il loro degrado in molti quartieri di Buenos Aires, con le casupole rigorosamente senza intonaco, con scale arrangiate, finestre senza vetri, chioschi polifunzionali, insegne arrugginite, serbatoi del l’acqua all’ultimo piano, antenne televisive ovunque, piazzette e quant’altro possa far pensare a un quartiere e oggi, il 70% della Villa 31 è costruita in altezza. Gli edifici si innalzano fino a quattro, cinque piani da cui escono centinaia di cavi opportunamente collegati, senza permesso a quelli ufficiali e si ha una visione d’insieme su centinaia di metri dell’agglomerato.

Il governo di Buenos Aires ha pianificato la costruzione di una prima scuola nella Villa 31, un polo educativo con una scuola elementare e aule di livello iniziale, da incorporare agli edifici adibiti all’istruzione ufficiale. C’è da dire che le promesse finora si sono rinnovate in modo automatico ma di fatto l’urbanizzazione della Villa 31 non è ancora avvenuta.

La scuola verrebbe costruita con pannelli modulari che assicurano rapidità, ampie dimensioni delle aule, ottima luminosità naturale, aria condizionata e riscaldamento. La velocità inoltre della costruzione farebbe risparmiare sui costi e sui tempi.

Secondo il censimento del governo “porteño” nel 2009, erano circa 26.000 le persone che vivevano nella Villa31 mentre le ultime stime ufficiose valutano in 90.000 gli attuali abitanti degli agglomerati 31 e 31 bis.

Secondo César Sanabria, delegato della Villa 31 e suo abitante, “l installazione di una scuola nel quartiere sarebbe una sicura vittoria. Per tutti significherebbe la realizzazione del sogno della lunga lotta per l’integrazione”. Finora i ragazzi devono prendere un autobus e andare a scuola in altri quartieri della città. I bus scolastici non riescono a entrare nella Villa perché le strade sono talmente strette che ricordano i sentieri di emergenza, vie di uscita per scappare dal labirinto delle baracche e dagli edifici a più piani con vista sull’autostrada Illia a pochi metri dalla .Recova.

Uno dei motivi per cui nel quartiere si costruisce in altezza è la mancanza di spazio, il secondo è speculativo. I piani alti infatti sono molto richiesti e si affittano con facilità anche grazie alla loro posizione strategica, vicino al centro della città ;una stanza arriva a costare 2500 pesos al mese, mentre secondo il quotidiano Perfil una stanza di sei metri con un piccolo bagno si vende a 250mila pesos.

César Sanabria sarà il primo architetto della Villa 31 a laurearsi e ogni volta che deve presentare un lavoro pratico per la facoltà, sale sulla terrazza della sua casa e ammira la vista del suo quartiere che lo ha visto crescere. Sogna di finire l’università al più presto, per iniziare a lavorare per trasformarlo. Afferma di voler continuare a vivere lì e costruire il primo ospedale nell’agglomerato di Retiro.

Gli edifici a più piani si notano maggiormente nel settore della Villa 31, appena si passa il pedaggio dell’autostrada Illia e ci s’inoltra verso il centro. Si vedono pilastri, reti di acciaio e altro materiale da costruzione, nonostante la proibizione di introdurre materiale nella Villa. Ma chi vive lì s’ingegna e sa come e quando infrangere la legge, generalmente di notte con piccoli camion o carretti. Il pericolo di edificare in altezza è molto concreto afferma Enrique García Espil architetto e professore universitario sostenendo che non vengono effettuati calcoli di alcun tipo del suolo della zona, né calcoli dei materiali. I balconi e le scale che caratterizzano gli edifici, nonostante contribuiscano a elevare il prezzo della costruzione, insieme alla vicinanza con l’autostrada sostiene Guillermo Tella, architetto e urbanista concorrono ad elevare la pericolosità sia per gli abitanti che per gli automobilisti.

A differenza di molti degli abitanti delle Villas Victor Hugo, giornalista del quotidiano “Perfil”, difende con forza la vita che si svolge in queste città nella capitale, definendola “abbastanza dignitosa”. In uno dei suoi editoriali egli sostiene che questi insediamenti vengono costruiti per risparmiare tempo e danaro da coloro che devono lavorare e vivere fuori della capitale.

Se il vostro lavoro è a 20 minuti di autobus qui a Buenos Aires, non sapete quanto state risparmiando in tempo ed economia ed è molto piacevole in ogni modo premiarsi, quando si può, facendo una scappatina al cinema Gaumont” conclude il giornalista.

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Di Il Cosmopolita il 06/07/2015 alle 20:27 | Non ci sono commenti

09/03/2015

Morti per denutrizione

Francesca Morelli

In Argentina le smentite sulla denutrizione della popolazione infantile nel nord del Paese non tardano ad arrivare, dopo la morte di sette bambini in pochi mesi; “continuare a cercare i colpevoli significa non capire il problema”, così si è espresso il responsabile della prima infanzia della regione di Salta.

La dichiarazione è avvenuta a seguito dell’imputazione di morte per denutrizione al capo di Gabinetto nazionale e ai ministri dello Sviluppo Sociale e Salute, per la morte di un bambino Qom di sette anni. Cercare i colpevoli secondo il funzionario “salteño” significa voler continuare ad ignorare una realtà oramai storica, che deve essere affrontata collegialmente nel Paese. Abeleira ha smentito che nella regione di Salta ci sia una crisi nutrizionale, nonostante le morti per denutrizione degli ultimi mesi e il deficit alimentare che affetta 1900 bambini sotto i cinque anni. “I valori su cui discutono i media sono quelli degli anni precedenti”, egli ha aggiunto, con un tasso di mortalità infantile del 13,9 per mille.

Anche se il funzionario Abeleira ha più volte sottolineato nella sua dichiarazione che la situazione nella regione è costantemente monitorata, gli agenti sanitari di un piccolo paese, Pichanal, descrivono una realtà ben diversa da quella che le autorità locali si affannano a smentire. Al mattino presto, l’ospedale pubblico del paese è silenziosissimo. In una stanza attigua agli ambulatori, gli agenti sanitari con una camicetta celeste preparano l’equipaggiamento che, come ogni mattina, li porterà con i loro zaini e gli strumenti medici di base a visitare le famiglie che vivono nelle comunità indigene, lontane da Pichanal. Con loro l’ospedale esce per strada e la morte di un bambino è un grave fallimento. Il servizio di Atención Primaria en Salud (APS) è nato trentotto anni orsono, come programma di salute rurale. Negli anni è andato crescendo e si è adattato ai cambiamenti di un popolo di contadini specializzato nella coltivazione di frutta e verdura. Oggi sono 42 gli agenti sanitari che assistono 6243 famiglie al mese. Jorgelina Amun dietologa dell’APS ha esposto in un’intervista rilasciata a un quotidiano locale quali sono i problemi nutrizionali che affettano la popolazione, “ scarso consumo di verdura , varie difficoltà nell’abbinamento degli alimenti e poche nozioni sull’importanza dell’allattamento al seno. Le mamme hanno molta più fiducia nel latte in polvere che credono migliore. Il nostro compito è riuscire a modificare queste abitudini, installate da generazioni in queste famiglie “ella conclude. La popolazione di Pichana è passata da 10.000 abitanti del 1991 a circa 32.000 nel 2014. ” Il paese è ubicato al nordest di Salta e da provincia produttrice di arance, limoni, cetrioli zucchine e legumi è passata ad essere un ottimo terreno per la canna da zucchero e la soia, che utilizzando mezzi meccanici per la semina e la raccolta, hanno lasciato fuori dal sistema di coltivazione i contadini Wichi e gli Aba Guaranì.

Daniela una giovane donna di 22 anni, semianalfabeta e disoccupata ha perso recentemente il suo Martin, il terzo dei suoi figli, di otto mesi con chiari segni di denutrizione. Racconta all’intervistatore la sua storia di violenza domestica da parte del marito e di fame. “A volte io e i bambini mangiavamo tutti i giorni, quando mio marito mi dava un po’ di soldi, altre volte saltavamo il pasto e mi arrangiavo con la sacca di alimenti che il governo dà a fine mese, un pacco di riso, uno di pasta, due confezioni di latte in polvere e una bottiglia di olio”.

Le morti per denutrizione a Salta e l’occultamento di alcuni casi hanno generato la reazione della chiesa. Il presidente della Pastoral Social monsignor Jorge Lozano ha affermato che “esistono situazioni di denutrizione infantile in vari posti del Paese che ci mostrano una realtà molto dura”, contraddicendo quanto detto più volte dal capo di Gabinetto Jorge Capitanich, secondo cui le recenti morti dei bambini sono da considerarsi solamente casi isolati.

 

 

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Di Il Cosmopolita il 09/03/2015 alle 13:33 | Non ci sono commenti

31/01/2015

Via libera alle importazioni

Francesca Morelli

L’OMC, Organizzazione mondiale del Commercio, ha obbligato l’Argentina a cambiare il sistema di controllo sulle importazioni. Buenos Aires deve aderire alle regole del commercio internazionale, questa in sintesi la sentenza contro il ricorso presentato dal Paese in conflitto con la Ue, gli Stati Uniti, il Giappone e altri partner. Stop quindi al ricatto imposto alle imprese intenzionate ad esportare in Argentina i propri prodotti obbligando i rispettivi governi a importare beni in contropartita. Uno dei casi che ha fatto scalpore è stato l’obbligo per la casa automobilistica Porsche di comprare vino e olio argentino per riuscire a introdurre nel Paese centinaia di auto. Anche la mancanza di tamponi femminili perché importati ha sollevato in questi giorni un vespaio sui media locali.

D’ora in avanti l’Argentina avrà un mese di tempo per presentare ricorso contro la sentenza, ma è molto probabile che venga respinto e le autorità del Paese dovranno quindi preparare lo smantellamento di quanto fin qui messo in pratica; nel caso in cui le decisioni dell OMC non vengano rispettate l’Argentina vedrà misure restrittive adottate nei confronti della proprie esportazioni.

Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Michael Froman ha definito la sentenza “un gran trionfo”. Le esportazioni statunitensi in Argentina nel 2014 hanno fatturavo 11.000 milioni di dollari nel settore dell’energia, beni elettronici, macchinari, ricambi per autovetture e aerei, farmaci, attrezzature mediche, prodotti agricoli e chimici.
Il capo di Gabinetto,
Jorge Capitanich, ha assicurato che il governo argentino accelererà il processo di approvazione delle importazione per evitare che la mancanza di ricambi abbiano effetti negativi sulla produzione nazionale. Il presidente della Camera delle importazioni Diego Perez Santisteban a seguito di un incontro con il capo di Gabinetto ha anch’egli sottolineato l’importanza che all’industria nazionale non manchino materie per le imprese nè che sorgano problemi di occupazione e che anche l’agricoltura abbia i prodotti agrochimici per la produzione.

Il governo argentino, attraverso alcuni suoi rappresentanti ha smentito in più occasioni la mancanza di prodotti importati a causa delle restrizioni imposte. Il presidente del Banco Central, Alejandro Vanoli ha negato che esistano decisioni nel Paese che impediscano il pagamento di operazioni collegate alle importazioni ed ha affermato che l’ente governativo ha approvato la richiesta di 1.334 milioni di dollari fra il 20 dicembre 2014 e il 5 gennaio del 2015.” E’ assolutamente falso che non si siano autorizzate il pagamento delle importazioni nel periodo dicembre gennaio. Vanoli ha comunicato che il 22 dicembre sono stati pagati 338milioni di dollari, il 23 dicembre 23.279 milioni, il 24 dicembre 56 milioni di dollari, il 30 dicembre 97 milioni il 2 di gennaio 102 milioni come parte dei 1.334 milioni autorizzati per il periodo in questione.”

La maggior parte delle associazioni di categoria sono favorevoli alla liberalizzazione delle importazioni, ma allo stesso tempo si preoccupano di difendere la qualità dei prodotti nazionali e la capacità produttiva interna, in grado secondo loro di rifornire il mercato.


 

 

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Di Il Cosmopolita il 31/01/2015 alle 16:24 | Non ci sono commenti

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