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Tag: helmut schmidt

15/11/2015

Helmut Schmidt e la socialdemocrazia europea

La scomparsa di Helmut Schmidt stimola riflessioni sul ruolo suo e della socialdemocrazia tedesca nella costruzione d’Europa. Lo spunto di base è il suo europeismo poco romantico e assai pragmatico, secondo una cifra che gli era abituale e lo rendeva meno attraente, specie agli occhi della sinistra – sinistra, del predecessore Willi Brandt. E non solo perché Brandt aveva avuto il Nobel per la pace per essersi inginocchiato nel Ghetto di Varsavia.

Schmidt aveva il torto, per buona parte della sinistra italiana, di aver istallato sistemi d’arma di fattura americana (gli euromissili) per contrastare i missili che l’Unione Sovietica teneva puntati contro l’Europa avendo come primo bersaglio la Germania Ovest. Schmidt non si allineava al generico pacifismo della sinistra italiana ed europea preferendo reagire in maniera forte alla prova di muscoli di Mosca. Anni dopo Schmidt esternò il sospetto che l’URSS in realtà voleva dividere la sicurezza europea dall’americana per rendere di fatto l’Europa imbelle e, appunto, genericamente pacifista.

Con Valéry Giscard d’Estaing, Presidente di Francia, e Roy Jenkins, Presidente della Commissione, lanciò il Sistema Monetario Europeo, il meccanismo di cambi fissi fra le valute europee che, a termine, avrebbe dovuto portare alla moneta unica. L’Ecu (european currency unit) ne era la derivazione, ma si trattava di una valuta virtuale e non cartacea che definiva il bilancio comunitario e andava convertita nelle valute nazionali. L’Euro sarà creatura di una stagione successiva. Stagione che Schmidt rivendicò in parte a merito suo e degli altri promotori dello SME.

Anche nel caso del serpente monetario, come pure lo SME si chiamava per la sua forma tortuosa, la posizione della sinistra italiana fu ondivaga. Una certa corrente di pensiero lo avversava. I cambi fissi diminuivano il margine di flessibilità della Banca d’Italia e la possibilità di operare al ribasso per favorire le esportazioni. Poco importava che i cambi fluttuanti avevano come conseguenza un alto tasso d’inflazione. La decisione di Roma di entrare nello SME, sia pure collocando la lira nella fascia larga di fluttuazione, fu sofferta e contrastata. Fu un altro caso (come nel 1951 e nel 1957) in cui la diplomazia italiana si adoprò a sposare la causa europea con una motivazione che apparve subito ineccepibile: stare fuori dallo SME significa rinunziare al plotone di testa e confinarsi nelle retrovie, una posizione inadatta ad uno stato membro fondatore. Non diverso fu l’atteggiamento della diplomazia quando si trattò di entrare nella prima ondata dell’Euro.

Schmidt dunque ci mette di fronte alla nostra coscienza, ci spinge a guardarci allo specchio. La socialdemocrazia tedesca dopo Bad Godesberg fu indicata a sinistra come lontana dai “veri” valori del socialismo. Anzi, maggiore era il suo pragmatismo in economia e in politica estera e maggiore era il  richiamo di altri ai “veri” valori. La terza via che qualcuno invocava, il porsi a metà strada fra capitalismo e comunismo, sembrava, e probabilmente era, la nowhere island di Peter Pan. 

TAG helmut schmidt ue solcialdemocrazia europa

ARCHIVIATO IN Europa

Di Il Cosmopolita il 15/11/2015 alle 21:47 | Non ci sono commenti

12/11/2015

Helmut Schmidt.

Se n’è andato a 96 anni Helmut Schmidt. Difficile da credere che un uomo di tale statura subisca le leggi della natura. Ha continuato a rilasciare interviste fino a poco tempo fa. La sua lucidità era impressionante. La sua attenzione spaziava con inesauribile lucidità sui temi a lui tradizionalmente cari. E che dovrebbero essere cari agli Europei di allora e di oggi. La forza d’Europa è la sola garanzia per renderci di nuovo scrittori della storia e non spettatori degli eventi altrui. Questo era in sintesi il messaggio che lanciava anzitutto ai concittadini. Avvertiva i Tedeschi che quanto essi decidevano non era cucina interna, era cucina europea, e come tale andava condivisa con i partner.

All’origine del Sistema Monetario Europeo, da cui l’Ecu e l’Euro, assieme a Valéry Giscard d’Estaing e Roy Jenkins (un francese e un britannico), Schmidt aveva segnato la storia europea prima dell’unificazione tedesca. Si era ritirato dalla politica attiva per coltivare l’altro suo interesse: la musica classica. Da ascoltare la sua incisione di Johann Sebastian Bach – KlavierKonzerte Piano Concertos BWV 1060. In memoria di Helmut.

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ARCHIVIATO IN Editoriali

Di Il Cosmopolita il 12/11/2015 alle 16:24 | Non ci sono commenti

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