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Tag: graxit

22/07/2015

Grexit.

E se la Germania avesse ragione, e con lei il fronte del nord? Siamo talmente abituati all’idea che la Grecia è la culla della democrazia, e dunque quanto vi accade risponde ai supremi precetti di quel regime, che neppure ci sfiora il dubbio che anche altri stati membri, Germania compresa, abbiamo sistemi democratici e rispondano a precetti analoghi. La personalizzazione del dibattito – Merkel avverso Tsipras con gli annessi Ministri delle Finanze – offusca la complessità delle posizioni a confronto. Non due o quattro personalità dibattono, ma molteplici sistemi dibattono sotto la comune egida del diritto europeo primario (il Trattato) e derivato (le varie regole finanziarie). Dare conto della complessità del sistema sarebbe il primo compito della buona informazione e della buona politica. Le nostre collettività sono abbastanza preparate da comprendere che la posta in gioco supera quella della vittoria in una partita simulata di calcio, dove come agli ultimi mondiali la Germania trionfò dopo avere “passeggiato” sui pretesi squadroni sudamericani.

 

Il sistema europeo è complesso, a tratti francamente indecifrabile perché tende ad appoggiarsi ad una “costituzione reale” che si discosta da quella formale. A Bruxelles la prassi politica tende a soverchiare la lettera e persino lo spirito del diritto primario. Si prenda il caso della Commissione. Se il duello si profila fra i capi di governo di Germania e Grecia, con quello francese ad arbitrare, lo spirito europeo è travolto e con esso la mediazione che è frutto del dibattito corale a Ventotto più le istituzioni europee. Si tende a dimenticare che la Commissione siede nel Consiglio europeo, che non è dunque la dépendance dell’asse franco-tedesco, e che in certe materie la stessa Commissione ha potere esclusivo.

 

Scrivere che la Merkel acconsentirà ad un certo aiuto, significa fare torto alla Merkel attribuendole un potere che non ha per toglierlo a chi quel potere ce l’ha, anche se lo esercita in sordina. Il continuo rimpallo delle competenze fra istanze europee e stati membri genera confusione nell’opinione pubblica e alla lunga logora lo spirito europeo che resta, deve restare, alla base della costruzione comune. Se il dibattito si frantuma in una sequenza di colloqui bilaterali, il quadro comune ne risente in maniera irrimediabile. Tanto vale trasferire certe istituzioni da Bruxelles a Berlino e così la Germania, che già ospita la BCE a Francoforte, avrà tutto e gli altri ben poco. Esattamente il contrario di quanto era nelle intenzioni dei padri fondatori, che sparpagliarono deliberatamente le istituzioni fra varie città ad evitare la concentrazione.

 

Nel 1957 la Germania era divisa e la parte occidentale aveva la capitale provvisoria nell’anonima Bonn anziché nella storica Berlino, ma la decisione fu preveggente e tese a privilegiare stati membri minori come Belgio e Lussemburgo rispetto ai maggiori. La Francia ottenne il Parlamento per Strasburgo, ma fu un segnale di riconciliazione essendo la città alsaziana al centro dell’arco di crisi con la Germania.

 

L’equilibrio fra istituzioni e stati membri sta alla base del successo della costruzione europea. Spostarlo in un senso o nell’altro è rischioso. Bene tenerne conto quando la semplificazione mediatica riduce tutto ad una serie di duelli. Il dato personale rileva fino a un certo punto. Conta di più la solidità dell’apparato comune che, in quanto tale, deve essere impersonale. Per dirla con Monnet: le persone passano, le istituzioni restano.

 

TAG tsipras graxit ue merkel

ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 22/07/2015 alle 21:08 | Non ci sono commenti

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